Di molti altri defecti de' predecti ministri, e singularmente
dell'andare per le taverne e del giocare e del tenere le concubine.
--Unde riceve l'anima loro tanta puzza? da la propria loro sensualitá.
La quale sensualitá con amore proprio hanno facta donna, e la tapinella
anima hanno facta serva; dove Io gli feci liberi, col sangue del mio
Figliuolo, della liberazione generale, quando tucta l'umana generazione
fu tracta della servitudine del dimonio e della sua signoria. Questa
grazia ricevette ogni creatura che ha in sé ragione; ma questi miei unti
gli ho liberati dalla servitudine del mondo e postigli a servire solo
me, Dio etterno, a ministrare i sacramenti della sancta Chiesa. E hogli
facti tanto liberi, che non ho voluto né voglio che neuno signore
temporale di loro si faccia giudice. E sai che merito, dilectissima
figliuola, essi mi rendono di tanto benefizio quanto hanno ricevuto da
me? El merito loro è questo: che continuamente mi perseguitano in tanti
diversi e scellerati peccati, che la lingua tua non gli potrebbe narrare
e a udirlo ci verresti meno. Ma pure alcuna cosa te ne voglio dire,
oltre a quel ch'Io t'ho decto, per darti piú materia di pianto e di
compassione.
Eglino debbono stare in su la mensa della croce per sancto desiderio, e
ine notricarsi del cibo de l'anime per onore di me. E benché ogni
creatura che ha in sé ragione questo debba fare, molto maggiormente el
debbano fare costoro che Io ho electi perché vi ministrino el Corpo e 'l
Sangue di Cristo crocifixo unigenito mio Figliuolo, e perché vi diano
exemplo di sancta e buona vita, e, con pena loro e con sancto e grande
desiderio seguitando la mia Veritá, prendano el cibo de l'anime vostre.
Ed essi hanno presa per mensa loro le taverne: ine, giurando e
spergiurando, con molti miserabili difecti, pubblicamente, come uomini
aciecati e senza lume di ragione, sonno facti animali per li loro
difecti e stanno in acti, in facti e in parole lascivamente.
E non sanno che si sia Officio; e se alcuna volta el dicono, el dicono
con la lingua, e 'l cuore loro è dilunga da me! Essi stanno come ribaldi
e barattieri; e poi che hanno giocata l'anima loro e messala nelle mani
delle dimonia, ed essi giuocano e' beni de la Chiesa, e la sustanzia
temporale, la quale ricevono in virtú del Sangue, giuocano e sbaractano.
Unde i poveri non hanno el debito loro; e la Chiesa n'è sfornita, e non
con quelli fornimenti che le sonno necessari. Unde, perché essi sonno
facti templo del diavolo, non si curano del templo mio. Ma quello
adornamento, che debbono fare nel templo e nella Chiesa per riverenzia
del Sangue, egli el fanno nelle case loro dove essi abitano. E peggio è
però che essi fanno come lo sposo che adorna la sposa sua; cosí questi
dimòni incarnati, del bene della Chiesa adornano la diavola sua, con la
quale egli sta iniquamente e immondamente. E senza veruna vergogna le
faranno andare, stare e venire, mentre ch'e' miseri dimòni saranno a
celebrare a l'altare. E non si curaranno che questa miserabile diavola
vada, co' figliuoli a mano, a fare l'offerta con l'altro popolo.
O dimòni sopra dimòni! Almeno le iniquitá vostre fussero piú nascoste
negli occhi de' vostri subditi; ché, facendole nascoste, offendete me e
fate danno a voi, ma non fate danno al proximo, ponendo actualmente la
vita vostra scellerata dinanzi a loro, però che per lo vostro exemplo
gli sète materia e cagione, non che egli esca de' peccati suoi, ma che
egli caggia in quegli simili e maggiori che avete voi. È questa la
puritá che Io richeggio al mio ministro quando egli va a celebrare a
l'altare? Questa è la puritá che egli porta: che la mactina si levará
con la mente contaminata e col corpo suo corrocto, stato e giaciuto
nello immondo peccato mortale, e andará a celebrare. O tabernacolo del
dimonio, dove è la vigilia della nocte col solenne e devoto Offizio?
dove è la continua e devota orazione? Nel quale tempo della nocte tu ti
debbi disponere al misterio che hai a fare la mactina, con uno
cognoscimento di te, cognoscendoti e reputandoti indegno a tanto
misterio, e con uno cognoscimento di me che per la mia bontá te n'hoe
facto degno e non per li tuoi meriti, e factoti mio ministro, acciò che
'l ministri a l'altre mie creature.