Gli editori del 1725, come ho giá detto, non si contentarono di
riprodurre il testo di una delle vecchie ristampe del poema, e per la
prima volta ne costituirono uno nuovo, che riuscí molto diverso e
migliore. A questo giunsero con l'esame del cod. Palat. 343 (allora
Boccoliniano), dei due codd. Class. 124 (allora Estense) e 231, del
cod. Bol. Univ. 989 (allora Beccariano), nonché delle edizioni
precedenti (meno la Milanese, che non conoscevano), e specialmente
della Perugina, facendo conoscere agli studiosi anche le varianti non
accettate. Ma quel lavoro critico, certamente faticoso e in gran parte
lodevolissimo, se piacque agli eruditi del tempo, non poteva
accontentare in tutto e per tutto quelli di epoca piú a noi vicina,
che vedevano in esso troppo ingentilito l'aspetto linguistico del
poema rispetto alla rozzezza dialettale delle precedenti edizioni, e
vi trovavano ancora molti luoghi oscuri, una punteggiatura spesso
inesatta e altri difetti minori. Se quell'edizione insomma ha maggiore
importanza delle altre, non può avere il valore di definitiva, anche
per il limitato numero di codici consultati dal Canneti, che piú
direttamente degli altri si occupò della critica del testo.
Ciò posto, sarebbe stato conveniente, nell'apprestare una nuova
ristampa del _Quadriregio_, non curarsi piú che tanto della Folignate
e procedere alla formazione d'un nuovo testo su altri manoscritti
autorevoli. Ma questo avrebbe imposto una fatica tutt'altro che lieve
(si tratta di 12101 verso!); né lievi sarebbero state le difficoltá
per riunire e consultare in un luogo solo il maggior numero possibile
di codici appartenenti a tante biblioteche italiane e straniere.
Miglior partito, quindi, mi è sembrato quello di riprendere ora come
base del nuovo il testo del poema edito nel 1725 e correggerlo col
soccorso di altre lezioni non esaminate o non apprezzate da quegli
editori, e coll'uso dei mezzi suggeriti dalla moderna critica
filologica. E questo è ciò che io ho fatto scrupolosamente libro per
libro, canto per canto, verso per verso.
Fra i codici del _Quadriregio_ ancora inosservati e tuttavia
importanti ho scelto quello segnato Conv. Soppr. C. I. 505 della
Nazionale Centrale di Firenze e l'Ashb. 372 della Laurenziana, che
sono dei piú antichi e meglio redatti. E li ho tenuti presenti dal
principio alla fine del poema, ma specialmente in quei luoghi, in cui
il Canneti accenna alle varianti dei codici da lui consultati. Per i
luoghi poi piú oscuri e dove non credevo sufficiente codesto materiale
a stabilire una lezione persuasiva, son ricorso anche ad altri
manoscritti, e precisamente agli Ashb. 565 e 1287 e all'Angel. 1454.
Ciò però non vuol dire che in molti altri casi, in cui il Canneti non
ci ha dato le varianti dei quattro codici da lui esaminati, io non
abbia fatto appello anche ad essi, com'era necessario.
Alla collazione dei codici suddetti ho creduto opportuno aggiungere
quella di qualche antica ristampa. E poiché il Canneti non aveva
tenuto conto della Milanese del 1488, pensai subito di metterla a
profitto io; ma, oltreché questa non differisce, come ho detto dianzi,
dalla Perugina, è anche rarissima, e credo che in Italia non si trovi
che la copia posseduta dall'Ambrosiana di Milano. Piú vantaggioso,
certamente, sarebbe stato tener presente la Fiorentina del 1508; ma
anche questa è divenuta molto rara e di difficile consultazione. Dato
quindi lo scarso valore della Fiorentina senza data, della Bolognese e
delle due Veneziane, del 1501 e del 1511, non restava che servirmi
della Perugina, che, per quanto giá studiata dal Canneti nel 1725,
poteva essermi utilissima e illuminarmi su molte cose da lui
trascurate. Infatti essa conserva piú genuina la forma dialettale
delle parole umbre e quella umanistica delle parole derivate dal
latino, e, pur essendo irta di errori d'interpretazione e di stampa,
pur mancando di qualche terzina e di ogni segno d'interpunzione, pur
avendo versi incompleti o troppo lunghi e rime inesatte, offre ancora
una quantitá notevole di varianti, oltre quelle giá notate dal
Canneti. Io l'ho esaminata con grandissima cura e me ne sono valso in
numerosi luoghi, che qui indicherei, se non dovessi impormi una certa
brevitá. Ho tenuto anche conto delle scarse correzioni apportate al
testo del poema dalle due edizioni del 1839, che non sono però
neanch'esse prive di nuovi errori.
A tutti codesti testi mss. e stampati devo se in molti luoghi il senso
è stato chiarito o semplificato con l'uso prudente delle varianti, con
l'inversione delle parti di alcune frasi, con l'aggiunta di qualche
parola, che nella edizione folignate non si trova, e con la
soppressione di altre, che il Canneti aveva creduto di conservare o
d'inserire. Ecco un elenco sommario di versi, che hanno subito piú o
meno notevoli cambiamenti di codesto genere:
Libro I, cap. I, vv. 9, 26; cap. III, v. 142; cap. IV, v. 147; cap.
VI, v. 52; cap. VII, v. 59; cap. VIII, vv. 117, 151, 153; cap. IX, vv.
48, 109, 122, 148; cap. XI, vv. 24, 30, 133; cap. XII, v. 70; cap.
XIII, vv. 21, 73, 87, 107; cap. XIV, v. 27; cap. XVI, v. 95; cap.
XVII, vv. 28-29, 32, 72, 108; cap. XVIII, vv. 25, 26, 33, 107.
Libro II, cap. I, v. 121; cap. II, vv. 58, 66; cap. III, vv. 52, 57,
61, 104, 126, 141, 147; cap. IV, vv. 6, 15, 70, 82, 93, 104, 134; cap.
V, vv. 26, 88; cap. VII, vv. 109, 137, 157; cap. VIII, vv. 49, 65, 68,
71, 81; cap. IX, v. 116; cap. X, vv. 17, 29, 149; cap. XI, vv. 34, 44;
cap. XII, vv. 53, 60, 143; cap. XIII, vv. 49, 144; cap. XIV, vv. 4,
12, 75, 118; cap. XV, vv. 35, 39, 99; cap. XVI, vv. 5, 39, 41, 50, 66,
90, 143, 152; cap. XVII, vv. 38, 51; cap. XVIII, vv. 16, 98; cap. XIX,
vv. 22, 100, 102, 120, 170.
Libro III, cap. I, v. 119; cap. II, v. 70; cap. III, v. 28; cap. IV,
vv. 19, 24, 36, 43, 54, 59, 99; cap. V, vv. 48, 55, 67, 82, 86, 122;
cap. VI, vv. 10, 65, 74, 147, 157; cap. VII, vv. 17, 45, 69, 142, 152,
160; cap. VIII, vv. 3, 91; cap. IX, v. 126; cap. X, vv. 45, 70; cap.
XI, v. 99; cap. XII, v. 39; cap. XIII, vv. 131, 155, 167, 168; cap.
XIV, v. 76; cap. XV, vv. 27, 37; cap. XV, v. 157.
Libro IV, cap. I, vv. 26, 47, 132; cap. II, vv. 17, 24, 40, 45, 59;
cap. III, vv. 42, 61, 92, 93; cap. IV, vv. 16, 71, 73, 79, 120, 135;
cap. V, vv. 84, 100; cap. VI, vv. 72, 89, 93, 130, 150; cap. VII, vv.
40, 56, 122, 175; cap. VIII, vv. 59, 63; cap, IX, vv. 21, 76, 101,
105; cap. X, vv. 31, 33, 36, 61, 63, 125, 149; cap. XI, vv. 12, 16,
38, 66, 84; cap. XII, vv. 19, 33, 48, 52, 91, 158; cap. XIII, vv. 3,
16, 62, 74, 99, 141; cap. XIV, vv. 23, 26, 29, 130; cap. XVI, vv. 23,
87; cap. XVII, vv. 7, 8, 19, 27, 65, 140, 153; cap. XVIII, vv. 2, 61,
116, 138, 146; cap. XIX, vv. 50, 57, 61, 123, 132, 140; cap. XX, vv.
18, 29, 36, 49, 76, 87, 104, 160; cap. XXI, vv. 38, 84, 100, 110, 148;
cap. XXII, vv. 17, 26, 35, 71, 77, 83, 93, 106, 113, 136.
L'elenco sarebbe molto piú lungo, se avessi voluto tener conto di
tutti i versi, nei quali furono soppressi molti «e», «io», «e'» ed
«in» (davanti a «pria»), di cui le edizioni del 1725 e 1839 son piene,
e che ho ritenute inutili e ingombranti o che non erano nei testi
precedenti. Cosí non vi ho compreso quelli, nei quali tutti i pronomi
«le» sono stati cambiati in «gli» e gli articoli e i pronomi «il»
hanno ceduto il posto ad «el», secondo i testi mss. e stampati piú
antichi, né quelli in cui sono state ritoccate le rime.
Piú numerosi mutamenti ho introdotti nel _Quadriregio_ per ciò che
riguarda la forma, ora dialettale ora umanistica delle parole. Sotto
questo aspetto si dirá che il poema frezziano ora riappare invecchiato
in paragone delle ultime ristampe, che avean cercato di ringiovanirlo
rispetto a quelle piú antiche. Ma che importa ciò, se esso, senza
ritornare alla rozzezza delle prime edizioni, riacquista un aspetto
piú confacente alla sua origine, al luogo, cioè, ed ai tempi in cui fu
composto? A me insomma è parso che, date le condizioni del poeta, il
quale visse molto tra la sua Umbria e la Toscana in quel periodo di
transizione dal sec. XIV al XV, l'opera sua dovesse risentire, piú di
quanto non risulti dall'edizione cannetiana, degl'influssi esercitati
su lui dal natio dialetto e dall'umanesimo fiorentino. Del resto, se
si leggono i codici e le prime edizioni del _Quadriregio_, vi si
trovano moltissime parole dialettali umbre e moltissime altre di forma
assolutamente latina; e se le prime sono talvolta frutto e conseguenza
delle abitudini dei copisti e dei tipografi, non si può dire lo stesso
delle altre. Io non ho preso dai testi consultati tutto ciò che avrei
potuto mietere in questo doppio terreno: tanto è vero che qua e lá il
lettore potrá incontrare le stesse parole ora riprodotte in una forma
ora in un'altra; ma tutte le volte che ho trovato piú testi concordi o
quasi nella riproduzione dialettale o latineggiante d'un vocabolo, io
l'ho accettato e introdotto nella stampa. Un glossario spiegherá in
fondo le parole umbre meno facili a comprendersi, e vi si terrá conto,
fin dove sará possibile, delle Dichiarazioni del Boccolini e delle
osservazioni del Crocioni sui dialettismi frezziani.
Cosí ho cercato di dare al testo del _Quadriregio_ una forma piú
genuina, o, per lo meno, piú corrispondente a quella antica. Inoltre
ho tolto il maggior numero di maiuscole inutili; ho disteso molte
forme verbali e mutato molte «e» in «ed»; ho stabilito una
punteggiatura piú esatta e meno capricciosa; ho curato, per quanto ho
potuto, l'ortografia delle parole e l'esattezza metrica dei versi, che
spesso sciolgono i dittonghi ed escludono l'elisione, ed ho corretto
tutti gli errori tipografici sfuggiti agli editori del 1725 e del
1839.
Dopo ciò che son venuto dicendo fin qui, ben pochi sono i versi del
poema frezziano che in questa edizione abbiano conservato in tutto e
per tutto l'aspetto che avevano nelle ultime. Esporrò ora alcune
osservazioni ed avvertenze che riguardano versi e terzine speciali.
Libro I, cap. III, v. 8: Ho conservato la lezione della Folignate,
sebbene nella Perugina se ne abbia un'altra: «che tu non l'abbia avuta
al tuo desire»; v. 126: Ho tolto il secondo «con» della Folignate,
perché non è necessario e del resto non si trova nella Perugina.--Cap.
VI, v. 109: Noto che nella Perugina invece di «Alconia» si legge
chiaramente «Meonia». Il Canneti, non registra questa variante ed io,
per essermene accorto troppo tardi, non so se si trovi anche in
qualche codice; ma si può ritenere per certo che almeno nel cod.
Palat. 343, che serví a quella prima edizione, non manchi.--Cap. VIII,
v. 47: Aggiungo un «e», che, se non è estremamente necessario, non sta
male e del resto si trova nella Perugina.--Cap. XVIII, v. 22: Della
doppia lezione «quarta-quinta» parla lungamente l'Artegiani nel suo
commento del 1725 (cfr. _Quadr_., vol. II, pagg. 28-29). Il suo
ragionamento molto persuasivo mi ha indotto a conservare la lezione
«quarta» della Folignate, confermata anche dal cod. Conv. Soppr. c. I.
505 della Naz. Centr. di Firenze, sebbene io abbia letto «quinta» nel
cod. Ashb. 372.
Libro II, cap. I, v. 101: È chiaro che qui si parla della leggendaria
Arianna. La forma «Adriana», che io prendo dalla Folignate, si trova
giá nella Perugina e forse anche nei codici osservati dal Canneti, che
non aggiunge varianti. A me è toccato di leggere nei codici anche
«Andriana» e «Dadriana». Del resto, il Petrarca scriveva «Adrianna»
(cfr. _Trionfo d'Amore_), da cui forse viene la forma frezziana.--Cap.
VI, vv. 16-21: Ho tolto la «e» al v. 19, sebbene si trovi anche nei
testi da me consultati, ed ho punteggiato diversamente dal Canneti
tutto il periodo, per renderlo meno oscuro e piú spedito.--Cap. X, v.
6: Ho cambiato il «nullo» in «nulla», sebbene i testi confermino
quella lezione, perché essa non ha senso.--Cap. XI, v. 20: Il verbo
«pon» sembra una corruzione di «son», che darebbe maggior chiarezza al
concetto; ma io non l'ho mutato, perché esso può accordarsi con uno
solo dei soggetti precedenti, e perché è scritto proprio «pon» nei
testi da me veduti.--Cap. XV, v. 153: Non credo si debba leggere «Ser
Vagnone», come legge il Canneti, perché bisognerebbe ammettere che
quel gran delinquente fosse un signore rispettabile; meglio conservare
la forma unita, quale si trova nelle prime edizioni, come se fosse
tutto un nome.--Cap. XVI, v. 36: I codici da me visti e la stampa
perugina hanno «gani» - «ganni» - «inganni» invece di «Giani» (cfr. su
questa questione il mio cit. lavoro _Un'accademia umbra_ ecc., I,
263). Del resto, il famoso traditore di Maganza è ricordato anche
altrove dall'autore del _Quadriregio_ (cfr. la pag. 315 di questa
ristampa).--Cap. XVIII, v. 11: Sebbene i testi da me visti non abbiano
l'articolo «'l» davanti a «sesto», ho creduto necessario aggiungerlo;
vv. 115-118: Tutti i testi da me consultati, anche il Class. 124,
hanno «Ai miseri» invece di «I miseri», che leggiamo nella Folignate;
io ho creduto opportuno di riprender quella costruzione, perché, se
non si accorda col verbo «n'han diletto», si collega meglio dell'altra
con l'ultimo verso--Cap. XIX, v. 159: Sostituisco «mézze gelse» a
«more gelse», perché cosí leggo in due codici e nell'ediz. perugina, e
perché, significando in questo luogo «more molto mature»,
l'espressione è piú propria dell'altra.
Libro III, cap. III, v. 26: Conservo la lezione cannetiana «E 'l sesto
prete grande», sebbene sembri piú logico dire «del sesto» ecc.; ma di
cinque testi antichi nessuno mi autorizza a fare questo cambiamento;
v. 83: Aggiungo una «d'» a principio, senza il consenso dei testi; v.
96: Invece della lezione «chi le è legge», i testi da me consultati
hanno «chi lo reggie»-«chi li leggie»-«chi glitegge»: io ho sostituito
la prima variante col combiamento del «lo» in «la» come piú
logica.--Cap. IV, v. 71: In qualche testo antico manca «addietro», ed
io lo tolgo, svolgendo il verbo, che nel testo perugino è «ritraea», e
aggiungendo l'articolo «le»; v. 72: L'ultima parola, nel testo
folignate, non rima coi versi precedenti; quindi correggo «se
n'addette» in «se n'addetta», sebbene la Crusca non registri un verbo
«addettarsi».--Cap. VI, v. 161: Correggo «rimettea» in «rimette» senza
il consenso del testo perugino, perché questa forma verbale si collega
meglio con quella che segue, e anche il verso ci guadagna.--Cap. VII,
vv. 7-9: Per l'abbondanza dei «che» e dei «suo» in questa terzina,
credo conveniente sostituire a due di queste forme, nel secondo verso,
gli articoli relativi ai nomi.--Cap. X, v. 27: Io non credo che in
questo verso si debba leggere «bionde danze», come si legge nella
Folignate e in alcuni testi antichi: il verso dev'essere guasto:
questa lezione non stará per «biondanze»?--Cap. XI, v. 72: Cinque
codici da me consultati e la Perugina hanno «agazza»-«aggaza», invece
di «aggrada», che si legge nella Folignate: io riprendo la prima
forma, sebbene la Crusca non la registri; v. 110: la Folignate ha
«fonno» (per «fondo»), le Veneziane del 1839 hanno «sonno», perché gli
editori credettero che quello fosse un errore di stampa, mentre il
Boccolini giustificava «fonno» nelle sue Dichiarazioni. I codici e la
Perugina hanno sempre «sonno».--Cap. XII, v. 1: Conservo il «non»,
sebbene io non l'abbia trovato né nei codici consultati per la prima
volta da me, né in quelli giá studiati dal Canneti, né nella Perugina.
Noto che solo il cod. Angel. 1454, fra quanti ne ho esaminati, lo
registra.--Cap. X, v. 89: È strano che il Canneti non abbia capito la
necessitá di correggere «la man», che ha trovato in qualche testo ed
anche nella Perugina, in «l'aman», che io ho letto chiaramente nel
cod. Ashb. 372 e non mi son curato di cercare in altri codici: tanto
mi pare esatta questa forma per il concetto. Ma piú strano ancora è
che neanche gli editori del 1839 si sieno accorti dell'errore.--Cap.
XIV, vv. 128-129: Ho chiuso questi versi in parentesi per la forma
singolare degli aggettivi e dei verbi, che essi contengono e che non
si accordano con quelli dei vv. 127 e 130. L'edizione perugina e il
cod. Palat. 343 hanno nel v. 128 forme plurali, che sarebbero
accettabili, se poi non seguisse il singolare «voli» nel v. 129.--
Libro IV, cap. I, v. 29: Contiene nelle stampe precedenti un «dolci»,
che si ripete nel verso seguente: per questo io ho tolto di mezzo
questo aggettivo e messo in principio del verso un «e», che non mi
pare sia fuori di luogo; v. 60: I testi da me confrontati dánno
ragione alla lezione cannetiana «e letizia»; ma il senso diventa piú
chiaro, mi pare, spostando la «e»; v. 65: Mi son permesso di allungare
«opposto» in «opposito» per dare al verso una piú giusta misura.--Cap.
IV, v. 39: Anche qui mi son permesso di aggiungere un articolo, che
solo nel cod. Ashb. 372 ho trovato e che mi pare necessario; vv.
112-117: Il plurale verbale dell'ultimo verso, che si legge nei testi
antichi forse per attrazione della parola «braccia» del penultimo,
discorda col soggetto «pietá» del primo: per questo ho creduto di
cambiare «sariano» in «fariale».--Cap. V, v. 13: Sebbene i testi
antichi confermino la lezione cannetiana «a lei le», ho tolto il «le»,
che è un'inutile ripetizione.--Cap. VI, v. 139: Nella Folignate si
legge «son le» con una prolessi di «a lei»: nella Perugina abbiamo
ugualmente «songli»: io ho tolto il «le» e compiuto il verbo. Cap.
VII, v. 144: La lezione folignate «quel testo», che pure si trova nei
codici e nelle altre stampe, non si accorda col senso della frase: per
questo l'ho ritenuta falsa correzione di «nel testo».--Cap. VIII, v.
27: Invece di «non lor dá» alcuni testi hanno «non lo dá», che è
lezione meno chiara: io mi son permesso di invertire le parole della
lezione folignate; v. 147: Al Canneti sfuggí la variante della
Perugina «nell'arte di Gano», che trovo confermata da due codici e che
mi sembra migliore della lezione, da lui accolta, «nell'arte
d'ingano».--Cap. IX, v. 50: In tre codici e nella Perugina invece di
«Farsaglia» si legge «Tesaglia»: la variante, che non fu registrata
dal Canneti, si sarebbe potuta anche accettare, se la lezione
folignate non fosse piú determinata; v. 64: La variante «tolosano»,
giá registrata dal Canneti, si trova anche in altri testi, che egli
non vide, e nella Perugina, che non cita; vv. 101 e 110: In nessuno
dei testi da me consultati mi è occorso di leggere le varianti errate
del cod. Bol. 989 «Niccolò dalla Fava gentile» e «figliuolo» invece di
«Mastro Gentile» e «Folegno», su cui si fonda principalmente la
rivendicazione cannetiana del _Quadriregio_ a F. Frezzi.--Cap. XII, v.
107: Della opportunitá del verbo «s'attosca» in questo luogo
discussero giá il Boccolini (cfr. le sue _Dichiarazioni_, p. 231) e il
Canneti (cfr. la sua _Dissertazione_, p. 75), che pensarono a una
possibile corruzione della parola originaria; ma io non ho trovato
alcuna variante che giustifichi quei dubbi; v. 140: Ho cambiato la
preposizione «a» nel verbo «ha», che però non ho letto in alcun testo
antico.--Cap. XIII, v. 61: Ho ridotto di mia iniziativa «appartien» a
«pertien»; v. 77: Negli altri testi invece di «ingegnasi» si legge «si
ingegna».--Cap. XIV, v. 132: Non avendo trovato varianti o correzioni
al verso oscuro della Folignate «e la vittoria benché 'l mondo
affliga», ho creduto di chiarirlo aggiungendo un «è» e separando le
due parti di «benché».--Cap. XVI, v. 119: Mi è parso necessario
aggiungere un «e», che nella Folignate e nei testi antichi da me
consultati manca; v. 140: Il verbo «cresce» della Folignate non dá un
senso chiaro; io gli ho sostituito «ci esce», che mi è stato molto
opportunamente suggerito dal cod. Ashb. 372.--Cap. XVII, v. 140:
Scegliendo la variante «ad ogni pace», che ho trovato in altri quattro
codici, invece di «ad ogni parte», ho cambiato di mio l'«ad» in
«di».--Cap. XVIII, v. 80: Il Canneti, stampando «il qual lí sopra
appresso stava», non vide la lezione perugina «el qual appresso
soprestava», che è confermata anche dal cod. Conv. Soppr. C. I. 505 di
Firenze, e che io credo sia da preferirsi all'altra.--Cap. XIX, v. 38:
Nella Folignate si legge «isgomentaro»; ma nella Perugina si ha
«sgomentorono» e nel cod. fiorentino or ora indicato «e sgomentoro»,
dove par di vedere un resto di «se», che io ho creduto opportuno
restituire.--Cap. XX, v. 150: La lezione folignate «degli atti miei lo
'nsegni e lo riveli» non è esatta; e, sebbene essa sia confermata da
altri testi, ho ritenuto necessaria la correzione dei due «lo» in
«lor».--Cap. XXII, v. 137: È evidente che qui «Zenit», che si legge
nella Folignate, si deve compiere in «Zenitte», ed io l'ho fatto senza
trovare il consenso dei testi antichi.
Codesto elenco dimostra anzitutto che, se l'editore del 1914 si è
permesso di commettere sul testo del _Quadriregio_ qualche coraggioso
arbitrio, ciò avvenne soltanto per amore di esattezza e di chiarezza.
Inoltre esso dimostra che nel poema restano ancora punti oscuri, che
forse anche un esame piú largo dei testi antichi non riuscirebbe a
chiarire. Cosí vi restano parecchi versi un po' zoppicanti, che la
collazione dei codici e delle stampe non è bastata a rabberciare: tali
sono, per es., i vv. 90 del cap. IV, 19 e 91 del cap. V del libro I;
40 del cap. VIII e 35 del cap. X del libro III; 120 del cap. IV, 39
del cap. XII, 128 del cap. XV, 167 del cap. XVIII, 35 del cap. XXI del
libro IV, ed altri. Non sarebbe stato difficile dar loro un'andatura
migliore con spostamenti, soppressioni ed aggiunte di parole; ma io
non ho voluto farlo e non l'ho fatto.
E basti per il testo poetico. Ora occorre che io dica qualcosa intorno
al titolo del poema, alla distribuzione dei capitoli ed ai sommari che
li precedono. Chi ha letto l'elenco dei codici e delle ristampe, con
cui si apre la presente Nota, avrá visto una certa varietá di titoli
assegnati dagli amanuensi e dagli editori all'opera frezziana. Io
ignoro se la parola _Quatriregio_ o _Quadriregio_ sia stata proprio
coniata dall'autore: i codici piú antichi di data certa ci presentano
altre intitolazioni, e, tra quelli del 400 senza data, non sappiamo
quale sia il piú vicino all'autografo perduto. Ma sta il fatto che,
sebbene quel nuovo vocabolo non sia di buona lega (sarebbe stato
meglio dire _Quadriregno_, come pensava anche il Canneti), esso si
trova giá in testa all'Ashb. 1287 e alla prima edizione, e fu accolto
anche dai dotti editori del 1725: sarebbe quindi fuori di luogo
troncare ora una tradizione letteraria cosí radicata. Per questo io ho
creduto conveniente conservare inalterato questo titolo, spogliandolo
però del secondo, che ha nella Folignate e che mi sembra inutile.
Molto piú gravi si presentavano le altre questioni. Tutti i codici e
le edizioni del _Quadriregio_, ad eccezione dell'Angel. 1454,
assegnano a questo poema non meno di 74 capitoli. Ma, se quel ms. ne
ha uno di meno rispetto agli altri, non è detto perciò che questi
siano completi. A me, dopo tante letture dell'opera frezziana, sembra
ognora piú strano il passaggio dal capitolo 52° al 53°, cioè dal
discorso di Sardanapalo, con cui quello si chiude, alla descrizione
del viaggio verso il paradiso terrestre, con cui questo si apre:
passaggio che contrasta assolutamente, per mancanza di naturalezza,
cogli altri precedenti da un regno ad un altro, e che è tanto piú
brusco, in quanto nelle prime terzine del cap. 53° si richiamano cose
e fatti, che non si trovano prima neppure accennati. Spinto quindi dal
dubbio che tra quei due capitoli l'autore ne avesse scritto un altro,
che le diverse edizioni non ci hanno tramandato, io ho cercato di
rintracciarlo in qualche codice dei piú antichi; ma le mie ricerche
sono state vane. Forse quel capitolo si sarebbe potuto trovare in
qualcuna delle trascrizioni che sono definitivamente perdute.
Ora questi 74 capitoli, che nelle ristampe sono ugualmente
distribuiti, nei codici hanno una ripartizione affatto diversa. Su
quindici, che io ne ho potuti esaminare, otto (cioè il Bol. 989,
l'Ashb. 565, il Class. 124, l'Ottobon. 2862, il Class. 231, il
Magliab. II. II. 34, il Lucch. 1346 e il cod. Cora) assegnano 18 capp.
al l. I, 19 al II, 17 al III e 20 al IV; altri sei (cioè il Fiorent.
Conv. Sopp. C. I. 505, l'Ashb. 372, il Palat. 343, l'Ashb. 1287,
l'Angel. 1454 e il Palat. 344) assegnano 18 capp. al l. I, 19 al II,
15 al III e 22 al IV; ed uno (cioè il Segn. XIX) assegna 18 capp. al
l. I, 19 al II, 18 al III e 19 al IV. Mentre quindi codesti codici
sono tutti d'accordo sul numero dei capitoli che costituiscono i primi
due libri del poema, sono in gran disaccordo su quello degli altri
due. E poiché la concorde distribuzione dei capitoli dei primi due
libri risponde esattamente alla partizione voluta dal poeta, su di
essa non occorre discutere; ma, per ciò che riguarda le ultime due
parti, sorgeva necessariamente la questione: Quale delle tre maniere
di distribuzione si doveva introdurre nella presente ristampa? Si
doveva accettare senz'altro la distribuzione tradizionale delle dieci
edizioni, che fa capo a quella del secondo gruppo di codici? Certo la
tradizione è un argomento molto valido, ma in questo caso non è
decisivo: quante tradizioni non sono basate su errori iniziali? Se
quindi questo argomento non fosse suffragato da altri, la
distribuzione giá consacrata nelle stampe avrebbe dovuto cedere il
posto a quella del primo gruppo di codici, che è rappresentata da un
maggior numero di manoscritti. Ma tanto questa quanto quella
dell'unico cod. Segniano non si conciliano affatto con la partizione
generale del poema, poiché i capp. 16, 17 e 18, che quegli amanuensi
includono nel l. III, parlano del paradiso terrestre e del regno della
Temperanza, che sono indubbiamente materia del l. IV. All'assurditá di
quelle due maniere di distribuire i capitoli degli ultimi due libri
del _Quadriregio_ si oppone la razionale esattezza dell'altra, e
soprattutto per questo ho seguito anche qui la tradizione.
Quanto ai sommari, è notevole il fatto che giá il Canneti aveva
lasciato da parte quelli, sempre uguali, delle stampe precedenti e ne
aveva introdotti di nuovi e piú brevi. Donde egli traesse questi
sommari, cosí diversi dagli antichi, non ci ha detto in nessuno
scritto. Ma è facile supporre che il Canneti, desideroso di pubblicare
argomenti chiari e concisi ad un tempo, si servisse soprattutto di
quelli che trovava nei due codd. Classensi e che rispondevano meglio
degli altri al suo intento, e li adattasse qua e lá al gusto dei suoi
tempi: cosí ho desunto da un confronto, che ho potuto fare tra i due
codici e la stampa folignate. Forse codesti sommari non sempre
soddisfano a tutte le esigenze, perché non sempre ci dicono tutto ciò
che i vari capitoli del poema contengono; ma io non ho voluto
sostituir loro altri tratti da qualche codice non esaminato dal
Canneti, per la semplice ragione che non si sa se il Frezzi abbia
lasciato coi versi anche le rubriche, e quale sia, tra le diverse
forme che ne abbiamo, la piú antica. Riproducendo però gli argomenti
cannetiani, ne ho ritoccato l'ortografia e l'interpunzione e ne ho
eliminato le lettere maiuscole non necessarie.
La numerazione marginale dei versi e l'indice analitico dei nomi e
delle cose notevoli, che ho aggiunto alla presente ristampa del poema
frezziano, ne renderanno, spero, piú facile l'uso agli studiosi.