CAPITOLO CVI

De' segni da cognoscere quando le visitazioni e visioni mentali

sono da Dio o dal demonio.

--Ora ti dichiararò di quello che tu mi dimandasti sopra el segno che Io

ti dixi che Io davo ne l'anima a cognoscere la visitazione che riceve

l'anima o per visioni o altre consolazioni che le paia ricevere. E

dissiti el segno per lo quale ella si potesse cognoscere quando fusse da

me o no. El suo segno era l'allegrezza che rimaneva ne l'anima doppo la

visitazione, e la fame delle virtú, e spezialmente unta della virtú

della vera umilitá, e arsa nel fuoco della divina caritá.

Ma perché tu m'adimandi se ne l'allegrezza si potesse ricevere inganno

alcuno (però che, cognoscendolo, ti vorresti attenere a la parte piú

sicura, cioè al segno della virtú che non può essere ingannata), Io ti

dirò lo inganno che si può ricevere, e a quello che tu cognoscerai che

l'allegrezza sia in veritá o no. Lo inganno si può ricevere in questo

modo: Io voglio che tu sappi che di ciò che la creatura, che ha in sé

ragione, ama o desidera d'avere, avendola n'ha allegrezza. E tanto

quanto piú ama quella cosa che egli ha, tanto meno vede e si dá a

cognoscere con prudenzia unde ella viene, per lo dilecto che ha preso in

essa consolazione; però che l'allegrezza nel ricevere la cosa che ama

non gli li lassa vedere, né si cura di discernerla. Cosí coloro, che

molto si dilectano e amano la consolazione mentale, cercano le visioni,

e piú hanno posto el principale affecto nel dilecto della consolazione

che propriamente in me; sí come Io ti dixi di coloro che anco erano

nello stato imperfecto, che raguardavano piú al dono delle consolazioni

che ricevevano da me donatore, che a l'affecto della mia caritá con che

Io lo' do.

Qui possono ricevere inganno questi cotali, cioè ne l'allegrezza loro,

oltre agli altri inganni ch'Io ti contai distinctamente in un altro

luogo. In che modo el ricevono? Dicotelo: che poi che essi hanno

conceputo l'amore grande a la consolazione, come decto è, ricevendo poi

la consolazione o visione, in qualunque modo l'avesse, sente allegrezza

perché si vede quello che ama e desiderava d'avere; e spesse volte

potrebbe essere dal dimonio, e sentirebbe pure questa allegrezza: della

quale allegrezza Io ti dixi che, quando ella era dal dimonio, questa

visitazione della mente veniva con allegrezza e rimaneva con pena e

stimolo di coscienzia e vòtia del desiderio della virtú. Ora ti dico che

alcuna volta potrá avere questa allegrezza, e con essa allegrezza si

levará da l'orazione: se questa allegrezza si trova senza l'affocato

desiderio della virtú, unta d'umilitá e arsa nella fornace della divina

mia caritá, quella visitazione e consolazione e visione, che ella ha

ricevuta, è dal demonio e non da me, non obstante che si senta el segno

de l'allegrezza. Ma perché l'allegrezza non è unita con l'affecto della

virtú per lo modo che decto t'ho, puoi vedere manifestamente che quella

è allegrezza tracta da l'amore che aveva a la propria consolazione

mentale, e però gode ed ha allegrezza perché si vede avere quello che

desiderava; perché gli è condiczione de l'amore di qualunque cosa si

sia, sentire allegrezza quando riceve quella cosa che egli ama.

Sí che per pura allegrezza non te ne potresti fidare: poniamo che

l'allegrezza ti durasse mentre che tu hai la consolazione, e anco piú.

L'amore ignorante in essa allegrezza non cognosciarebbe l'inganno del

dimonio, non andando con altra prudenzia; ma, se con prudenzia andará,

vederá se l'allegrezza andará con l'affecto della virtú, o sí o no, e

cognoscerá in questo modo se ella sará da me o dal dimonio la

visitazione che riceve nella mente sua.

Questo è quello segno che Io ti dixi in che modo tu potessi cognoscere

che l'allegrezza ti fusse segno quando fusse visitata da me, se ella

fusse unita con la virtú, sí com'Io t'ho decto. Veramente questo è segno

dimostrativo, che ti dimostra quello che è inganno e quello che non è

inganno: cioè de l'allegrezza che ricevi nella mente tua da me in

veritá, da l'allegrezza che ricevessi per proprio amore spirituale, cioè

da l'amore ed affecto che avessi posto a la propria consolazione: quella

che è da me è unita l'allegrezza con l'affecto della virtú, e quella che

è dal dimonio sente solamente allegrezza, e, quando viene a vedere,

tanta virtú si truova quanto prima. Questa allegrezza lo' procede da

l'amore della propria consolazione, come detto è.

E voglio che tu sappi che ogniuno non riceve però inganno da questa

allegrezza, se non solamente questi imperfecti che pigliano dilecto e

consolazione, e piú raguardano al dono che a me donatore. Ma quegli,

che, schiectamente e senza rispecto alcuno di loro, raguardano come

affocati a l'affecto solamente di me che dono e non al dono, e il dono

amano per me che dono e non per propria loro consolazione, non possono

essere ingannati da questa allegrezza.

E però l'è a loro subito questo el segno, quando el dimonio alcuna volta

volesse per suo inganno trasformarsi in forma di luce e mostrarsi nella

mente loro, giognendo subito con grande allegrezza. Ma essi, che non

sono passionati da l'amore della consolazione nella mente loro, con

prudenzia in veritá cognoscono lo inganno suo: passando tosto

l'allegrezza, vegonsi rimanere in tenebre. E però s'aumiliano con vero

cognoscimento di loro, e spregiano ogni consolazione e abracciano e

stringono la doctrina della mia Veritá. El dimonio, come confuso, rade

volte o non mai in questa forma vi torna.

Ma quelli, che sonno amatori della propria consolazione, spesse volte ne

riceveranno; ma conosceranno l'inganno loro per lo modo che decto t'ho,

cioè trovando l'allegrezza senza la virtú, cioè che non si vega escire

di quello camino con umilitá e vera caritá, fame de l'onore di me, Dio

etterno, e della salute de l'anime.

Questo ha facto la mia bontá: d'avere proveduto verso di voi, a'

perfecti e agl'imperfecti, in qualunque stato voi sète, perché neuno

inganno voi potiate ricevere, se vorrete conservarvi el lume de

l'intellecto che Io v'ho dato con la pupilla della sanctissima fede, che

voi non vel lassiate obumbrare dal dimonio e nol veliate con l'amore

proprio di voi. Perché, se non vel tollete voi, non è alcuno che vel

possa tollere.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 126 / 221 题