Le pagine tutte di Senofonte e Platone sono una perpetua testimonianza
dei sentimenti di riverenza e di ammirazione, che Socrate era capace
di suscitare nell'animo di quanti l'avessero avvicinato; e l'interna
vitalità, ond'era animato ogni suo atto ed ogni sua parola, è
improntata in esse come in indelebile monumento.
Un organismo di perfetta costituzione, assuefatto ad ogni sorta di
sofferenze e d'intemperie, gli aveva reso agevole l'esercizio della
più rigorosa temperanza e sobrietà. La sua maniera di vivere era così,
a lungo andare, divenuta la espressione costante di una volontà, che
coscientemente governava e indirizzava gl'istinti naturali al fine
della conservazione e del benessere. Il lungo abito, mercè il quale
egli era divenuto attento e minuzioso osservatore di quanto avvenisse
nell'animo suo, col rendere sempre più perfetto il giudizio morale, con
avergli assuefatto l'intelletto all'esercizio dell'arte ricercativa,
lo avea al tempo stesso condotto ad una certa astrazione dal mondo
esterno, che per un Greco, e molto più per un Ateniese, era cosa
tutt'altro che comune. Ma questa non può dirsi ascesi, perchè non tenea
ad un ordine speciale di convinzioni o di pratiche religiose nè menava
alla formazione di una setta o di una associazione mistica; rimanendo
sempre in Socrate vivissima la conoscenza di tutti i doveri della vita
pubblica e privata, quali erano generalmente accettati e riconosciuti
dal comune degli Ateniesi. Rassegnandosi alla voce della coscienza,
e scovrendo così il valore vero dell'uomo nell'intimità dell'animo,
egli non cercava di compiere un atto di astrazione teoretica, nè
andava all'esigenza di una perfezione assoluta. Il suo bisogno di
consapevolezza non lo menò mai alla negazione delle forme concrete
della vita etica; e la quiete interna dell'animo, che in lui risultava
dalle abitudini temperate e dal continuo esame di sè medesimo, fu
ricca degl'impulsi pratici più vivi e più efficaci. Socrate quindi,
tuttochè fosse estraneo ad ogni pratica occupazione, e scevro di
ambizione, visse continuamente occupato nell'esaminare l'animo e le
intenzioni dei suoi amici e conoscenti; esercitando l'arte difficile,
e fino allora ignorata, del cosciente educatore. Tutti questi tratti
caratteristici dell'animo suo si conciliavano in una perfetta armonia,
e facevano di lui un conoscitore perfetto degli uomini e della vita.
Non estraneo al godimento di nessuno fra i piaceri, eccitava stupore
per la moderazione, e per la presenza d'animo che non l'abbandonavano
mai; scontento della falsa scienza e della presunzione dei suoi
interlocutori, non prendeva mai il tono dell'esortatore, ma condiva
di attica urbanità fino il discorso che fosse diretto a smascherare
l'altrui ignoranza; animato infine dal religioso sentimento di una
divina vocazione, non perdette mai di vista le reali condizioni della
vita esterna, e lavorò incessantemente a suscitare in quanti l'udivano
il bisogno di una scrupolosa consapevolezza dei propri doveri e
delle proprie capacità. In lui insomma ha ad ammirarsi uno dei più
perfetti esemplari di quella plastica armonia, che costituisce l'ideale
dell'arte antica; e per questo i suoi seguaci lo lodavano, come l'uomo
più tranquillo e beato fra quanti mai fossero stati al mondo[50].