Per che modo si viene da l'obedienzia generale a la particulare. E
de la excellenzia de le religioni.
--L'anima che con amore ha preso il giogo de l'obbedienzia de'
comandamenti, seguitando la doctrina della mia Veritá, per lo modo che
decto t'ho, con l'exercizio exercitandosi in virtú in questa generale
obbedienzia, verrá alla seconda con quello lume medesimo che venne alla
prima. Perché col lume della sanctissima fede avará cognosciuto nel
sangue de l'umile Agnello la mia veritá, l'amore ineffabile che Io gli
ho e la fragilitá sua, che non risponde, con quella perfeczione che
debba, a me.
Va cercando con questo lume in che luogo e in che modo possa rendermi il
debito, e conculcare la propria fragilitá e uccidere la volontá sua.
Raguardando, ha trovato il luogo col lume della fede, cioè la sancta
religione. La quale è fatta dallo Spirito sancto, posta come navicella
per ricevere l'anime che vogliono còrrire a questa perfeczione, e
conducerle a porto di salute. El padrone di questa navicella è lo
Spirito sancto, che in sé non manca mai per difecto di veruno subdito
religioso che trapassasse l'ordine suo: non può offendere questa
navicella, ma offende se medesimo. È vero che, per difecto di colui che
tenesse il timone, la fa andare a onde; e questi sonno e' gattivi e
miserabili pastori, prelati posti dal padrone di questa navicella. Ella
è di tanto dilecto in se medesima, che la lingua tua nol potrebbe
narrare.
Dico che questa anima, cresciuto il fuoco del desiderio, con odio sancto
di sé avendo trovato il luogo, col lume della fede v'entra dentro morta,
se egli è vero obbediente, cioè che perfectamente abbi observata
l'obbedienzia generale. E se egli v'entra inperfecto, non è però che non
possa giognere alla perfeczione: anco vi giogne, volendo exercitare in
sé la virtú de l'obbedienzia. Anco la maggiore parte di quegli che
v'entrano sonno inperfecti: chi v'entra con perfeczione, chi v'entra per
fanciullezza, chi v'entra per timore, chi per pena e chi per lusinghe.
Ogni cosa sta poi in exercitarsi nella virtú e in perseverare infino
alla morte; ché per l'entrare veruno giudicio non si può ponere, ma solo
nella perseveranzia. Però che molti sonno paruti che sieno andati
perfecti, che hanno poi voltato el capo adietro, o stati ne l'ordine con
molta inperfeczione. Sí che il modo e l'acto, con che entrano nella
navicella (che sono tucti ordinati da me, chiamandoli in diversi modi),
non si può giudicare; ma solo l'affecto di colui che dentro vi persevera
con vera obbedienzia.
Questa navicella è ricca, che non bisogna al subdito che abbi pensiero
veruno di quello che gli bisogni né spiritualmente né temporalmente;
però che, se egli è vero obbediente e observatore de l'ordine, egli è
proveduto dal padrone dello Spirito sancto, come tu sai ch'Io ti dixi,
quando ti parlai della providenzia mia, che i servi miei, se essi erano
povari, non erano mendíchi: cosí costoro; sí che trovavano la loro
necessitá. Bene la provavano e pruovano quegli che sonno observatori de
l'ordine. Unde vedi che, ne' tempi che gli ordini si reggevano in fiore
di virtú con vera povertá e con caritá fraterna, non lo' venne mai meno
la substanzia temporale, ma avevanne piú che non richiedeva il loro
bisogno. Ma, perché e' ci è intrata la puzza de l'amore proprio in
vivere in particulare, ed è mancata l'obbedienzia, lo' viene meno la
sustanzia temporale. E quanta piú ne posseggono, in maggiore
mendicaggine si truovano. Giusta cosa è che, infino alle cose minime,
pruovino che fructo lo' dá la disobbedienzia; ché, se fussero
obbedienti, observarebbero il voto della povertá e non terrebbero
proprio, né vivarebbero in particulare.
Truovaci la ricchezza delle sancte ordinazioni, poste con tanto ordine e
con tanto lume da coloro che erano facti tempio di Spirito sancto.
Raguarda Benedecto con quanto ordine ordinò la navicella sua. Raguarda
Francesco con quanta perfeczione e odore di povertá, con le margarite
delle virtú, egli ordinò la navicella de l'ordine suo, dirizzandoli
nella via dell'alta perfeczione; ed egli fu il primo che la fece, dando
lo' per sposa la vera e sancta povertá, la quale aveva presa per se
medesimo, abbracciando le viltá. Spiacendo a se medesimo, non disiderava
di piacere a veruna creatura fuore della volontá mia; anco desiderava
d'essere avilito nel mondo, macerando il corpo suo e uccidendo la
volontá, vestitosi degli obrobri, pene e vitopèri per amore de l'umile
Agnello, col quale egli s'era conficto e chiavellato per affecto d'amore
in su la croce: intantoché, per singulare grazia, nel corpo suo apárbero
le piaghe della mia Veritá, mostrando nel vasello del corpo quello che
era ne l'affecto de l'anima sua. Sí che egli lo' fece la via.
Ma tu mi dirai:--E non sonno fondate in questo medesimo l'altre?--Sí; ma
in ogniuno non è principale (poniamo che tucte sieno fondate in questo),
ma adiviene come delle virtú: tucte le virtú hanno vita dalla caritá; e
nondimeno, come in altri luoghi t'ho decto, a cui è propria l'una, e a
cui è propria l'altra, e nondimeno tucti stanno in caritá. Cosí questi:
a Francesco povarello gli fu propria la vera povertá, facendo il suo
principio della navicella, per affecto d'amore, in essa povertá, con
molto ordine strecto, da gente perfecta e non comune, da pochi e buoni.
«Pochi» dico, perché non sonno molti quelli che eleggono questa
perfeczione; ma per li difecti loro sonno moltiplicati in gente e venuti
meno in virtú: non per difecto della navicella, ma per li disobbedienti
subditi e gattivi governatori.
E se tu raguardi la navicella del padre tuo Domenico, dilecto mio
figliuolo, egli l'ordinò con ordine perfecto, ché volse che attendessero
solo a l'onore di me e salute de l'anime col lume della scienzia. Sopra
questo lume volse fare il principio suo, non essendo però privato della
povertá vera e volontaria. Anco l'ebbe, e, in segno ch'egli l'aveva e
dispiacevali il contrario, lassa per testamento a' figliuoli suoi per
ereditá la maladiczione sua e la mia, se essi posseggono o tengono
possessione veruna in particulare o in generale, in segno ch'egli aveva
electa per sua sposa la reina della povertá. Ma per piú proprio suo
obiecto prese il lume della scienzia, per stirpare gli errori che a
quello tempo erano levati. Egli prese l'officio del Verbo, unigenito mio
Figliuolo. Drictamente nel mondo pareva uno apostolo: con tanta veritá e
lume seminava la parola mia, levando la tenebre e donando la luce. Egli
fu uno lume, che Io porsi al mondo col mezzo di Maria, messo nel corpo
mistico della sancta Chiesa come stirpatore de l'eresie.
Perché dixi «col mezzo di Maria»? Perché Maria gli die' l'abito:
commesso fu l'officio a lei dalla mia bontá. In su che mensa fa mangiare
e' figliuoli suoi col lume della scienzia? Alla mensa della croce, in su
la quale croce è posta la mensa del sancto desiderio, dove si mangia
anime per onore di me. Egli non vuole ch'e' figliuoli suoi attendano ad
altro se non a stare in su questa mensa col lume della scienzia, a
cercare solo la gloria e loda del nome mio e la salute de l'anime. E,
acciò che non attendano ad altro, tolle la cura delle cose temporali,
ché vuole che sieno poveri. Vero è che egli mancava in fede, temendo che
non fussero proveduti? Non mancava, ché egli era vestito delle fede, ma
con ferma speranza sperava nella providenzia mia.
Vuole che observino l'obbedienzia, sieno obbedienti a fare quello che
sonno posti. E perché il vivere inmondamente obfusca l'occhio de
l'intellecto; e non tanto de l'intellecto, ma per questo miserabile
vizio ne manca il vedere corporale; unde egli non vuole che lo' sia
inpedito questo lume, col quale lume meglio e piú perfectamente
acquistano el lume della scienzia: però pone il terzo voto della
continenzia, e in tucti vuole che l'observino con vera e perfecta
obbedienzia. Bene che al dí d'oggi male s'observi; anco la luce della
scienzia pervertono in tenebre con la tenebre della superbia: non che
questa luce in sé riceva tenebre, ma quanto a l'anime loro. Dove è
superbia non può essere obbedienzia; e giá ti dixi che tanto era umile
quanto obbediente, e tanto obbediente quanto umile. E, trapassando il
voto de l'obbedienzia, rade volte è che non trapassi quel della
continenzia, o mentalmente o actualmente.
Sí che egli ha ordinata la navicella sua legata con questi tre
funicelli: con obbedienzia, continenzia e vera povertá. Egli la fece
tucta reale, non strignendola ad colpa di peccato mortale. Alluminato da
me, vero lume, con providenzia providde a quegli che fussero meno
perfecti; ché, benché tucti quegli che observano l'ordine sieno
perfecti, nondimeno anco in vita è piú perfecto uno che un altro; e,
perfecti e non perfecti, tucti ci stanno bene in questa navicella. Egli
s'acostò con la mia Veritá, mostrando di non volere la morte del
peccatore, ma che si convertisse e vivesse. Tucta larga, tucta gioconda,
tucta odorifera, uno giardino dilectosissimo in sé; ma e' miseri non
observatori de l'ordine, ma trapassatori, l'hanno tucto insalvatichito,
tucto ingrossato con poco odore di virtú e lume di scienzia in quegli
che si notricano al pecto de l'ordine. Non dico «ne l'ordine», che in
sé, com'Io ti dixi, ha ogni dilecto; ma non era cosí nel principio suo,
che egli era uno fiore: anco c'erano uomini di grande perfeczione:
parevano uno sancto Pavolo, con tanto lume, che a l'occhio loro non si
parava tenebre d'errore che non si dissolvesse.
Raguarda il glorioso Tommasso, che con l'occhio de l'intellecto suo
tucto gentile si specolava nella mia Veritá, dove acquistò lume
sopranaturale e scienzia infusa per grazia; unde egli l'ebbe piú col
mezzo de l'orazione che per studio umano. Questi fu una luce
ardentissima, che rende lume ne l'ordine suo e del corpo mistico della
sancta Chiesa, spegnendo le tenebre de l'eresie.
Raguardami Pietro vergine e martire, che col sangue suo die' lume nelle
tenebre delle molte eresie; che tanto l'ebbe in odio, che se ne dispose
a lassarvi la vita. E, mentre che visse, l'exercizio suo non er'altro
che orare, predicare, disputare con gli eretici e confessare,
annunziando la veritá e dilatando la fede senza veruno timore. Ché non
tanto ch'egli la confessasse nella vita sua, ma infine a l'ultimo della
vita. Unde, nella extremitá della morte, venendoli meno la voce e lo
'nchiostro, avendo ricevuto il colpo, egli intinse il dito nel sangue
suo: non ha carta questo glorioso martire, e però s'inchina e scrive in
terra confessando la fede, cioè il «_Credo in Deum_». El cuore suo
ardeva nella fornace della mia caritá, e però non allentò e' passi
voltando il capo adietro, sapendo che doveva morire (però che, prima che
egli morisse, gli revelai la morte sua); ma, come vero cavaliere, senza
timore servile, egli esce fuore in sul campo della bactaglia.
E cosí molti te ne potrei contiare, e' quali, perché non avessero il
martirio actualmente, l'avevano mentalmente, sí come ebbe Domenico. Odi
lavoratori, che questo padre misse nella vigna sua a lavorare,
extirpando le spine de' vizi e piantando le virtú! Veramente Domenico e
Francesco sonno stati due colonne nella sancta Chiesa: Francesco con la
povertá, che principalmente gli fu propria, come decto è; e Domenico con
la scienzia.