CAPITOLO VII.

L'imboscata.

Come l'uomo cammina fidente e sereno, quando abbia l'anima illibata

e la coscienza tranquilla! I signori Frigerio e Zannadio han già

dimenticate le occorse disavventure. Senz'odio e senza sospetto,

essi lasciano i paesi inospitali, dove rischiarono soccombere ad una

persecuzione inesplicabile. L'amore della scienza li guida pel nuovo

cammino. Essi procedono a passo lento, cogli occhi fissi a terra —

l'uno si inchina a raccogliere arbusti, l'altro si riempie le tasche

di ciottoli — quando si arrestano, gli è per considerare i vegetali o

i minerali raccolti, e ricambiarsi qualche utile osservazione.

— Oh! vedete quel giallume! esclamò lo Zannadio, additando al compagno

un pratello al di là della siepe... Io scommetto che que' fiori sono

gli ellebori gialli che voi andate cercando!...

Il Frigerio spicca salti dalla contentezza... Il pratello non è molto

discosto...

I due scienziati si adoperano colle mani e co' piedi per aprire una

breccia fra gli arbusti e le spine della siepe. — Dalli! abbatti!

taglia! rimuovi! alla fine ogni ostacolo è distrutto... I dotti

occipiti sono già sprofondati tra le foglie — le spalle si spingono

innanzi — le trippe contendono felicemente coi rami... quando — oh!

sorpresa! — una mano prepotente afferra per la coda i due professori,

e li trae dalla tana come due sorci sorpresi.

— Cane maledetto! tu non mi sfuggirai, grida il medico Franchetti,

tenendo saldo lo Zannadio per le falde del vestito e rotando nell'altra

mano un nodoso bastone.

— E tu pure... o birbone! grida il giovane studente, investendo la

schiena del dotto naturalista.

I due professori, col capo intricato fra i rami, si contorcono, si

dimenano, si difendono alla meglio colle pedate, urlando: al ladro!

all'assassino! e invocando soccorso in tutti i toni della paura.

— Volgiti costà, e mostrami il tuo grugno da patibolo! grida il

Franchetti allo Zannadio, facendolo girare come un paleo.

Il povero geologo cade a terra ginocchioni, leva le mani in atto

di preghiera, poi, riversando le saccoccie del soprabito da cui si

rovesciano parecchie dozzine di ciottoli: Signor ladro! dice piangendo;

pigliatevi pure tutta quanta la roba... ma lasciatemi la vita... per

l'amor di Dio!

Perchè mai il Franchetti si arresta immobile, pietrificato dallo

stupore?

Perchè mai il giovanetto, che poco dianzi investiva il signor Frigerio

con tanta violenza, non appena questi gli ha rivolta la faccia, dà

indietro due passi, e si tira il cappello sugli occhi per la vergogna?

I tre studenti, che furono della partita, abbassano le armi, si levano

il cappello, e rimangono nella attitudine di colpevoli colti in fallo.

— Oh perdono! mille volte perdono! prorompe il Franchetti, deponendo

il randello, e stendendo la mano al geologo, che giace tuttavia

inginocchiato sull'erba... Voi; voi!... mio professore!... Voi...

l'amico degli studenti! l'onore dell'Università!... Voi, che io venero

e stimo fra tutti gli scienziati d'Italia!... Oh! lo imbecille! lo

sciagurato ch'io fui!... Sorgete, non temete di nulla!... A me... a me

si aspetta piegare il ginocchio dinanzi a voi... e implorare una parola

di indulgenza!...

Lo Zannadio ed il Frigerio si levano in piedi e si guardano l'un

l'altro come smemorati, mentre i circostanti colle più entusiastiche

dimostrazioni di riverenza e di affetto cercano rassicurarli...

— Ma dunque, perchè ci avete aggredito con tanta furia? perchè quei

randelli levati sulle nostre spalle? domanda l'ingenuo Zannadio.

— Per chi mi avevate preso? chiede il Frigerio alla sua volta.

— Signor professore!...

— Signor maestro!...

— Signor ripetitore!...

— Ebbene?... parlate dunque!... A voi, dottor Franchetti...

Pronunziatela alfine questa parola, che dev'essere per noi la soluzione

dell'enigma!... Noi comprendiamo che qui avvenne un equivoco...

— Oh! sì! un equivoco fatale! risponde il Franchetti. Ed ora che

bene ci rifletto, ringrazio la provvidenza di avermi fatta nascere

l'ispirazione di venirvi incontro con questi miei colleghi. Se per

caso foste caduti nelle mani del popolo... a quest'ora non rimarrebbe

di voi neppure una scheggia d'osso... Quei sciagurati vi avrebbero

fatti in brani. Volete ch'io ve la dica tonda e schietta, l'orribile

parola?... Mentre noi stiamo qui ragionando, laggiù a Tartavalle havvi

un'assemblea, un tribunale popolare, che sta deliberando qual genere

di martirio vi si debba applicare. Nell'opinione di quei popolani voi

siete _due spie dell'Austria_.

Racconti politici · 第 82 / 104 题