[440] P. A. G., _La marina del Medio èvo_, in-8. Firenze, 1871, II, 414,
476.
IDEM, _La Rocca d'Ostia_, dissertaz. letta all'Accademia Arch. in Roma
addì 20 giugno 1860, come agli _Atti della_ med., t. XV, p. CXLI, e 43.
[441] NORES cit., 146: «_Si era il cardinal Caraffa confidato assai
nelle relazioni del baron della Garda.... il quale l'aveva assicurato
che Ostia e Civitavecchia erano fornite.... per far resistenza in ogni
accidente._»
[442] DE ANDREA cit., 73: «_Dentro estava Oracio de lo Sbirro con ciento
y quatorce soldados._»
CAMPANA cit., II, 146, A, fin: «_Era stato inviato con centoventi fanti
forbiti un valoroso giovane Romano chiamato Horatio dello Sbirro._»
NATAL CONTI, 257: «_Caraffa vi mandò Oratio dello Sbirro con cento e
venti soldati sceltissimi._»
MAMBRINO ROSEO, 530: «_Oratio dello Sbirro, valoroso giovane romano con
ottanta soldati._»
NORES, 146: «_Servì mandarvi cencinquanta fanti scelti sotto Orazio
dello Sbirro, romano, giovane ardito, e desideroso di segnalarsi._»
GIROLAMO RUSCELLI, _Precetti della milizia moderna tanto per mare quanto
per terra_, in-4. Venezia, 1568: «_Fanti centoquattordici._»
[4 novembre 1556.]
IX. — Acquistati e fermi questi luoghi, e avendo già di sopra in poter
suo Tivoli, Palombara e Monterotondo, mosse il Duca al primo di novembre
da Grottaferrata; e in due alloggiamenti venne presso il Tevere non
lungi da Ostia. Subito fatto gittare un ponte di barche per mezzo di
Bernardo Buontalenti, ingegnere fiorentino di chiara fama che lo serviva
di macchine e di fortificazioni, occupò di sotto l'Isola: e di sopra per
mezzo di Vespasiano Gonzaga investì la città con un semicerchio di
soldati in catena dall'una all'altra ripa per la sinistra del fiume.
Orazio da sua parte si contrappose a Vespasiano: e volendo animosamente
difendere anche la debole muraglia della città, lo costrinse ad
allargarsi, gli uccise molta gente, e più ne ferì, anche dei principali
condottieri, tra i quali il colonnello d'Abenante e don Mario suo
figliuolo. Il dì seguente sottentrarono con impeto maggiore contro di
lui a rinfrescar la battaglia Francesco della Tolfa e Gianfrancesco
Caraffa: i quali, spintisi infino alla porta Romana, vi appiccarono il
fuoco. Ma trovatala di dentro terrapienata, già erano in procinto di far
venire le artiglierie, quando Orazio, che non doveva inutilmente perdere
quivi la poca sua gente, dopo quattro giorni di bella difesa,
abbandonava la città, e passava con tutti i suoi nella rôcca, alzava i
ponti, e chiudeva il piccolo rivellino. L'assedio di questa rôcca presso
il mare può dirsi il fatto di maggiore importanza nella guerra del primo
anno; però merita essere ricordato coi suoi particolari, come abbiam
sempre fatto in ogni altro caso simile per le nostre piazze marittime.
[8 novembre 1556.]
Il grosso dell'esercito ducale dalla sua parte attendeva ai lavori del
ponte, del campo e delle batterie. Abbasso per trecento metri dalla
rôcca, e nella risvolta del fiume, mettevano il ponte con buoni ormeggi
in acqua e in terra, e forti ridotti alle teste da tenere aperte e
sicure le comunicazioni tra l'isola e il campo. I fanti spagnoli
guernivano le trincere dalla testa del ponte fino alle prime case della
città dalla parte di levante; e da quelle case fino alla riva del Tevere
sopra corrente gli italiani. Le maggiori artiglierie giocavano
dall'isola, rimpetto alla fronte occidentale; e battevano cortina,
faccia, fianchetto e torre corrispondente: sette cannoni rinforzati da
cinquanta, coperti da buoni gabbioni terrapienati, colle bocche sul
ciglio dell'argine, e discosti dalla muraglia per la sola larghezza del
fiume, che non era in quel luogo più di venticinque canne romane, come
dire all'incirca cinquantasei metri[444]. Finalmente la cavalleria in
tre divisioni correva battendo le strade d'ogni intorno, fino alle porte
di Roma.