SANDOVAL cit., 129, A, I: «_Diziendo, Santiago, y à ellos._»

NUCULA cit., 245, fin.: «_Divi Jacobi nomine invocato, ut Hispani

milites prœlium ineuntes semper facere consueverunt._»

[302] SALAZAR cit., 54, B, 2: «_Otra pieça de una galera, dando primero

dos saltos en tierra, al terçero diò a un hombre de cavallo por el

cuerpo; y lo hizo pedaços._»

[303] SALAZAR, 55, A, I: «_Dieron a Luis Perez un escopetaço por los

pechos, que la pelota de et le saliò por los riñones.... bolviò las

riendas.... cayò muerto en el llano, y et cavallo se parò._»

[304] SALAZAR, 55, A, 2: «_Sabiendo el Visorey que la faxina y rama era

echa.... la mandò llevar al campo.... y mandò retirar el esquadron....

retirandose el rostro a los enemigos y peleando._»

[305] BOSIO cit., III, 274, D: «_Conducendo massimamente il Vicerè

alcuni pezzetti d'artiglieria da campagna._»

[306] THUANUS cit., lib. VII, n. 6.

NUCULA cit., 165.

[30 luglio 1550 ]

XVIII. — Dato il primo governo a circa dugento feriti, e resi gli ultimi

onori a un'ottantina di morti, specialmente al prode don Luigi Perez,

tornò nell'esercito e nell'armata la consueta giovialità, cresciuta

dalla speranza di successi migliori. E perchè gl'infermi in cura

avessero a essere meglio provveduti, senza crescere fastidio ai

combattenti, ordinarono a Marco Centurioni, luogotenente del Doria, di

portarli con dieci galere agli spedali di Trapani; e poi esso scorresse

infino a Napoli, a Livorno, alla Spezia e a Genova, per raccogliere da

quei centri gente e munizioni, secondo l'ordine dell'Imperatore a tutti

i suoi ministri in Italia, tanto che l'impresa d'Africa giugnesse a buon

termine[307]. Quando salparono le dieci galèe del Centurioni, si

aspettavano di ritorno le cinque dello Sforza; e al tempo stesso Dragut

sguinzagliava alcune delle sue fuste per codiarne i movimenti, e per non

lasciarsi cogliere, come il vecchio maestro, con tutti i legni in un

punto solo.

Qui mi vien bene aggiugnere alcuni fatti minuti di costoro presso la

spiaggia romana, durante l'anno del giubilèo: fatti narrati da scrittore

contemporaneo[308]. Tre ladroni, sciolti dalla brigata di Dragut, eransi

messi in società tra loro, e in busca pel Tirreno: chiamavasi l'uno

Cametto, l'altro il Bagascia, e l'ultimo il Bollato. Ladri nomi, come

ognun sente, e certamente imposti dai nostri e loro amici, conforme ai

meriti. Essi venivano con tre legni, due fuste e un brigantino: e

insieme di notte al primo abbordo presso Napoli cattivarono una grossa

nave carica di vini, che il vicerè don Pietro mandava in Africa a don

Garzia suo figlio. Fecero schiavi il capitano e i marinari, e mandarono

alla Gerbe marinato il bastimento e il carico. Poi volsero all'isola di

Ventotiene per racconciarsi e dividere i guadagni minuti. Dopo cinque

giorni alzarono la vela alla volta del Circèo: ma sorpresi da grosso

fortunale rifugiaronsi a Ponza, dove stettero dieci giorni a ridosso.

Indi ripigliata la via per maestro, presto ebbero l'incontro di una

tartana con venti passeggeri, usciti anche essi al buon tempo da Gaeta,

e vôlti cheti cheti alla Fiumara di Roma ed alle indulgenze del

giubilèo. Pensate rubalderia di Turchi! presero a un tratto pellegrini,

marinari e tartana; e consegnarono ogni cosa al Bollato, perchè col suo

brigantino di scorta menasse gli schiavi e il naviglio al mercato della

Maometta. Le due fuste vennero avanti alla foce del Tevere, cercando se

altri volesse entrare od uscire senza spese di rimburchio: ma scoperti

dalla torre Bovacciana, allora più propinqua al lido, e salutati di

alcune cannonate, tirarono oltre. Non furono guari lontano, che si parò

un bastimento di Civitavecchia diretto al Tevere: ed i pirati addosso.

Allora il padrone non potendo tornare addietro pel vento di

Ponentemaestro, nè volendo allargarsi a mare, animò la sua gente,

distese tutto il cotone, aggiunse sei remi, e prese a correre verso la

Fiumara, sempre tenendosi dalla parte di terra il più che poteva. Le

fuste più leggiere, e fornite di maggior remeggio, dopo strettissima

caccia già già erano per investirlo; e allora il padrone, che aveva

anche a questo provveduto, mollava la scotte, dava fondo a due ferri, e

abbandonava il bastimento, fuggendo collo schifo e con tutti i suoi

marinari a salvamento in Ostia. I pirati nondimeno salparono le áncore,

menaronsi il bastimento, rubarono ogni cosa, e poi l'abbandonarono

quaranta miglia al largo.

Questo fatto pose di mal umore Cametto contro il Bagascia, perchè costui

sconsigliato nella caccia aveva troppo stretto il nemico alla spiaggia,

in vece di sforzarlo ad allargarsi; e con ciò cresciuto favore alla fuga

delle persone. Ebbero tra loro di male parole, e si separarono, dicendo

il Bagascia volersene tornare in Barberia per bisogno di panatica. Al

contrario se ne andò solo all'Elba, dove scoperto dalle guardie, e

assalito da due barconi dell'isola col rinforzo di molti soldati,

combattè lunga pezza, dette e toccò le busse: ma in fine gli riusci di

smucciar via, tuttochè mal concio; e corse a ripararsi prima in Bona,

poi in Algeri, dove fece mercato del bottino e dei prigioni.

Cametto altresì solo restò sulla Spiaggia romana per due giorni, e poi

navigò a Talamone. Colà ebbe incontro quattro galeotte di Dragut,

appartenenti alla schiuma di un altro stuolo: e tutti insieme quei

furfanti fecero gran baldoria per l'allegrezza di essersi incontrati;

dandosi a vicenda l'uno l'altro le notizie di quanto avevano lasciato in

Africa, e trovato in Italia. Andarono quattro giorni insieme, fino a

capo Côrso; poi si divisero, continuando le galeotte a ponente verso la

Spagna; e tirandosi Cametto a ostro per la Corsica e per la Sardegna.

Nella prima isola prese un povero prete di campagna nella stessa sua

pieve, fuggitone a precipizio il vicario più destro e più giovane. In

Sardegna ghermì due fanciulli che nuotavano per sollazzo alla riva. E

prolungandosi per quelle costiere, ogni notte gittava in terra dieci o

dodici uomini a far preda per le campagne, attaccandosi a tutto, posto

che si potesse trasportare. Ma essendosi i Sardi riscossi chi a piè chi

a cavallo per ricuperare le persone e le cose perdute, indarno Cametto

spese altri otto giorni a ronzare intorno a quelle rive: tutto era

guardato e difeso. Però volse la vela verso Biserta, rendendo suo

malgrado onorata testimonianza alla virtù dei Sardi[309]. Trista

condizione della dimora, dei viaggi e dei commerci per le nostre marine.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 85 / 213 题