[8 gennaio 1557.]
XIV. — In questo mezzo il re Arrigo di Francia, mosso da grandi
speranze, e stretto dai Caraffeschi, aveva dichiarato la guerra al re
Filippo di Spagna. Apriva col Duca di Mommoransì le ostilità nella
Fiandra; e in Italia col duca di Guisa, futuro re di Napoli, se le armi
gli dicessero bene. Spirata dunque la tregua, e giunti alcuni rinforzi
di Francia, Piero Strozzi e Giovanni Caraffa uscirono con seimila fanti,
ottocento cavalli, e una batteria di campagna verso Ostia, per togliere
Roma dalla presente strettezza[461]. Gli Spagnuoli di presidio
capitolarono lo stesso giorno, salva la vita, senza nè anche sparare un
moschetto[462].
Indi lo Strozzi si volse a scopar via i presidî che il nemico aveva
lasciato nel basso Tevere. Imperciocchè il Duca aveva fortificato quel
castelluccio, le cui rovine si vedono ancora intorno alla torre
Bovacciana, che è un miglio più abbasso della rôcca, tra questa e il
mare[463]. E ciò non bastandogli per guardare il passo e la foce del
Tevere (tanto fin d'allora erano cresciuti gli interrimenti, e tanto
erasi allontanato il mare), aveva fatto di nuovo con lavori di terra in
dieci giorni un buon ridotto quadrato all'estremo lembo della sinistra
tra il fiume e il mare, disegnato dall'istesso ingegnere ducale Bernardo
Buontalenti. Ogni lato di cento metri, gli omologhi paralleli alle due
acque: gli angoli muniti di quattro bastioncini, colle loro piattaforme
e artiglierie, e difese necessarie. Altezza dell'argine una picca e
mezzo, quasi quattro metri, la sezione di sedici palmi, cioè di
altrettanti metri. La porta opposta al fiume, e dentro baracche e
magazzini di tavole per alloggiamenti e depositi[464]. Quattrocento
fanti spagnuoli che vi stavano di presidio nè anche aspettarono
l'intimazione: uscirono fuori incontro ai vegnenti, salutarono colle
armi, abbassarono le bandiere, e si resero a patti[465].
[Gennajo e luglio 1557.]
Lo Strozzi in due giorni spianò il ridotto, poi trassene le artiglierie
a Roma; e ripigliando l'offensiva dall'altra parte contro il Duca, gli
tolse in poco tempo Gennazzano, Valmontone, Tivoli, Grottaferrata,
Marino e Palestrina. Al tempo stesso Francesco di Guisa faceva acquisti
nell'Abbruzzo, dove era penetrato per la via del Tronto; e contro a lui
per opposto Cosimo di Toscana manipolava a favore degli Spagnuoli,
perchè lo pigliassero alle spalle, e gli troncassero le comunicazioni
col Piemonte e colla Francia. Cosimo dei Medici stava ritto in Italia
come primo pilastro, e Andrea Doria come secondo, a sostenere di qua e
di là il grande arco trionfale del re Filippo, anche a dispetto di papa
Paolo[466]. Andrea da Gaeta e dalla Spezia insidiava il porto di
Civitavecchia, e Cosimo da Portercole e da Firenze ordiva le fila del
tradimento contro il porto d'Ancona. Messer Bartolommeo Concini,
segretario particolare dei Medici, e conduttore del maneggio, correndo
sopra piccola barca da Pontercole a Gaeta per dare i ragguagli e
pigliare i concerti incontrato il vento contrario, e sbattuto dal mare
avanti e indietro, venne finalmente a rompere sulla spiaggia di
Santasevera; e appresso a lui i guardiani della spiaggia trovarono in
secco la bolgetta delle lettere, donde si ebbe in Roma pienissima
notizia dell'intrigo, che restò sul nascere scoperto e sventato[467].
Ora io lascio ad altri le variate vicende della guerra combattuta pei
monti di qua e di là dai gioghi dell'Appennino: da parte la battaglia di
Paliano, l'assedio di Civitella, ed i convivali oltraggi tra il Guisa e
il Caraffa. Non v'ebbe cosa in tutto ciò che sentisse di sal marino,
tanto da entrare nella mia storia. Vengo alla fine.