BOSIO, III, 178, A: «_Centotrentaquattro galere, e settantadue navi._»

MARCO GUAZZO, 234, 235. — ARCHIVIO RICCI cit.

E gli altri che di continuo cito.

SPECCHIO _dell'armata cristiana l'anno 1538_.

Colonne:

S: Soldati.

M: Marinari.

R: Rematori.

G: Galere.

N: Navi.

C: Cannoni.

| FORZA

Contingente | PERSONALE || MATERIALE

di |———————————————————————||——————————————————

| S | M | R || G | N | C

————————————————————————————————————————————————————————————————

1. Roma | 2800 | 1400 | 4050 || 27 | 1 | 300

2. Venezia | 7400 | 4600 | 10800 || 72 | 20 | 960

3. Malta | 400 | 200 | 800 || 4 | » | 44

4. Monaco | 200 | 100 | 300 || 2 | » | 20

5. Napoli | 1800 | 900 | 750 || 5 | 10 | 350

6. Sicilia | 1600 | 800 | 600 || 4 | 10 | 320

7. Andrea Doria | 2200 | 1100 | 3300 || 22 | » | 220

8. Antonio Doria | 600 | 300 | 900 || 6 | » | 60

9. Marchese di | | | || | |

Terranova | 200 | 100 | 300 || 2 | » | 20

10. Spagnoli sulle | | | || | |

navi | 10000 | 500 | » || » | 10 | 300

| | | || | |

|———————————————————————||——————————————————

_Totale_ | 27200 | 10000 | 21800 || 144 | 51 | 2594

————————————————————————————————————————————————————————————————

Uomini 59,000

Legni 195

Cannoni 2,594

[48] BOSIO cit., III, 178, C: «_I generali tennero consiglio.... Non

parve al Principe il tener l'armata a quella traversìa.... Stagione e

tempi cominciati a rompere.... e per il parer suo andare

all'espugnatione di Lepanto e di Patrasso, quindi la conquista della

Morèa._»

[49] JOVIUS cit., 375: «_Venetis triremibus non plene confisum Auriam

disserebant.... quod ab initio presidium hispanorum militum, quod

distribui in venetas triremes debebat ut propugnatoribus firmiores

evaderent, superbe repudiassent._»

BOSIO, 178, C: «_Per mettersi al sicuro il principe Doria prese

risoluzione di rinforzare le galere veneziane, disegnando di mettervi

dentro venticinque soldati per galera, degli spagnoli vecchi.... e

questo anche per assicurarsi._»

MAMBRINO ROSEO, cit., 228: «_Il Cappello accettasse venticinque

archibugeri spagnoli per ciascuna galera.... egli disse che quando gli

fosse parso mettere altra gente avrebbe fatto venire altri soldati in

supplemento.... Il Principe non disse altro, mostrando restar

soddisfatto._»

[50] BOSIO cit., III, 178, E: «_Il generale Cappello non volle in modo

alcuno i soldati spagnuoli nelle sue galere.... Con tutto ciò il

Principe non lasciò di passare oltre, e mandò innanzi quattro galere a

carico di Giovan'Andrea Doria suo nipote._» (Leggi di Giannettino,

perchè Giannandrea non era nato nel 1538, ma l'anno seguente.)

[25 settembre 1538.]

X. — Non farei troppo conto degli intrighi minori, se non fossero maglie

di rete maggiore, nella quale trovo avviluppati gli uomini, i fatti e i

costumi che mi studio fedelmente ritrarre dal principio alla fine col

pensiero e col discorso, perchè più facile e piena conoscenza ne piglino

i lettori. Chè se amano fuggir fastidio, passino innanzi: e dal

venticinque dei Bisogni vengano al venticinque del settembre. Passate

altre tre settimane tra gli stenti dei consigli e delle astuzie! Ecco

tutta l'armata cristiana fuor del canale di Corfù scorrere a vela verso

la Prèvesa, secondo le mezze misure fermate in consiglio. Alla

vanguardia le galèe papali guidate dal Patriarca, nel corpo di battaglia

le galèe del Principe colle antenne tinte di nero per segno di speciale

ricognizione, alla coda i Veneziani, dolenti di essere al termine della

stagione, consunti dalla tardanza, avuti a sospetto e minacciati di

servitù. Le navi d'alto bordo, tutte sulla destra, più larghe a mare, e

in due squadroni; l'uno condotto da Franco Doria genovese, l'altro da

Alessandro Condulmiero veneziano. Con questa ordinanza l'armata

cristiana si presenta alle fauci dell'Arta, si attela, dà fondo, e passa

quivi la notte sull'àncora. Gli esploratori vanno e vengono, portando le

relazioni dell'armata nemica racchiusa nel golfo; e diconla minore della

nostra, vuota di gente, e piena di paura. Nella notte Ariadeno ed Andrea

mulinano disegni, e già ciascuno ha preso il suo partito: anzi meglio,

ambedue sono venuti nell'istesso divisamento. L'uno e l'altro si propone

di sfuggir la battaglia, e insieme di far le viste di cercarla. Le

ragioni loro totalmente diverse, le arti uguali, l'onestà e il vantaggio

al Pirata. Venga, chi vuole apprendere arti pellegrine: venga e veda

come possono mostrarsi grandi battaglieri due ammiragli che non vogliono

battersi.

[26 settembre 1538.]

Fermo nei suoi ripieghi, e senza dare un minimo fastidio a chicchessia,

Andrea la mattina seguente distacca il suo Giannettino con quattro

galere, e lo manda verso il golfo a sfidar Barbarossa: e questi,

provocato in quel modo, risponde alla presenza di tutti essere egli

capace di uscir fuori, di restar dentro, di accettare e di rifiutare,

tutto in un tempo. Eccolo: sguinzaglia sei galèe disalberate; che,

costeggiando a mano manca, dànno segno di voler trascorrere alle spalle

dei provocatori. Ed ecco Giannettino a sua volta che si gitta rasente la

spiaggia per tagliare la strada ai nemici, o per ricacciarli a cannonate

nel golfo. Un'ora dopo escono di là altre sei galèe di barbareschi: e di

qua per segnali di Andrea muovono quattro di Malta e due di Roma,

provocandoli a combattere in numero pari. Sembra che accettino, levano

remi, sparano cannonate: e i nostri arrancano per guadagnare la bocca

del golfo, e per costringerli al combattimento. Ma che? I barbareschi si

ritirano; e gli altri danno loro il buon viaggio con una salva di palle

nei fianchi. Appresso fan capolino altri quattro; e il Grimani con pari

numero corre allo schermugio. In somma durando alla lunga lo

strattagemma, e uscendo più volte le quattro e le sei galere senza

profitto, finalmente tutti intendono l'astuzia del Pirata, che tenta

deludere e stancare i Cristiani, dappoichè combattere apertamente non

ardisce. E tutti eziandio intendono l'arte del Principe, che parimente

non vuole combattere, nè mettere gente in terra, nè assaltare la

Prèvesa, nè chiudere il golfo, nè ripetere le bravure della Goletta[51].

Fatte adunque le viste di aver compìto al debito suo, secondo le

deliberazioni del precedente consiglio, e levatosi un po' di Grecale dal

golfo, Andrea spara il segno della partenza per tutta l'armata, e fa

vela verso Santamaura. Non calza qui forse bene il proverbio, che le

cose passano tra corsaro e pirata?

[27 settembre 1538. All'alba, Grecolevante maneggevole.]

XI. — Giorno per sempre memorabile, e fin dal primo albore, il

ventisette di settembre, quando l'armata cristiana, filate una trentina

di miglia con venti variabili e mare grosso nella notte, e fermatasi

attorno alla Sèssola, isoletta a ponente di Santamaura, essendosi la

mattina messi i venti di Grecolevante, coi quali non si sarebbe potuto

doppiare capo Ducato per andare a Lepanto, giunse l'avviso che

Barbarossa moveva appresso con tutti i suoi. Le guardie del calcese,

poco dopo sclamavano maravigliate, dicendo vedere l'armata dei Turchi in

bellissima ordinanza. E tutti montando ad alto ripetevano: bellissima.

Imperciocchè essa veniva a vele gonfie, antenne parallele, carro a

sinistra, vento di Grecolevante maneggevole; e presentava da lungi la

figura di una grande aquila bianca, come se col corpo e colle ali

distese sorvolando lieve lieve, radesse l'azzurro campo del mare.

Faceangli testa venti galèe rostrate di antiguardo, tutte pomposamente

in armi, e coperte di bandiere variopinte: indi sfilavano sul collo in

più righe le fuste cangianti del pirata Dragut. Ingrossavano il corpo

ventisei galèe di Ariadèno, affusolate in rombo, colla capitana nel

centro ed il ricco stendardo vermiglio dell'impero. Salech-rais con

ventiquattro galèe spiccava al volo l'ala destra, e Tabach-rais con

altrettante distendeva l'ala sinistra. E la coda a pennoncelli

spiumacciati aprivasi con più filaretti di brigantini e di fuste

condotte dai pirati barbareschi[52]. In somma l'armata nemica contava

novantaquattro galèe, e sessantasei legnetti: dunque di forza e di

numero valeva a pena la metà della nostra.

Ora seguiamo con attenzione gli ordini del Doria e le manovre

dell'armata cristiana per continuarci sicuri nel giudizio, secondo la

ragione dei fatti e delle condizioni speciali del vento e del mare, e

delle mosse nelle ore diverse della stessa giornata: cose a bastanza

distinte dai contemporanei, tuttochè artificiosamente da taluno volute

confondere per pescare le scuse nel torbido. Penso per la loro

importanza trattarle a parte a parte, come segue:

[27 settembre 1538. Levata di sole, all'àncora presso la Sèssola, vento

Grecolevante maneggevole.]

Alla comparsa dell'armata ottomana da ogni altro riguardata con

ammirazione e diletto, impensierisce il principe Doria, perchè vede

ormai vicino il momento decisivo, tenuto infino allora con tanto studio

lontano. Però a pigliar tempo senza suo carico adopera il notissimo

ripiego dei consigli, sbrigliando le lingue a lunghi e diversi discorsi.

Chiama a sè i maggiori: e come se non avessero già pochi giorni prima

deliberato di combattere, rimette ogni cosa in dubbio, e ricomincia:

Ecco, dice (come se gli altri lo ignorassero), ecco sloggiato il nemico;

eccolo in aperto mare alle nostre spalle. Non può fuggire, nè

ascondersi, sta a noi combatterlo, come vogliamo. Ma bisogna pensarci

bene, prima di metterci al rischio, perchè sarebbe inutile il pentirsi

dappoi. La salute della cristianità, e la riputazione dei nostri

principi dipende da questa armata, perduta la quale non abbiamo altro

per difendere le nostre marine. Più di tutti pensi il general veneziano,

che insieme alla ruina dell'armata sua ne andrebbe per la repubblica la

perdita dello stato e della libertà[53]. Non parvi di sentire i medesimi

propositi che dopo trenta anni correvano per la bocca dei ministri

spagnoli continuamente alla presenza di don Giovanni, e la mattina

stessa della battaglia di Lepanto?

Il generale Veneziano risponde non volersi perdere nè punto nè poco in

sinistri presagi. Sapere che i suoi Signori di Venezia hanno già

preveduto ogni cosa, e comandatogli solamente di combattere senza paura.

Lo metta il Principe alla vanguardia, ai maggiori pericoli, dove a lui

piace, andrà risoluto, per la fede, per la patria: e trovandosi bene in

ordine, con sì bella armata, superiore di numero e di forza al nemico,

nel giorno tanto lungamente desiderato, non altro poter pensare che

battaglia e vittoria[54]. Il patriarca Grimani, per non dar subito

contro il Principe, discute un poco se sia meglio per combattere il

muovere o l'aspettare: poi volgendosi alle proposte generose del

Veneziano, aggiugne che se i principi collegati avessero voluto soltanto

pensare a conservarsi l'armata non l'avrebbero fatta uscire dai porti,

nè mandatala in Levante a sfidare i nemici: conchiude che alla vista dei

Turchi e di Barbarossa non si può pigliare altro partito che di

combatterli e vincerli, per liberare una volta la cristianità dai

pericoli e dagli insulti[55]. Gli altri insieme ripetono battaglia e

vittoria, tanto più che, durante il consiglio, il vento è saltato a

Levantescirocco, vantaggioso all'armata cristiana per piombare con tutta

la forza delle galere e delle navi contro il nemico. Onde il Principe,

col voto di tutti, termina dicendo: Dunque così sia: e favorisca Iddio

il nostro ardimento. Nondimeno la consulta ha fatto perdere tre ore,

senza di che saremmo già alle mani.

[27 settembre 1538. 9º m. Levantescirocco fresco.]

La deliberazione della battaglia si propaga in un baleno tra le genti

con segni di manifesta universal contentezza. Presti a salpare, a far

vela, ed armi in coverta. Le navi divise in due corpi sulle punte delle

ali: metà sulla destra al comando di Alessandro Condulmiero, capitano di

un galeone veneziano; metà sulla sinistra con Francesco Doria. Le galèe

in tre corpi, distanti due gomene tra loro, e scaglionati da sinistra a

destra. Il Principe di vanguardia e più largo a mare, appresso i

Veneziani nel corpo di battaglia, e il Patriarca ultimo al retroguardo,

più vicino all'isola di Santamaura[56]. Le galèe di ciascun corpo tutte

sopra una linea distanti, l'una dall'altra per la metà della loro

lunghezza: e tanto bene vanno per la via assegnata e descritta nella

carta consueta dell'ordinanza, che meglio non andrebbe sulla piazza un

drappello di lanzi veterani.

Barbarossa da sua parte, vedendo a vele gonfie e con sì bell'ordine

tutta l'armata cristiana farglisi incontro, palpita più d'Andrea:

prevede vicino non solo il combattimento, ma più anche la sua intiera

disfatta[57]. Nondimeno acconciandosi alla necessità, scompone l'aquila,

e distende la curva in figura di mezza luna, studiandosi a remi di

accostarsi alla terra per guadagnare sopravvento. Dunque i due padroni

del Mediterraneo ci danno nella mattinata buon saggio della loro

abilità, e in modo diverso: chè il Pirata, inteso dirittamente al suo

scopo, si copre di figure bizzarre; e il Cortigiano conduce linee rette,

inteso pur col pensiero e co' fatti al rovescio. Non già che l'arte del

navigare e del combattere consista nelle comparse degli aquiloni, delle

lunate e dei rettilinei: ma e' son segni evidenti della sicurezza e

intelligenza dei capitani; come pur dell'arte e obedienza dei marinari,

e della agilità e maneggio dei legni. Segni di eccellenza nei

soprastanti e nelle masse: non essendo dubbio che gran cose saprà fare a

un bisogno e per necessità, chi sa farne a soprabbondanza per diletto.

[27 settembre 1538. Mezzodì, bonaccia.]

Intanto le due armate si appressano, già sono vicine a un miglio, quando

sul mezzodì il vento che infino a là tanto bene ha portato l'armata

cristiana tutta unita, navi e galèe, cade del tutto e si fa malaccia con

qualche rifolo dall'istesso quartiere. Tutti richiamano le tre ore

perdute nella consulta. La piccola distanza di un miglio si potrebbe

superare coi remi in dieci minuti: ma le navi resterebbero indietro, e

le galèe andrebbero sole. Perciò il Principe mettesi in giolito: tanto

assegnatamente, che alcune navi più destre e veliere, fatti i

coltellacci e scopammari, e raccolta ogni bava minima di vento, pur gli

passano avanti.

Primo di tutti il galeone del Condulmiero, coperto di cotone da cima a

fondo, tira alla punta dell'ala di Tabach, e lo provoca in modo, che

costui si risolve di farlo assalire da una falange di galere, perchè lo

caccino a picco. Comincia pertanto la detta falange a trarre contro il

galeone; e il Condulmiero nullamente risponde, aspettando di mettersela

tutta vicina. E come si trova tanto da presso da avere ogni colpo per

sicuro, lancia la prima fiancata a cartocci di scaglia, e scopa via

d'attorno quanti Turchi si mostrano; sì che ai pochi rimasti in vita

pare un'ora ogni istante che tardano a fuggire[58]. Animato da questo

successo, il Condulmiero si prepara a conciare per simigliante maniera

tutta l'ala di Tabach; e già il galeone di Franco Doria si mette in

punto di fare altrettanto sull'ala di Salèch; e tutta l'armata

cristiana, soldati, marinari, spagnuoli ed italiani (se ne togli alcuni

silenziosi politiconi), tutti chiedono che si debba non solo arrancando,

ma volando, se fia possibile, investire l'armata nemica: tutti vedono di

aver cinquanta galèe di vantaggio, alcune navi già innanzi, e le altre

vicine[59]. All'incontro Andrea, mantenendo le riserve assunte dal

principio, fa dare qualche palata, e tra la maraviglia di tutti colle

sue galèe piglia un giro di lungo circuito dalla sinistra attorno alle

navi verso il largo del mare[60]. Forse che Giannandrea coll'istessa

arte non allargossi a Lepanto?

[27 settembre 1538. 3º s. bonaccia.]

Barbarossa intende benissimo quella lentezza e quegli aggiramenti

lontani, e ne piglia conforto. Spera che i Cristiani se ne andranno

senza far nulla. E non volendoli provocare, anzi parendogli già troppo

di essere stato le tre ore a fronte di armata tanto superiore, comincia

a dare lento lento alcune palate indietro, tirandosi verso terra. In

quel punto lo sdegno divampa dai petti generosi, in ogni brigata si

mormora del Doria, e i due generali di Venezia e di Roma con velocissimi

palischermi corrono a trovarlo, pregandolo e scongiurandolo che dia il

segno della battaglia, levi in alto il grande stendardo, e non perda

occasione tanto propizia e desiderata[61]. Andrea in gran sussiego

risponde buone parole più all'uno che all'altro: e gli esorta ambedue di

ritornarsene a bordo, e di osservare attentamente di là a mano a mano i

segnali.

[27 settembre 1538. 5º s. Scirocco fresco.]

Un ora prima del tramonto ridonda a un tratto il vento favorevole da

Scirocco: beneficio solenne per tutta l'armata cristiana[62]. Già le

navi in massa ripigliano l'abbrivo, già si avanzano per investire i

nemici; e le galèe anche senza l'uso delle vele e dei remi, per sola

spinta del vento ne' corpi agilissimi, da sè son venute tanto vicino,

che i marinari possono distinguer bene i colori, le vestimenta, e i

paurosi sembianti dei Turchi[63]. I Cristiani di ogni nazione e di ogni

parte ripetono: battaglia, battaglia. E vedendosi con tanti vantaggi di

numero, di forza, di navi e di vento; all'incontro il nemico avvilito,

fuggiasco, presso a terra, accertano con pronto conflitto di

sbaragliarlo. Ma che? In quel procinto Andrea, senza dir motto ad

alcuno, e senza far segni, contro ogni ragione di milizia, e fuori della

espettazione di amici e nemici, scioglie le vele, piglia il vento, mette

il timone alla banda, si allarga alquanto a ponente, e poi con tutte le

sue galere, e vento in poppa se ne fugge a Corfù[64].

La guerra dei pirati e la marina pontificia dal 1500 al 1560, vol. 2 · 第 26 / 213 题