Del giro che fece un segreto prima di uscire ad utile di qualcheduno.
L'ho detto; il Maso correva, volava come il dio Mercurio portalettere,
o come Iride, messaggiera d'Olimpo. Se egli pare soverchio ardimento
rassomigliarlo agli Dei, fo un passo indietro e lo imbranco tra gli
eroi, rassomigliandolo ad Ettore, quando scappò davanti all'ira di
Achille e prese più volte a tondo la misura di Troia. E se neppur
questo vi torna, lo paragonerò... Ma, Dio buono, che grattacapi mi
piglio? e che bisogno c'è egli di paragonarlo a qualcuno? Scappava, e
basta.
Così dandola a gambe, giunse alle viste dell'erta su cui torreggiava
il castello. Per altro, n'era ancora lontano un bel tratto, e gli
bisognava passare sotto il tiro dello beltresche, e delle bicocche,
guardiole di legno, rizzate su pali, donde le scolte avanzate
velettavano il nemico.
Il suo apparire sull'erta fu prontamente notato, e un verettone,
scagliato da mano maestra venne a fischiargli all'orecchio. Se in quel
punto e' non avesse dovuto cansarsi da un sasso che attraversava il
sentiero e perciò non si fosse tirato da banda, povero Maso! il suo
segreto era morto con lui.
--Canchero!--esclamò egli, fermandosi tosto e guardando la beltresca
più vicina, donde gli era venuto l'avviso.
E siccome la sua esclamazione ionadattica non gli sarebbe servita a
nulla col soldato in vedetta, che probabilmente incoccava un secondo
verrettone, il nostro Maso si affrettò ad alzar le mani e a
raccomandarsi coi gesti, gridando con quanto fiato aveva in
corpo:--San Giorgio e Carretto! Carretto e San Giorgio! Ohè, Finarino,
così ricevi gli amici?--
Il soldato lo udì, e per fermo lo riconobbe eziandio, poichè fu
sollecito a scendere la sua scaletta a piuoli.
Intanto il Maso si avvicinava di buon passo alla beltresca.
--Amici, perdio!--seguitava a gridare.--Sono il paggio di messer
Antonello da Montefalco, scampato or ora dalle ugne dei genovesi.
--Sì, ti ho riconosciuto, buona lana! Vien qua e ringrazia il cielo
che la mia mano non ha più venticinque anni.
--Ah, siete voi, mastro Bernardo? Vedete un po' il tiro che avete
risicato di fare! La m'è passata a una spanna dall'orecchio. Altro che
venticinque anni! Per fortuna io m'ero gittato da una banda; se no,
addio roba mia!
--Ma sì, ma sì, la mano mi serve ancora;--disse mastro Bernardo
ridendo,--Credevo di averti fallato per colpa mia, e tu mi consoli,
adesso. Vien qua, abbraccia il tuo vecchio principale, e raccontami,
come hai potuto cavartela dalle granfie di quei figli di cani?
--Eh, potaste chiamarli cani addirittura, senza tanti rigiri!--notò il
Maso, che voleva sempre dire la sua.--Tanto, non ci sentono, e
l'ultimo di loro, con cui ho avuto a discorrere è troppo occupato a
ber vino celeste.--
Qui il Maso, più brevemente che gli venne fatto, raccontò al suo
vecchio principale il perchè e il percome della sua fuga dal
battifolle di Pertica, cercando di ricordarsi tutte le frasi, chiare
ed oscure, del Sangonetto, nel suo segreto abboccamento col Campora.
Allorquando udì della caduta di Giacomo Pico in balìa de' nemici,
mastro Bernardo, che la vedeva in cotesto come il suo antico ragazzo
d'osteria, perdette proprio il lume degli occhi.
--Ah, l'avrei giurato!--gridò, serrando rabbiosamente le pugna.--Io
l'ho conosciuto da bel principio, quel villano rifatto! Serpicina
riscaldata, per amor di Dio, in seno ai nostri signori! Ed ecco ora
com'ei li rimerita!
--Oh, per questo, non dubitate;--disse il Maso a lui di rimando.--E
potrebbe darsi ancora che il Bardineto avesse fatto male i suoi conti.
Io me ne vo difilato da messere Antonello e gli spiffero ogni cosa.
Mastro Bernardo rimase un tratto sovra pensiero.
--No, no,--rispose egli poscia,--non lo fare! Chi è, dopo tutto,
questo messere Antonello? Un buon capitano, dicono; ma che altre
imprese ha egli fatto finora? Un giorno, te ne ricordi? se non ci
mettevano mano le nostre donne, e' si faceva pigliar prigioniero
insieme col cugino del nostro marchese, col magnifico Spinetta del
Carretto. Quell'uomo non mi quadra, affediddio, non mi quadra! Viene
dall'esercito genovese, ch'egli ha abbandonato per una differenza di
pochi fiorini; e chi ti dice ora?... No, no, ragazzo mio; fidarsi è
bene e non fidarsi è meglio. Già, vedi, se qui tradiscono i finarini,
saranno più saldi i forastieri?
--Ma... e come fareste voi?--disse il Maso perplesso.
--Io? Me ne andrei diritto diritto a parlare col marchese. Capisco, tu
non ci hai dimestichezza. Ma a questo c'è rimedio; ci vado io. Anzi,
vedi, ci corro. To' la balestra; piglia il mio posto alla vedetta; in
due salti son là, e se occorrono altri ragguagli, il marchese ti farà
chiamare.--
Il Maso fu scavalcato, così, alla sprovvista, e non s'addiede del tiro
che allorquando fu in terra. Borbottò un poco, sicuramente, poichè
l'atto gli parve mancino; ma in fondo in fondo, non si poteva negare
che nei sospetti di mastro Bernardo ci fosse una parte di vero, e si
chetò, da quel ragazzo dabbene ch'egli era. Al postutto, i suoi
sopraccapi per quel giorno li aveva avuti, e mentre egli ci guadagnava
un'ora di riposo, il suo vecchio principale, andando al castello, non
poteva mica tacere la fonte delle sue preziose notizie.
Perciò non disse altro, e, presa l'arma dalle mani di mastro Bernardo,
e datogli senza troppo corruccio il buon giorno, s'inerpicò sulla
beltresca.
Mastro Bernardo, dal canto suo, grave nel portamento come ogni uomo
che ci abbia le grandi cose in testa, s'avviò verso il castello.
Vi giunse, distribuendo in giro un saluto di protezione alle scolte, e
commise la sua gravità sul ponte levatoio che cavalcava il fosso, in
cospetto di due barbacani, muniti di feritoie, che proteggevano la
porta, sfondata nel muro di fronte, in mezzo a due delle quattro torri
che già i lettori conoscono. Varcata la soglia e l'androne, dove gli
parve che i suoi passi rimbombassero meglio di prima, entrò sotto la
saracinesca, altra porta piombante che difendeva l'ingresso del
castello, e finalmente pose il piede nelle scale, salutato da tutti i
soldati di guardia, che lo conoscevano come un vecchio camerata, ma
che dovevano (così gli bisbigliava la sua ambizione) vedere in lui un
pezzo più grosso del solito.
Se lo avessero fermato, chiedendogli dove andava, oh come ci avrebbe
avuto gusto a sfolgorarli con quattro parole: «porto gravi notizie al
marchese!» Ma nossignori, quella zotica soldatesca non capiva una
maledetta; lo vedeva passare accigliato e chiuso come una cornacchia
di campanile, e non si attendeva di dargli l'assaggio.
Privo di quella consolazione, mastro Bernardo volle procacciarsene
un'altra, andando a far pompa delle sue gravi notizie colla nipote. La
cosa era del resto naturalissima, imperocchè, senza mettere in conto i
riguardi dovuti alla Gilda, per cui intercessione aveva allogato la
sua famigliola fra i servi del castello, il nostro messaggiero pensava
di farsi introdurre dalla nipote presso il marchese Galeotto, col
quale, come v'immaginate, non ci aveva tutta quella dimestichezza che
aveva lasciato intendere al Maso.
Applaudendosi in cuor suo di quella profonda pensata, mastro Bernardo
salì prontamente le scale, e scambio di fermarsi alla gran sala, in
cui tenea corte e riceveva i suoi visitatori il marchese, proseguì
fino al piano superiore, dove, poco lunge dalle stanze di madonna
Nicolosina, era la cameretta della Gilda.
La bella nipote di mastra Bernardo appariva grandemente mutata da
quella vispa e rosea fanciulla che i lettori hanno conosciuta nei
primi capitoli di questo racconto. Una pallidezza estrema regnava su
quel volto, i cui grati contorni s'erano fatti più severi e ricisi,
come di statua; gli occhi scintillavano di luce più viva sotto l'arco
delle ciglia, ma si vedevano altresì più infossati nelle orbite, se
non per avventura dal piangere, certo da un'assidua cura che fosse
venuta struggendo quella sua giovinezza beata. Era bella sempre; forse
più di prima, per molti; ma non più come prima, e s'indovinava al solo
vederla che il dolore era passato sul fronte della povera Gilda. Così
l'ostro nemico, scaldato sulle arene dei deserti africani, brucia i
teneri germogli delle piante, alidisce le splendide corolle dei fiori.
Quali fossero da parecchio tempo i pensieri di Gilda, il savio lettore
ha già inteso. Si aggiunga a tante cagioni di tristezza, che ella
aveva avuto pur dianzi la nuova della prigionia di Giacomo Pico.
--Anche tu,--le disse mastro Bernardo, vedendola in quello
stato,--anche tu, mia povera ragazza, ti struggi di questi malanni che
sono piombati su casa nostra? Brutti giorni, figliuola! E anch'io
dovevo vederli a conforto della vecchiaia!
--Che farci, buon zio? Ci vorrà pazienza. Iddio è misericordioso, e
quando avremo patito abbastanza...
--Eh, mi pare che il tempo sarebbe venuto! Ma via, non mormoriamo;
forse son io l'umile strumento di cui la Provvidenza si serve per
metter fine alle sue prove.--
La Gilda guardò meravigliata suo zio, per sincerarsi a' suoi atti se
parlasse da senno, o non avesse per avventura dato il cervello a
pigione. L'aria d'importanza ond'era impresso il volto di mastro
Bernardo, faceva somigliare il bravo ostiere soldato ad uno del suoi
tacchini, ingrassati pel Natale, quando gli faceano la ruota sull'aia.
--Sai?--proseguì mastro Bernardo, rispondendo ad una domanda che Gilda
gli avea fatta cogli occhi.--C'è del nuovo. Notizie gravi! Non
tremare. Uomo avvisato, mezzo salvato; ed io vengo a salvare il
magnifico signor marchese. Ho pensato di parlarne prima con te, perchè
sei una buona figliuola ed hai fatto del bene alla mia Rosa, tua
povera zia, e a quattro ragazzi, che la guerra fa rimanere senza
l'aiuto del padre.
--Ho fatto il debito mio;--disse brevemente la Gilda.--Ma parlate, per
carità; che c'è egli di così grave, e qual è questo avviso di salvezza
che portate al castello?
--Chetati, e te le dico in poche parole. Bada; ti parrà strano, come
lo parrà al nostro magnifico signore. E se non fosse ch'io l'ho di
buon luogo... Ma via, non vo' tenerti sulla corda. Il Pico tradisce;
il Sangonetto tradisce; tutti tradiscono qui.
--Che dite voi mai?--gridò la Gilda, non badando che al nome del
Bardineto.--Giacomo?... Giacomo Pico un traditore? Ma lo pensate voi?
E potete voi aggiustar fede a chi gli vuol male? No, non può essere
altrimenti;--soggiunse ella, notando un atto di diniego dello
zio;--solo un nemico suo ha potuto calunniarlo in tal guisa. Ma dite,
ditelo voi, come potrebb'essere un traditore l'uomo che appunto
stamane, combattendo da valoroso, è stato colto in una imboscata dai
genovesi?
--Sì, si, l'imboscata!--ripetè mastro Bernardo scrollando il capo e
battendo le labbra.--Parliamone, dell'imboscata! Anche il Sangonetto,
il suo grande amico, è prigioniero dei genovesi da tre giorni, ed io
ne so quanto occorre, della loro prigionia.--
Qui, stretto, incalzato dalle domande di sua nipote, mastro Bernardo,
che non domandava altro, si fece a raccontarle tutto, per filo e per
segno, quello che aveva risaputo dal Maso; come il Sangonetto, datosi
spontaneamente prigione al battifolle di Pertica, si fosse abboccato
col Campora, proponendogli un colpo che dovea porre il Finaro in balìa
degli assediati; come dapprima il Campora e poscia il capitano
generale dell'esercito genovese volessero assicurarsi della sincerità
dell'offerta avendo prigioniero anche il capo della congiura; come
difatti il Pico cadesse due giorni dopo in una imboscata, a cui era
andato incontro con pochissimi uomini, certo per levarsi ogni obbligo
di resistenza; come tra i patti richiesti dal Pico ci fosse la morte
di un tale, di cui non s'era potuto intendere il nome, e il capitano
generale non avesse voluto saperne, proponendo in quella vece che il
Pico se ne potesse spacciare con un duello, dopo la presa della terra
assediata. Ora qual colpo si meditasse, e qual fosse il nemico di cui
si patteggiava l'uccisione, bisognava cercare; quanto al disegno e ai
patti fermati e alla imminenza del pericolo, non ci cascava più
dubbio.
A cosiffatte notule, che lasciamo immaginare ai lettori come le
tornassero dolorose, la Gilda non seppe più che rispondere. I commenti
che v'aggiungeva lo zio, commenti crudeli che le andavano come tante
pugnalate al cuore, rischiaravano a' suoi occhi un triste vero che da
lunga pezza ella sospettava, e che, paurosa o magnanima, non aveva
voluto vedere, accagionando del dubbio la sua gelosia irrequieta.
Giacomo Pico aveva sguainato la spada contro il Fregoso, credendo di
averla a dire col conte di Osasco. Il fatto e l'errore erano ricordati
in buon punto da mastro Bernardo. Il marito di Nicolosina del Carretto
era dunque il nemico di cui si chiedeva la morte. E la rabbia contro
un fortunato rivale, e il rancore contro una superba che lo avea
dispregiato, erano dunque le cagioni del tradimento di Giacomo?
Questo pensava la Gilda, e lo sdegno le traluceva dagli occhi, le
usciva in rotte parole dal labbro. Mastro Bernardo, che pure l'aveva a
morte col Bardineto, non intendeva perchè la sua cara nipote ci si
riscaldasse poi tanto.
--Orvia, chètati, figliuola; non mi far pentire di averti detto ogni
cosa. Sono un chiacchierone; ma già, chi l'ha nell'ossa, lo porta alla
fossa. Avrei dovuto andarmene difilato dal magnifico nostro marchese,
ed eccomi invece a dar molestia a te, che poverina, non ci hai nulla a
vedere.
--No, no, zio! avete fatto benissimo;--gridò la Gilda sollecita.--Dal
padrone ci vado io. Sapete? egli è quest'oggi di pessimo umore, e
potrebbe farvi una brutta accoglienza.
--Dici da senno?--chiese mastro Bernardo, con piglio scontento.--Mi
pare che chi porta notizie utili....
--Ma cattive come queste!--interruppe la Gilda.--Credete a me, zio, vi
accoglie male; non andate. Io sono di casa e con me non c'è pericolo
che si metta in collera.
--Ma io...--si provò a dire mastro Bernardo, sperando di rimettersi in
sella,--io posso dir cose che una donna, una ragazza senza esperienza,
non potrà mai mettere in chiaro come si bisogna. Io poi ci ho le
notizie di prima mano e tu...
--Mi fate pensare ad un altro pericolo;--interruppe la nipote.--Che
dirà dei fatti vostri il marchese, quando gli porterete voi le notizie
date da un altro? Il Maso le ha in prima mano, non voi. E se il
marchese vi chiedesse perchè non avete lasciato andare da lui il Maso
in persona, che cosa potreste rispondergli?
--Ma....--balbettò il povero ostiere.--Lì per lì non saprei.... Ci
penserò.
--No, bisognerebbe averci pensato. Vedrò io, farò io. Voi farete una
cosa più utile, di cui vi si darà lode e ricompensa domani.
--Che cosa? Parla, dilla su, poichè vuoi fare a tuo modo;--soggiunse
rassegnato lo zio.
--Ecco; stanotte, con quanti uomini potete, trovatevi sotto il
castello. Ci potrebb'essere bisogno di voi, e, mi capite? l'esserci
venuto spontaneamente vi tornerà a grandissimo onore.
--Che cosa prevedi già tu, nella tua testolina? Credi che ardiranno
salire al castello?
--Non credo niente, non prevedo niente. Venite, e basta. Domani
saprete ogni cosa.
--E sia; prenderò meco tutti gli amici che troverò. Quanti abbiamo ad
essere?
--Che so io? Venti, trenta, sessanta. Più numerosi sarete, tanto
meglio per tutti.
--Oh, per questo, se non vuoi altro, ti porto tutta la compagnia di
santa Caterina, il cui caporale è Antonio Cappa, mio buonissimo amico
e compare.
--Sta bene, venite e tenetevi pronti alla chiamata, qui sotto, nella
macchia delle roveri.
--Perchè da questa banda e non dall'altra?--domandò mastro Bernardo,
che voleva scoprir terreno.
--Perchè.... perchè.... volete saper troppo.
--Ma, non so niente, mi pare.
--Meglio per voi. Andate, buon zio, e fate com'io v'ho detto. Il
magnifico nostro signore e tutta la famiglia vi sapranno grado di
tutto, non dubitate.
--Basta, mi fido di te. Hai una certa testolina, che, sto per dire, se
comandassi io, ti metterei subito al posto di messere Antonello da
Montefalco. Ora, addio; vo a salutare la Rosa....
--No, no, la vedrete domani. Andate, è già tardi, e se avete da
cercare gli amici, non ci sarà tempo da perdere. Ma badate, giudizio,
e non una parola ad alcuno!
--Che! nemmen per sogno. Tu mi conosci, nipotina. Sono un po'
chiacchierone, l'ho detto, ma nelle cose di meno importanza. Qui poi,
acqua in bocca!
--Sì, dunque, andate. Io corro dal padrone.--
Con queste parole fu congedato mastro Bernardo, che uscì poco stante
dal castello, scavalcato a sua volta dalla Gilda, com'egli avea
scavalcato il Maso, e senza capire una maledetta dei disegni della sua
bella nipote.
La quale, poichè fu partito lo zio, non si mosse altrimenti dalla sua
camera. Muta, immobile, attonita, come chi, per malvagità di possenti
e implacati nemici, o per cieco volere del caso, si veda di balzo
gettato nel fondo di ogni miseria e sappia pur troppo che ogni scampo
gli è chiuso, la misera donna rimase là, contro la finestra della sua
camera, a cui s'era affacciata per veder scendere lo zio giù dai
tortuosi sentieri del castello. Rimase là, coi gomiti appoggiati sul
davanzale di pietra, il volto nelle palme, gli occhi torbidi e fisi di
rincontro a sè, sulla roccia dell'Aurera, salutata allora dagli ultimi
raggi pallidi d'un sole di febbraio, non curando il freddo rovaio che
già cominciava a soffiare dalle gole di Rialto, addensando in aria
negri e minacciosi drappelli di nuvole.
Niente guardava la Gilda, di niente si avvedeva, niente sentiva da
fuori; le forze tutte dell'anima sua s'erano concentrate in un
pensiero, l'infamia di Giacomo Pico. Imperocchè, ella avea pure inteso
il disegno di lui, per mezzo ai pochi cenni recati da suo zio. Il
colpo che si tentava era di dare il castello in mano ai nemici,
d'impadronirsi di madonna Nicolosina, di uccidere il Cascherano.
Quest'ultima parte del disegno di Giacomo Pico doveva andargli
fallita, poichè il conte di Osasco, quel giorno medesimo era disceso
nel Borgo, per custodire co' suoi uomini la porta di san Biagio; ma
questa assenza non tornava forse a vantaggio del Bardineto, caso mai
gli venisse fatto di penetrare nel castello in compagnia dei nemici?
Vitupero! Ed ella lo amava, quel traditore! E s'era data a lui, col
più sublime sagrifizio dalla sua alterezza, nel più generoso oblìo
d'una offesa recente! Ah, come s'era egli mostrato degno di quel
magnanimo affetto! E non era piuttosto meritevole di mille morti? Non
si doveva punirlo, avvisando i difensori del castello e cogliendolo al
laccio che egli stesso avea teso?
Sì, questo era il meglio; ma questo potea fare ogni altra donna, non
Gilda. Avrebbe ella venduto in tal guisa l'uomo a cui la legava il più
soave, o il più doloroso, ma certamente il più intimo dei vincoli?
Imperocchè, forse, tra breve ella non avrebbe potuto nasconder più
oltre lo stato suo. Egli, ancora il giorno addietro, la aveva
promesso, giurato, di condurla seco, a guerra finita. E poichè il
tempo stringeva, e l'assedio accennava a durare un bel pezzo, la
congiura di Giacomo non poteva essere un modo da lui immaginato per
farla finita d'un colpo?
Queste erano vane speranze, illusioni, chimere; lo sentiva anche lei.
Ma allora, qual vendetta efficace e condegna a tanta viltà sarebbe mai
stata quella di avvisare il marchese? Essa, essa, dovea vendicarsi,
non altri; essa, in quella casa, e per quella casa giunta a tale di
miseria o di vergogna oramai!
Tra queste incertezze, tra queste contraddizioni d'uno spirito
abbattuto, giunse rapidamente la notte. Le scolte si ricambiarono per
la prima volta il grido di vigilanza dalle loro beltresche, e quelle
grida si udivano al castello fioche e interrotte, come che di voci
lontane, tanto le soverchiava la furia del vento. Era una notte
minacciosa; il mare mugghiava al lido, il tuono rumoreggiava nella
gole dei monti.
Madonna Nicolosina, all'ora consueta delle altre sere, si ritirò nelle
sue stanze. La Gilda, come portava l'ufficio, era andata a servirla
nel suo spogliatoio, ma più rigida e più taciturna a gran pezza che le
altre volte non fosse stata colla sua giovin signora.
Il broncio dell'ancella (quasi sarebbe inutile di dirlo) era
cominciato dalla scoperta di una rivale, triste scoperta che ella avea
fatta nella torre dell'Alfiere. Madonna Nicolosina, dal canto suo,
vedendola così piena di cruccio, era stata in contegno, nè aveva
cercato occasione di rompere il ghiaccio. Anche trovata da lei a
colloquio col Bardineto, madonna Nicolosina si sentiva innocente e non
voleva scendere alle prove colla sua cameriera. Così erano rimaste
ambedue coll'amaro, l'una servendo a puntino, l'altra comandando con
garbo, ambedue fredde e guardinghe.
Tale la Gilda all'aspetto; ma il cuore avea gonfio di sospiri e di
lagrime. E s'era fatta innanzi, con un tal poco di sostenutezza, a
vestir la padrona. Ma quando fu al punto di toglierle la sopravveste,
la sua anima candida non seppe più contenersi, e la poveretta diede in
uno scoppio di pianto.
--Madonna!--gridò tra i singhiozzi che le facean nodo alla
gola,--Madonna, ve ne prego, concedetemi una grazia!
--Che cosa?--domandò Nicolosina, voltandosi stupefatta a guardare
l'ancella.
--Non dormite in questa camera!--proseguì con accento supplichevole la
Gilda.
--Perchè?
--Perchè...--(e qui la povera ancella si trovò molto
impacciata)--perchè temo non vi colga alcun male.. perchè io ve ne
scongiuro... infine, perchè vi amo.--
Madonna Nicolosina stette un tratto a guardarla in silenzio.
--Gilda,--la disse poscia con piglio grave, ma impresso di dolce
malinconia,--è questa la prima volta, da lunga pezza, che non mi
parlate così. Io vi ho perdonato ogni cosa, perchè vi ho creduta
infelice.
--Oh, grandemente, signora, senza fine infelice!--
E cadde, stemprandosi in lagrime, ai piedi della sua giovine signora.
--Suvvia, buona Gilda, parlate; che volete da me?--disse madonna
Nicolosina, rialzandola affettuosamente tra le sue braccia.
--Fatemi questa grazia, signora; non me la negate!-- soggiunse
l'ancella.--Non dormite qui; ritiratevi per questa notte nella camera
della vostra povera Gilda. Ho un triste presentimento...
--Ah!--sclamò Nicolosina.--Come mio padre!
--Che dite voi mai?--gridò la Gilda atterrita.
--Sì, così pure mi parlava stassera il mio povero padre. Una vecchia
donna è venuta a bella posta da Savona per dirgli che l'uomo, in cui
egli si affida di più, si disponeva a tradirlo.
--Ed egli?
--Ed egli ha risposto che la sua fede non si scema per le ciancie
delle donnicciuole; che ella, se sapeva alcun che di più certo intorno
alla infedeltà di Giacomo Pico...
--Ah!--interruppe la Gilda.--Di Giacomo Pico ella disse? Egli fu
dunque scoperto?
--Scoperto!--esclamò Nicolosina.--È egli dunque un traditore? Che ne
sapete voi, Gilda? Parlate; ve lo comando.--
L'ancella si pentì di aver troppo parlato.
--Signora, perdonatemi!--ripigliò, giungendo le palme.--Ho io detto
scoperto? Volevo domandare se si sospetta per avventura di lui. Sono
una povera fanciulla; non so parlare a modo. Abbiate compassione,
madonna. Io non ho che un presentimento di sventura; forse un'ubbìa di
donnicciuola, come quella che mi avete detta poc'anzi. Ma ve ne
supplico, mia dolce signora, non ridete de' miei timori; dormite
questa notte nella mia camera... È un luogo più sicuro, e nessuno
penserà ad andare là entro.
--C'è dunque qualcuno che può pensare a venir qua?--replicò madonna
Nicolosina con accento di collera.--Ogni vostra parola vi tradisce; e
sta bene. È forse nella vostra confusione un avvertimento del cielo.
Mio padre non ha creduto alla vecchia di Savona; eppure, anche
giudicandola pazza, non ha saputo vincere un senso di dubbio e di
sgomento. Lasciatemi, Gilda; io vado da lui e dalla mia povera
madre...
--Signora mia!
--Lasciatemi, vi dico! Già troppo male avete fatto a parlar così
tardi.--
Così dicendo, respinse la Gilda che le si era aggrappata alle vesti, e
andò verso l'uscio.
Ma, appunto in quel mentre, si udì nella sala del piano inferiore uno
strepito, come di armi percosse. Madonna Nicolosina ristette,
coll'orecchio teso e cogli occhi sbarrati dallo spavento. Non v'era
più dubbio; ignoti assalitori aveano scalate le mura del castello, si
spandeano per le sale.
La Gilda raccolse tutte le virtù dell'anima sua in uno sforzo supremo.
--Ah, non v'è più tempo, madonna! Nella mia camera, vi prego,
ritiratevi nella mia camera. E badate, ci sono i nostri finarini
appiattati nella macchia dei roveri. Chiamateli tosto... ho preparato
le lenzuola annodate... Ma andate, per la salute vostra, andate!--
Spinta dall'ancella, madonna Nicolosina uscì dalle sue stanze, corse a
rifugio nella camera di Gilda.
E Gilda, poichè l'ebbe veduta sparire per quella fuga di sale, si
ritrasse nella camera della sua signora, dove rimase, ansante e
spaventata, in ascolto.