Come le virtú s'aoperano col mezzo del proximo, e perché le virtú
sono poste tanto differenti ne le creature.
--Decto t'ho come tucti e' peccati si fanno col mezzo del proximo per lo
principio che ti posi, perché erano privati dell'affecto della caritá,
la quale caritá dá vita a ogni virtú; e cosí l'amore proprio, il quale
tolle la caritá e dileczione del proximo, è principio e fondamento
d'ogni male. Tucti gli scandali, e odio e crudeltá e ogni inconveniente
procede da questa perversa radice de l'amore proprio. Egli ha avelenato
tucto quanto el mondo e infermato el corpo mistico della sancta Chiesa e
l'universale corpo della religione cristiana, perché Io ti dixi che nel
proximo si fondavano tucte le virtú, e cosí è la veritá.
Io sí ti dixi che la caritá dava vita a tucte le virtú, e cosí è: che
veruna virtú si può avere senza la caritá, cioè che la virtú s'acquisti
per puro amore di me. Ché poi che l'anima ha cognosciuta sé, come di
sopra dicemmo, ha trovata umilitá e odio della propria passione
sensitiva, cognoscendo la legge perversa che è legata nelle membra sue
che sempre impugna contra lo spirito. E però s'è levata con odio e
dispiacimento d'essa sensualitá, conculcandola socto la ragione con
grande sollicitudine; e in sé ha trovata la larghezza della mia bontá
per molti benefizi che ha ricevuti da me, e' quali tucti ritruova in se
medesima. E il cognoscimento che ha trovato di sé il retribuisce a me
per umilitá, cognoscendo che per grazia Io l'abbi tracto della tenebre e
recato a lume di vero cognoscimento.
E poi che ha cognosciuta la mia bontá, l'ama senza mezzo ed amala con
mezzo: cioè senza mezzo di sé e di sua propria utilitá; e amala col
mezzo della virtú (la quale virtú ha conceputa per amor di me), perché
vede che in altro modo non sarebbe grato né accepto a me se non
concepesse l'odio del peccato e amore delle virtú. E poi che l'ha
conceputa per affecto d'amore, subbito la parturisce al proximo suo, ché
in altro modo non sarebbe veritá che egli l'avesse conceputa in sé. Ma
come in veritá m'ama, cosí fa utilitá al proximo suo; e non può essere
altrementi, perché l'amore di me e del proximo è una medesima cosa, e
tanto quanto l'anima ama me, tanto ama lui, perché l'amore verso di lui
esce di me.
Questo è quel mezzo che io v'ho posto acciò che exercitiate e proviate
la virtú in voi: che, non potendo fare utilitá a me, dovetela fare al
proximo. Questo manifesta che voi aviate me per grazia ne l'anima
vostra; facendo fructo in lui di molte e sancte orazioni con dolce e
amoroso desiderio, cercando l'onore di me e la salute de l'anime. Non si
ristá mai l'anima inamorata della mia veritá di fare utilitá a tucto el
mondo, in comune e in particulare, poco e assai, secondo la disposizione
di colui che riceve e de l'ardente desiderio di colui che dá, sí come di
sopra fu manifestato quando ti dichiarai che pura la pena, senza il
desiderio, non era sufficiente a punire la colpa.
Poi che egli ha facto utilitá per l'amore unitivo che ha facto in me,
per lo quale ama lui, disteso l'affecto alla salute di tucto quanto il
mondo, sovenendo alla sua necessitá, ingegnasi (poi che ha facto bene a
sé per lo concipere la virtú, unde ha tracta la vita della grazia) di
ponere l'occhio a la necessitá del proximo in particulare. Poi che
mostrato l'ha generalmente a ogni creatura che ha in sé ragione, per
affecto di caritá, come decto è, ed egli soviene quelli da presso,
secondo diverse grazie che Io gli ho date a ministrare: chi di doctrina,
cioè con la parola consigliando schiectamente senza alcuno rispecto; chi
con exemplo di vita. E questo debba fare ogniuno, e dare edificazione al
proximo di sancta e onesta vita.
Queste sonno le virtú, e molte altre, le quali non potresti narrare, che
si parturiscono nella dileczione del proximo. Perché l'ho poste tanto
differenti che Io non ho dato tucto a uno, anco a cui ne do una, e a cui
ne do un'altra particulare? poniamo che una non ne possa avere che tucte
non l'abbi, perché tucte le virtú sono legate insieme. Ma dolle molte,
quasi come per capo di tucte l'altre virtú; cioè che a cui darò
principalmente la caritá, e a cui la giustizia, e a cui l'umilitá, e a
cui una fede viva; ad altri una prudenzia, una temperanzia, una
pazienzia; ad altri una fortezza. Queste e molte altre darò ne l'anima
differentemente a molte creature: poniamo che l'una di queste sia posta
per uno principale obiecto di virtú ne l'anima, disponendosi piú a
conversazione principale con essa che con l'altre; e per questo affecto
di questa virtú trae a sé tucte l'altre virtú, ché (come decto è) elle
sono tucte legate insieme ne l'affecto della caritá.
E cosí molti doni e grazie di virtú e d'altro, spiritualmente e
corporalmente (corporalmente dico per le cose necessarie per la vita de
l'uomo), tucte l'ho date in tanta differenzia che non l'ho poste tucte
in uno, perché abbi materia, per forza, d'usare la caritá l'uno con
l'altro. Ché ben potevo fare gli uomini dotati di ciò che bisogna e
secondo il corpo e secondo l'anima; ma Io volsi che l'uno avesse bisogno
de l'altro, e fussero miei ministri a ministrare le grazie e i doni che
hanno ricevuti da me. Ché voglia l'uomo o no, non può fare che per forza
non usi l'acto della caritá. È vero che, se ella non è facta e donata
per amore di me, quello acto non gli vale quanto a grazia.
Sí che vedi che acciò che essi usassero la virtú della caritá, Io gli ho
facti miei ministri e posti in diversi stati e variati gradi. Questo vi
mostra che nella Casa mia ha molte mansioni, e che Io non voglio altro
che amore. Però che ne l'amore di me compie l'amore del proximo; compíto
l'amore del proximo, ha observata la legge: ciò che può fare d'utilitá,
secondo lo stato suo, colui che è legato in questa dileczione, sí el
fa.