Le vere spie non sono quelle che ne hanno le apparenze.
Battono le tre pomeridiane — e gli onorevoli membri della Commissione
popolare, che devono decidere le sorti dei due emissarii dell'Austria,
stanno ancora deliberando nel caffè di Tartavalle. Le discussioni
delle Assemblee e dei Parlamenti sono in generale molto utili e
benefiche, quando vi sia tempo da perdere. Se nelle questioni di
urgenza gli oratori riflettessero che i fatti valgon meglio delle
ciance, darebbero prova di grande eloquenza tacendo. Io conosco degli
oratori, che se mai per avventura il fuoco si apprendesse alla Camera,
volontieri morrebbero arrostiti in compagnia degli onorevoli colleghi,
piuttostochè sacrificare un periodo.
Ma gli onorevoli di Tartavalle si mostrarono più discreti. Alle tre e
mezzo pomeridiane, cioè tre ore dopo l'ingresso dei signori Frigerio e
Zannadio, il Gallina aperse le invetriate, e presentossi al balcone per
annunziare al popolo le deliberazioni del consiglio.
Ma dove è andato il popolo sovrano? dove sono i militi della Guardia
Nazionale? chi ha dispersi gli uomini d'azione, il cui concorso è tanto
necessario all'impresa?
Tutti i consiglieri si accavalcano sul balcone, e girano intorno lo
sguardo, meravigliati di tanta solitudine.
Quand'ecco, lontano, sulla via di Taceno spunta una processione di
popolo preceduta da un drappello di Guardia Nazionale col vessillo
spiegato.
Il corteggio discende — la gran cassa della banda musicale desta gli
echi delle montagne — voci alte e liete si mescono al suono delle
trombe; gli uomini agitano i cappelli, le donne i fazzoletti...
— Che vuol dire tal novità? domanda il Gallina. — Fosse questo un
tentativo dei reazionarii...
Ma la folla si appressa... I militi si schierano sotto il balcone;
l'esercito si dispone in ordine di battaglia e presenta le armi...
A chi?
— Obbrobrio della nazione! grida il Gallina stendendo i pugni dal
parapetto...
I signori Frigerio e Zannadio a cavallo attraversano la piazzetta, e
rispondono con inchini ai viva entusiastici della moltitudine...
Un tale avvenimento, che riempie di meraviglia il Gallina e gli altri
onorevoli membri della Commissione popolare, non parrà strano ai nostri
lettori. Il medico Franchetti e i di lui colleghi, mentre l'assemblea
stava deliberando, hanno spiegato al popolo l'equivoco delle spie; e il
popolo, persuaso dalla autorevole testimonianza di parecchi milanesi i
quali assai bene conoscono il signor Frigerio e il signor Zannadio, si
affretta con una dimostrazione di simpatia e di rispetto a compensare
i due professori del danno patito.
— In nome della patria, in nome del pubblico decoro, in nome di
tutti i miei compaesani di Menaggio, io protesto contro l'illegale
manifestazione di una plebe sedotta, fors'anche comprata dall'oro
austriaco! grida il Gallina, volgendosi ai membri dell'assemblea.
— E noi tutti protestiamo! rispondono in coro i deputati.
— Siete voi disposti a morire? chiede con enfasi il Gallina agli
onorevoli membri. — Siete voi disposti a morire per la salute della
patria?...
Gli onorevoli esitano a rispondere. — La interpellanza è troppo
compromettente...
— Signori! — io ve lo chiedo per la terza ed ultima volta: siete voi
disposti a morire per la salute della patria?
— Io conosco troppo bene i miei doveri di deputato del popolo, risponde
uno degli astanti. — Chi rappresenterebbe, chi illuminerebbe, chi
governerebbe la nazione, se i deputati morissero?... Vivere è un
diritto pel resto degli uomini — per un rappresentante del popolo è
dovere!
— Bene! bravo! viva il maestro Gandolla di Bellano! — gridano gli
altri deputati, che in questa ispirata risposta riconoscono la propria
salvezza.
— E noi permetteremo, risponde il Gallina, che due spie, due emissarii
dell'Austria sian portati in trionfo ed acclamati da questa plebaglia
vigliacca che ci elesse all'onorevole incarico di rappresentarla?
— No! no! morte alle spie! morte alle spie! urlano in coro i deputati.
— Sì! morte alle spie! ripete il Franchetti precipitando nella
sala in compagnia de' suoi colleghi di Università. — Morte alle
vere spie, ai veri nemici d'Italia; morte ai don Basilii, che con
maschera da liberale vanno pel mondo a far l'ufficio di Satana, a
suscitare discordie e a seminare la gramigna nel buon grano. Oggi la
provvidenza ci ha fatto discoprire due di cotesti scellerati... e ha
posto in nostra mano tali documenti, ch'essi non potranno in verun
modo schermirsi dai rigori della legge! — Signor sindaco di Taceno:
io rimetto in vostra mano questi fogli, che gli illustri professori
Frigerio e Zannadio hanno rinvenuti sulla via di Bellano, e che
appartengono ai fratelli Albizzotti, sedicenti sensali di seta.
Così parlando, il Franchetti cavò di tasca un portafogli contenente
parecchie carte, e ne fece pubblicamente consegna al sindaco della
Comune.
— Come! i fratelli Albizzotti! — quei due signori che stamattina
erano al caffè... e facevano tanti brindisi all'Italia... a Vittorio
Emanuele... a Garibaldi!
— Erano due infami emissarii del partito austriaco — arruolavano
volontarii per l'esercito del papa — raccoglievano denaro per la cassa
di San Pietro — tenevano carteggio coi preti dell'_Armonia_ e della
_Civiltà Cattolica_ — Infine, come potrete rilevare dalle note preziose
che io vi ho presentate, erano venuti a Tartavalle per seminare la
reazione...
— Ma gli altri due... que' birbaccioni, che poco dianzi abbiam veduto
passare a cavallo fra i viva e le acclamazioni della moltitudine?...
— Sono due illustri Italiani, due professori di scienze naturali,
uomini d'ingegno elevato, di nobilissimi sensi, che spesero la vita
negli studi e nelle meditazioni — Essi venivano fra queste montagne per
investigare i misteri della natura, per risolvere le astruse questioni
della formazione del mondo... Ed è appunto di questi innocenti cultori
delle scienze che Iddio si è servito per isventare le trame di due
birbanti che certo non isfuggiranno al meritato castigo. I fratelli
Albizzotti, temendo che i signori Frigerio e Zannadio fossero davvero
emissari dell'Austria, e che il loro arresto potesse compromettere
qualche segreto di bottega, se la svignarono da Tartavalle poco prima
che vi arrivassero i due scienziati — e questi trovarono in sulla via
il portafoglio ch'io ebbi l'onore di presentarvi.
Prima che gli onorevoli deputati potessero riaversi dalla sorpresa
e convincersi dell'inganno, molto tempo ci volle. Le ciarle, le
discussioni, i commenti durarono parecchie ore, con grande rammarico
del Franchetti, cui premeva di prender parte al magnifico pranzo
ordinato in onore dei due scienziati. Ultimo a persuadersi fu il
Gallina; ma quando il dabben figliuolo ebbe esauriti tutti gli
argomenti d'opposizione, e trovossi isolato o piuttosto soffocato dal
voto concorde delle masse; il Franchetti lo prese per mano, e con dolce
violenza lo trasse fuor della sala per condurlo a complimentare i due
scienziati.
— Figliuolo mio, diceva il giovine medico all'ingenuo patriota di
Menaggio — il mondo molto spesso si inganna ne' suoi giudizii. — Un
uomo un po' eccentrico, un po' bizzarro nel vestito — un uomo timido,
circospetto, che poco parli, nulla si interessi de' fatti altrui,
facilmente vien preso in uggia e guardato di mal occhio. Credilo,
Gallina; i veri furfanti non sono coloro che più lo sembrano... Le vere
spie, i veri nemici d'Italia difficilmente si danno a conoscere....
Tu li vedrai manierosi, vivaci, brillanti... Li udrai declamare ne'
circoli... gridare a voce alta: viva la patria! Viva l'Italia! viva il
Re! — Io ho già imparato a diffidare di codesti ciarloni arroganti,
impudenti, sfrontati... che la cieca moltitudine adora!... L'esempio
degli Albizzotti ti serva di norma per l'avvenire... E se mai ti nasce
sospetto che qualche sconosciuto possa essere una spia, guardati dal
mettere in allarme le masse, come hai fatto sta volta... Pensa che se
io non avessi prevenuti i decreti dell'assemblea, il popolo sovrano
avrebbe lapidati a morte due luminari della scienza, due modelli di
virtù.
Così parlava con amorevolezza il Franchetti, conducendo il sartore di
Menaggio verso l'albergo.
Entrato nella sala, ove i due professori stavano pranzando, il Gallina
si presentò per fare le sue scuse. Ma prima ch'egli avesse il tempo di
proferire parola, la signora Menafuoco, seguita dalle due figliuole
Rosalba e Cornelia, si fece innanzi, e fatto un inchino a destra, un
altro a sinistra, parlò in tal guisa ai due scienziati:
«_Francamente_ ci siamo ingannate! noi ritrattiamo _esplicitamente_
quanto abbiamo potuto pensare o dire sul conto di due uomini _onesti_
quali voi siete. Accettate colle mie anche le rettifiche di Rosalba e
di Cornelia. Voi siete _onesto_; le nostre figlie sono _oneste_.....
Noi siamo contente di voi. — La nazione vi offre un banchetto in segno
di stima e di riconoscenza. — Noi lo approviamo! — Voi non rifiutate
l'offerta della nazione — sta bene! — Signori e signore: proseguite
pure nelle libere esercitazioni dei vostri diritti popolari — mangiate
di buon appetito — noi lo permettiamo. — Anzi per riparare ad una
involontaria omissione di questo onorevole comitato, noi ci assidiamo
con voi al liberale banchetto. Lo abbiamo detto, lo diciamo, e non
cesseremo di ripeterlo: In occasioni tanto solenni, noi saremo sempre
colla nazione!»