MALIPIERO, ARCH. ST. IT., VII, 622: «_È stà conduta in porto una nave de
portada de quatromila bote._»
DOCUMENTI _delle Crociate_, ap. BELGRANO, 235: «_Quælibet navis debet
esse parata et furnita de stabulariis ad sufficientiam pro portandis
centum equis._»
[548] ARCHIVIO GRANDE DI NAPOLI, _Docum. Angioini, Carlo I_, colla data
di Roma, 27 marzo 1276, indizione quarta. Ordine per la costruzione
delle Taride da portar cavalli. Pubbl. dagli Ufficiali dell'Archivio
medesimo in un opuscolo col titolo di _Analisi e giudizi delle cose
pubblicate da Giuseppe del Giudice_, in-8. Napoli, tip. del Genio
artistico, 1871, p. 56: «_Quælibet tarida erit longitudinis cannarum
decem et octo.... altitudinis a paliolo ubi equi debent tenere pedes
palmorum septem et medii.... de cinta in cintam palmorum quindecim et
medio.... alta in prora palmorum tredecim.... porta una in puppi pro
introitu et exitu hominum et equorum, quæ porta palmorum octo et medii
altitudinis, quinque et medii amplitudinis.... ad hoc ut equus possit
intrare et exire insellatus et armatus.... porta debet claudi duabus
januis fortissimis, et habeat bonam et fortem battiportam._»
[7 settembre 1559.]
XXVI. — Dato uno sguardo all'assembraglia delle navi di alto bordo,
messe in un canto nel porto di Messina, e fatti i saluti militari alle
galèe capitane ed ai loro comandanti, fior di cavalieri delle prime
famiglie d'Europa, Flaminio si accostò al Medinaceli per intendere le
disposizioni della prossima campagna. Conobbe per le generali il
proposito di partirsi quanto prima coll'armata, e di riscuotere Tripoli,
come già si era riscossa Afrodisio, volendosi conquidere Dragut nella
nuova sede, ed estirpare anche di là le radici della pirateria. Tenesse,
dicevagli, la squadra in punto: chè nel settembre sarebbe l'attacco, ed
all'entrante di ottobre il ritorno, prima che la stagione rompesse al
sinistro.
La città di Tripoli era stimata delle principali sulla costa di
Barberia, e di molta importanza nelle cose del mare: grande, ricca,
popolosa, buon porto, ampia rada, un castello quadrato alla riva
meridionale, e una cinta intorno di muraglie all'antica[550]. Sul
principio del secolo decimosesto Ferdinando di Aragona l'aveva fatta
occupare dal conte Pietro Navarro per mantenersi tranquillo nei nuovi
possedimenti delle Sicilie; e nel terzo decennale Carlo d'Austria erasi
liberato dal peso di mantenerla imponendone la difesa ai Cavalieri
gerosolimitani in quella che loro concedeva l'isola di Malta. I
Cavalieri vi stettero di guardia per anni ventuno, finchè Dragut non li
cacciò coll'armata di Solimano nel 1551 per vendetta della perdita di
Afrodisio, e restovvi insediato col titolo di Sangiacco, come è detto
addietro.
Costui ben provvisto ed avvisato da' suoi spioni conosceva tutti i
disegni del Medinaceli, le forze, le condizioni, gli umori. Bisognava
aspettarsi da lui nuovi e maravigliosi tratti di guerra difensiva.
Taluno sarebbe corso in Tripoli per difendere ostinatamente la piazza,
non Dragut, che ne conosceva la debolezza. Altri sarebbesi vòlto a
invadere il paese dell'invasore, non Dragut, consapevole di non avere
tanta forza. Dunque egli prese diverso partito a suo gran vantaggio:
volle impedire la partenza degli avversarî, tirarli a dilungo, ridurli
all'inverno, annojarli, ammorbarli, indispettirli, confonderli. A tal
fine raunò tutti i suoi legni, e lo sciame dei seguaci, e ottenne da
Solimano qualche numero di galèe, tanto che alla testa di una
cinquantina di bastimenti da remo spigliati e risoluti si pose nel golfo
sotto le fortezze della Vallona, luogo sicurissimo per lui, a cavaliere
dell'Adriatico, dello Jonio e del Tirreno; donde ogni tanto minacciava
attacchi, e non feriva mai in parte niuna, tenendo tutte le riviere
della Puglia, della Calabria e della Sicilia in lunga perplessità. I
governatori e i popoli di queste provincie, in vece di dare, chiedevano
soccorso; e niuno voleva più rimettere soldati, provvisioni, o danaro in
Messina. Il Medinaceli restavasi impotente a sciogliere, gli ausiliarî
perduti ad aspettare, i soldati delle diverse nazioni rotti a
contendere: disordine, carestia, mortalità. E durando per tutto
l'autunno lo stratagemma, tanto andò negli indugi e nelle riprese, che
passò l'anno, finì il conclave, venne eletto la vigilia di Natale a
nuovo pontefice Pio IV, e la spedizione non era ancor mossa di un
punto[551].