[1] _Della letter. venez._, ediz. 1854, pag. 180.
[2] _Bibl. Marciana_, ital., cl. VII, cod. 130, mss.
[3] _Hist. de la Rep. de Venise_, Paris, 1819, Didot, VI, pag. 398 e
seg.
[4] _Hist. de Charles VIII_, deux. édit., I, 239, not. 3.
[5] _Arch. storico per le prov. napoletane_, Ann. II, fasc. I, p. 13.
[6] _Della lett. venez._, pag. 17, 151.
[7] Nelle note all'_Eloquenza_ del FONTANINI, II, 229.
[8] _St. della lett. ital._ (ediz. di Napoli, 1781), IX, 225, 318.
[9] _De antiquitate urbis Patavii_, pag. 258.
[10] _Degli scrittori padovani_, alla voce.
[11] È naturale lo studio con cui tenta di dissimulare il suo plagio,
senza riuscirvi sempre. Descrive il Sanuto le ceremonie con cui fu
consegnato il bastone e lo stendardo di Capitano generale al marchese
di Mantova, e dice che fu cantata una messa «con cantadori, trombe
et pifari _venuti da qui_» (pag. 552); e il Guazzo dice «con molti et
buoni cantatori, e suono di piffari e trombe _venuti da Venetia_» (c.
201 t.º). Poco dopo il Sanuto ricorda il «protetor _nostro_ San Marcho»
(pag. 553); e il Guazzo sostituisce il «protettore _loro_ San Marco»
(c. 202). Similmente, il Guazzo, scrivendo dopo l'evento, soppresse
(c. 5 t.º) la frase che aveva letto in Sanuto relativamente a Carlo
VIII: «benchè non fusse creto (_creduto_) volesse venir» (pag. 32).
Ma qualche volta, non intendendo il suo testo, lo storpiò in modo che
si tradì. Dice di fatti che a dì 4 Marzo 1495 vennero a Venezia due
ambasciatori del Moro, e che furono condotti «_con gli patti_ alla casa
del duca di Ferrara» (c. 108 t.º), dove alloggiarono. Ma il Sanuto avea
detto «_con li piati_» (pag. 252), cioè con quelle barche molto capaci
e bene adorne che si usavano in simili circostanze. Ad ogni modo, il
plagio del Guazzo non mi fu sempre del tutto inutile. Egli aveva sotto
gli occhi un testo migliore di quello di cui ho dovuto servirmi, e ho
potuto così in più d'un luogo ristaurare la lezione o supplire le sue
mancanze. Vedi, per es., a pag. 393.
[12] Lo dice egli stesso (pag. 218, 221) nella _Cronachetta_,
che pubblicai nel 1880 (Venezia, Visentini), per le nozze
Papadopoli-Hellenbach.
[13] XXII, pag. 401 e segg.
[14] Contiene i dogadi di Pietro Mocenigo, Andrea Vendramino, Giovanni
Mocenigo, Marco Barbarigo e i primi anni di Agostino Barbarigo.
Nell'edizione muratoriana la storia di questi dogi non occupa che una
cinquantina di colonne (1201-1252); nel mss. originale un grosso volume
di quasi 800 pagine. Ho dato un saggio dell'importanza di questo mss.,
pubblicando _Il Dogado di Pietro Mocenigo_ (per le nozze Acquaviva
d'Aragona-Mocenigo, Venezia, 1882, Visentini), in modo che appaia il
vantaggio del mss. inedito sulla edizione del Muratori.
[15] BROWN, _Ragguagli_, III, 79.
[16] _Ibid._, III, 102.
[17] Leggesi anche negli _Annali_ del MALIPIERO, _Archivio stor.
ital._, VII, p. I, pag. 399 e segg.
[18] Si legge distesamente in DUMONT, _Corps... diplomatique_, t. III,
p. II, p. 531 e segg.
[19] Queste circostanze non erano sfuggite al Sanuto. Egli nota,
per esempio, (pag. 627) l'assenza dei Provveditori veneziani, e le
acclamazioni della folla che «_una voce_ gridava: Viva! Viva San Marco
che mantien la fede!»
[20] Anche omise i prudenti consigli, che poi il sig. d'Argenton diede
al Re, a cui «non parse de far questo, et intravene la rota et vergogna
soa al Taro». SANUDO, _La Spediz._, pag. 395. In generale è notevole,
che tutte le particolarità (e non sono poche) poco onorevoli ai
Francesi, sono tutte omesse dal Guazzo. Vedi, p. e., a pag. 210, 241,
267, 291, 309, 344, 393, 479, 488 ecc. ecc.
[21] Mons. d'Argenton aveva in fatti il suo alloggio nell'isola di S
Giorgio Maggiore (pag. 88-89).
[22] È curiosa una conversazione che il veneto secretario d'ambasciata
ebbe a Costantinopoli con alcuni pascià. Aveva egli annunziato al
sultano la lega conclusa ai danni di Carlo VIII, e «quattro bassà
de' primi», a' quali la lega «pareva molto di novo, gli dissero:
Come va queste cosse? El signor Ludovico ha fatto venir el re de
Franza in Italia, et a hora ha fatto liga? La Signoria, si la voleva,
nel principio poteva ostar a la venuta, et l'ha lassato venir et
prosperar; et a hora è stata causa di sta (_questa_) liga. El Papa
prima era in amicitia con el Re de Napoli, poi dette el passo al
Re de Franza; et pur è dentro (_nella lega_). El Re de Spagna li ha
promesso fede et bona paxe, et have do contadi; et pur è contra esso
Re de Franza. Et l'Imperator era pur so amigo etc. A le qual parole
saviamente ditto secretario rispose, dicendo havevano fatto questa
liga per conservatione di Stadi loro, et senza nuocer a niuno. Ma
loro concludeva, le cosse de Italia hora era piova, hora era sol etc.»
(pag. 374). Come si vede, c'era più buon senso a Costantinopoli che in
Italia.
[23] _La guerra dei pirati_, I, 201.
[24] «A hore una di notte venne uno vexentin, _bandito di Vicenza_,
chiamato Basilio de la Scuola, el qual era stato in campo dil Re, et
ozi, partito di Verzel mostrando andar a Turin, venne da' nostri et
referì....» ecc. ecc. (pag. 557).
[25] Di fatti nel tomo primo dei _Diarii_, il Sanuto aggiunge che
Basilio fu bandito per omicidio (col. 704). Negli archivi di Vicenza
non si è finora scoperto il processo che precedette questa condanna.
Vedi, per altro, come si comportasse lo Scola rispetto a Carlo VIII,
negli _Errori vecchi e documenti nuovi_, che ho pubblicati nel 1882 (p.
135 e segg.). Anche questa notizia si deve aggiungere alla biografia di
Basilio.
[26] _Gli artisti ed artefici che lavorarono in Castel nuovo a tempo di
Alfonso I e Ferrante I d'Aragona_. Napoli, 1876, p. 10 e seg.
[27] «Do galeaze venute con vittuarie da Marseia».
[28] Anche il Guazzo, a dire il vero, ricorda «le porte enee di
Castelnovo di Napoli» (c. 192), tra il bottino che si raccolse a
Rapallo. Ma la notizia era campata in aria, perchè, copiando in questo
luogo il Sanuto, non si ricordava di avere omesso il cenno sulla rapina
ideata di quelle porte.
[29] Il Guazzo, che fu soldato, non avrebbe dovuto sopprimere su questa
battaglia tante importanti particolarità, che il Sanuto ci conservò.
Vedi, per esempio, la premura di conservare le artiglierie da campo
(pag. 488, 490 ecc.), che i Francesi ebbero più care delle cose del re
(pag. 482, 491 ecc.) cadute in mano al nemico. Ma il Guazzo, che vedeva
crescersi sotto mano il volume, non pensava che a sopprimere senza
discernimento alcuno tutte le particolarità che rendono così istruttivo
e così pittoresco il racconto sanutiano.
[30] Marin Sanuto morì nel 1536. Dieci anni dopo, quando il Guazzo era
sul punto di pubblicare il suo plagio, domandò al Senato un privilegio
di stampa per «l'historie de l'anno 1493 fino al presente», storie
che diceva di avere «fedelmente scritte... con lunghe sue fatiche
et vigilie» (SENATO, _Terra_, filza num. 3, 28 Agosto 1546). Non
sospettandosi il plagio, gli fu conceduto il privilegio per dieci anni,
e le _Historie di Carlo VIII_, scritte con quelle _fatiche et vigilie_
che conosciamo, videro la luce nel 1547 _con privilegio_.
[31] Non ci parve che valesse il prezzo dell'opera l'affaticarci a
ristaurare questo passo, che nel nostro scorrettissimo testo dice così:
«Perchè in questo tempo non solamente vi si combatteva in questo di uno
stato uno animo una republicha, ma, _ut ita dicam_, ecc.».
[32] Le inesattezze dei numeri possono facilmente essere attribuite al
copista: non ci permettiamo peraltro di mutar nulla. Del resto è noto
che Luigi XI mori a Plessis du Parc, a dì 30 Agosto 1483; e che Carlo
VIII, nato nel castello d'Amboise a dì 30 Giugno 1470, fu consacrato
nella cattedrale di Rheims il 30 Maggio 1484. Entrò solennemente a
Parigi il 5 di Luglio.
[33] Margherita andò in Francia dopo il trattato di Arras, 23 Decembre
1482, e ne uscì dopo il trattato di Senlis, 23 Maggio 1493.
[34] Carlo VIII non entrò in Rennes che dopo i simulati accordi del 15
Novembre 1491.
[35] _L'Evesque de Lombez, abbé de Saint Denys e l'abbé de Saint
Anthoine de Viennois_ sono fra i commissarî incaricati da Carlo VIII,
a dì 16 Settembre 1491, di stringere nuovi accordi con Innocenzo
VIII sugli argomenti di cui parlano le relative istruzioni in
GODEFROY, _Hist. de Charles VIII_, 1684, pag. 617 e segg. In queste
istruzioni non si tratta peraltro delle dispense. Intorno alle quali
dice lo stesso autore (pag. 621): «il fallut plusieurs dispenses,
et principalement pour la resolution des mariages dans lesquels les
parties se trouuoient engagées respectiuement, car le Roy estoit marié
avec Marguerite d'Austriche et la Duchesse avec Maximilian Roy des
Romains: cependant le pretexte du bien public et de la paix seruit à
faciliter toutes choses». Le dispense accordate da Innocenzo VIII (15
Decembre 1491) e gli atti (13 Novembre e 21 Decembre 1492) relativi
alla clausola che _dicta Illustrissima d. Anna... rapta non fuerit_, si
leggono in DUMONT, _Corps Diplomatique_, t. III, p. II, p. 274 e segg.
[36] Veramente furono celebrate nel castello di Langeais.
[37] L'ambasciata occorse nel 1492. Ne fu publicata la _Relazione_ da
ALBERI, ser. I, vol. IV.
[38] Per la somma precisa, v. DUMONT, l. c., pag. 296.
[39] _Boabdil._ Ma la nostra copia legge _Meles_ (Melec?) _Bleusem_;
e abbiam creduto meglio sopprimere questa storpiatura. Al copista si
deve attribuire anche l'errore del numero successivo, giacchè dalla
battaglia di Xeres de la Frontera alla conquista di Granata corse un
secolo più di quel che è detto nel testo.
[40] Il trattato fu sottoscritto in Barcellona a dì 19 Gennaio.
[41] L'autore scriveva dunque queste pagine tra il 25 Gennaio 1494 e il
21 Gennaio 1495, che tanto appunto durò il regno di Alfonso II.
[42] ROMANIN, _St. docum._, IV, 424.
[43] L'Aretino (_Rer. Italic._, XIX, 921 e segg.) parla di Innocenzo
VII succeduto a Bonifacio IX.
[44] Cioè successore di Innocenzo VII.
[45] In questo periodo è confuso Gregorio XII con Alessandro V e
Giovanni XXIII. Cf. MURATORI, _Annali_, ad ann. 1409, 1411.
[46] Ladislao morì il 6 Agosto 1414.
[47] Giovanna morì il 2 Febbraio 1435; ma, secondo il costume
veneziano, il nostro cronista poteva assegnare alla morte della
regina il 1434. Riguardo alle circostanze che, secondo il cronista,
precedettero e seguirono questa morte, la confusione è manifesta.
[48] Così lo chiama anche il Sanudo più sotto, aggiungendo che questo
secondo fratello di Alfonso era gran maestro dell'ordine di S. Giacomo.
Abbiamo quindi corretto questo luogo ove, con manifesto errore del
copista, si davano per fratelli ad Alfonso Giovanni re di Navarra _et
il re di Spagna_.
[49] Anche qui la cronologia è difettosa. Giovanna II morì il 2
Febbraio 1435, la battaglia di Ponza tra l'Assereto ed Alfonso accadde
al 5 d'Agosto, l'insurrezione di Genova a dì 27 Decembre dello stesso
anno.
[50] «Il quale (Giovanni) non si fermò in Lombardia, ma ne venne a
Firenze dove onoratissimamente fu ricevuto». MACCHIAVELLI, _Storie_,
Lib. VI, che così emenda il racconto del Sanudo.
[51] Alfonso morì il 27 Giugno 1458.
[52] Non di _Lusitania_, come dice erroneamente il nostro testo.
[53] Veramente fu sua sorella anche Eleonora, che nel 1428 andò sposa
ad Eduardo, infante di Portogallo.
[54] Maria, che nel 1420 sposò Giovanni II re di Castiglia, e figlio di
Enrico III. Ora Alfonso V (figlio di Ferdinando il Giusto re d'Aragona
secondogenito di Giovanni I re di Castiglia) nel 1415 sposò Maria sua
cugina, figlia di Enrico III re di Castiglia. Ecco il doppio motivo per
cui l'Autore chiama Giovanni II re di Castiglia _parente consanguineo_
di Alfonso V.
[55] I documenti che espongono questi fatti con precisione, vedi in
LUNIG, _Codex Italiae diplomat_., II, 1257 et segg.
[56] Apparteneva a questa ambasceria anche Girolamo Tuttavilla.
[57] Vedi BASCHET, _La Diplomatie Venitienne_, pag 302, 303.
[58] Gentile Becchi.
[59] Giovanni Villiers, abate di San Dionisio di Parigi, e sin dal 1473
vescovo di Lombez, da Alessandro VI (21 Agosto 1493) creato Cardinale
prete del titolo di S. Sabina.
[60] _More veneto_.
[61] Alessandro Caraffa.
[62] Nato a dì 27 Luglio 1469, Ferdinando non aveva ancora venticinque
anni compiuti.
[63] Ferdinando nel 1446 sposò Isabella figlia di Tristano di Clermont
e della contessa di Copertino.
[64] Cardinale diacono del titolo di S. Adriano (1477) e Arcivescovo di
Taranto (1478), m. a Roma 1485. Cf. NOTAR GIACOMO, _Cronica di Napoli_,
p. 96, 140, 143, e BURCHARDI _Diarium_ (edit. Gennarelli), pag. 72
nota.
[65] Morto a venticinque anni, il 26 Ottobre 1486.
[66] Eleonora morì l'11 Ottobre 1493.
[67] Morto Mattia Corvino, Beatrice sposò il successore Ladislao. Si
sa peraltro qual conto facesse costui della moglie, che pure gli aveva
agevolata la via del trono. E forse anche per questo l'Autore la dice
vedova.
[68] Cioè di Ferdinando il Cattolico.
[69] Un figlio Carlo morì fanciullo. L'_ynfante_ qui ricordata è
Giovanna, che poi sposò il nipote proprio, re Ferdinando II.
[70] «Madamma Cianzia de Aragonia figliola naturale dello illustrissimo
Signore Duca de Calabria et de madamma Trusia... Gazulla,» doveva
sposare Onorato Gaetani ma sposò invece Goffredo Borgia. NOTAR GIACOMO,
p. 163, 178, 180, 182. Cf. TRINCHERA, _Cod. Arag_., II, 199.
[71] Giovanni Borgia, eletto da Sisto IV arcivescovo di Monreale in
Sicilia, creato da Alessandro VI, a dì 31 Agosto 1492, Cardinale prete
del titolo di S. Susanna.
[72] Questo ambasciatore era in Napoli, il giorno dell'incoronazione
di Alfonso (BURCHARDI _Diarium_, pag. 312). Il SUMMONTE dice che
ambasciatore Spagnuolo in Napoli era a questo tempo il Vescovo di
Tarragona (_Dell'Historia_ ecc., ed. Bulifon, t. III, p. 483), cioè
Don Gonzalo Fernandes de Heredia, già governatore di Roma (BURCHARDI
_Diar_., p. 250), e del quale vedi il VILLANUEVA, _Viage literario a
las Iglesias de Espana_, XVIII, 42, XX, 20. Ma dice il SUMMONTE che
l'ambasciatore spagnuolo assistette personalmente alla ceremonia, il
BURCARDO invece asserisce che non vi fu presente, per questione di
etichetta. L'Arcivescovo di Tarragona e il governatore di Catalogna
sarebbero dunque due persone diverse?
[73] Più di duecentomila dice il SUMMONTE, ibid., 482. Ottomila il
_Diarium_ BURCHARDI (pag. 307), con cui si dovrebbe paragonare, in
tutte le sue circostanze, questo racconto.
[74] «Il Re cantò l'evangelio... con un tanto eccellente modo, che
parve fusse stato gran tempo prete et a quell'officio usato». SUMMONTE,
ibid., p. 488.
[75] Ippolita Sforza, moglie di Alfonso, era morta fin dal 19 Agosto
1488. La regina di cui in questo luogo si parla è dunque Giovanna
di Aragona, vedova di re Ferdinando. Chi ne fosse peraltro il
nipote, ricordato qui dall'Autore, non saprei dire con sicurezza.
Sospetterei che fosse «Don Henricus de Aragonia frater consobrinus
reginae Neapolitanae et nepos regis Hispaniarum» (BURCHARDI _Diarium_,
pag. 290), il quale cavalcava appunto a sinistra di don Goffredo
nell'entrata solenne del cardinale di Monreale, ed assistette
all'incoronazione di Alfonso, ove doveva tenere e tenne di fatti il
pomo durante la ceremonia (ibid., pag. 284, 311).
[76] Di questo fratello naturale di Alfonso II vedi i _Ricordi_ di
FILIPPO DI VIGNEULLES, nell'_Arch. Stor. Ital_., Serie I, App. IX, 232,
e BURCHARDI _Diarium_, pag. 145, 290.
[77] «Nihil mihi in hoc convivio singulari singulariter placuit,
praeter credentiam, quae pulcherrimis et magnis vasis aureis et
argenteis ornata erat; existimavi ea quae ibi exposita erant ad
circiter ducatus XL m.». Burchardi Diarium, pag. 316.
[78] È la sesta fra le orazioni di M. A. SABELLICO, _Operum_, ediz.
1560, vol. IV, col. 497.
[79] Pietro de Aranda, della cui dignità e delle cui vicende vedi il
_Diario di Burcardo_ in ECCARDI, _Corpus historicum Medii Ævi_, vol.
II, col. 2095, 2097, 2112.
[80] «Postquam..... ad divini numinis timorem excitaris» legge
correttamente il DUMONT, _Corps dipl._, t. III. p. II, pag. 316.
[81] Supplisci col DUMONT: «Rex Alphonsus avus ejus, deinde Ferdinandus
pater, cui successit rex, qui per praedecessores ecc.». Loc. cit.
[82] Gli errori dell'amanuense o del traduttore corregge questa
lezione: «Exponendo vires et conatus nostros in resistentia facienda,
ne dictus Rex Franciae aliqua victoria contra nos potiatur, et contra
fratrem Suae Majestatis». DUMONT, l. c.
[83] «Quod velit facere omnem resistentiam et se defendere contra
ipsum, et deviare ne frater suus capiatur ex manibus nostris, quos
exhortetur et stringat, quod pro quanto cari pendant amicitiam suam,
debeant esse adjumento et defensioni nostrae et regis Alphonsi terra
marique, et quod omnes amicos nostros et primum regem habebit pro bonis
amicis suis, et nostros inimicos pro inimicis». DUMONT, l. c.
[84] «Fiolo de 4 Sultani de Latheath cainf», leggeva la nostra copia,
che abbiamo emendata col DUMONT, ibid., pag. 317.
[85] «Quod si vita careret» legge il DUMONT, ibid.
[86] «Antequam sit nobis dictum corpus datum, et per vestros meis
consignatum». DUMONT, ibid., pag. 318.
[87] Alonso de Sylva, intorno a cui vedi Prescott, _Storia di Ferd. e
d'Isab_., traduz. ital., Firenze, 1847, vol. II, p. 316.
[88] De Bidant, o De Bidaut, è detto anche in Godefroy, Histoire, pag.
194. Ma è noto che l'ambasciata spedita nella primavera del 1494 da
Carlo VIII in Italia, era composta: I. dell'Aubigny; II. del vescovo di
s. Malo, Guglielmo Briçonnet; III. di Giovanni Matharon, presidente di
Provenza; IV. di Perron de Basche.
[89] Specie di nave. _Arbatoze_ le chiama NOTAR GIACOMO, _Cronica_,
descrivendo l'armata del re Alfonso, pag. 183. E. B. SENAREGA, _De
rebus genuensibus,_ in _Rer. Italic. Script_., vol. XXIV, col. 539:
«Tertium genus navium, quod _Arbatociam_ appellabat, quod ad majores
bombardas emittendas aptius erat».
[90] Pietro d'Urfè.
[91] Queste galere _per forza_, sarebbero le _barche forzae_ di cui
parla il MALIPIERO (p. 321) negli _Annali_?
[92] Fra la galea di Giammaria Pignatello e la fusta di Giampaolo da
Capri si legge nella nostra copia: «Galie 7 armate et armate in Puglia
e Terra d'Otranto». Probabilmente qui l'A. traeva la somma delle galee
(27) precedenti, indicando in quali province fossero armate. Il che si
conferma dall'indicazione che segue a questo elenco, ove le galere si
contano a ventisette e non più.
[93] Queste altre _barze_ non compariscono nella somma di cinquantuna
vela, che segue immediatamente.
[94] Nel grande Archivio di Napoli manca il carteggio diplomatico di
Alfonso II, probabilmente dato alle fiamme nella popolare insurrezione
del 1647. Dal primo repertorio dei Quinternioni di Calabria citra
ed ultra risulta che per diploma di Ferdinando (27 Aprile 1463)
Francesco Siscar ebbe la terra di Ajello, tolta per ribellione a
Sansonetto Sersale di Sorrento. Della famiglia Siscara, venuta in
Napoli con Alfonso I di Aragona, e di Paolo (che probabilmente è il
nostro ambasciatore) il quale ereditò alla morte del padre (1480) il
Contado di Ajello, vedi i _Discorsi delle famiglie nobili del regno di
Napoli del sig._ CARLO DE LELLIS, Napoli, 1654, pag. 286. Tutte queste
notizie debbo alla erudizione e cortesia del comm. Francesco Trinchera,
benemerito direttore del grande Archivio di Napoli.
[95] Giorgio Costa, portoghese, arciv. di Lisbona, fatto cardinale da
Sisto IV.
[96] Raffaello Riario, savonese, creato cardinale da Sisto IV.
[97] Cesare Borgia che, dal 1493 al 1498, fu cardinale diac. di s.
Maria Nuova, ed ebbe titolo di arcivescovo di Valenza.
[98] Ascanio, figlio di Francesco Sforza duca di Milano, fatto card. da
Sisto IV.
[99] Peraltro «Baudricourt retourna en Bourgogne, dont il était
gouverneur» dice CHERRIER, I, 430.
[100] _A Berna_ dice il nostro manoscritto, che non sappiamo come
spiegare.
[101] Federigo, figlio di Roberto Sanseverino, da Innocenzo VIII fatto
cardinale diacono del titolo di s. Teodoro nel 1489, ma non publicato.
«Il cardinale Ascanio Maria Sforza però, bramando vivamente di creare
un pontefice a suo talento, operò sì co' cardinali, che il Sanseverino
fu riconosciuto dal sacro Collegio per vero e legittimo cardinale, e
con questo carattere potè trovarsi presente al conclave di Alessandro
VI ecc.». CARDELLA, _Memorie storiche de' Cardinali_, II, 243.
[102] Bernardino Lonati da Pavia, ad istanza di Ascanio Sforza, creato
cardinale diacono del titolo di s. Ciriaco, il 21 Agosto 1493.
[103] Non dovrebbe leggersi _ravennate?_
[104] Non dice così il GUICCIARDINI, I, III.
[105] Crediamo inutile riprodurre i ventisette capitoli riassunti
dal Cronista, che furono publicati testualmente da GINO CAPPONI
nell'_Archivio Storico Italiano_, t. I, pag. 362-375.
[106] È la conosciuta orazione, che non riproduciamo, e che leggesi tra
le opere di MARSILIO FICINO (Basileae, 1576, I, 960, 961).
[107] È quel medesimo documento che leggesi in MALIPIERO, _Annali_
(_Archivio Storico Italiano_, t. VII, pag. 325-327), e che quindi ci
asteniamo dal riprodurre.
[108] Qualche leggerissima inesattezza sfuggita in questo elenco può
facilmente correggersi coll'aiuto della nota opera del CARDELLA.
[109] È l'epigramma publicato dal DE CHERRIER, _Histoire de Charles
VIII_, II, 80
[110] L'equivoco del cronista è evidente.
[111] Non riproduciamo questa lettera di convocazione data da Anversa
il giorno 24 Novembre (_VIII Kal. Decembris, vor S. Katherinentag_)
1494, giacchè fu publicata al suo posto nei _Reichstagsacten_. Cf. J.
J. MÜLLERI, _Reichstags-Theatrum Maximiliani_ I. p. I, pag. 199 e seg.
Ienae, 1718.
[112] Giovanni, morto nel 1504.
[113] Non riproduciamo neppure questi capitoli, che sono una letterale
traduzione di quelli che si leggono in MOLINI, _Documenti di Storia
Italiana_, I, 22 e segg.
[114] Isabella (figlia di Ferdinando il Cattolico e di Isabella di
Castiglia) n. 1 Ottobre 1470, sposò a dì 22 Novembre 1490 l'erede
presuntivo del trono di Portogallo, Alonso, che morì pochi mesi dopo.
Nel 1497 sposò Emanuele re di Portogallo, e morì l'anno appresso (23
Agosto).
[115] Lorenzo Suarez.
[116] Ippolita, che morì giovinetta.
[117] Simone Unferdorben, fanciullo di poco più che due anni, ucciso
dagli ebrei in Trento il 23 Marzo 1475 secondo gli _Annali del
principato ecclesiastico di Trento.... reintegrati e annotati da_
TOMASO GAR, Trento, pag. 352-358.
[118] Intorno a questo prelato vedi PRESCOTT, ibid., p. II, cap. V.
[119] Perkin Warbee, noto impostore, di cui v. HUME, cap. XXV, XXVI.
[120] «Et l'havere di pretio della Reina» legge il GUAZZO.
[121] «Labarde» legge il Guazzo.
[122] La nostra copia è così scorretta, che disperiamo di restaurare
il testo genuino. L'eruditissimo B. Capusso ci avverte peraltro che il
secretario vecchio, di cui qui si parla, è Antonello Petrucci, «che si
sa aver avuto il suo palagio nella piazza di S. Domenico».
[123] Altro luogo inesplicabile della nostra copia.
[124] La nostra scorrettissima copia leggeva: _Ovo nicro novo_ ecc.,
e non sapevamo come correggere il passo. Speravamo di trovare questa
iscrizione o in qualche antica _Guida_ di Napoli, o in altra opera
storica. Ma riuscite indarno le nostre ricerche, ci siamo rivolti
all'eruditissimo ed illustre sig. Bartolommeo Capasso, che gentilmente
ci rispose: «Sui due versi del Castel dell'Ovo debbo dirle che essi
non sono riportati, nè sono in qualunque maniera indicati in alcuno dei
nostri patrii scrittori, sì editi che inediti. E siccome le descrizioni
che abbiamo di Napoli, alquanto particolareggiate, non sono più
antiche del secolo XVI, così bisogna supporre che fin da quel tempo
non esistessero più. Verisimilmente dovettero sparire nell'assedio
posto al castello dal Gran Capitano, nel quale Pietro Navarro, come
credesi, fece le prime pruove delle sue mine, e con esse abbattè l'arco
che dalla strada di S. Lucia immetteva al ponte del Castello, ove quei
versi dovevano leggersi. In ogni modo, mancandoci il confronto di altri
esemplari, non si può rettificarne gli errori con la lezione migliore.
Ho cercato quindi di divinare il senso dell'epigrafe colla storia
del castello, ed ecco dopo molto meditarvi su la mia congettura sul
proposito.
«Nella _Cronaca di Partenope_, volgarmente attribuita ad un Giovanni
Villani napoletano (l'edizione più facile a trovarsi è quella del 1680
di Napoli, nella _Raccolta di vari libri_ ecc.), tra le altre opere
di magia che si dicono fatte da Virgilio a beneficio dei Napoletani,
trovasi la _consecrazione_ di un ovo, che il poeta avrebbe chiuso in
una caraffa di vetro, e depositato in un luogo secreto e ben custodito
del Castello marino o del SS. Salvatore a mare, perchè ne fosse, per
dir così, il Palladio, e ne dipendessero i fati da quello. Nella stessa
_Cronaca_ (cap. 46 del lib. III) si narra che al tempo della regina
Giovanna I, quando Ambrogio Visconti, figliuolo naturale del duca di
Milano, fuggì dal detto castello, ove era prigione, ruppe la caraffa,
_e tutti li edifici antichi del castello se diruparo_. Allora la regina
lo fece di nuovo riedificare, _et perchè non avesse perduto lo nome
del detto castello, fece includere lo ovo in uno vassello di vetro, più
bello, et più sottile et megliore_.
Ora, posto ciò, io leggo i due versi: _Ovo nicro novo non sic turbor
ovo dorica castra cluens tutor temerare timeto_, così: _Ovum_ (_in_)
_vitro novo_, sottintendendo _clauditur_ o altro simile; il vitro
benissimo poteva scambiarsi in _nicro_; _non sic_ (_ego_, parla il
castello) _turbor_ (_ab_) _ovo. Dorica castra cluens tutor_ (assicuro,
difendo); _temerare timeto_. Il _dorica castra_ allude evidentemente
all'origine greca della città».
Siano grazie all'eminente erudito che volle aiutarci colle sue dotte
induzioni. La sua assicurazione, che l'epigramma sopra detto non è
ricordato da alcuno scrittore napoletano edito e inedito, è una prova
evidente della diligenza con la quale il nostro Sanudo raccoglieva le
memorie non solamente di Venezia ma di tutta l'Italia. Alla cronaca
del Sanudo, dice di fatti lo stesso illustre sig. Capasso, debbo
«la cognizione di parecchi particolari intorno alla città di Napoli
specialmente, che sono taciuti dai nostri cronisti, ed ignorati dai
patrii scrittori».
[125] «A sì che tal Signoria di Venetia sapere non puotevano come
quelli oratori voleano far lega», così il Guazzo.
[126] «Nascondeano i prelati di Roma nei monasteri le loro cose,
andando il re di Franza a Roma di qualche novità dubitando». Guazzo.
[127] Leggesi stampata in seguito al discorso di Leonello Chieregato,
che troveremo ricordato qui appresso.
[128] Leggesi in un libretto del tempo, del quale ho veduto due
esemplari nella Biblioteca Marciana, ma senza alcuna nota tipografica.
Trattandosi di un discorso che andò già per le stampe, credo inutile
riprodurlo.
[129] «Per i capitoli haveano con il Re di Franza», aggiunge il GUAZZO
c. 138.
[130] Questo elenco (molto più particolareggiato di quello che
leggesi in MALIPIERO, _Annali Veneti_, I, 339 e segg) fu trascritto
letteralmente e publicato dal GUAZZO, _Historie.. ove se contengono la
venuta et partita di Carlo Ottavo_ (Ven., 1547), e 151 t.º e segg.
[131] Anche questo elenco fu publicato tale e quale dal GUAZZO,
_ibid_., c. 155 e seg.
[132] «Et essere in inimicicia con Genoesi, et volendo tornare in
Franza gli fea di bisogno tenere la volta di Pontremolo, et ritornare
per la via ov'era venuto» dice il GUAZZO (c. 158), che aveva
sott'occhio un esemplare di questa cronaca più corretto del nostro.
[133] Anche questo elenco si legge in GUAZZO, _ibid_., c. 163.
[134] È trascritto nel GUAZZO, col titolo: _Armata de i s. Venetiani
nel mare_, c. 165 t.º, e seg.
[135] Questo breve elenco si legge in GUAZZO, c. 171 e 171 t.º.
[136] Questo pure leggesi in _Guazzo_, c. 171 tº.
[137] Leggesi nel GUAZZO, a c. 175 t.º e seg.
[138] Questa lista fu publicata dal GUAZZO, a c. 181 t.º.
[139] È l'orazione che leggesi in MALIPIERO, _Annali_ nell'_Arch. Stor.
Ital._ t. VII. p. 1, pag. 393.
[140] Leggasi anche in MALIPIERO, _Annali_, nell'_Archivio Storico
Italiano_, tomo VII, parte I, pag. 383 e seguenti.
[141] Leggesi in GUAZZO, _Historie_, c. 205 t.º.
[142] Leggesi in MALIPIERO _Annali_, nell'_Arch. Stor. ital._, t.º VII,
parte I, pag. 391, e segg.
[143] «Un galeone di Franza si fu al fondo cacciato», dice il GUAZZO,
_Historie_, c. 208 t.º
[144] «Lasci da can». Guazzo, Historie, c. 211 t.º.
[145] La prima pagina è in bianco.
[146] «Il signor Maniscalco di Giaè, monsignor di Pienes et monsignore
Argenton». (GUAZZO _Historie_, c. 220 t.º 221), già nominati a pag.
608.
[147] È il trattato che leggesi distesamente in DUMONT, _Corps...
diplomatique_, tom. III, p. II, pag. 531 e segg.
[148] Leggesi in MALIPIERO, _Annali_, nell'_Arch. Stor. Ital._, t. VII,
p. I, p. 399 e segg.