La nostra indagine, intorno allo sviluppo della coscienza scientifica
di Socrate, ci ha menati ad un risultato quasi affatto negativo; e
noi ci siamo trovati nella impossibilità di determinare storicamente
quali fossero gli elementi della coltura tradizionale, che esercitarono
influenza sul suo animo, e di assegnare con precisione le diverse fasi,
che egli dovette percorrere, prima di chiudersi nel fermo proposito di
rinunziare ad ogni pratica ambizione, e di consacrarsi del tutto al
miglioramento dei suoi concittadini. Il carattere perfetto ond'egli
era dotato, e ch'era l'elemento più chiaro ed evidente della sua
personalità, gli avea ben per tempo fatto sentire, quanto le reali
condizioni della vita politica fossero lontane dal poter recare
soddisfazione a chi, non inteso ad acquistar gloria ed onori, guardasse
sovra tutto al valore intrinseco delle convinzioni, ed a mettere
in pieno accordo l'attività pratica con gl'interni dettami della
coscienza. Ma come questo proposito potea bene non andar congiunto a
quella ricchezza di pratiche attitudini, che egli addimostrò nella
sua attività pedagogica e dialettica, anzi dovea indirettamente
attenuarla ed indebolirla, se altri motivi non l'avessero alimentato,
non è in questa posizione negativa che si possa cercare la spiegazione
dell'importanza storica del nostro filosofo. E, infatti, motivi molto
svariati ed esigenze molto diverse s'erano combinate in lui, ed aveano
preparato il suo animo ad essere un ricchissimo argomento d'indagini
etiche, al tempo stesso che l'intrinseca evidenza delle sue convinzioni
religiose avea già stabilito in lui un limite fisso, oltre il quale
la ricerca logica non potea arbitrariamente vagare. Cerchiamo ora di
metterci sott'occhi l'orizzonte della coscienza socratica, prima di
fare il tentativo di esporre e dedurre, nella forma sistematica di
una dottrina, quei pronunziati filosofici, che la tradizione ci ha
trasmessi come genuini.