In quel momento Ernani rientrava nel cortile tutto affannato. Quel
gracile fanciullo di sedici anni, giuocando cogli altri contadinelli,
si era fatto tutto rosso — le sue guancie diafane stillavano come il
muro di una cantina.
— Diamine!... Mi vai tutto in sudore, figliuolo mio! Ci vuol altro...
ci vuol altro! Con Garibaldi bisogna marciare! Venti... qualche volta
trenta miglia al giorno... e a gamba levata!
— Oh! non dubitare, papà Gregorio! — rispose il fanciullo — io non ho
paura delle marcie.
— E degli schioppi... avrai tu paura? chiese don Remondo accarezzando
il fanciullo collo sguardo.
— Degli schioppi...! Ma ne avremo anche noi degli schioppi, non è vero,
papà Gregorio?...
— Per noi due il governo non avrà da far spese... c'è tutto... Gli
schioppi, le baionette, il sacco, le cartuccie... Questa volta ci siamo
provveduti in tempo...
— Ma dunque? andremo proprio con Garibaldi? domandò il fanciullo
saltando al collo del vecchio.
— Sicuro che ci andremo...
— Quando?
— Quando... quando!... Bisogna domandarlo a lui... a don Remondo... Ci
capisco io qualche cosa di queste gazzette?... Là! fatemi il favore,
don Remondo... tornate un po' a leggere il proclama di Garibaldi!
— Ma finora non ci sono proclami — rispose il prete — non sono che
notizie da Caprera... dei _si dice_...
— Ma... dei _si dice_...! come nel cinquantanove! E mentre quegli altri
si battevano, noi stavamo qui a masticare dei _si dice_!... Ernani: va
a dormire!
— A dormire!... Così presto?... Ma io non ho sonno...
— Va a dormire, ti dico: domattina verrò a svegliarti di buon'ora... e
andremo tutti e due... dove s'ha da andare...
— Da Garibaldi!... esclamò il fanciullo battendo le palme.
E di nuovo saltò al collo del vecchio; poi, senza dire parola, Ernani
s'avviò alla cucina, salì per una scaletta di legno e disparve.
— Che vuol dire questa novità? — domandò il prete — se n'è andato senza
salutarmi!
— Quel ragazzo aveva voglia di piangere... Io l'ho capito... Oh! non
dormirà questa notte... il povero figliuolo!
— Ma dunque... anche lui... ha una gran voglia di andare alla guerra!
A quell'età! E si può dire che egli non sa nemmeno cosa siano quei
maledetti che a noi hanno fatto tanto male!
— Ditemi un po', don Remondo — prese a dire Gregorio col tono
misterioso di chi sta per rivelare un grande segreto. Ditemi un poco:
perchè ci siete andato... perchè ci tornerete anche voi alla guerra?
cosa vi hanno fatto di male, a voi, quegli scomunicati di tedeschi?
— Io vado a battermi — rispose don Remondo con qualche imbarazzo — io
vado a battermi per un principio... perchè ho veduto le atrocità che
i tedeschi hanno commesso nella nostra povera valle... uccidendo tanti
poveri innocenti...
— Dite la verità, don Remondo — fra questi poveri innocenti non c'era
qualcheduno che vi apparteneva.... al quale eravate specialmente
affezionato... qualche amico?...
— Ebbene... sì!... capisco... dove mira il tuo discorso... Tutti
abbiamo le nostre debolezze... Noi preti si vive nell'isolamento...
non abbiamo famiglia... Io amava il mio bracco come un amico... Alla
fine non è un delitto portar un po' di affezione alle bestie che
sono anch'esse creature di Dio! Cosa aveva fatto di male quel povero
_Fido_?... Vedendo quelle _monture_ bianche e quelle sciabole, s'era
messo ad abbaiare... Ed essi — bel coraggio! bella forza!... pinf!
panf! me l'hanno freddato con due palle nella testa!
— E voi non l'avete più perdonata a quei mostri! — proseguì Gregorio —
si capisce! Ma a quel ragazzo... vedete!... a quel ragazzo i tedeschi
hanno ucciso ben altro che un cane...! Hanno ucciso la persona che
tutti al mondo si tengono più cara — la persona che egli ama, che
egli adora senza averla conosciuta... una santa che prega per lui in
paradiso... sua madre.
— Ma dunque... — esclamò il prete — questo ragazzo che da cinque o sei
anni ti sei tirato in casa... che tutti credono tuo nipote...?
— Sotto voce... che nessuno ci senta! — sì!... è lui — badate che io
vi parlo come se foste il mio confessore — è il figlio della mia povera
Martina!