CAPITOLO CXLVI

Repetizione breve de le predecte cose. Poi parla sopra quella

parola che dixe Cristo a sancto Pietro, quando dixe: «Mecte la rete

da la parte dextra de la nave».

--Hotti narrato e hai veduto, meno che l'odore d'una sprizza che è non

cavelle a comparazione del mare, come Io proveggo le mie creature,

avendoti parlato in generale e in particulare. E ora per questi stati,

contandoti prima del Sagramento, come Io proveggo e per che modo a fare

crèsciare la fame ne l'anima, e come Io procuro dentro nel sentimento de

l'anime, ministrando lo' la grazia col mezzo del servidore dello Spirito

sancto: allo iniquo per riducerlo in stato di grazia, allo inperfecto

per farlo giognere a perfeczione, al perfecto per augmentare e crescere

la perfeczione in lui, perché sète acti a crescere, e per farli buoni e

perfecti mezzi tra l'uomo, che è caduto in guerra, e me. Perché giá ti

dixi, se ben ti ricorda, che col mezzo de' servi miei Io farei

misericordia al mondo e col molto sostenere riformarei la sposa mia.

Veramente questi cotali si possono chiamare un altro Cristo crocifixo

unigenito mio Figliuolo, perché hanno preso a fare l'offizio suo. Egli

venne come tramezzatore, per levare la guerra e reconciliare in pace con

meco l'uomo, col molto sostenere infino a l'obbrobriosa morte della

croce. Cosí questi cotali vanno crociati, facendosi mezzo con

l'orazione, con la parola e con la buona e sancta vita, ponendola per

exempro dinanzi a loro. Rilucono le pietre preziose delle virtú con

pazienzia, portando e sopportando i loro difecti. Questi sonno e' lami

con che essi pigliano l'anime. Essi gictano la rete da la mano dricta e

non da la manca, come dixe la mia Veritá a Pietro e agli altri discepoli

doppo la resurreczione; però che la mano manca del proprio amore è morta

in loro, e la mano dricta è viva d'uno vero e schiecto, dolce e divino

amore, col quale gictano la rete del sancto desiderio in me, mare

pacifico. E giugnendo la storia che fu inanzi a la resurreczione con

quella che fu doppo, sappi che, tirando a loro la rete, richiudendola

nel cognoscimento di loro, pigliano tanta abondanzia di pesci d'anime,

che si conviene che chiamino il compagno perché gli aiti a trarli della

rete, però che solo non può. Perché nello strignere e nel gittare gli

conveniva la compagnia della vera umilitá, chiamando il proximo per

dileczione, chiedendo che gli aiti a trare questi pesci de l'anime.

E che questo sia vero, tu il vedi ne' servi miei e pruovi: ché sí grande

peso lo' pare a tirare queste anime che sonno prese nel sancto desiderio

loro, che chiamano compagnia, e vorrebero che ogni creatura che ha in sé

ragione gli aitasse, con umilitá reputandosi insufficienti. E però ti

dixi che chiamavano l'umilitá e la caritá del proximo, ché gli aitasse a

trare questi pesci. Tirando, ne trae in grandissima abondanzia: poniamo

che molti per li loro difecti n'escono, che non stanno rinchiusi nella

rete. La rete del desiderio gli ha ben tucti presi, perché l'anima,

affamata de l'onore mio, non si chiama contenta a una particella, ma

tucti gli vuole: e' buoni di manda perché gli aitino a mectere e' pesci

nella rete sua, acciò che si conservino e crescano la perfeczione.

Gl'imperfecti vorrebbe che fussero perfecti, e' gattivi vorrebbe che

fussero buoni, gl'infedeli tenebrosi vorrebbe che tornassero al lume del

sancto baptesimo. Tucti gli vuole: di qualunque stato o condizione si

siano, perché tucti gli vede in me, creati dalla mia bontá in tanto

fuoco d'amore e ricomprati del sangue di Cristo crocifixo unigenito mio

Figliuolo. Sí che tucti gli ha presi nella rete del sancto desiderio

suo. Ma molti n'escono, come decto è, che si partono dalla grazia per li

difecti loro: e gl'infedeli e gli altri che stanno in peccato mortale.

Non è però che essi non siano in quello desiderio per continua orazione:

però che, quantunque l'anima si parta da me per le colpe sue, e da

l'amore e conversazione che debbono avere a' servi miei, e debita

reverenzia; non è però diminuito, né debba diminuire, l'affecto della

caritá in loro. Sí che essi gictano questa dolce rete dalla mano dricta.

O figliuola carissima, se tu considerrai punto l'acto che fece il

glorioso appostolo Pietro, il quale si conta nel sancto Evangelio, che

gli fece fare la mia Veritá quando gli comandò che gittasse la rete nel

mare, Pietro rispose che tucta nocte s'era afadigato e neuno n'aveva

potuto avere, dicendo:--«Ma nel comandamento e alla parola tua, io la

gittarò»;--gittandola, ne prese in tanta abondanzia, che solo non poté

tirarla fuore, e chiamò e' discepoli che l'aitassero. Dico che in questa

figura, la quale fu in veritá cosí (ma figura te per quello che decto Io

t'ho), tu la troverai che ella t'è propria. E fotti sapere che tucti e'

misteri e modi che tenne la mia Veritá nel mondo, e co' discepoli e

senza e' discepoli, erano figurativi dentro ne l'anima de' servi miei, e

in ogni maniera di genti; acciò che in ogni cosa poteste avere regola e

doctrina, speculandovi col lume della ragione: e a' grossi e a' sottili,

a quegli che hanno basso intendimento e alto; ogniuno può pigliare la

parte sua, pure che voglia.

Dixiti che Pietro al comandamento del Verbo gittò la rete. Sí che fu

obbediente, credendo con fede viva poterli pigliare; e però ne prese

assai, ma non nel tempo della nocte. Sai tu qual è il tempo della nocte?

È la scura nocte del peccato mortale, quando l'anima è privata del lume

della grazia. In questa nocte veruna cosa prende, però che gitta

l'affecto suo non nel mare vivo, ma nel morto, dove truova la colpa, che

è non cavelle. Indarno s'affadiga con grandi e intollerabili pene, senza

veruna utilitá: fannosi márteri del dimonio e non di Cristo crocifixo.

Ma, apparendo el dí, che egli esce della colpa e torna a lo stato della

grazia, gli appariscono nella mente sua e' comandamenti della Legge, e'

quali li comandano che gitti questa rete nella parola del mio Verbo,

amando me sopra ogni cosa e il proximo come se medesimo. Allora con

obbedienzia e col lume della fede, con ferma speranza, la gitta nella

parola sua, seguitando la doctrina e le vestigie di questo dolce e

amoroso Verbo, e discepoli. E come gli piglia, e cui egli chiama, giá te

l'ho decto di sopra, e però non te gli ricapitolo piú.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 167 / 221 题