CAPITOLO XC

Repetizione breve del precedente capitolo. E come el demonio fugge

da quelli che sono gionti a le quinte lagrime. E come le molestie

del dimonio sono verace via da giognere a questo stato.

--Ora hai veduto gli stati delle lagrime e la differenzia loro, secondo

che è piaciuto a la mia veritá di satisfare al desiderio tuo. Delle

prime, di coloro che sonno in stato di morte (di colpa di peccato

mortale), vedesti che 'l pianto loro procede dal cuore generalmente,

perché 'l principio de l'affecto, unde venne la lagrima, era corrocto, e

però n'esce corrocto e miserabile pianto e ogni loro operazione.

El secondo stato è di coloro che cominciano a conoscere i loro mali per

la propria pena che lo' séguita doppo la colpa. Questo è uno comincio

generale buonamente dato da me a' fragili, che, come ignoranti,

s'anniegano giú per lo fiume, schifando la doctrina della mia veritá; ma

molti e molti sonno quegli che conoscono loro senza timore servile, cioè

di propria pena, e vannosene chi, di subbito, con uno grande odio di sé,

per lo quale odio si reputa degno della pena; alcuni con una buona

simplicitá si dánno servire me, loro Creatore, dolendosi de l'offesa che

hanno facta a me. È vero che egli è piú apto a giognere a lo stato

perfecto colui che va con grandissimo odio che gli altri, bene che,

exercitandosi, l'uno e l'altro giogne; ma questo giogne prima. Debba

guardare l'uno di non rimanere nel timore servile, e l'altro nella

tiepidezza sua, cioè che in quella simplicitá, non exercitandola, non vi

s'intepidisse dentro. Sí che questo è uno chiamare comune.

El terzo e il quarto è di coloro che, levati dal timore, sono gionti a

l'amore e a speranza, gustando la divina mia misericordia, ricevendo

molti doni e consolazioni da me, per le quali l'occhio, che satisfa al

sentimento del cuore, piagne; ma perché ancora è imperfecto, mescolato

col pianto sensitivo spirituale, come decto è, giogne, exercitandosi in

virtú, al quarto, dove l'anima, cresciuta in desiderio, uniscesi e

conformasi con la mia volontá, in tanto che non può volere né desiderare

se non quel ch'Io voglio, vestito della caritá del proximo, unde traie

uno pianto d'amore in sé e dolore de l'offesa mia e danno del proximo

suo. Questo è unito con la quinta e ultima perfeczione, dove egli si

unisce in veritá, dove è cresciuto el fuoco del sancto desiderio, dal

quale desiderio el dimonio fugge e non può percuotere l'anima, né per

ingiuria che le fusse facta, perché ella è facta paziente nella caritá

del proximo, non per consolazione né spirituale né temporale, però che

per odio e vera umilitá le spregia.

Egli è ben vero che 'l dimonio da la parte sua non dorme mai, ma insegna

a voi negligenti che nel tempo del guadagno state a dormire. Ma la sua

vigilia a questi cotali non può nuocere, perché non può sostenere il

calore della caritá loro né l'odore de l'unione che ha facta in me, mare

pacifico, dove l'anima non può essere ingannata mentre che stará unita

in me. Sí che fugge come fa la mosca da la pignacta che bolle, per paura

che ha del fuoco: se fusse tiepida, non temarebbe, ma andarebbevi

dentro, benché spesse volte egli vi perisce, trovandovi piú caldo che

non si imaginava. E cosí diviene de l'anima prima che venga a lo stato

perfecto: el dimonio, perché gli pare tiepida, v'entra dentro con molte

diverse temptazioni; ma, essendovi ponto di cognoscimento e di calore e

dispiacimento della colpa, resiste, legando la volontá, che non

consenta, col legame de l'odio del peccato e amore della virtú.

Rallegrisi ogni anima che sente le molte molestie, perché quella è la

via da giognere a questo dolce e glorioso stato. Perché giá ti dixi che

per lo conoscimento e odio di voi e per conoscimento della mia bontá voi

venivate a perfeczione. Veruno tempo è che si conosca tanto bene l'anima

se Io so' in lei, quanto nel tempo delle molte bactaglie. In che modo?

Dicotelo: sé conosce bene, vedendosi nelle bactaglie e non si può

liberare né resistere che non l'abbia; può bene resistere a la volontá a

non consentire, ma in altro no. Alora può conoscere sé non essere: ché

se ella fusse alcuna cosa per se medesima, si levarebbe quelle che ella

non vuole. Cosí per questo modo s'aumilia con vero conoscimento di sé, e

col lume della sanctissima fede corre a me, Dio etterno, per la cui

bontá si truova conservare la buona e sancta volontá che non consente,

al tempo delle molte bactaglie, ad andare dietro a le miserie nelle

quali si sente molestare.

Bene avete dunque ragione di confortarvi con la doctrina del dolce e

amoroso Verbo, unigenito mio Figliuolo, nel tempo delle molte molestie e

pene, adversitá e temptazioni dagli uomini e dal demonio, poi che

aumentano la virtú e fanvi giognere a la grande perfeczione.

Libro della divina dottrina: Dialogo della divina provvidenza · 第 110 / 221 题