Anche per noi è tempo di por fine al discorso e di raccoglier le vele.
Abbiamo veduto come, dopo essersi sostituito al feudo, il Comune,
travagliato da fazioni interne e circondato da potenti nemici, avendo
oppresso parte de' suoi abitanti ed escluso dal governo le genti
soggette, fosse tratto necessariamente a perdere le proprie libertà
ed a trasformarsi in signoria; e come trovasse molti ambiziosi pronti
ad assumerne o a usurparne la sovranità col favore d'una fazione o
dei più. Abbiamo veduto come questi signori o tiranni sorti cogli
accorgimenti, colle violenze o più spesso con gli uni e le altre,
fossero costretti a servirsi degli stessi mezzi per mantenersi, e
governassero generalmente senza alcuno scrupolo nè freno morale,
creando una forma originale di Stato, che per altro conteneva in sè
il germe della propria rovina. Abbiamo veduto infine come con tale
condizione di cose si collegasse per varii rispetti l'uso delle armi
mercenarie e l'origine delle compagnie di ventura; e come le minori
signorie andassero a mano a mano inghiottite dalle maggiori.
Questo moto di fatti storici, a cui fa riscontro in altri paesi
d'Europa, la costituzione di monarchie nazionali, non produsse in
Italia il medesimo effetto; perchè incontrò un invincibile intoppo,
non tanto nel papato (come sentenziò il Machiavelli), quanto
nell'indole individuale degli Italiani, contrastando alla unità il
sentimento proprio delle diverse città e regioni, e mancando tuttavia
una coscienza politica nazionale. E qui mi fermo. Non temete che,
raffrontando il passato al presente, io vi ripeta ciò che sta scritto
nel cuore d'ogni italiano. Qualsiasi più gustoso sapore, diventerebbe
stucchevole, se fosse ammannito a tutto pasto.
_Aimez-vous la muscade? on en a mis partout!_
Dirò soltanto che occorreva si avverasse, per tutta quanta la
patria nostra, la profezia predicata a Firenze dal Savonarola.
Bisognava che l'Italia per rinnovarsi fosse flagellata a sangue; e la
flagellazione doveva durare più secoli. Così possano le memorie del
passato e lo studio della storia (per amor del quale avete oggi dato
una prova di longanime pazienza), spronandoci ad emulare la feconda
operosità intellettuale e la mirabile spontaneità artistica del primo
rinascimento, premunirci dal rinnovare, sott'altri nomi, le discordie
intestine e le intolleranze faziose dei Comuni, le crudeltà e le
perfidie dei tirannelli, le male arti e le interessate scorrerie degli
avventurieri senza patria, senza fede, senza ideali!