D. O. M.

BARTHOLOMEO . PERETTO . THELAMONENSI

CUM . AB . HAC . REPUBLICA . PEDITUM . COHORTEM . OBTENUISSET

ET . MOX . FACTA . UNA . TRIREMI

BREVI . INSIGNIS . IN . NAUTICA . EVASISSET

UT . MERITO . PONTIFICIÆ . CLASSIS . PRÆFECTUS

ILLAM . QUATUOR . ANNIS . FELICITER . REXISSET

ET . PRÆTERITO . ANNO

OMNES . ASIÆ . ORAS . PRÆTERVECTUS

TURCAS . UNDIQUE . INFESTASSET

PREDAQ . ET . CAPTIVIS . ONUSTUS . REDISSET

IN . MEDIO . HONORUM . CURSU . EXTINCTUS . EST

OCTAVIUS . PATRI . FORTISSIMO . ET . OPTIMO

VIXIT . ANNOS . QUADRAGINTA . OBIIT . DIE . SEXTA . FEBRUARII

MDXLIII.

[159] ROGITO di ser Ventura Montani all'anno 1536 nei protocolli dei

notaj di Siena.

[Maggio 1544.]

XXV. — Nè per tutto questo Barbarossa si levò mai dai porti di Francia.

Sentì nel vivo l'ingiuria fattagli dal Capitano di Roma; quando tanti

altri, che parevano maggiori, l'onoravano in Francia: pensò alla

vendetta pel corso della primavera, e svernò in Tolone e nei porti

vicini con quella pubblica corruzione, anche dei provenzali, che

ciascuno può intendere. Alla buona stagione riprese il mare per rimenare

il ferro a contrappelo in Italia. Primamente si posò a Vado presso

Savona, e avrebbe distrutto il borgo felice per la sua magnifica rada,

se dalla repubblica di Genova con grosse somme non fosse stato

prestamente redento quel luogo e tutto il resto del dominio. Poscia diè

fondo all'Elba, minacciando sangue e fuoco se non gli veniva subito

subito restituito un garzonetto, figlio del famoso Giudèo.

[22 giugno 1544.]

Del qual vecchio pirata, avendo promesso in alcun luogo dire la fine,

ora ricordo che egli per questi tempi dimorava in Suez presso il mar

Rosso, come ammiraglio di Solimano alla difesa di quei commerci e

navigazioni contro i Portoghesi delle Indie. Sazio di onori, di

ricchezze e di poteri, l'ammiraglio del mar Rosso piangeva sempre nel

cuore, richiamando il prediletto suo figlio, perduto con tutti i suoi

bastimenti a Tunisi nel trentacinque. Il fanciullo, allora decenne e

mozzo sull'armata, preso prigione dal principe di Piombino, erasi

cresciuto e nobilmente allevato come proprio figliuolo nella casa di

lui; dove, battezzatosi di spontanea volontà, viveva onorato e benvoluto

da tutti. Alle richieste, di Barbarossa, rispondeva assennato: esser

pronto di ritornare liberamente a rivedere il padre, perchè cosa giusta;

e richiedere per onor di lui che le terre e le isole dei suoi

benefattori non patissero danno. Andò dunque in Egitto: dove il padre,

imbevuto dei principî della legge mosaica, dalla quale tanto di

perfezione ridonda alla natural legge della paternità, ardentemente lo

desiderava. Ma quando un giorno all'improvviso, tra splendida compagnia

di servi e di ministri ordinatigli intorno da Barbarossa, rivide il

figlio, dopo dieci anni già grande, bello e costumato, il Giudèo ne

prese tanta allegrezza, e con sì grande espansione d'affetto

abbracciollo, che sollevatoglisi il cuore, in poco d'ora cadde

morto[162]. Pietoso e rarissimo caso, cui tra tutti i terribili compagni

del tristo mestiere niuno forse più di lui poteva trovarsi soggetto.

[25 giugno 1544.]

Ora a noi, chè Barbarossa si accosta alle nostre marine: e prima occupa

per sorpresa Talamone, fa schiavi quanti incontra, trae dalla chiesa le

memorie del capitan Bartolommeo, scuote le tombe, brucia le ossa, sparge

le ceneri al vento[163]. Nella maremma di Siena arde Monterano, e piglia

Portercole dopo breve resistenza. Orbetello si salva soltanto per la sua

posizione, e pei rinforzi mandativi dal duca Cosimo. Non così il Giglio:

donde Barbarossa cava gran preda di bestiame e di schiavi, e lasciavi

ogni cosa cenere. Poi si accinge a disfogare la sua rabbia contro chi lo

ha messo in ripicco; e viene deliberato di bruciare in Civitavecchia le

galere, i marinari, ogni cosa. Che se il terribile pirata l'indomita ira

ritenne a non venire all'effetto, ciò vuolsi attribuire alla fortezza

del luogo, ben munito da Bramante e dal Sangallo, e meglio difeso dal

capitan de' Nobili e dai nostri marinari; anzi che al rispetto del re di

Francia, o de' suoi ministri, o delle terre del Papa[164]. Gli storici

nostri municipali al solito non ne sanno nulla.

[1 luglio 1544.]

Quindi la tempesta dei musulmani, menata da Barbarossa nel Regno, si

scaricò sull'isola d'Ischia, feudo del marchese del Vasto, nemicissimo

della congrega turco-gallica. I ladroni scesero in terra di notte,

presero schiavi quasi tutti gli abitatori della campagna, bruciarono i

grossi villaggi, specialmente Forìo; e non potuto avere il castello

principale per essere ben difeso e inaccessibile sopra rupe nel mare,

andarono nella baja di Pozzuolo, fecero bottino a Procida, presero

Lipari con settemila prigionieri, arsero Cariati, empirono di strage e

ruine la Calabria, e finalmente carichi di preda volsero a

Costantinopoli, traendosi appresso in catena infiniti Cristiani, cui non

potendo convenientemente nutricare, lasciavanli in gran parte di fame,

di sete, di stenti morire; e gittavanli, come inutile e funesto

ingombro, nel mare[165]. Gli altri squallidi, impietriti nel dolore, e

privi d'ogni umano conforto, navigavano maledicendo la crudeltà delle

furie musulmane, e l'ambizione dei principi cristiani, che a loro comodo

funestavano l'Italia di tanto crudeli ribalderie. Orrori sul mare pei

Turchi, e guerra accanita per Francesco e per Carlo in Piemonte, in

Lombardia, e nelle viscere della Francia con gravissima infamia di chi

la maneggiava. E quando da ogni parte i popoli disperati chiedevano

tregua a tanti mali, senza vederne la fine; allora, contro la comune

opinione, a due frati spagnoli dell'abito di san Domenico era riservata

la grazia di poter ammansire i feroci animi di coloro, pe' cui rancori a

ferro e a fuoco andavano quasi tutti i popoli della Cristianità. Fra

Pietro di Soto, consigliere dell'Imperatore, e fra Gabriello di Gusman

direttore della regina di Francia, araldi di pace, s'interposero tra le

spade dei combattenti; e riuscirono dopo molti stenti sull'entrante di

agosto a quei preliminari, che poscia fermarono il diciotto di settembre

la pace detta dal luogo di Crespy[166]. Cessate le guerre, finalmente fu

tempo di aprire nell'anno seguente il tanto sospirato Concilio generale

di Trento.

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 49 / 213 题