La parola d'ordine è: _divorate!_

Inutile aggiungere che i figli del regio impiegato, interpretando

quest'ordine nel senso più lato, divorano colle mascelle, e più ancora

colle saccoccie, e perfino colle borse da viaggio.

Oltre ai parenti ed agli amici comuni a tutta la famiglia, ciascun

figlio del signor Augusto ha in Brianza una balia od un _baliotto_ da

aggredire...

Nel saccheggiare la cascina ed il granaio di un _baliotto_, i Regola

diventano feroci...

Quegli sciagurati ragazzi divorano ciò che veggono... Il loro appetito

somiglia all'esplosione di un bisogno a lungo condensato, di una fame

economizzata lentamente nei dodici mesi dell'anno, una fame che vuol

disfogarsi in una settimana, colmare in un minuto il vacuo di eterni

digiuni!

Il signor Augusto Regola attribuisce l'indomabile appetito dei

suoi figliuoli all'influenza dell'aria campestre e delle insolite

passeggiate...

Ma queste spiegazioni fisico-igieniche, che il regio impiegato ripete

ogni anno ai suoi ospiti, non scemano in essi la meraviglia del fatto.

Il passaggio della famiglia Regola per molti pacifici abitatori della

Brianza è considerato quale una calamità periodica. — I più l'attendono

rassegnati — taluni, men generosi, o già troppo infastiditi dalle

precedenti esperienze, si sottraggono al pericolo esigliandosi per

breve tempo dalle proprie abitazioni...

Gli osti di Canonica, sebbene non facciano le più festose accoglienze

al signor Regola, che ad ogni costo vuol chiamarsi loro cugino, non

hanno mai negato di dare alloggio gratuitamente a lui ed alla sua

numerosa famiglia. Quanto alla cena, da oltre venti anni, sembra

tacitamente convenuto che il signor Regola debba pagarla, salvo il

diritto ai ragazzi di andar in volta per l'osteria a spigolare su tutte

le mense qualche frutto, ciambella, o crosta di formaggio, risparmiati

dall'altrui appetito.

Il signor Augusto Regola è sceso dalla carrozza come uomo sicuro del

fatto suo... Egli abbraccia l'ostessa, saluta con molto bel garbo i

circostanti, sorride a tutti, esclamando a voce alta:

— Eccoci qui anche quest'anno, mia buona cugina... Noi siamo fedeli

ed esatti... noi. L'anno scorso siamo arrivati il ventisette settembre

alle ore cinque e quattordici minuti, più qualche secondo... Quest'anno

abbiamo posticipato di venticinque ore circa... Il mio _infallibile_

segna le otto e dodici minuti... Ho detto _circa_ per la differenza dei

secondi... Ebbene! abbiamo noi un paio di camere per questa notte?...

— Oh! vedremo di collocarla, signor commissario... Mi spiace che le

camere dai letti doppii sieno già occupate... Non posso disporre per

lei che di due gabinetti e due sofà...

— Due gabinetti sono anche di troppo per noi, mia ottima cugina. Uno

pei maschi, l'altro per le femmine... La mia famiglia quest'anno si

è diminuita... Ho perduto due figli, il Gaetanino e l'Albina..... Il

primo è morto di una gastrica, l'altra di indigestione... Vediamo

dunque quanti siamo... Uno.... due.... tre quattro..... cinque...

Ma il conto è presto fatto... Dodici figli, io e mie moglie... somma

totale: quattordici... Se siamo riusciti a collocarci tutti in quella

vettura, troveremo il modo di accomodarci anche nei due sofà... Ebbene,

figliuoli miei?.. siamo noi pronti?...

— Sì, papà!...

— Fianco destro! conversione a sinistra! entrate là dentro in compagnia

della nostra buona cugina.... Io pago il vetturino, poi vengo a

raggiungervi per ordinare la cena... Eh! la nostra brava cugina tiene

sempre le casseruole ben fornite! Io sento già un odore di stufato,

che risusciterebbe i morti!.... Da bravi, figliuoli!... Avanti... e con

ordine.

La prole del signor Regola si precipita in massa nella cucina. I

fanciulli si fermano dinanzi ad una tavola ove sta cenando un signore

magro e brutto in compagnia d'un giovanetto più magro e più brutto di

lui, ma vestito con somma eleganza.

Le due figlie più adulte del regio impiegato, quasi coetanee, l'una

all'altra somigliantissime nelle fattezze del volto e nella struttura

del corpo, perchè losche ambedue e rattratte in una spalla, coll'occhio

destro cercano magnetizzare un signore che fuma presso il camino, col

sinistro un cappone che fuma sul fornello.

Il signor Regola è riuscito a sbarazzarsi del vetturino, ma prima di

metter piede nell'albergo, egli si consulta colla propria moglie sul

genere della cena che quella sera vuol essere adottato.

Trattandosi di dover pagare, bisogna conciliare gli interessi dello

stomaco cogli interessi della borsa — bisogna trovare un palliativo al

tremendo appetito della vorace famiglia.

Dopo breve discussione, i due coniugi finiscono a mettersi d'accordo,

decidendosi in favore del _torbolino_!

Fermi in questa risoluzione, essi entrano nella cucina, affrontando

coraggiosamente i reclami dell'esercito affamato...

— Ebbene! dice il signor Regola all'ostessa — che c'è di buono

in quelle casseruole? Abbiamo noi qualche cosa... qualche piatto

casalingo... e sostanzioso...

— Abbiamo ciò ch'ella può desiderare, risponde l'ostessa — Vuole un

buon pezzo di stufato... _numero uno_, prima cottura?

All'idea dello stufato tutti gli occhi della famiglia Regola, tutte le

bocche si spalancano e si convergono nel volto di papà...

— Che ne dici, Teresa?... sentiamo il tue voto sullo stufato...

— Alla sera gli è un po' pesante tanto più che qui in campagna bisogna

andar a letto di buon'ora....

— Ebbene! vediamo se vi è qualche cibo più leggiero.

— Avrei dei funghi cotti alla spazzacamina..... dice l'ostessa.

Racconti politici · 第 88 / 104 题