[1] Era già quasi al termine questa ristampa, quando è stato pubblicato
il dotto volume dello ZUCCANTE, _Socrate_, Fonti, ambiente, vita,
dottrina (Torino, Bocca, 1909).
[2] Cfr. _Rendiconto dell'Accademia_ ecc., anno X, quad. da gennaio
a marzo, pp. 24-28, Napoli, 1871. L'Accademia ha accordato una parte
del premio ad uno dei concorrenti, il prof. Brofferio di Milano; senza
concedergli il dritto della stampa negli Atti.
[3] Il lavoro del Volkmann: _Die Lehre des Sokrates_, Prag, 1861, non
c'è riuscito averlo, per quante ricerche ne avessimo fatte.
[4] Su la posizione di Socrate in Atene, cfr. sovrattutto Köchly:
_Sokrates und sein Volk, akademischer Vortrag_, riprodotto negli
_Akademische Vorträge_ dello stesso autore, Zürich, vol. I, pp.
221-386; il quale scritto, quantunque metta a profitto alcuni
particolari poco storici solo per colorire il quadro (e l'autore
stesso non ignora questa circostanza, vedi p. 242, nota 2ª), è una
riproduzione molto fedele delle condizioni del tempo.
[5] Per questa data, che risulta dalla combinazione critica di diversi
ragguagli, confronta lo Zeller, op. cit., p. 39, nota 1ª. L'accusa
riferita da Senofonte, Memor., I, 1, 1, è presso a poco autentica
(τοιάδε τις ἧν) e non differisce che per l'espressione εἰσεγούμενος,
invece di εἰσφέρων, dalla forma nella quale la riporta Favorino presso
Laerzio (II, 40). Platone la riferisce con altra disposizione, Apol.
24 B; ma la fa precedere dall'ἒχει δέ πως ὧδε; vedi Stallbaun ad locum,
ed. IV, e Cron: _Einleitung in die platonische Apologie_, ed. 3ª, § 31
e 54.
[6] Vedi le parole del Fedone in fine: Ἣδε ἡ τελευτὴ, ὦ Ἐχέκρατες,
τοῦ ἐταίρου ἡμῖν ἐγένετο, ἀνδρὸς, ὡς ἡμεῖς φαῖμεν ἂν, τῶν τότε, ὦν
ἐπειράθημεν, ἀρίστου, καὶ ἄλλως φρονιμωτάτου καὶ δικαιοτάτου.
[7] Apol. p. 36 A-38 B. La contraria testimonianza dell'apologia,
falsamente attribuita a Senofonte (§ 23), non ha alcun valore. Sul
carattere apocrifo di quello scritto cfr. la dissertazione di Arnold
Hug: _Die Unächtheit der dem Xenophon zugeschriebenen Apologie des
Sokrates_, riportata in fine del succitato libro del Köchly, p. 430 e
seg.
[8] Crit. p. 44 B-D, e 44 E-46 A.
[9] Mem. IV, 8, 2; e Phaed. 58 A e seg.
[10] Vedi la bella discussione del Critone p. 46 C, 48 B, e
segnatamente p. 47 C. καὶ περὶ τῶν δικαίον — ἣ ουδέν ἐστὶ τοῦτο; e p.
48 A, nel quale luogo bisogna sempre fare astrazione della differenza
troppo accentuata che v'è posta fra l'opinione ed il sapere, ch'è di
carattere platonico.
[11] Cfr. le formule: εἰ ταύτῃ τοῖς θεοῖς φίλον, ταύτῃ ἔστο Crit. 43
D; τοῦτο μεν ἲτο ὅπῃ το θεῶ φίλον, Apol. 19 A, ἁναγκαῖον ἑδόκει εἶναι
τό τοῦ θεοῦ περὶ πλείστου ποιεῖσθαι, ibid. 21 E. Quanto al Grate, che
attribuisce a Socrate, op. cit., p. 654 e seg., un proposito troppo
dichiarato di affrontare la morte nell'interesse dei suoi principi,
ed a conferma delle sue opinioni, vedi le giustissime osservazioni in
contrario dello Zeller, op. cit., p. 133.
[12] Intorno a questo periodo molto oscuro e complicato della storia
ateniese, cfr. Curtius, op. cit., vol. III, pp. 53-118.
[13] Sul carattere di questa reazione religiosa, cfr. specialmente il
Roscher: _Leben des Thukydides_, p. 215 e seg.
[14] È inutile accennare tutti i giudizi, più o meno patetici, degli
antichi retori e degli umanitari moderni, perchè nè gli uni, nè gli
altri sono stati in grado d'intendere le ragioni storiche di quel
complicato avvenimento.
[15] Il Fréret è stato il primo che nelle sue: _Observations sur les
causes et sur quelques circostances de la condamnation de Socrate_,
ved. _Mém, de l'Académie des Inscriptions_, vol. 47, p. 217 e seg.,
abbia cercato di indagare, dal punto di vista storico e giuridico, le
ragioni e lo sviluppo di quel processo.
[16] Vedi su molte di queste opinioni, riprodotte anche in libri
recenti, lo Zeller, op. cit., p. 140, n. 5ª.
[17] Questo contrasto è stato per la prima volta rilevato dall'Hegel:
_Geschichte der Philosophie_, vol. II, pp. 81-105, con vivacità di
colorito e con una certa precisione storica; ma è stato poi tanto
esagerato dal Rötscher: _Aristophanes und sein Zeitalter_, pp. 247-271,
che, guadagnando molto in estetica efficacia, ha perduto interamente il
carattere di una determinazione storica.
[18] Questa giustificazione è l'intento del libro del Forchhammer: _Die
Athener und Sokrates, Die Gesetzlichen und der Revolutionär_, Berlin,
1837, nel quale non sai se hai più ad ammirare l'ostinazione fanatica
in un falso concetto, o la derisione d'ogni criterio storico. Delle
molte monografie, cui ha dato occasione lo scritto del Forchhammer,
non c'è riuscito di procurarcene alcuna. Quella dell'olandese Limburg
Brouwer; _Apologia Socratis contra Meleti redivivi calumniam_, Groning,
1838, tanto lodata dallo Stallbaun, v. proleg. ad Apol. Plat. ediz.
IV, è considerata dallo Zeller, op. cit., p. 152, n. 2ª, come un lavoro
superficiale.
[19] Per sobrietà di giudizi ed accorgimento critico l'esposizione che
fa lo Zeller, op. cit., pp. 138-165, dei motivi dell'accusa, e della
relativa giustizia della condanna, non lascia a desiderare di meglio.
In generale, il Köchly, op. cit. passim, fa troppo avvertire, che egli
era preoccupato dal pensiero di giustificare gli Ateniesi.
[20] Cfr. Curtius, op. cit. e segnatamente pp. 90-92 e 114-118.
[21] Vedi Mem. I, 2, 32-38.
[22] Vedi Mem. I, 2, 48; Plat. Apol. 20 E e seg.
[23] L'aneddoto, riferito da Val. Mass. VI, 4, 2, da Cic. de orat. I,
54, da Quint. Instit. II, 15, 30. XI, I, II, e da Stobeo Floril. 7,
56, che Lisia avesse offerto a Socrate una orazione apologetica, non ci
pare possa essere affatto sfornita di fondamento.
[24] La caratteristica, che Platone mette in bocca ad Alcibiade in fine
del Symp. p. 215 e seg., ritrae al vivo questa situazione psicologica.
[25] Τὸ δὲ μεδενὶ ἀνθρώπον ὅμοιον εἶναι μήτε τῶν παλαιῶν μήτε τῶν νῦν
ὄντων, τοῦτο ἄξιον παντὸς θαύματος, Sym. Plat. p. 221 C.
[26] Curtius, op. cit., vol. III, p. 90.
[27] A proposito del processo contro i capitani vincitori della
battaglia alle Arginuse, cfr. Sen. Mem. I, I, 18, 2, 31 e seg.
e IV, 4, 2; id. Hist. Graeca I, 7, 15; Platone Apol. p. 32 A. Su
quell'importante avvenimento cfr. Grote, vol. VIII, p. 238-285.
[28] Cfr. Plat. Symp. 219 E. e seg.; Apol. 28 E; Lach., 181 A.
[29] Sen. Mem. IV, 6, 10, e cfr. I, I, 16. Il concetto del coraggio
costituisce l'argomento del Lachete, il quale, se anche non
appartenesse a Platone come vuole lo Schaarschmidt: _Die Sammlung
der platonischen Schriften_, p. 406 e seg., contiene ad ogni modo lo
sviluppo dialettico di un pensiero socratico.
[30] Plat. Apol. 33 A: ἐγὼ δὲ διδάσκαλος μὲν οὐδενὸσ πώποτ' ἐγενόμην.
[31] Platone, Symp. p. 215 A e seg.
[32] Platone, Prolog. 335 D-326 C, e le note dei commentatori.
Alleghiamo questo luogo solo come testimonianza storica, prescindendo
dai giudizii che Platone fa pronunziare a Protagora. Cfr. Schoemann:
_Griechische Altertümer_, vol. I, p. 518 e seg., ed. 2ª, ed Herdmann:
_Griechische Privatalterthümer_, 2ª ed., § 34 e seg. con le autorità
ivi addotte; e vedi le note dei commentatori d'Aristofane Nub. v.
963-72 ed Equit. v. 188 e 992, e specialmente Th. Kock, nell'ed. di
Weidmann, Berlino, 1862-67.
[33] Vedi Curtius, op. cit., vol. II, p. 137.
[34] Vedi il discorso che Tucidide fa pronunziare a Pericle, lib. II,
§ 37, e cfr. i luoghi addotti dallo Schoemann, op. cit., vol. I, p.
515-17.
[35] P. e Mem. I, 2, 56, 57. 58; III, I, 4; IV, 6, 15, ecc. ecc. Nella
citazione di Simonide presso Platone nel Protagora 339 A può anche
ammettersi una reminiscenza socratica; cfr. Strümpell, _Geschichte der
praktischen Philosophie der Griechen_, p. 52.
[36] Potrebbe veramente addursi come testimonianza il Critone, p. 50 B;
cfr. Alberti, op. cit, p. 45.
[37] Questa impossibilità, già indistintamente accennata da questo
o quello scrittore, è stata per la prima volta messa in chiaro
dall'Hermann: _De Socratis magistris et juvenili disciplina,_
Marburgi, 1837; e cfr dello stesso autore: _Geschichte uad System
der platonischen Philosophie_, Heidelberg, 1839, lib. I, p. 50 e note
94-98; lib. II, p. 233 e seg.
[38] Vedi queste false tradizioni raccolte dallo Zeller, op. cit., p.
41 e seg., e specialmente la succitata dissertazione dell'Hermann.
[39] Vedi a questo proposito il succitato Zeller, p. 53 e seg. Il
Lasaulx ripete senza scrupoli tutti i vecchi errori, op. cit., p. 6 e
seg. Nè il Volquardson: _Die Genesis des Sokrates_, in _Rhein. Museum_,
vol. XIX, p. 514 e seg., nè l'Alberti, op. cit., p. 41-55. son riusciti
ad invalidare il risultato critico dell'Hermann, con tutti gli sforzi
che hanno fatti per ristabilire la genesi della coscienza socratica.
[40] La data della rappresentazione delle Nuvole risulta dall'ipotesi
5ª; ved. Kock: _Einleitung in die Wolken_, Berlin, 1862, § 24.
[41] Socrate fu argomento di satira per molti comediografi, p. e.
Ameipsia nel Conno, vedi Meineke: _Frag. Com_., I, p. 403 e seg.;
Eupoli nei Bapti, vedi Fritzsche: _Quaestiones Aristophaneae_, e
notatamente: _De Socrate veterum Comicorum_, pp. 99-297; e aggiungi la
recentissima dissertazione del Peters: _De Socrate qui est in Atticorum
Antiqua Comoedia_, Lipsiae, 1869. La stessa Apologia di Platone
considera Aristofane come organo di una opinione più generale, perchè
oltre a parlare sempre di πρῶτοι κατήγοροι come di quelli che avevano
educato il popolo (παραλαμβάνοντεσ) ad una falsa opinione intorno a
Socrate, quando passa a riassumere in forma di un'accusa le opinioni
correnti, p. 19 C, soggiunge: τοιαύτη τίς ἐστι (ἡ γραφή) ταῦτα γὰρ
ἑωρᾶτε καὶ αὐτοὶ ἐν τῇ Ἀριστοφάνους κωμωδιᾳ cfr. pag. 18 B.
[42] Lo Zeller, op. cit., p. 143 e seg., ha raccolta e criticata
una gran parte dei recenti giudizi su le Nuvole di Aristofane; ed il
Köchly, op. cit., p. 233 e seg., ne ha, a nostro parere, meglio di
qualunque altro critico, esposti i motivi e lo sviluppo. Di tutte le
false opinioni, cui ha dato luogo la commedia di Aristofane, nessuna è
tanto nociva allo spirito del Socratismo, quanto quella che fa supporre
Socrate inteso nella sua prima età agli studi della filosofia naturale.
E ci par strano veder ricomparire questa infondata opinione nell'ultimo
libro del Brandis: _Die Entwickelungen der griechischen Philosophie_,
Berlin, 1862, vol. I, p. 236.
[43] L'opinione comune, che riporta la nascita di Senofonte all'anno
445 a. C. (o fino al 450 secondo la notizia di Stesiclide presso
Laerzio, II, 56) è stata su le tracce del Cobet; _Novae Lectiones_
(*) p. 535 dimostrata falsa dal Bergk: _Philologus_, vol. XVIII, p.
247, che fa discendere la data al 429 a. C. Questa opinione, che ha in
suo favore l'esatta interpetrazione dell'Anabasi III, 1, 25, è stata
seguita anche dal Curtius, op. cit., vol. III, p. 496, e nota alla p.
772; e dall'Alberti, op. cit., p. 8.
[44] Zeller, op. cit., p. 46.
[45] Metaph. XIII, 4: Σωκράτους δὲ περὶ τὰς ἠθικὰς ἀρετὰς
πραγματευομένου, καὶ περὶ τούτων ὁρίζεσθαι καθόλου ζητοῦντος πρώτου....
εὐλόγως, ἑζήτει, τὸ τί ἐστι. Δύο γάρ ἐστιν ἅ τις ἄν ἀποδοίη Σωκράτει
δικαίως, τούς τ'ἐπακτικοὺς λόγους καὶ τὸ ὁριζεσθαι καθόλου.
[46] Mem. I, 1, 2 e 14; IV, 7, 6 ecc.
[47] È l'Alberti, op. cit., p. 37 e seg., che principalmente ha
insistito sul fondo storico del dialogo platonico, e che s'è tanto
lambiccato il cervello per rimettere in onore l'antica opinione, che
Socrate fosse stato discepolo di Archelao, senza venire a capo di
provare qualche cosa.
[48] Vedi la citata dissertazione dell'Hermann, p. 49; e dello stesso
autore: _Geschichte_ ecc., lib. II, p. 230.
[49] Il lavoro dello Schneidewin: _Ethische Gedanken der
Vorsokratiker_, nelle _Philosophische Monatshefte_ di Bergmann, vol.
II, pp. 429-457, non ci ha punto convinti, che, contro l'autorità
di Aristotele, possa farsi risalire l'origine della scienza etica
ad un'epoca anteriore a Socrate. Lo Schneidewin riesce tutto al più
a dimostrare: che nei principî dei vari filosofi, che precedettero
l'epoca sofistica, c'è una tendenza etica sempre crescente; ma da
questo alla ricerca ci corre molto. E del pari sono poco convincenti i
due precedenti articoli dello stesso autore su lo sviluppo della teoria
della conoscenza prima di Socrate, ibid., pp. 257-271 e 345-368.
[50] Abbiamo stimato inutile addurre i luoghi di Senofonte e Platone,
perchè di lodi a Socrate sono ripieni tutti i loro scritti.
[51] Nel metter mano a questo lavoro scrivemmo dal bel principio una
lunga dissertazione su le fonti della dottrina socratica, che poi
per mancanza di tempo non potemmo trascrivere nella copia sottoposta
all'esame dell'Accademia. E di ciò non siamo ora dolenti perchè i
risultati della nostra indagine critica si trovano già in gran parte
rifusi qua e là in tutto il lavoro, e il difetto di un capitolo
speciale su le fonti non nuoce alla nostra esposizione, anzi ci fa
sfuggire la taccia di una inutile ripetizione.
[52] Il Dronke (v. _Die religiösen und sittlichen Vorstellungen von
Aesckylos und Sophokles_, Leipzig, 1861) lamentava ancora pochi anni
addietro questo difetto della letteratura filologica: ed osservava
che, malgrado l'impulso dato dal Welcker e dal Bernhardy, non si era
fatto un solo passo in questa sorta d'indagini (ibid. pp. 4-5). Della:
_Nachhomerische Theologie_ del Nägelsbach, Nürnberg, 1857, che pure
è il solo libro che tratti estesamente lo sviluppo della coscienza
religiosa dei Greci, non può dirsi che sia un lavoro molto atto a
ridestare il gusto per simili ricerche, perchè ha più l'aria di una
teologia cristiana, che la fisonomia di un'indagine storica. Fra i
recenti lavori speciali merita somma lode il libro del Buchholtz:
_Sittliche Weltanschauung des Aeschylos und Pindaros_, Leipzig, 1869,
che alla squisitezza del senso critico accoppia un gusto perfetto di
esposizione plastica.
[53] Questa esigenza è stata specialmente avvertita dai recenti
interpreti di Sofocle, p. es. Schneidewin, Nauck, Ritter.
[54] Questo lato della sua coscienza non è stato studiato
soddisfacentemente da nessuno; e lo stesso Strümpell, op. cit., p. 117,
che pure ha accordato tanta importanza alle convinzioni religiose di
Socrate, parla con una certa circospezione di quello che potrebbe nella
sua persona chiamarsi religione.
[55] Mem. I, 4, 16 ...... τοὺς θεοὺς τοῖς ανθρώποις δόξαν ἐμφῦσαι ὡς
ἱκανοὶ εισιν εὗ καὶ κακῶς ποιεῖν.....
[56] Nei Mem. I, 1, 6 e seg. questa duplice limitazione è espressa con
somma evidenza.
[57] Conf. su questo argomento lo Zeller: _Die Entwickelung
des Monotheismus bei den Griechen_, ristamp. nei _Vorträge und
Abhandlungen_ ecc. dello stesso autore, Leipzig, 1865, pp. 1-30.
[58] Mem. I, 1, 19: οὖτοι (parlando del volgo) μὲν γὰρ οἴονται τούς
θεοὺς τὰ μὲν εἰδέναι, τα δ'οὐκ εἰδέναι. Σωκράτεσ δ'ἑγεῖτο πάντα μὲν
θεοὺς εἰδέναι, τά τε λεγόμενα καὶ πραττόμενα καὶ τὰ σιγῆ βουλευόμενα,
πανταχοῦ δὲ παρεῖναι, καὶ σημαίνειν τοῖς ανθρώποις περὶ τῶν ἀνθροπείων
πάντων.
[59] Mem. I, 3, 2 e seg., e IV, 3, 17.
[60] Mem. I, 1, 3.
[61] Specialmente il Forchhammer nel citato libro ha cercato di
mostrare, che i giudizi di Senofonte fossero parziali ed infondati.
[62] Vedi più innanzi il cap. X, dove sono raccolti i luoghi a conferma
di questa nostra opinione.
[63] Zeller, che ha molto felicemente criticata questa falsa opinione,
op. cit., pp. 73-75, non è poi riuscito a fuggire l'opposto errore.
[64] Qui intendiamo parlare, tanto della missione che Socrate credea di
dover adempiere, quanto della sua fede speciale nel δαιμόνιον. Intorno
a questo secondo punto vedi lo Zeller, op. cit., pp. 61-70.
[65] Quanto ad Eschilo, Pindaro e Sofocle vedi i citati libri del
Buchholtz e del Dronke; più il Lübker: _Die Sophokleische Theologie und
Ethik_, Kiel, 1853-55.
[66] Questo speciale carattere della religione greca è stato molto
vivamente rilevato dal Köchly nello scritto: _Ueber Aeschylos'
Prometheus_, ristamp. nei _Vorträge_ ecc., pp. 3-46.
[67] In questo modo lo considera il Cousin: _Fragments de philosophie
ancienne_, 2ª ediz., pp. 137-138, e cfr. dello stesso autore: _Traduct.
de Platon_, vol. I, p. 55.
[68] Questa opinione è del Roscher, op. cit., p. 273, nota 3; ma è
stata contrastata: vedi specialmente Pfander: _Euripides' Bakchen_,
Berlin, 1870, fasc. 1º, pp. 13 e 27.
[69] Su la coltura ateniese dell'epoca socratica vedi il Curtius, op.
cit., vol. II, pp. 221-280, e vol. III, pp. 53-89.
[70] Vedi Curtius, op. cit., v. III, p. 65-78, e Steinhart:
_Euripides' Charakteristik und Motivierung im Zusammenhang
mit der Culturentwikelung des Alterthums_, nell'_Archiv für
Litteraturgeschichte_ del Gosche, fasc. 1º, pp. 1-47.
[71] Questa tendenza non aveva niente di comune con la interpetrazione
razionalistica della mitologia rappresentata da Metrodoto, sul quale
vedi Zeller, op. cit., vol. I, 3ª ed., p. 831.
[72] Tucidide, libro III, § 83.
[73] Vedi sul significato generale dei Sofisti nella storia della
coltura greca Hermann: _Geschichte und System ecc._, pp. 217-231, e
Zeller, op. cit. vol. I, 3ª ed., pp. 938-953.
[74] Intorno al predominio del culto apollineo vedi Göttling: _Die
delphischen Sprüche_ nelle _Gesammelte Abhandlungen_, München, 1857, p.
245 e seg.
[75] Noi non intendiamo di dar ragione con ciò a Cicerone: _Quaest.
Tuscul._, V, 37, il quale considera Socrate come un cosmopolita; perchè
il cosmopolitismo cominciò appena nell'epoca macedonica, vedi Curtius,
op. cit., III, p. 540.
[76] Schleiermacher: _Ueber den Werth des Sokrates als Philosophen_.
Questa dissertazione letta all'Accademia di Berlino il 1818 è stata poi
riprodotta nelle opere complete dell'autore, sez. III, vol. II, p. 293
e seg. La determinazione del valore filosofico di Socrate ha raggiunto
un certo grado di consistenza scientifica solo per opera di Hegel,
op. cit., vol. II, pp. 39-44 e 51-81, e di Hermann: _Geschichte_ ecc.,
libro II, pp. 231-263. La più gran parte delle monografie posteriori
rivelano l'influenza di Schleiermacher, di Hegel o di Brandis, che
solo in certi punti modificò le opinioni del primo; mentre le vedute
dell'Hermann, che risultavano da una profonda conoscenza di tutta la
coltura greca, sono rimaste o trascurate o fraintese. Il lavoro più
originale su la dottrina di Socrate è, a nostro parere, quello dello
Strümpell, ii quale, mentre nella: _Geschichte der theoretischen
Philosophie der Griechen_, p. 103, era rimasto indeciso su quello
che dovesse pensare del nostro filosofo, ha poi nella _Geschichte der
prakt. Philosophie_ ecc., pp. scritti, esposta in tutta la pienezza dei
suoi motivi, e in tutta la larghezza del suo svolgimento la dottrina
socratica. Noteremo qui che, oltre ai libri già citati, abbiamo avuti
presenti Hurndall: _De Philosophia morali Socratis_, Heidelbergiae,
1852; Böringer: _Der philosophische Slandpunkt des Sokrates_,
Carlsruhe, 1860; Ditges: _Die epagogische Methode des Sokrates_,
Köln, 1864; Kittel: _Die Lehre des Sokrates_, Eger, 1860; Rossel: _De
Socratis philosophia_, Göttingae, 1837; il lavoro di Brandis: _Ueber
die Lehre des Sokrates_, nel _Rhein. Museum_, I, p. 122 e seg.; le due
storie generali della filosofia greca del Brandis stesso, e quelle di
Schwegler, e di Ueberweg, ed altre piccole monografie che citeremo ove
cada in acconcio. Nel giro di questa esposizione ci asterremo, quanto
più ci riuscirà possibile, da ogni polemica.
[77] Per tacere dei citati libri dell'Alberti e del Lasaulx,
osserveremo qui che il recentissimo lavoro del Montée: _La philosophie
de Socrate_, Paris, 1869, che ha ottenuto la _mention honorable de
l'Institut_, è quanto ci possa essere di più barocco, di più antiquato,
e al tempo stesso di più pretensioso. L'autore, che ha avuto tempo
di raccogliere citazioni di Holbach, Pascal, Huet, S. Teresa, S.
Bonaventura e via dicendo, non s'è presa punto la briga di vedere che
cosa si fosse detto dai critici intorno a Socrate, e senza scrupolo di
sorta ha raccolto da Platone tutto quello che gli andava ai versi, e
l'ha messo insieme come dottrina socratica.
[78] La quistione è cominciata col Dissen: _De philosophia morali in
Xenophontis de Socrate commentariis tradita_, dissertazione ristampata
nelle _Kleine Schriften_ dello stesso autore, pp. 57-88, Göttingen,
1839. Il Brandis è stato quello, che in virtù di certe preoccupazioni
dottrinali, ha più di ogni altro frainteso i concetti fondamentali del
socratismo.
[79] Per tacere degli altri noteremo, che questo difetto è
principalmente notevole nel Brandis, il quale anche nel suo ultimo
lavoro: _Die Entwickelungen_ ecc. prende le mosse dal concetto astratto
del sapere, per determinare il valore filosofico di Socrate, vedi
ibid., p. 232 e seg.
[80] Sen. Mem. IV, 4, 6. Plat. Gorg. p. 490 E.
[81] Lo Strümpell fa rilevare molto vivamente la differenza che correa
fra i Sofisti e Socrate, nell'uso del ragionamento formale; vedi in
generale op. cit., cap. II, pp. 72-115.
[82] Lo Zeller ha molto bene criticata l'opinione ordinaria, che fa di
Socrate un moralista popolare, op. cit., vol. II, p. 73; ma noi non
ci accordiamo con lui nella determinazione del valore filosofico del
dialogo socratico; la qual cosa abbiamo voluto dire qui recisamente,
per evitare ogni ulteriore polemica.
[83] Vedi su questo punto Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 257 e seg.;
e lo stesso autore _Prof. Ritter's Darstellung der sokratischen
Systeme_, Heidelberg, 1833. Hegel è stato uno dei primi a riconoscere
l'importanza delle scuole socratiche per la determinazione del
principio filosofico di Socrate, op. cit., vol. II, p. 105 e seg., e
cfr. Biese: _Die Philosophie des Aristoteles_, vol. I, p. 28 e seg.
[84] Indem die Philosophie des Sokrates kein Zurückziehen aus dem
Dasein und der Gegenwart in die freien reinen Regionen des Gedankens,
sondern aus einem Stücke mit seinem Leben ist, so schreitet sie nicht
zu einem Systeme fort etc. Hegel, op. cit., p. 51. Da questo e da altri
luoghi può scorgersi, come Hegel avesse un concetto più schietto della
filosofia socratica, di quello che hanno formulato molti scrittori
posteriori, non escluso lo Zeller; il quale, sebbene dica di non
volerlo, parla sempre in una maniera troppo astratta del principio del
sapere, e ricade nell'errore di Schleiermacher e di Brandis.
[85] Per es. Schleiermacher, op. cit., p. 300.
[86] La forma più esagerata è quella del Rötscher, il quale parla di
Socrate come d'un filosofo moderno, op. cit., passim.
[87] Vedi specialmente il Böhringer, op. cit., p. 2 e seg.
[88] L'Alberti specialmente fa di Socrate un filosofo dotato di una
piena coscienza del proprio valore storico; e non potea evitare un
simile errore, dal momento che s'era proposto di seguire il dialogo
platonico come un documento biografico; vedi op. cit., p. 13 e seg.
[89] Plat. Apol. p. 23 B, e cfr. Sen. Mem. IV, 6, 7. Vedi Hermann:
_Geschichte_ ecc., II, p. 238, e nota 295-97, il quale mostra come
Schleiermacher, Rötscher, Brandis e Ritter non abbiano inteso il
valore di questa massima; e cfr. dello stesso autore: _Prof. Ritter's
Darstellung_ ecc., p. 24 e seg.
[90] L'Hoffmann, in uno scritto che ha per titolo: _Die Gottesidee des
Anaxagoras, des Sokrates und des Platon_, Würzburg, 1860, ha voluto
attribuire un tale carattere teosofico e mistico alle idee teologiche
di Anassagora e di Socrate da far loro perdere tutta la primitiva
ingenuità, che le distingue da ogni posteriore svolgimento delle idee
religiose. Per quello che concerne Anassagora specialmente, l'Hoffmann
non s'è fatto scrupolo di considerarlo come un teista bello e compiuto.
La teologia socratica di quello scritto non corrisponde per niente ai
modesti principi, espressi da Senofonte, e dall'Apologia platonica.
[91] Vedi in generale Hegel, op. cit., p. 40 e seg.; e molto più
Rötscher: _Aristophanes und sein Zeitalter_, p. 245 e seg.
[92] Specialmente dal Rötscher, loc. cit., e molto più nella sua
critica del Brandis, loc. cit., p. 388. È difficile trovare un altro
scrittore, che sia capace quanto il Rötscher di perder di vista
l'oggetto proprio della quistione, per abuso di frasario filosofico.
[93] Vedi Brandis: _Rhein. Museum_, II, p. 85 e seg. in una violenta
critica del libro del Rötscher. Lo stesso Brandis nel libro già
citato: _Entwickelungen_ ecc., p. 232, pretende nientemeno trovare
in Senofonte, Mem. III, 8, 3, una pruova esplicita, che il concetto
socratico supponga il reale come suo termine obbiettivo.
[94] Vedi su la natura del sapere socratico l'esatta e scrupolosa
indagine dello Strümpell, op. cit., pp. 152-159.
[95] Vedi Zeller, op. cit., vol. II, p. 82.
[96] Per tacere di molti scrittori dei secoli passati, citerò l'Hamann,
e specialmente op. compl., vol. II, p. 42, ed il Volquardson: _Das
Dämonium des Sokrates_, Kiel, 1862, e spec. p. 71.
[97] Vedi il succitato luogo Metaph., XIII, 4; e cfr. ibid., I, 6; e
XIII, 9; e De part. ani. I, 1.
[98] Nessuno prima dello Strümpell avea tentato di spiegare _in
concreto_ lo sviluppo dell'induzione socratica; e noi stimiamo inutile
rilevare qui gli errori o le inesattezze delle precedenti esposizioni.
[99] Questo difetto è sommamente notevole nel lavoro del Ditges: _Die
epagogische Methode des Sokrates_, Köln, 1864. Quell'autore trova
confermata l'induzione socratica dall'autorità dei moderni scrittori di
logica; vedi p. 13.
[100] Come hanno fatto molti fra gli espositori.
[101] In questa domanda è riposto l'interesse logico di Socrate.
[102] L'autore di questo scritto raccoglie da molto tempo i materiali
per una storia dell'Etica greca, che sarà esposta dal punto di vista
della tradizione letteraria e dello svolgimento generale della coltura.
[103] Vedi in generale Strümpell, op. cit., pp. 72-115, le cui
opinioni, del resto, non sono per noi tutte accettabili.
[104] L'autore di questo scritto ha cercato di mettere sott'occhi
l'immagine completa del dialogo socratico, e s'è valso dei Memorabili
di Senofonte e di alcuni degli scritti di Platone, facendo in questi
astrazione dalla teoria delle idee; e non addurrà i passaggi perchè, se
volesse farlo, dovrebbe copiare gl'interi libri. Anche molte delle cose
dette innanzi su lo sviluppo storico della definizione, sebbene abbiano
un colorito moderno, sono ricavate da Platone.
[105] Vedi Steinthal: _Geschichte der Sprachwissenschaft bei Griechen
una Römern_, p. 118.
[106] Vedi questo pensiero espresso nel Phaedr., p. 263 A: Οταν τις
ὄνομα εἴπῃ σιδήρου ᾔ ἀργύρου, ἆρ᾽ oὐ τὸ αὐτὸ πάντες διενοήθημεν; —
Τί δ'ὅταν δικαίου ἤ ἀγαθου; οὐκ ἄλλος ἄλλῃ φέρεται, καὶ ἀμϕιοβητουμεν
ἀλλήλοις τε καὶ ἡμιν αὐτοις.
[107] Vedi questo pensiero espresso nell'Euthyphr., p. 7 C da περὶ
τίνος — D πάντες nel qual luogo sono principalmente notevoli le parole:
οὐ δυνάμενοι (gli uomini) ἐπὶ ίκανὴν κρίσιν αὐτων (cioè dei predicati
etici) ἐλθειν ἐχθροι αλλήλοις γιγνόμεθα.
[108] Noi risentiamo tuttora nella lettura di Senofonte e di Platone
quello stato di incertezza, e rimaniamo sospesi fino alla fine del
dialogo; se pure, come in molti casi avviene, la conclusione stessa del
dialogo non è equivoca e dubbia. Fra tutte le esposizioni dei dialoghi
platonici quelle del Bonitz riproducono, a nostro parere, con la
maggiore lucidezza ed efficacia possibile, l'impaccio, le difficoltà,
ed il travaglio dell'indagine socratica; vedi _Platonische Studien_, 1º
e 2º fasc., Wien, 1858-60.
[109] Lo Zeller, op, cit., p. 89, col quale in gran parte ci accordiamo
nel concetto dell'ironia, ha riportato i vari giudizi profferiti da
altri scrittori su quella forma, o momento che voglia dirsi, della
conversazione socratica. Il citato libro del Lasaulx (pubblicato dopo
il lavoro dello Zeller) contiene una determinazione del concetto
dell'ironia, ch'è veramente speciosa. Secondo quell'autore (vedi
p. 23), Socrate aveva una doppia coscienza: la comune ed ordinaria,
che hanno tutti gli altri uomini, e quella tutta sua speciale, che
era riposta nella ispirazione religiosa; sicchè, ogni volta che
gli avvenisse di conversare o di disputare, dal confronto delle due
coscienze veniva fuori il sentimento dell'ironia (!?).
[110] Vedi il notevole luogo dei Memor., IV, 5, 12: ἔφη δὲ καὶ τὸ
διαλέγεσθαι ὀνομασθῆναι εκ τοῦ συνιόντας κοινῇ βουλεύσθαι διαλέγοντας
κατὰ γένε τὰ πράγματα.
[111] Noi intendiamo dire, che il concetto socratico ha il carattere
dell'identità; non che Socrate avesse avuto coscienza del principio
d'identità. Vedi in séguito.
[112] Aristot. Metaph., XII, 4: ἀλλ'ὁ μὲν Σωκράτης τὰ καθόλου οὐ
χοριστὰ ἐποίει οὐδὲ τοὺς ὁρισμούς.
[113] L'Hermann osserva giustamente: _Geschichte_ ecc., p. 326, nota
305, che la differenza del concetto socratico dall'idea platonica non è
riposta nel carattere logico del processo.
[114] Opinione del Brandis.
[115] Mem., IV, a, 26: οἱ μὲν εἰδότες ἑαυτοὺς τά τε ἑπιτήδεια ἑαυτοῖς
ἴσασι καὶ διαγιγνώσκουσιν ἃ τε δύνανται καὶ ἃ μή· καὶ ἅ μὲν ἐπίστανται
πράττοντες πορίζονταί τε ὧν δέονται καὶ εὖ πράττουσιν.
[116] Zeller, op. cit., p. 83.
[117] Mem., IV, 6, 15: ὁπότε δὲ αὐτός τι τῷ λὁγῳ διεξίοι, διὰ τῶν
μάλιστα δμολογουμένων ἐπορεύετο, νομίζων ταύτην τὴν ἀσφάλειαν εἶναι
λόγου, la quale opinione Socrate cercava di rifermare con l'autorità di
Omero, Od., VIII, v. 171. Cfr. Sen. Oecono., XIX, 15, e Dionys. Halic.
de arte reth., XI, 8.
[118] Cfr. Metaph., XIII, 4, con Metaph., I, 6, e XIII, 9.
[119] Mem., II, 2, 1 e seg.; e III, 3, 2. Lo Strümpell ha troppo
insistito su la precisione logica del Socratismo, e specialmente su
la dimostrazione analogica: la quale non sarebbe, a parer nostro,
difficile di ridurre alla forma generica dell'appercezione, perchè non
vi sappiamo scorgere il carattere della sussunzione sillogistica.
[120] Specialmente Mem., IV, 2, 33. Vedi Brandis: _Geschichte der
griech, romisch, Philosoph_., II, p. 36, e la critica dello Zeller, op.
cit., p. 77, alla quale ha risposto Brandis rimanendo nella sua prima
opinione: _Entwickelungen_ ecc., p. 235.
[121] Per es. Men., p. 98 B.
[122] Questa è l'opinione dello Strümpell.
[123] In questa determinazione è dato il limite della ricerca socratica.
[124] Per es. Platone.
[125] È inutile entrare in polemica coi sostenitori della contraria
opinione.
[126] La storia dell'ellenismo non è stata ancora approfondita in
questo lato, che pure è uno dei più ricchi e dei più attraenti; cfr.
quanto abbiamo detto nel cap. II.
[127] Il solo libro completo su questa quistione è il già citato del
Nägelsbach: _Nachhomerische Theologie_, Nürnberg, 1857.
[128] Mem., III, 9, 4; IV, 6, 6.
[129] Molte massime di questo genere sono state raccolte dallo Zeller,
op. cit., p. 121.
[130] Sen. Mem., I, 1, 2; IV, 7, 6. Aristot. Metaph., I, 6. Σωκρὰτους
δὲ περὶ μὲν τὰ ἠθικὰ πραγματευομένου, περὶ δὲ τῆς ὅλης φύσεως οὐθέν
— e de part. ani. I, 1, τὸ δὲ ζητεῖν τὰ περὶ φύσεως ἒλεξε. Quanto
all'opinione contraria dello Schleiermacher, del Brandis, del Ritter,
del Süvern, e del Krische (*), vedi Zeller, op. cit., p. 93 e seg.
[131] ̉Αμαθια, vedi Mem., I, 2, 49-50, II, 3, 18, IV, 2, 22, ovvero
μανια, che una volta è considerata come opposta alla σοφια id., III, 9,
6, 7, ed un'altra come diversa dall'ἀμαθια, I, 2, 50.
[132] Mem., IV, 2, 19 e seg.
[133] Mem., IV, 6, 7: ὅ ἄρα ἐπίσταται ἓκαστος τοῦτο καὶ σοφὸς ἐστιν.
[134] Mem., IV, I, 2.
[135] Vedi su questa massima il Göttling nella citata dissertazione:
_Die delphischen Sprüche_.
[136] Sen. Mem., IV, 2, 24, III, 9, 6. Plat. Charmid., p. 164 D.
Alcib., I, p. 124 B.
[137] Stimiamo inutile discutere le opinioni di Schleiermacher,
Brandis, Hegel e Rötscher. L'Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 240, è
molto indeterminato nell'analisi di questo concetto.
[138] Lo Strümpell, vedi op. cit., p. 136 e seg.
[139] Vedi in generale il bel dialogo con Eutidemo, Mem., IV, 2.
[140] Vedi specialmente p. 20 C-24 A.
[141] Plat. Theaet., p. 150 C. In questo luogo la più gran parte dei
critici ammette una diretta reminiscenza storica; ma ciò non cambia per
niente la nostra affermazione.
[142] Schleiermacher, op. cit., p. 295, ha trovato superficiale il
dialogo senofonteo, o lo ha stimato incapace di produrre quell'effetto,
che Platone fa da Alcibiade attribuire al discorso di Socrate Symp., p.
215 E e seg., perchè non ha saputo ravvisarvi il carattere concreto e
positivo delle cause che lo determinavano.
[143] Aristoph. Av., v. 1555. Vedi, sul valore della parola ψυχαγωγια
_Rhein. Museum_, vol. XVIII, p. 473.
[144] Strümpell, op. cit., p. 137 e 142.
[145] Lo Strümpell crede in fatti, op. cit., p. 36, necessario valersi
principalmente dell'autorità di Platone, come di colui che più ha
inteso il valore riformatorio di Socrate; ma non è forse questo un
circolo vizioso?
[146] Mem., III, 6, e IV, 2. Cfr. Apol. Plat., p. 21 C e 29 E.
[147] Mem. IV, 6, 7: ὃ ἂρα ἐπιοταται ἓχαστος τοῦτο καὶ σοφός ἐστιν.
[148] Mem., I, 5, 4.
[149] Mem., I, 5, 3, id. 6, 5; II, i, II, ecc.
[150] Mem. IV, 5, 6.
[151] Cfr. Dronke, op. cit., p. 42;. Pfander, op. cit., p. 28; e vedi
Steinthal nella _Zeitschrift für Völkerpsychologie_, vol. II, p. 303.
[152] Per es. Zeller, op. cit., p. 108.
[153] Sen. Symp., 2, 9.
[154] Mem., II, 2, 4.
[155] Vedi Strümpell, op. cit., p. 145, il quale a nostro parere è
stato il primo, che abbia messo in piena luce l'elemento filosofico e
socratico degli scritti di Senofonte, op. cit., pp. 482-509.
[156] Mem., I, 2, pp. 49-55.
[157] Nub., dal v. 1320 in poi.
[158] Questo difetto c'è nel Köchly, op. cit, passim.
[159] Hermann, _Privatalterthümer_, § 33, 2ª ed.
[160] Mem., II, 2.
[161] Vedi il citato Hermann, § 29.
[162] Sen. Symp, 8, 12 e seg. e cfr. Mem., I, 2, 29 e seg. 3, 8 e II,
6, 31.
[163] Questa è anche l'opinione dello Zeller, op. cit., p. 58.
[164] Mem., II, 4, 6 e seg.; id., 6, 21-29.
[165] Vedi il Jacobs, _Vermischte Schriften_, vol. II, p. 251: Jene
Sitte enthält eben so, wie die Liebe zum andern Geschlechte, alle
Elèmente des Edelsten und des Nichtswürdigsten, des Lasters, des Besten
und des Schlechtesten in sich.
[166] Mem., III, 5. 21 e 9, 10; e cfr. ibid., I, 2, 9; e Plat. Apol.,
31, E.
[167] Mem., III, 6; e IV, 2, 6 e seg.
[168] Mem., IV, 6, 6.
[169] Mem., III, 7. 9.
[170] Mem., IV, 4, 4: Plat. Apol., 34 D e seg.; e cfr. Phaed., 98 C e
seg.
[171] Come vuole l'Hermann.
[172] Come vuole il Baur. Vedi su questa quistione lo Zeller, _Der
Platonische Staat, in seiner Bedeutung für die Folgezeit_, nei citati
_Vorträge_ ecc., pp. 62-82.
[173] Mem., III, cap. 11.
[174] Come fa lo Zeller, op. cit., p. 75, nota 2ª.
[175] Questa è l'opinione di Brandis: _Entwickelungen_ ecc., p. 236,
nota 49.
[176] Vedi su questo argomento l'Hermann: _Privatalterthümer_, § 29,
con tutte le autorità ivi addotte, e specialmente John: _The Hellenes,
the history of the manners of the ancient Greeks_, Londra, 1844, vol.
II, p. 42.
[177] Vedi Jacobs: _Vermischte Schriften_, IV, p. 379 e seg.
[178] Mem., II, 6, 35 e cfr. III, 9, 8.
[179] Crit., 49 A e seg. e cfr. Rep., I, 334 B e seg.
[180] Questa è anche l'opinione dello Zeller, op. cit., p. 114.
[181] Il Mainers: _Geschichte der Wissenschaften_, II, P. 456 (*),
pone una distinzione arbitraria fra il male arrecato sensibilmente
all'inimico, e quella che può toccare il suo benessere interno, negando
che quest'ultimo sia incluso nel χαχῶς ποιεῖν di Senofonte. Nè meno
infondata è la supposizione del Brandis, secondo la quale Senofonte non
avrebbe espresso interamente il pensiero di Socrate. Cfr. lo Strümpell,
op. cit., p. 179, che ha tentato supplire Senofonte col Gorgia, p. 481.
[182] Vedi Döderlein: _Lexicon Homericum_, n. 536: e per l'etimologia
il Curtius: _Griechische Etymologie_, p. 317.
[183] Così anche presso gli scrittori posteriori a Socrate, per es.
Platone, vedi Ast: _Lexicon Platonicum_ s. v. ἀρετή, e segnatamente
Crito, p. 117 B, Rep. I, p. 335 B. id. p. 353 B; Gorg. p. 506 D, ecc.
[184] Il Göttling, nella citata dissertazione: _Die delphischen
Spräche_, ha cercato di mostrare, come i sette famosi proverbi, che
erano scritti alla porta del tempio delfico, formassero già un insieme
di vedute etiche, una specie di catechismo delle virtù cardinali,
un eptalogo insomma dell'ellenismo. Cfr. in generale il Nägelsbach:
_Nachhomerische Theologie_, p. 289 e seg.
[185] Cfr. specialmente Wigand: _Das religiöse Element in der
geschichtlichen Darstellung des Thukydides_, Berlin, 1829.
[186] Cfr. le parole caratteristiche di Platone, Rep. X, p. 600 E, e
risc. Prot., 118 E, e Gorg., 520 E. Quanto all'opinione contraria dello
Schneidewin, loc. cit., non stimiamo opportuno farne qui argomento di
polemica.
[187] Plat. Men. 91 B, 95 B; Gorg. 519 C; Soph. 223 A.
[188] Su la dottrina delle virtù secondo i Sofisti vedi Zeller, op.
cit., vol. I, 3ª ed., p. 910 e seg.; e Schanz: _Die Sophisten nach
Plato_, Göttingen, 1867, pp. 118.122.
[189] Cfr. Mem., IV, I, 2 e seg.
[190] La dissertazione del Dittrich: _De Socratis sententia «Virtutem
esse Scientiam»_, Brunsbergae, 1858, contiene una larga raccolta di
luoghi di Platone e di Aristotele; ma le illazioni di quello scritto
hanno poco a fare col Socrate della storia.
[191] Sen. Mem., III, 9, 5: ἔψη δὲ καὶ τὴν δικαιοσύνην καὶ τὴν ἄλλην
πᾶσαν ἀροτην σοψιαν εἶναι e seg., ibid., II, 6, 39.
[192] Plut. Lach. 194 D: ἔκαστος... ἃ δε ἀμαδης ταῦτα δὲ κακός. La
definizione ch'è presso Diogene Laerzio raccoglie in una forma più
concisa il pensiero socratico, vedi II, 31: ἔλεγε δε και ἔν μόνον
ἀγαδὸν εἶναι, τἡν ἐπιστἠμην, καὶ εν μόνον κακόν, τἡν ἀμαδίαν. Non
crediamo nè opportuno nè necessario imprendere una polemica contro
coloro, che, mettendo da banda la testimonianza di Senofonte e di
Aristotele (Eth. ad Nicom. VI, 13, 3; id. VII, 13, 5; Eud. I, 5; cfr.
Nicom. III, 8, 6), si sono sforzati di mostrare che Socrate riponesse
in una istintiva e divina ispirazione il fondamento della virtù.
Vedi specialmente il Mehring, il quale nel suo articolo: _Sokrates
als Philosoph_, che è una recensione del libro di Lasaulx, nella:
_Zeitschrift für Philosophie und philosophische Kritik_, vol. 36º,
fasc. 1º, pp. 81-119, fondandosi sopra una falsa interpetrazione del
Protagora e sopra un luogo molto equivoco del Menone, nega che Socrate
tenesse la virtù per cosa che possa apprendersi; cfr. ibid., p. 100 e
seg.
[193] Mem., IV, 6, 6.
[194] Mem., IV, 6, 4, 6.
[195] Sul concetto della σωοφροσύνη, vedi Mem., III, 9. 4; IV, 3, 1.
Cfr. Zeller, op. cit., p. 99.
[196] Per es. Kühner: _Proleg. ad Xenoph. Memor._, 2ª ed., Gothae,
1857, pp. 4-10; Hurndall, op. cit., p. 29 e seg., ecc.
[197] Vedi il citato Buchholtz, pp. 84-94.
[198] Vedi Strümpell, op. cit., p. 93 e seg.
[199] Mem., I, 5, 5; II, I, 19; IV, 5. 9.
[200] Mem., IV, 6, 10-11; III, 9, 2.
[201] Mem., IV, 4, 16.
[202] L'Allihn: _Die Grundlehren der Ethik_, p. 277, vuol trovare i
primi germi della valutazione incondizionata nella dottrina socratica.
Noi non sappiamo seguire la sua opinione, la quale del resto è espressa
con molta sobrietà.
[203] Aristot. Eth. Nicom., VI, 13, 5: Σωκράτης μὲν οὖν λόγους τὰς
ἀρετὰς ᾤετο εἶναι ἐπιστήμας γὰρ εἶναι πάσας ήμεῖς δὲ μετὰ λόγου; cfr.
Eth. Eud., I, 5: διόπερ εζήτει τί ἐστιν ἀρετή, ἀλλ'οῦ πῶς γίνεται και
ἐκ τίνων.
[204] Mem., II, 6, 39: ὃσαι δ'εν ανθρώπις ἀρεται λέγονται, σκοπούμενος
εύρήσεις πάσας μαθήαει τε καὶ μελέτη αυξανομένας.
[205] Mem., III, 9, I. E in un altro luogo le convinzioni religiose
sono considerate come eccitamento alla virtù, I, 4, 19.
[206] Vedi Hartenstein: _De psychologiae vulgaris origine ab Aristotele
repetenda_; e lo stesso: _Ueber den wissenschaftlichen Werth der
Ethik des Aristoteles_, ristampato nelle _Historisch-philosophische
Abhandlungen_ dello stesso autore, Leipzig, 1870, pp. 107-127, 240-305.
[207] Specialmente il Dissen nel citato scritto, p. 59-88.
[208] Questa opinione è stata indirettamente favorita dallo
Schleiermacher o. c. 290 e seg. e poi messa tanto in onore dal
Brandis, che per molti anni ha esercitato la critica dei filosofi e
dei filologi. Il Brandis dal suo primo lavoro (_Rhein, Museum, 1837_)
fino all'ultima storia che ha scritto della Filosofia greca (_Die
Entwickelungen_ ecc., 1862) non si è potuto mai liberare da una falsa
valutazione della testimonianza di Senofonte. Uno dei più dichiarati
avversari del Socrate senofonteo è il Ribbing, vedi: _Genetische
Darstellung der platonischen Ideenlehre_, Leipzig, 1863, p. 40 e
seg., dove l'autore si sforza di redarguire d'inconseguenza tutti gli
altri espositori del Socratismo. Noi qui osserviamo che la critica
storica non si può fare coi postulati alla mano, e che non sappiamo
vedere col Ribbing nel Socrate senofonteo l'espressione sistematica
dell'immoralità. Cfr. dello stesso autore: _Om Sokrates_. Upsala, 1846,
e spec. p. 43 e seg. il quale libro non abbiamo potuto bene esaminare,
per esserci arrivato troppo tardi.
[209] Lo Zeller ha raccolto tutti i luoghi che mettono in chiaro questo
concetto, op. cit., p. 101-106, ma ha poi sacrificato al suo proprio
criterio soggettivo la ragione storica della posizione socratica; su la
quale ha finito per pronunziare giudizi in gran parte sfavorevoli.
[210] Argomento sul quale molti critici sono tornati da Schleiermacher
in poi.
[211] Stimiamo inutile addurre i molti luoghi dei Memorabili dai
quali risulta questa determinazione; basti ricordare il concetto
dell'εὐπραξία III, 9, 14, il quale manifestamente rivela come la
indeterminata rappresentazione del benessere, del ben vivere, del buon
esito, che era espressa dall'eὖ fosse determinata dalla costanza della
πρᾶξις, in quanto diversa dall'εὐτυχία.
[212] Mem., III, 8, I e seg.
[213] Il Brandis ed il Dissen hanno ammessa questa confusione nel
Socrate senofonteo, contro la esplicita testimonianza di Sen. Mem. IV,
5, 10; ibid. 6; e 8, 11. Cfr. Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 335, nota
348; e Hurndall, op. cit., p. 37.
[214] Mem., IV, 6, 8 e seg.
[215] L'Alberti, op. cit., p. 100 e seg., parla del concetto della
perfezione morale, della educazione completa dell'uomo al principio
assoluto della moralità, dell'idea sostanziale del bene, e di altre
cose simili, che sono tutte estranee al Socrate della storia.
[216] Vedi specialmente Mem., IV, 1, 2.
[217] In questo concetto ci accordiamo interamente con lo Strümpell,
op. cit., p. 134.
[218] Non è questo il luogo per sviluppare un concetto tanto
complicato, qual'è quello dell'εὐδαιμονία nella storia della cultura
greca; e ci limiteremo ad osservare, che ci pare affatto infondato
il giudizio dello Zeller, il quale, op. cit., p. 103 nota 4ª, parla
del concetto della felicità come di quello che nella sua generalità
costituiva l'ideale di tutti gli antichi filosofi. Quanta diversità non
corre solo fra Socrate e Platone? e molto più fra questo ed Aristotele?
[219] Eth. Nicom., III, 8, 6. Δοκεῖ δε καὶ ἡ ἐμπειρια ἡ περὶ ἕκαστα
ἀνδρία τις εἶναι ὂθεν δ Σωκράτης ᾠήθη ἐπιστήμην εἶναι τὴν ἀνδρίαν.
In questo luogo è chiaro che la parola ἐμπειρία appartiene al testo
di Aristotele, e non alla sentenza socratica che v'è riferita. È
l'Hurndall, op. cit., p. 28, che principalmente ha insistito a voler
provare, che il sapere socratico sia empirico.
[220] Specialmente il citato Brandis, la cui opinione è stata
recisamente rigettata come arbitraria dall'Hermann: _Geschichte_ ecc.,
p. 251.
[221] Vedi su la falsa interpretazione di Aristotele fatta
dall'Hurndall, loc. cit., Strümpell, op. cit., p. 159.
[222] Mem., IV, 2, 19 e seg.
[223] Mem., III, 9.
[224] In questa determinazione abbiamo seguito la facile e naturale
interpretazione dello Strümpell, op. cit., p. 138, ch'è pure quella
dell'Hermann: _Geschichte_ ecc., p. 253 e nota 340, senza impacciarci
in una quistione astrusa sollevata dal Brindis: _Rhem. Museum_, I, p.
136; cfr. _Entwickelungen_ ecc., p. 237 e seg. ed Hurndall, op. cit.,
p. 39.
[225] Mem., I, 4, 2-19. In questo luogo è notevole che Socrate
sia spinto dall'incredulità di Aristodemo a tentare una pruova
dell'esistenza della divinità (καταμαθὼν γὰρ αὐτὸν οὔτε θύοντα τοῖς
θεοῖς οὔτε μαντικῇ χρώμενον, ἀλλὰ και τῶν ποιούτων ταῦτα καταγελῶντα);
la qual cosa mostra chiaramente quanto sia fondata la nostra opinione,
che egli non si fosse punto proposto di allontanarsi dal concetto
tradizionale della religiosità positiva, perchè era alla conferma delle
pratiche del culto che mirava la dimostrazione. Cfr. Sext. Emp. adv.
Math. IX, 92 e seg. Tutti i luoghi dei Memorabili, che concernono la
teologia di Socrate, sono stati raccolti dall'Hummel: _De Theologia
Socratis in Xenoph. Comment. tradita_, Gottingae, 1839; col quale
autore noi non ci accordiamo quanto all'interpretazione.
[226] La difficoltà di Aristodemo è formulata nelle parole: εἴπερ γε μὴ
τύχῃ τινί, ἀλλὰ ύπὸ γνώμης ταῦτα (ossia le cose naturali) γίγνεται, I,
4, 4.
[227] La dimostrazione socratica dal bel principio formula il suo
risultato nelle parole: Πρέπει μν τέἀ ἐπ' ὠφελείᾳ γιγνόμενα γνώμες ἔργα
εἶναι I, 4, 5.
[228] Questo nostro concetto apparisce chiaro sì dalla varietà degli
elementi intuitivi, che fanno parte della dimostrazione nel suo
largo sviluppo, come dall'intento pratico di rettificare una falsa
rappresentazione della santità e del culto religioso.
[229] Mem., I, 1, 19..... ἡγεῖτο πάντα μὲν θεοὺς εὶδέναι..... I, 3, 3.
οὔτε τοῖς δεοῖς ἔφη καλῶς ἔχειν I, 4, 11 e seg. ove si discute della
provvidenza delta divinità (οἱ δεοί); e IV, 3, 3. In altri luoghi, è
adoperato semplicemente δεός I, 4, 13, 17; IV, 3, 6; e δεοἶν I, 4, 18.
[230] Mem., I, 1, 2 e seguenti e conf. IV, 3, 16.
[231] Mem., I, 4, 5: ὁ ἐξ ἀρχῆς ποιῶν. id. 17: ἔοικε ταῦτα (le cose
naturali) σοποῦ τινος δημιουργοῦ καὶ φιλοζὡου τεχνἡματι (γἱγνεσθαι) id.
17 τὴν τοῦ δεοῦ φρὁνησιν..... τὸν τοῦ δεου ὁφθαλμον; IV, 3, 13: ὁ τὸν
ὃλον κόσμον συντἁττων καὶ αυνέχων.
[232] Mem., IV, 3, 13. Quanto al Krische; _Forschungen etc._ p. 220
(*), che considera apocrifo il luogo, vedi Zeller, op. c., p. 118 n.
2. Il Dindorf nell'edizione di Oxford, 1862, e nella 3ª ed. di Lipsia,
Teubner, 1865, ha rigettato come apocrifo l'intero capitolo; ma le
sue ragioni sono state bene ribattute dal Breitenbach nella 3ª ed. dei
Memorabili, Berlino 1863. Introd. p. 8-10.
[233] Zeller, op. c., p. 116-120.
[234] Zeller, op. cit. p. 117 e 110.
[235] Vedi tutto il citato luogo Mem., I, 4, 2 e seg.
[236] Quelli che non hanno intesa l'importanza di questa posizione
storica sono stati costretti ad ammettere, che Socrate seguisse una
doppia maniera di esposizione, adattandosi per convenienza alle forme
politeistiche, per es. Hummel, op. cit., p. 10, e Denis: _Histoire des
idées morales dans l'antiquité_ (*) I, p. 79. Cfr. Zeller, op. cit., p.
120, che rigetta questa falsa interpretazione.
[237] Hummel, op. cit., p. 14 e seg., ha voluto condursi con troppo
spirito di conseguenza nel mettere insieme i predicati della divinità,
che si trovano qua e là nei Memorabili.
[238] Mem., I, 4, 8, 17 e seg e IV, 3, 12 e seg.
[239] Mem., I, 1, 6; 3, 4; 4, 14; 7, 6; II, 2, 14; IV, 3, 12-14 ecc.
[240] Vedi, per es., su la psicologia di Pindaro e di Eschilo il citato
libro del Buchholtz, pp. 17-39, e pp. 131-146.
[241] Mem., IV, 3, 14: ἡ φυχἡ, ἤ, εἴπερ καὶ αλλο τῶν ὰνθρωπίνων, τοῦ
θείον μετέχει.
[242] Apol., p. 40 e seg.
[243] Cirop., VIII, 7, 19 e seg.
[244] Ammenochè non si affermi così apoditticamente come fa il Brandis:
_Entwickelungen_ ecc., p. 244.
[245] Gorgia, p. 523 e seg. Lo Strümpell, op. cit., p. 181, ha voluto
con troppa sicurezza inferire da questo luogo, che la convinzione
dell'immortalità fosse a quel tempo qualcosa di tanto nuovo, da dover
eccitare la maraviglia.