CAPITOLO IX.

_Politia delle nostre Chiese durante il Regno di FILIPPO II, insino

alla fine del secolo XVI._

Dal precedente libro di quest'Istoria si è potuto conoscere quanto i

Pontefici romani proccurassero far valere le loro pretensioni sopra

questo Reame. Il Concilio di Trento maggiormente stabilì la loro

potenza; ma ciò non bastando ad essi, si pensò, per più radicarla,

dar fuori quella terribile Bolla in_ Coena Domini_: si cercò abbattere

l'_Exequatur Regio_, e far dell'altre sorprese.

§. I. _Dell'Emendazione del Decreto di GRAZIANO e delle altre

Collezioni delle Decretali._

Ma Gregorio XIII nato per grandi imprese, siccome volle mostrare la

sua potenza nell'_Emendazione del Calendario_, così ancora volle aver

la gloria di perfezionare l'_Emendazione del Decreto Graziano_. Aveano

prima _Antonio Democare_ ed _Antonio Conzio_ famosi Giureconsulti

Franzesi per privata autorità cominciato a far catalogo di varj errori

trovati nel Decreto di Graziano per emendarlo[382]. Ma richiedendovisi

maggior diligenza e la fatica di molti, non che di due soli, finito

il Concilio di Trento, Pio IV scelse alcuni Cardinali e vari Dottori,

perchè s'accingessero a quest'impresa, e Pio V da poi ve ne aggiunse

due altri[383]. Ma quest'opera non ebbe il suo compimento, se non nel

Pontificato di Gregorio XIII, il quale, mentre i Correttori Romani sono

tutti intesi all'Emendazione, egli l'accalorò e sollecitò in guisa che

nell'anno 1580 fu la Correzione finita; ond'egli la fece pubblicare con

una sua Bolla[384], colla quale, approvando l'Emendazione, comandò, che

niente a quella s'aggiugnesse o si mutasse, ovvero diminuisse.

Ma siccome l'Emendazione del Calendario non fu stimata sufficiente,

onde avvenne, che altri la rifiutassero: così l'Emendazione di Graziano

non fu riputata cotanto esatta, sì che non si desse occasione ad alcuni

di scovrirvi altri errori, e notare la poca accuratezza usatavi; di

che sono da vedersi Antonio Agostino Vescovo di Tarragona, il quale

fra l'altre sue opere, la più dotta e riguardevole, che ci lasciò, fu

questa della _Correzione di Graziano_, e Stefano Baluzio.

Furono ancora sotto il Pontificato di Gregorio emendate le _Decretali_,

e restituite secondo l'antiche Collezioni e Registri de' Pontefici;

onde sursero le edizioni più emendate, fra le quali tiene il vanto

quella di Pietro _Piteo_ e di Francesco suo fratello. Da questi

Registri furono da poi compilati que' volumi che contengono l'intere

Costituzioni Pontificie, i quali ora sono cresciuti al numero di

cinque, sotto il nome di _Bollario Romano_[385]. Ed a questo Pontefice

pur si dee quella famosa Raccolta de' _Trattati_ legali, che occupavano

tanti volumi, ed empiono le nostre Biblioteche.

Nel fine di questo secolo _Pietro Mattei_ Giureconsulto di Lione,

per privata autorità, serbando l'istesso numero de' libri e l'istesso

ordine de' Titoli, che la _Gregoriana_, fece un'altra Raccolta di varie

Costituzioni Pontificie, stabilite dopo il _Sesto_, le _Clementine_

e le _Stravaganti_ già impresse, e la intitolò _Settimo delle

Decretali_, dedicandola al Cardinal Gaetano; il qual libro, ancorchè

non fosse stato approvato, si vide però nell'ultime edizioni aggiunto

all'antiche.

Ma Gregorio, vedendo che a questo _Settimo_ libro mancava l'autorità

pubblica, applicò l'animo a voler di sua autorità far compilare un

_Settimo_ libro delle _Decretali_; onde commise a Fulvio Orsino, a

Francesco Alciato e ad Antonio Caraffa, Cardinali, che s'accingessero

a quest'opera; ma poco da poi la morte interruppe i suoi disegni;

onde morto Gregorio, _Sisto V_ suo successore diede questo pensiero

a' Cardinali Pinello, Aldobrandino, a Matteo Colonna ed a molti

altri[386], li quali in vita di Sisto non poterono ridurla a fine;

ma assunto da poi al Pontificato l'istesso Cardinal Aldobrandino,

nomato _Clemente VIII_, costui insistè perchè l'opera si terminasse;

ed essendo insorto dubbio, se si doveano in quella inserire i Canoni

del Concilio di Fiorenza e di quel di Trento appartenenti a' dogmi,

fu stimato doversi quelli inserire; onde fu compito questo _Settimo_

volume a' 25 di luglio del 1598 contenente diverse Costituzioni

Pontificie e decreti di Concilj da 300 anni, diviso in cinque libri,

ed in più titoli disposto. Ma poichè in questa Raccolta vi erano stati

inseriti molti decreti del Concilio di Trento, essendosi già data alle

stampe sotto nome di _Settimo libro delle Decretali di Clemente VIII_,

fu mosso un gran dubbio, che finalmente ritenne la pubblicazione;

poichè pubblicandosi questo volume, tosto sarebbero venuti Dottori ed

Interpreti a far a quello delle Chiose e Commenti; e per conseguenza,

per le censure gravissime fulminate da Pio IV contra coloro, che

ardissero chiosare, o in altra guisa interpretare i Canoni ed i

Decreti di quel Concilio, dovea togliersi a' Dottori ogni occasione di

commettere un simile attentato. Tanto bastò, perchè si sopprimesse la

pubblicazione di questo Volume e rimanesse in una profonda ed oscura

caligine[387].

§. II. _Monaci e beni temporali._

Fu veramente cosa maravigliosa il vedere nel fine di questo secolo e

principio del seguente, quanto crescessero le ricchezze de' Monaci,

e quanto fosse grande la divozion de' Popoli, e precisamente de'

Napoletani, in profondere i loro beni ed averi per maggiormente

arricchirgli e proccurare nuove erezioni di Chiese e di Monasterj, nè

si faceva testamento, dove non si lasciassero Legati, o si facessero

altre disposizioni in loro beneficio. S'aggiunse ancora la pietà

degli Spagnuoli, i quali oltre d'arricchire le vecchie, proccurarono,

che s'introducessero nella città e nel Regno nuove Religioni. I

_Carmelitani Scalzi_, che ebbero per istitutrice S. Teresa, la quale

nel Convento d'Avila in Castiglia fece questa riforma, vi furono non

men dagli Spagnuoli, che da' Napoletani, caramente accolti; e fu così

grande la lor divozione verso costoro, che un Frate di quest'Ordine

chiamato _Fr. Pietro_ di nazione Spagnuola colle sue prediche, che

faceva nella Chiesa dell'Annunziata di Napoli, raccolse di limosine

da' Napoletani e da altri la somma di quattordicimila ducento ed

ottantacinque ducati, onde di questo denaro potè comprare il palagio

con giardini del Duca di Nocera, che ora lo vediamo trasformato in un

lor maestoso Monastero, ed in una magnifica Chiesa sotto il titolo

della _Madre di Dio_[388]. Si diffusero poi per tutto il Regno, e

nel 1630 furono ammessi in Bari[389], nella qual provincia fecero

maravigliosi progressi.

Poco da poi, nell'entrar del nuovo secolo, vennero a noi da Genova

cinque Monache _Teresiane Scalze_, le quali similmente favorite non

men dagli Spagnuoli che caramente accolte da' Napoletani, unirono di

limosine grosse somme di denaro, col quale comprarono il palagio del

Principe di Tarsia per prezzo di sedicimila ducati, che ora si vede

mutato in un ben ampio lor Monastero, con Chiesa sotto il nome di _S.

Giuseppe_[390]. Si diffusero parimente per tutto il Regno, ed avuti

questi Religiosi così uomini, come donne da' nostri Vicerè Spagnuoli

in somma stima e venerazione, crebbero in ricchezze; ed accoppiandovi

ancora la lor industria in procacciar Legati ed eredità giacchè,

contra il loro istituto, furono, per via d'interpretazioni e dispense

Appostoliche, resi capaci d'acquistar Legati ed eredità, stesero i loro

acquisti in quello stato e grandezza che ora ciascun vede.

Pure i _Fratelli della Carità_, ch'ebbero per Istitutore il _B.

Giovanni di Dio_, Portoghese, furono fra noi accolti con cortesia e

carezze. Essi ci vennero da Roma, a richiesta della Nazione Spagnuola,

e capitarono in Napoli l'anno 1575, essendo stati prima destinati al

governo dello Spedale di S. Maria della Vittoria; ma insorte alcune

differenze con quelli dello Spedale, furono costretti nel 1585 di là

partirsi, e fu lor dato per abitazione l'antico Monistero e Chiesa di

S. Maria d'Agnone, nella contrada di Capuana, e non molto da poi nel

1587, coll'ajuto de' Napoletani, comprarono il palagio della famiglia

Caracciolo con alcune case contigue, dove fabbricarono il lor Monastero

con l'Ospedale e Chiesa sotto il titolo di _S. Maria della Pace_[391].

Una nuova Congregazione chiamata _dell'Oratorio di S. Filippo

Neri_, fece ancor fra noi maravigliosi progressi. Fu fondata questa

Congregazione in Napoli nell'anno 1592, sotto il Pontificato di

Clemente VIII, essendo Arcivescovo di questa città Annibale di

Capua. I Padri, che da Roma ci vennero per fondarla, abitarono, nel

principio, nelle stanze degl'Incurabili; ma comprato il palazzo di

Carlo Seripando, dirimpetto alla Porta maggiore dell'Arcivescovado

per ducati cinquemila e cinquecento per contribuzione fatta da diversi

Napoletani divoti, e trasmutatolo in una Chiesa, si trasferirono quivi:

ma riuscendo angusto il luogo al numero della gente, che veniva ad

ascoltare i loro sermoni, e crescendo in maggior copia le limosine,

pensarono da' fondamenti erger una nuova e magnifica Chiesa, e di

stender più ampiamente le loro abitazioni[392]. Edificio, che col

correr degli anni si è reso il più ricco ed il più maestoso di quanti

mai si ergessero in Napoli; e che ora gareggia con li più superbi e

magnifici Palagi de' Principi; e le loro ricchezze sono giunte a tanta

grandezza, quanto ciascuno, stupido, ammira.

I _Servi di Maria_ ebbero a questi tempi fra noi più care ed affettuose

accoglienze. Erano stati dal famoso Giacomo Sannazaro nell'anno 1529

invitati a servire una Chiesetta, ch'egli in Mergellina avea fabbricata

sotto nome di _S. Maria del Parto_ e di _S. Nazario_, alla quale per

ciò costituì una dote di ducati 600 l'anno, con che otto Sacerdoti

di quell'Ordine dovessero ivi assistere a' Divini ufficj. Ma a questi

tempi da Giancamillo Mormile, erede del Poeta, fu la Chiesa ampliata,

e siccome narra l'Eugenio[393], a' suoi dì vi erano da 30 Frati di

quest'Ordine, che la servivano.

Ma nel 1585 un Frate Servita Napoletano, chiamato _Fr. Agostino de

Juliis_, avendo preso a censo il suolo da Ugo Fonseca, con limosine de'

Napoletani, fabbricò in Napoli a quest'Ordine una nuova Chiesa, sotto

il nome di _S. Maria Mater Dei_; indi Giambattista Mirto pur Servita,

preso dall'amenità e bellezza del sito, ampliò non men la Chiesa,

che il Convento, con fabbricarvi abitazioni più comode, come ora si

vede[394].

Pure i _Camaldulesi_ a questi tempi fecero fra noi grandi progressi,

per la liberalità di Giambattista Crispo. Teneva egli un ricco podere,

vicino ad un'antica Chiesa, sotto il nome del _Salvatore a Prospetto_,

per esser sopra un monte elevato, donde si scorge il Mar Tirreno

coll'Isole intorno sino a Gaeta e quasi tutta intera Terra di Lavoro:

costui, per aver da presso questi Monaci, ottenne Breve Appostolico,

che questa Chiesa fosse data a' PP. suddetti, ed egli vi aggiunse

molta parte del suo podere; e con suoi proprj danari nel 1585, diede

principio alla fabbrica del Romitorio. Ad emulazione del Crispo,

Carlo Caracciolo per la medesima fabbrica donò loro molta quantità di

denaro; e D. Giovanni d'Avalos fratello del Marchese di Pescara nel suo

testamento lasciò loro un Legato di 500 ducati l'anno per l'erezione

d'una nuova Chiesa col titolo di _S. Maria Scala Coeli_. Il Marchese di

Pescara erede, in cambio di questo Legato, lor diede diecimila ducati,

onde il Romitorio fu ampliato e fatta la nuova Chiesa[395].

I _Cappuccini_ ancora a questi tempi, trassero a se la devozione

de' nostri Napoletani, a' quali nell'anno 1530 fu conceduta

dall'Arcivescovo Vincenzo Caraffa e dagli Eletti della città la Chiesa

di _S. Efrem_, li quali erano stati in Napoli condotti da Fr. Lodovico

di Fossombruno Marcheggiano, ancorchè altri lo facciano Calabrese[396].

Ma nel 1570, essendo più cresciuta la divozione de' Napoletani verso

questa Riforma, alcuni Cappuccini con le limosine da lor raccolte,

e spezialmente da Gianfrancesco di Sangro Duca di Torre Maggiore e

Principe di S. Severo, da Adriana Caraffa sua moglie e da Fabrizio

Brancaccio famoso Avvocato di que' tempi, fabbricarono un ben grande

Convento, sopra il suolo conceduto loro insieme con altri territorj

adjacenti dall'istesso Principe con comode abitazioni; onde fu reso

capace di gran numero di Frati, che vi dimorano, e fuvvi fabbricata

ancora una convenevol Chiesa sotto il nome della _Concezione_[397].

Degli Ordini antichi si ersero nuove Chiese e ben ampj Monasteri: i

_Domenicani_ colle limosine de' Napoletani, tratti da una miracolosa

Immagine della Vergine, trovata in quel luogo, fecero il disegno,

il quale poi fu condotto a fine con quella stupenda Chiesa e

magnificentissimo Monastero della _Sanità_[398]. Ne fu eretto un altro

ancor magnifico, con ampia Chiesa sotto il nome di _Gesù Maria_[399].

L'altro di _S. Severo_, e tanti altri. I _Carmelitani_ ne costrussero

degli altri, non meno che gli Agostiniani e quelli della Riforma

de' _Romiti di S. Agostino_. Insino i Frati _Minimi di S. Francesco

di Paola_ ersero nel 1587 un nuovo e ampio Convento con magnifica

Chiesa, sotto il nome di _S. Maria della Stella_[400]. Niente dico

de' _Gesuiti_, gli acquisti de' quali e le fondazioni di nuovi Collegj

e Case Professe erano nel maggior incremento. In breve non furon mai

vedute tante frequenti e sì spesse erezioni di nuove Chiese e Monasterj

e maggiori profusioni in donare, o lasciar alle Chiese, ed a' Monaci

quanto quelle, che seguirono nel finir di questo secolo e il cominciar

del seguente.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 8 · 第 46 / 54 题