XVII.

Anche per noi è tempo di por fine al discorso e di raccoglier le vele.

Abbiamo veduto come, dopo essersi sostituito al feudo, il Comune,

travagliato da fazioni interne e circondato da potenti nemici, avendo

oppresso parte de' suoi abitanti ed escluso dal governo le genti

soggette, fosse tratto necessariamente a perdere le proprie libertà

ed a trasformarsi in signoria; e come trovasse molti ambiziosi pronti

ad assumerne o a usurparne la sovranità col favore d'una fazione o

dei più. Abbiamo veduto come questi signori o tiranni sorti cogli

accorgimenti, colle violenze o più spesso con gli uni e le altre,

fossero costretti a servirsi degli stessi mezzi per mantenersi, e

governassero generalmente senza alcuno scrupolo nè freno morale,

creando una forma originale di Stato, che per altro conteneva in sè

il germe della propria rovina. Abbiamo veduto infine come con tale

condizione di cose si collegasse per varii rispetti l'uso delle armi

mercenarie e l'origine delle compagnie di ventura; e come le minori

signorie andassero a mano a mano inghiottite dalle maggiori.

Questo moto di fatti storici, a cui fa riscontro in altri paesi

d'Europa, la costituzione di monarchie nazionali, non produsse in

Italia il medesimo effetto; perchè incontrò un invincibile intoppo,

non tanto nel papato (come sentenziò il Machiavelli), quanto

nell'indole individuale degli Italiani, contrastando alla unità il

sentimento proprio delle diverse città e regioni, e mancando tuttavia

una coscienza politica nazionale. E qui mi fermo. Non temete che,

raffrontando il passato al presente, io vi ripeta ciò che sta scritto

nel cuore d'ogni italiano. Qualsiasi più gustoso sapore, diventerebbe

stucchevole, se fosse ammannito a tutto pasto.

_Aimez-vous la muscade? on en a mis partout!_

Dirò soltanto che occorreva si avverasse, per tutta quanta la

patria nostra, la profezia predicata a Firenze dal Savonarola.

Bisognava che l'Italia per rinnovarsi fosse flagellata a sangue; e la

flagellazione doveva durare più secoli. Così possano le memorie del

passato e lo studio della storia (per amor del quale avete oggi dato

una prova di longanime pazienza), spronandoci ad emulare la feconda

operosità intellettuale e la mirabile spontaneità artistica del primo

rinascimento, premunirci dal rinnovare, sott'altri nomi, le discordie

intestine e le intolleranze faziose dei Comuni, le crudeltà e le

perfidie dei tirannelli, le male arti e le interessate scorrerie degli

avventurieri senza patria, senza fede, senza ideali!

La vita italiana nel Trecento: Conferenze tenute a Firenze nel 1891 · 第 35 / 80 题