Come Dio providde dando la speranza ne le sue creature. E come chi
piú perfectamente spera, piú perfectamente gusta la providenzia
sua.
--Anco gli ho dato el refrigerio della speranza, se col lume della
sanctissima fede raguarda el prezzo del Sangue che è pagato per lui, el
quale gli dá ferma speranza e certezza della salute sua. Negli obrobri
di Cristo crocifixo gli è renduto l'onore; ché se con tucte le membra
del corpo suo egli offende me, e Cristo benedecto, dolcissimo mio
Figliuolo, in tucto el Corpo suo ha sostenuti grandissimi tormenti, e
con la sua obbedienzia ha levata la vostra disobbedienzia. Dalla quale
obbedienzia tucti avete contracto la grazia, sí come per la
disobbedienzia tucti contraeste la colpa.
Questo v'ha conceduto la mia providenzia, la quale, dal principio del
mondo infino al dí d'oggi, ha proveduto e provederá, infino a l'ultimo,
a la necessitá e salute dell'uomo in molti e diversi modi (secondo che
Io, giusto e vero medico, veggo che vi bisogna a le vostre infermitá),
secondo che n'ha bisogno per renderli sanitá perfecta o per conservarlo
nella sanitá. La mia providenzia non mancará mai, a chi la vorrá
ricevere, in quegli che perfectamente sperano in me. E chi spera in me,
bussa e chiama in veritá, non solamente con la parola, ma con affecto e
col lume della sanctissima fede, gustaranno me nella providenzia mia; ma
non coloro che solamente bussano e suonano col suono della parola,
chiamandomi:--Signore, Signore!--Dicoti che, se essi con altra virtú non
m'adimandano, non saranno conosciuti da me per misericordia, ma per
giustizia. Sí che Io ti dico che la mia providenzia non mancará a chi in
veritá spera in me, ma in chi si dispera di me e spera in sé.
Sai che speranza in due cose contrarie non si può ponere. Questo volse
dire a voi la mia Veritá nel sancto Evangelio, quando dixe: «Veruno può
servire a due signori»; ché, se serve a l'uno, è incontempto a l'altro.
Servire non è senza speranza, però che 'l servo, che serve, serve con
esperanza che ha nel prezzo e utilitá che se ne vede trare, o con
esperanza che egli ha di piacere al signore suo. Onde al nemico del suo
signore punto non servirebbe; el quale servizio fare non potrebbe senza
alcuna speranza. Onde, servendo e sperando, si vederebbe privare di
quello che aspectava dal signore suo. Or cosí pensa, carissima
figliuola, che adiviene a l'anima: o egli si conviene che ella serva e
speri in me, o serva e speri nel mondo e in se medesima: però che tanto
serve al mondo, fuore di me, di servizio sensuale, quanto serve e ama la
propria sensualitá; del quale amore e servizio spera d'avere dilecto,
piacere e utilitá sensitiva. Ma, perché la speranza sua è posta in cosa
finita, vana e transitoria, però gli viene meno, e non giogne in effecto
di quel che desiderava. Mentre che egli spera in sé e nel mondo, none
spera in me: perché 'l mondo, cioè i desidèri mondani dell'uomo sono a
me in odio, e in tanta abominazione mi furono che Io diei l'unigenito
mio Figliuolo a l'obrobriosa morte della croce; onde il mondo non ha
conformitá meco, né Io con lui. Ma l'anima, che perfectamente spera in
me e serve con tucto el cuore e con tucto l'affecto suo, subbito per
necessitá, per la cagione decta, si conviene che si disperi di sé e del
mondo, di speranza posta con propria fragilitá.
Questa vera e perfecta speranza è meno e piú perfecta, secondo la
perfeczione de l'amore che l'anima ha in me. E cosí, perfecta e
imperfecta, gusta della providenzia mia: piú perfectamente la gustano e
la ricevono quegli che servono e sperano di piacere solamente a me, che
quegli che servono con esperanza del fructo e per dilecto che trovassero
in me. Questi primi sonno quegli che, ne l'ultimo stato de l'anima, Io
ti narrai della loro perfeczione. E questi, che Io ora ti conto, sonno
e' secondi e i terzi, che vanno con esperanza del dilecto e del fructo,
e sonno quegli imperfecti de' quali Io ti contai narrandoti degli stati
de l'anima.
Ma, in veruno modo, a' perfecti e agli imperfecti non mancará la mia
providenzia, purché l'uomo non presummi né speri in sé. El quale
presummere e sperare in sé, perché esce da l'amore proprio, obfusca
l'occhio de l'intellecto, traendone el lume della sanctissima fede. Unde
non va con lume di ragione, e però non cognosce la mia providenzia, non
che egli non ne pruovi. Però che neuno è, né giusto né peccatore, che
non sia proveduto da me, perché ogni cosa è facta e creata da la mia
bontá, però che Io so' Colui che so', e senza me veruna cosa è facta, se
non solo el peccato che non è. Sí che essi ricevono bene della mia
providenzia, ma non la intendono, perché non la cognoscono: non
cognoscendola, non l'amano: e però non ne ricevono fructo di grazia.
Ogni cosa veggono torta, dove ogni cosa è dricta. E, sí come ciechi,
ogni cosa vegono in tenebre, e la tenebre in luce, perché hanno posta la
speranza e il servizio loro nella tenebre, unde caggiono in mormorazione
e vengono ad impazienzia.
E come sonno tanto macti? Doh, carissima figliuola, come possono essi
credere che Io, somma ed etterna bontá, possa volere altro che il loro
bene nelle cose piccole che tucto dí Io permecto per salute loro, quando
pruovano che Io non voglio altro che la loro sanctificazione nelle cose
grandi? Ché, con tucta la loro ciechitá, non possono fare che almeno con
uno poco di lume naturale non veggano la bontá mia e il benefizio della
mia providenzia, la quale truovano (e non la possono dinegare) nella
prima creazione e nella ricreazione che ha ricevuto l'uomo nel Sangue,
ricreandolo a grazia, sí come decto t'ho. Questa è cosa sí chiara e
manifesta che non possono dire di no. Poi mancano e vengono meno a
l'ombra loro, perché questo lume naturale non è stato exercitato in
virtú. El macto uomo non vede che di tempo in tempo Io ho proveduto
generalmente al mondo, e in particulare a ogniuno secondo el suo stato.
E perché veruno è che in questa vita stia fermo, ma sempre si muta di
tempo in tempo in sino che egli è gionto a lo stato suo fermo, sempre il
provego di quel che gli bisogna nel tempo che egli è.