CAPITOLO V

Di tre spezie d'Invidia e di Cerbero, dal quale l'autore fu assalito.

Mentr'io dicea, ed ella strignea i denti

irata verso me ed era morsa

da' suoi capelli, ch'erano serpenti.

E giá Minerva avea la via trascorsa,

5 al mio parer, un gittar di balestro,

ond'io per giunger lei mi mossi a corsa.

Però partimmi e pel cammin alpestro

sí ratto andai, ch'io fui appresso a lei

come scolar che va dietro al maestro.

10 Ed ella a me:--Li figli, che li piei

seguitan d'esta belva e 'l suo calcagno,

se vuoi sapere, or nota i detti miei.

Sappi che, quando alcun, sol per guadagno

o altro bene, d'invidia s'accende

15 contra il vicino artista ovver compagno,

questo ha alcuna scusa, s'egli offende;

ché sempre alla cagion, che 'l bene scema,

alcuna invidia ovver rancor si stende.

Ma, se la volontá la gran postema

20 ha dell'invidia senza essere lesa,

e senza pro e senza alcuna téma,

cotale invidia non può aver difesa;

ché sol malizia ha quel rancor commosso

senza esser adontata ovver offesa:

25 sí come il can che non può roder l'osso,

che, quando vede ch'altro cane il rode,

con impeto, abbaiando, gli va addosso.

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E questo non fa ei che gli sia prode;

ma sol malizia el fa esser nemico,

30 talché si duol di quel ch'altri si gode.

Cotal invidia il vizioso antico,

sí come è scritto, alli giovani porta,

in quel che senza posa egli è inico.

La terza invidia, che chiude ogni porta

35 della piatá nell'uomo e che è segno

ch'ogni luce mentale in lui sia morta,

è quella c'ha il cor tanto malegno,

che del dono, che dá Dio ovver natura,

concepisce odio ed anche n'ha disdegno

40 ché, quando è bona alcuna creatura

e pò far pro ed offesa non reca,

nulla scusa ha colui che gli ha rancura.

Dunque sola malizia è che l'acceca

e move a invidia; e tal colpa di rado

45 riceve grazia della sua botteca.--

Cosí Minerva a me di grado in grado

li membri dell'invidia mi descrisse

e quel ch'è piú difforme dal men lado.

E piú detto averebbe; ma s'affisse,

50 perché trovammo in terra una catena

maggior che da Vulcan giammai uscisse;

la qual era sí grande, che appena

l'averebbon portata due cameli,

se l'avesseno avuta in su la schiena.

55 --Cerbero, che ha a serpenti tutti i peli

--disse a me Palla,--d'esta fu legato

nelle tre gole, c'ha tanto crudeli,

quand'egli dal fort'Ercol fu menato

nel mondo su, come menar si sòle

60 un fero toro a forza e suo mal grato.

Giunto che fu presso ove luce il sole,

perché negli occhi il raggio gli percosse,

forte latrò con tutte e tre le gole.

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E con tal forza addietro ingiú si mosse,

65 che avería tratto seco il forte Alcide

inver' l'inferno, credo, se non fosse

ch'egli sguardò le braccia ardite e fide

del buon Teseo, ed egli li sobvenne,

quando alla 'ngiú cosí calar lo vide.

70 Cerber, tirato, su nel mondo venne,

forte latrando con tutti e tre i musi,

perché la mazza d'Ercole sostenne.

Poi che fu su, tenne gli occhi suoi chiusi

ché sempre il raggio lucido è noioso

75 agli occhi infermi ed alle tenebre usi.

Quando morí il grand'Ercol virtuoso,

ché la camicia la vita li tolse,

tinta del sangue che era venenoso,

quel can malvagio allora si disciolse,

80 ché colli denti esta catena rose;

e libero fuggí dovunque vòlse.

L'Invidia allor quiritta questa pose

in questo loco, ch'a lei è subietto;

ed halla qui tra l'altre infernal cose.--

85 Minerva appena a me questo avea detto,

ch'io cominciai udire il trino abbaio

di Cerber, cane orrendo e maladetto.

E come un gran rumor, che da primaio

confuso pare e, quanto s'avvicina,

90 tanto egli par piú vero ed anco maio,

cosí facea del can la gran ruina.

E po' el vidi venir con tre gran bocche,

correndo giú per quella piaggia china.

--Guarda--disse la dea,--che non ti tocche;

95 ché, s'e' la bava addosso altrui attacca,

mestier non è che mai piú cibo imbocche.--

Le fiere gole, con che 'l cibo insacca,

quando latrava, parean tre gran tane,

vermiglie come sangue e come lacca.

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100 Minerva avea il mele ed avea il pane;

e fenne un misto ed al mostro gittollo:

allor tacette quel rabbioso cane

e, per piú averne, ratto stese il collo

e ventiloe la coda ed alzò 'l mento

105 come il mastin, quando non è satollo.

Mentr'egli, per piú averne, stava attento,

la dea accennò ch'io prendessi la via;

ond'io quatto su andai a passo lento.

Quando Cerber s'avvide ch'io fuggía,

110 mi risguardò e poi scosse la testa

e con tre gole borbottò in pria.

Poscia corse ver' me con gran tempesta,

come alla preda affamato lione,

quando adirato sta nella foresta.

115 --Fa', fa' che ratto a lui lo scudo oppone

--gridò Minerva,--se non vuoi morire,

ov'è scolpito l'orribil Gorgone.--

Il gran periglio dá maggior ardire,

se non dispera; ed io lo scudo opposi,

120 quando su contra me il vidi venire.

Egli lo morse coi denti rabbiosi;

poi li ritrasse a sé, perché s'avvide

che al cristallo non eran noiosi.

Allor gridai:--O Palla, che mi guide,

125 perché tu a questa volta m'hai lasciato?

perché tu a me medesmo sol mi fide?--

Per questo corse e posemise a lato,

dicendo a me:--Perché 'l timor t'assale,

da che natura ed io t'abbiamo armato?

130 Per questa piaggia, per la qual tu sale,

se tu non lassi l'arme da te stesso,

nulla nuocerti può over far male.--

Quando questo dicea, ed ivi appresso

in terra vidi guasto un corpo umano,

135 mezzo corroso e con lo petto fesso.

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Ed era senza piedi e senza mano

sí come un corpo ch'a' lupi rimagna,

e brutto e lacerato a brano a brano.

Di simil corpi, lí 'n quella campagna,

140 cosí disfatti, n'era un grand'acervo,

il qual mi demostrò la mia compagna.

Quel primo, ch'io trovai, disse:--Io fui servo

giá d'Atteon e fui 'l primo che 'l morsi,

quando mi parve trasmutato in cervo.

145 Ma poi, quando fui qui, ed io m'accorsi

ch'io fui il cane e ch'egli era uomo vero;

ma per la 'nvidia l'intelletto torsi.

E noi, che stiamo in questo cimitero,

siam cosí rosi, ché rodemmo altrui

150 con lingua e fatti e dentro nel pensiero.

Quel grande invidioso è qui tra nui,

che volle a sé che un occhio si traesse,

perché al compagno sen traesson dui:

ed anco ha doglia, quando 'l ben vedesse.--

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Il Quadriregio · 第 67 / 157 题