Ho fatto una visita all’accampamento di Tromsoedalen, composto di tre
_gamme_ (capanne), fatte a un dipresso come quelle di Ojung ed abitato
da più di trenta lapponi. Era di domenica e in una sola capanna era
riunita la maggior parte della colonia. Vi entrai: erano una ventina
tra adulti, uomini e donne, bambini d’ogni età; uno poppava, un altro
era cullato nella sua cuna dalla madre. Tutti stavano accovacciati
sopra pietre o rami recisi di betula e stavano silenziosi, ascoltando
il vecchio _pater-familias_, che, tenendo un libro in mano, salmeggiava
preghiere lapponiche, accompagnato da due altre voci, una di uomo e
l’altra di donna, che leggevano insieme in un secondo libro. Non si
lasciarono per nulla disturbare dalla nostra presenza. I soli cani
parvero protestare, volgendosi verso di noi con un sordo grugnito, ma
neppur essi si mossero. Si rimase lì finchè il vecchio ebbe finito di
leggere. Appena egli ebbe deposto il libro, un altro prese un nuovo
libro e si mise alla sua volta a leggere ad alta voce e abbastanza
correntemente. Seppi poi ch’egli era un predicatore lappone, che girava
di accampamento in accampamento per far udire la parola del Signore.
Tre austriaci, che erano con me, mi dissero, che udendo leggere in
lappone, pareva loro di sentir parlare ungherese.