L'autore della presente Opera crede opportuna cosa l'avvertire, ch'egli
ha usata in ella tre sorte di voci e locuzioni. Le prime sono quelle,
che si trovano notate nel Vocabolario della Crusca; e queste intende di
avere usate nei significati stessi, dei quali si leggono gli esempj in
esso Vocabolario, e non altrimenti. Le seconde sono quelle, le quali,
quantunque omesse dai compilatori del medesimo, sono per altro usate
dagli autori di quei tempi, e da quegli stessi, dai quali sono gli
esempj ricavati; per cagion d'esempio la voce _timoneggiare_ usata dal
Machiavelli in significato di governare gli affari dello Stato;
_finanza_ in vece di dire le rendite di uno Stato, voce usata dal
Guicciardini; _le lari_ per dire la sommità dei colli, donde si spartono
le acque, voce usata dal Varchi, e simili. Le terze finalmente sono
quelle, che non si leggono nè nel Vocabolario, nè negli autori, i quali
gli servirono di testo; ma che sono dall'uso volgare d'oggidì
autorizzate, come per esempio, _proclama_, _ministeriale_, e simili.
Egli è però mestiero l'osservare, che questa facoltà ha usato l'autore
assai parcamente, essendo egli alienissimo dalla moderna corruzione
della toscana favella, la quale, come se fosse vecchia o difforme
diventata, molti pur troppo, trasandati i proprj suoi, vestono di panni
forestieri. E se alcuno gli darà biasimo dello aver adoperato qualche
voce, o locuzione barbare, il che potrà forse essere addivenuto malgrado
l'estrema diligenza di lui a volerle schivare, ciò riceverà egli in buon
grado; ma non parimente, se qualcuno gli desse carico di essersi servito
di vocaboli, o di frasi toscane lontane dall'uso volgare d'oggidì;
imperciocchè ei porta opinione, che siccome, quando si vuole scrivere
accuratamente ed elegantemente la latina lingua, e' bisogna, senza
ristarsi alle cronache dei monaci del decimoterzo secolo, salire sino
all'età d'Augusto; e medesimamente, quando si ha in animo di scrivere
nel modo stesso la francese, non agli autori, che scrissero a' tempi
della rivoluzione, ma sibbene agli anteriori, e massimamente a quei del
secolo di Luigi decimoquarto bisogna ricorso avere, così la lingua pura
e schietta d'Italia fa d'uopo cercare negli scrittori del secolo di
Dante e di Boccaccio, ed in quei principalmente del secolo di Leone
decimo e di Clemente settimo; i quali ultimi scrittori quella lingua
medesima e molto crebbero, e maravigliosamente ripulirono. Sono le
lingue come le piante, alle quali è dato un sol tempo per portar il
fiore. Prima esso è rinchiuso dentro una rozza buccia; dopo è appassito
e scolorato. E se taluno affermasse in contrario, che nell'opinione
dell'autore si presuppone, che le lingue non possano coll'andar del
tempo far progressi e migliorarsi, si risponderà, che quando una lingua
veste una sembianza forestiera, questo cambiamento dee meglio
corruzione, che progresso o miglioramento riputarsi. Se poi l'italiana
favella si trovi addì nostri in questo caso, gli amatori della medesima
lo giudicherann'essi. L'autore crede, sia oggimai tempo di ritirarla
verso i suoi principj. Se sarà da quei, che la presente storia
leggeranno, giudicato, ch'egli abbia cooperato a quest'opera gentile,
ciò recherà ben esso a somma sua ventura.
Si debbe ancora avvertire, che le orazioni da lui poste in bocca agli
oratori sono state veramente dai medesimi fatte in quelle stesse
occasioni, di cui si tratta nell'Opera. Solo l'autore quello, che fu
detto da parecchi, che nella medesima sentenza favellarono, ha fatto
dire ad un solo; ed alcuna volta, sebben di rado, usando la facoltà già
concessa ad altri Storici, aggiunse del suo alcune poche cose, le quali
gli oratori medesimi avrebbero verisimilmente dette. Ciò accadde
specialmente nelle due orazioni, l'una posta in bocca di Riccardo Enrico
Lee, l'altra di Giovanni Dickinson, dei quali il primo orò in favore
della dichiarazione dell'independenza degli Stati Uniti, il secondo
mantenne la contraria sentenza.
Finalmente non debb'essere, a chi leggerà, nascosto, che siccome in varj
luoghi, e specialmente nelle orazioni, si trovano non di rado
predizioni, che col tempo riusciron vere, così queste furono
effettualmente dette da quei personaggi stessi, che sono nell'Opera
indicati. Ed in questa cosa ebbe l'autore tanto scrupolo, che, acciocchè
esse predizioni non paressero come quelle de' poeti, le quali vengono
dopo il fatto, volle a parola a parola dai testi, che sono per lo più
scritti in lingua inglese, nella italiana favella trasportarle.
Resta, che gl'Italiani con altrettante amorevolezze e cortesia ricevano
queste Storie, con quanti amore e desiderio di giovare alla lingua loro
furono dall'autore composte.