Or volgono sei anni, passando nelle vicinanze di X.... mi sovvenni
dei due colleghi seminaristi; del primo, che io sapevo abitare in que'
dintorni, chiesi novella alla padrona della piccola osteria ov'io mi
era soffermato. — Il nostro curato! — sclamò la donna — oh! quello sì
che è proprio un santo! peccato ch'egli sia così malaticcio! Egli andrà
ritto ritto al paradiso, ma pel nostro paese sarà una grande sciagura.
L'albergatrice proferì quelle parole con tal accento di compunzione
che io ne fui tocco nel cuore. L'immagine dell'amico mi si ravvivò
nel pensiero; rammentai i colloqui furtivi, le ingenue confidenze che
fanciulli ci avevano collegati di tenera simpatia; nè potei risolvermi
a lasciare il paesello senza prima rivedere colui ch'io aveva
sconsigliato dal proseguire nella carriera ecclesiastica, e che ora la
buona ostessa mi dipingeva quale un santo.
Coll'animo commosso mi avviai alla casa parrocchiale. «Di qual modo
verrà accolta la mia visita? — pensavo io; — sarà egli turbato o
contento nel rivedermi?» E ristetti esitante.
Superata la soglia, una fanticella mi introdusse nel giardino, e mi
additò due preti seduti all'ombra del pergolato. Ambedue si levarono in
piedi, e il loro saluto più cortese che amico, mi disse che nè l'uno
nè l'altro si ricordavano d'avermi prima d'allora veduto. Ma, appena
ebbi proferito il mio nome, il curato arrossì leggermente, mi stese la
mano e mostrossi tutto lieto della mia visita; l'altro parve cercare
affannosamente nel proprio cervello una rimembranza quasi smarrita.
— Non ti sovvieni ch'egli era con noi in seminario? — disse il curato
al collega.
Lo smemorato spalancò gli occhi e la bocca; e, dopo un _oh_ di
sorpresa, mi fece tal festa da non potersi descrivere.
Perchè mai nel cappellano della contessa tanta esplosione di affetto?
Non tardai a comprenderlo. La mia visita gli procurava la buona ventura
di poter vuotare un paio di bottiglie di vino eccellente. Infatti il
rubicondo cappellano, prevenendo la cortesia dell'ospite amico, propose
un brindisi in onor mio, e avviossi alla cantina per procacciarsi le
munizioni.
— Sempre lo stesso! — esclamò il curato sorridendo; non ti par di
vederlo, quand'era in seminario?
— Oh sì certo!... se non che a quell'epoca il grosso _testone_ era
sempre curvato, mentre ora sta ritto in grazia dell'addome solidissimo!
Levai gli occhi nel volto del curato; la mia facezia non lo aveva
commosso; il sorriso era già dileguato. Povero amico! Io non poteva
staccare lo sguardo da quella pallida e nobile fisionomia. Nelle rughe
precoci, nei lividi solchi, nella mestizia del labbro, lessi le lotte
crudeli, gli angosciosi sacrifizi di un'anima che per farsi santa
aveva dovuto logorare la carne, uccidere la materia. Il giardino era
vivificato dai tepori primaverili; le piante rigogliose, le aiuole
olezzanti di fiori; gli angeli, gli insetti agitavansi inquieti fra le
pompe della nuova vegetazione. Il creato che ogni anno ringiovanisce
sembra ripetere all'uomo: oh! la tua giovinezza non trascorra senza
amore, perocchè dall'infimo insetto al leone, dal granello di silice
sino all'astro più luminoso del firmamento, le creature tutte animate
ed inanimate si alimentano di amore.
Io non sapevo di qual modo riaprire la conversazione. Il buon curato
si accorse del mio imbarazzo e più ancora della pietà ch'io sentiva nel
vederlo sì gramo di salute.
— Son ben malato! — diss'egli — e spero... che quest'anno al cader
delle foglie andrò a raggiungere mia madre e mio zio... nel campo
santo!
— Poi, dopo breve pausa: — non puoi credere quanta consolazione
mi rechi il vederti; nulla ho dimenticato dei nostri colloqui
fanciulleschi; in quell'epoca io mi era un ragazzaccio senza testa, io
dubitava della religione, disperava della grazia. Credilo, amico (e
queste parole scemino il danno che per avventura io ho potuto recare
alla tua fede) col soccorso della Provvidenza, l'uomo può vincere ogni
istinto perverso.
— Lo credo, — risposi; e il buon prete parve lietissimo della risposta,
e mi ringraziò col sorriso. Ma nel fondo del cuore io diceva a me
stesso; «Qual miracolo che costui abbia domati gli istinti? Non si è
egli suicidato? Io mi veggo dinanzi la larva di un uomo.
Il cappellano mi distrasse dalle serie considerazioni. Egli depose in
su la tavola tre bottiglie ed affrettossi a sturarle. In quel punto
il sagrestano annunziò al curato che una povera vecchia era prossima a
spirare, e conveniva recarle gli estremi conforti della religione.
— Vengo subito, — disse il curato, e prese commiato da me,
raccomandandomi rimanessi, che dopo la cerimonia sarebbe tornato.
Poco dopo, la campana della chiesa squillò d'agonia, e dall'interno
del coro si partirono le voci dei campagnuoli accorsi al mestissimo
ufficio.
— Beviamo! — disse il cappellano stendendomi il bicchiere; — lo
troverete eccellente! Don C... se altro non ha di buono, di ciò va
lodato ch'ei tiene la cantina ben guarnita, ed ha anche la delicatezza
di non bevere il proprio vino, e di serbarlo per gli amici....
Dunque... beviamo.
Bevvi di mala voglia, perocchè l'epigramma del cappellano mi suonasse
come nota disarmonica nel cuore compreso da religiosa mestizia. Si
avvide egli del mio turbamento, e mi uscì fuori col detto: a medici e
a preti è spettacolo quotidiano la morte; la nostra sensibilità, laddio
grazia, incallisce!
La pallida larva dell'amico mi stava fissa nella mente. — Gli è
dunque ben malato il povero don C...? — Oh, malato assai! — disse il
cappellano vuotando il bicchiere; — egli si è lasciato prendere dagli
scrupoli; la è malattia incurabile; io ne veduti ben altri consumarsi
lentamente per tali eccessi di pietà... Ma costui ha proprio fatto di
tutto per abbreviarsi la vita!
Il cappellano già si faceva a spiegarmi l'origine e lo sviluppo della
malattia, quando un lacchè gallonato entrò nel giardino e pose fine al
colloquio.
— La carrozza della signora contessa è là fuori, — dirigo il servitore;
— la signora contessa lo invita a fare una trottata sino a M...
Il cappellano balzò in piedi, vuotò d'un sorso un altro bicchiere, mi
disse addio, e corse fuori in sulla piazzetta.
Io, per impulso di curiosità, gli tenni dietro, e stetti a poca
distanza dalla carrozza.
La signora contessa, sdraiata sui cuscini come una sultana, lasciava
penzolare la mano nella mano di un elegante giovinotto che in quel
punto le si era avvicinato. — Ignoro qual fosse il nuovo personaggio,
nè compresi il senso del sommesso cicalio; ma nel mentre il cappellano
giungeva tutto ansante presso la carrozza, il giovane aperse lo
sportello, balzò sui cuscini e sdraiossi beatamente a lato della
contessa.
— Voi giungete un po' tardi, don Calimero, — disse la signora al
cappellano; — ad ogni modo vogliam essere indulgenti! se non temete
compromettere la vostra dignità sacerdotale, montate in serpa con
Giuseppe.
— Oh troppo onore, signora contessa!
Il cappellano montò sul seggio indicatogli, e i cavalli partirono di
galoppo.
Frattanto il buon curato aveva compiuti i suoi uffizii. Lo pregai
mi accompagnasse fino alla estremità del paese: durante la breve
passeggiata egli depose in me con ingenuità fanciullesca i segreti
dell'anima ardente.
— Tu sei un santo! — esclamai nell'entusiasmo dell'affetto e del dolore.
— Santo! non ancora; ma spero di esserlo fra breve; a ragione quel
luogo (e additava il non lontano cimitero) a ragione quel luogo è
chiamato il campo-santo: là dentro si estinguono del tutto le umane
passioni — fuor di là nessuno è santo.
Mi strinse la mano e allontanossi. Volgendo gli occhi lo vidi prender
la via del cimitero, e dileguarsi fra le croci.
Mentre io saldavo il conto coll'albergatrice, sentii dietro le spalle
ruggire il cappellano: — Al diavolo la etichetta e la aristocrazia!
Vedete, amabile Caterina, se io rendo giustizia ai vostri meriti! per
amore di voi e del vostro buon vino son balzato da una nobile carrozza
a rischio di rompermi l'osso del collo: presto, un boccaletto del
migliore!
— Che!... voi bevete ancora, cappellano?
— Poco dianzi in casa del curato ho bevuto per ammorzare la sete, ora
mi convien bere per diluire la polvere!
Il curato di R.., è morto da cinque anni. Il cappellano vegeta e
ingagliardisce ogni giorno; anzi, in questi ultimi tempi, nel paesello
di R.., egli predicò nelle osterie la guerra allo straniero, ed ora
vien citato come modello dei sacerdoti liberali.
Si vuol anche (ma questa potrebb'essere una calunnia dei nemici della
chiesa) che l'intervento di don Calimero abbia prodotto un sensibile
aumento nella popolazione di R... e si citano i nomi di quattro o
cinque marmocchi, sulla cui testa, appena nati, si vide disegnata una
chierica.
Ed io ho narrata la istoria di questi due preti, per fornire un tema di
meditazione a quei dotti che si occupano di studiare le gravi questioni
della vocazione religiosa e del celibato ecclesiastico.