IL CIARLATANO.

Dove sono? Chi fu il mago che ha trasformato il mio villaggio? Forse

siamo di carnevale? Che frastuono! Che baraonda! Ma è pur bella

qualche volta un po' di confusione!

Ed io godo in questi giorni di fiera appunto perchè durano poco.

Mio Dio, che strepito!

--Signorine, vengano a comperare! novantanove centesimi al pezzo,

guardino che bella roba.

--Della tela bellissima, dei fazzoletti, tutto a buon mercato; avanti

avanti, signori!

--Il teatro delle scimmie, le sette meraviglie del mondo! il cosmorama

pittorico! entrino, signori, che resteranno sorpresi!--E simili grida

da tutte le parti, tanto che mia sorella ha tutte le ragioni di dire

che ha la testa grossa come un pallone.

--Taratatà taratatà, che cos'è questo rumore che viene laggiù dalla

strada maestra? Si vede un nuvolo di polvere, s'ode uno scalpitìo di

cavalli, tutti tacciono per un momento e si domandano:

--Che cosa sarà?

Le trombe squillano più forte, la massa nera s'avvicina, e già si

distinguono quattro cavalli bianchi attaccati ad un cocchio alto e

maestoso.

Vengono a gran carriera, son già vicini alla piazza.

--Largo largo, indietro, eh op, eh op.

La folla si restringe, si pigia, e il cocchio passa a mala pena in

mezzo a quel mare di teste e s'arresta nel centro della piazza.

Un uomo di mezza età, colla barba brizzolata, d'aspetto abbastanza

simpatico, sale sul seggio davanti, il quale è tutto ricoperto di

velluto rosso, e si rivolge a tutta quella folla, intenta ad

ascoltarlo.

Parla bene, con voce sonora, dice di chiamarsi Rocco Lavarione, d'aver

studiato all'università, viaggiato mezzo mondo e conclude che possiede

una polvere miracolosa che guarisce tutti i mali, ed invita quella

gente a farsi avanti per comprarsela.

Il professore Damiati dice che è uno dei soliti ciarlatani; però io

non mi sarei mai figurato un ciarlatano dall'aspetto così

rispettabile.

«Venite venite,--intanto egli continua dall'alto del suo cocchio,--io

non sono un ciarlatano, quello che dico è la pura verità, comperate la

mia polvere, se non avrà la virtù ch'io vi prometto me la renderete,

ed io vi restituirò il vostro danaro; posso parlar meglio di così?

vedete che non arrischiate nulla.»

Tutta quella popolazione, rimasta incerta fino a quel momento,

incomincia a scuotersi; già una donna si avvicina, sale sul cocchio e

domanda la polvere, che le viene subito data per una lira; un'altra

segue il suo esempio; un giovanotto dice di avere un dolore sulla

faccia, e Rocco Lavarione gli fa una fregagione colla sua polvere, e

poi gli chiede:

--E il dolore non lo sentite più?

Il ragazzo dice di no e se ne va tutto contento.

Incomincia il pigia pigia della gente intorno alla carrozza; tutti

stendono le mani per chiedere la polvere miracolosa.

Rocco Lavarione e il suo domestico non hanno braccia bastanti per

appagar tutti; le lire piovono nel vassoio, s'accumulano in un

momento. E tutta quella gente se ne va contenta col pacchetto di

polvere in mano, sorridente come se portasse a casa un tesoro.

Vicino a noi c'è un gruppo di villeggianti che vorrebbero persuadere

quei contadini che è un inganno, ma essi non credono e continuano ad

affollarsi intorno al cocchio di Rocco Lavarione.

Se si mette in dubbio l'efficacia di quella polvere essi ci guardano

con occhi feroci; e infatti perchè togliere loro la fede e la

speranza?

L'idea di possedere un farmaco che guarirà i loro mali, non è già una

felicità?

Il professore presso di noi dice che il popolo è come un fanciullo che

vuole il meraviglioso.

Al medico del villaggio, che si presenta come qualunque altra persona

e che pure ha studiato, non credono, ed invece hanno fede in

quell'uomo che parla come un oracolo, dall'alto della sua carrozza.

Io vorrei comperare un pacchetto di polvere per sapere di che cosa è

composta, ma mia sorella non vuole; lo fa invece un mio vicino, il

quale dal vestito si capisce che non è un contadino.

Al vedere quel signore ben vestito che s'avanza verso Rocco Lavarione,

si fanno arditi anche i più timidi; e coloro che se ne stavano

incerti, tutti s'avanzano a far ressa intorno al cocchio; i danari

piovono, i pacchetti sfumano e Rocco Lavarione sorride contento, e

quando vede diradarsi la folla, mette il danaro in un sacco di pelle,

fa sferzare i cavalli, e via di corsa, aprendosi un varco in mezzo

alla gente che lo segue cogli occhi, mentre egli si dilegua in

lontananza, come una visione fantastica. I venditori ricominciano ad

offrire la loro merce; si sente la gran cassa richiamare gli

spettatori nel teatro delle scimmie, e noi restiamo a discutere se sia

permesso approfittare della credulità della gente per intascare danaro

come fa Rocco Lavarione.

Taluno dice che non si dovrebbe permettere; altri invece gli danno

ragione di far così, finchè vi sono gonzi che si lasciano pigliare.

Uno racconta la storia di quell'uomo, e narra che una volta era un

povero diavolo che aveva anche studiato per far il dottore, ma non era

riuscito a conseguire la laurea, avea cercato un impiego inutilmente e

stava quasi per morire di fame, quando gli venne l'idea della sua

polvere, che se non ha la virtù che egli le attribuisce, è composta di

erbe aromatiche polverizzate e non è nociva.

--Infine ha diritto di vivere anche lui,--soggiunge,--e se la gente si

lascia ingannare, suo danno.

In tutta la giornata non si fece che pensare a quello spettacolo, ed

io me ne tornai dalla fiera con una grande compassione per tutta

quella gente credula, così felice dell'acquisto fatto, e per Rocco

Lavarione, che era un ciarlatano per quanto sostenesse di non esserlo,

e in quello stesso momento mi pareva di vederlo felice intorno ad una

tavola ben guernita, mangiando il suo pranzo, tutto allegro del danaro

guadagnato, e mi domandavo se la sua baldoria durerà molto tempo; ma

mi persuadevo che durerà fintanto che al mondo vi saranno dei gonzi,

cioè ancora per un bel numero d'anni.

Piccoli eroi: Libro per i ragazzi · 第 24 / 88 题