CARDINAL DE S. DENIS.

_Copia de un'altra lettera de uno franzese, che nara al suo modo la

rotta._

Villa nuova. Luni ultimo, che fo 6 de questo mese, lo Re desfece in

bataia el marchese de Mantoa con tutta l'armada de' Venetiani e parte

de quella del Duca de Milan, le quale stavano al numero de 25 milia

in 30 milia persone, et poi che hanno sta bene batuti, si poseno ben

a l'andar. Io vi assegno la più bella et grossa compagnia che mai

homo habia visto, et meglio in hordene al mondo. Et a fine che voi

sapiate meglio la facione, per contar ai altri, voi dovete saper che

per il Domenega davanti, la matina, loro arivò a Fornovo, che è do

mia del suo campo, et credeva el ditto sig. che al ditto zorno avere

la battaglia, perchè aspettava soi inimici più de 8 hore sopra la

bella riva; et quando vete che loro non volevano marchar avanti, lui

s'è logà de fora dil ditto Fornovo, apropinquandosse, e lo dì driedo,

che fo el dì de la batalia, el ditto sig. partissi del suo lozamento

intra 7 et 8 hore la matina, per andarse alozar viso a viso del ditto

campo, de l'altra banda de l'acqua per tutto. Et in camino li inimici

per 4 bande in terribelmente et bello ordene et lo più malitiosamente,

a quello che dicono i vechij capetanei, come era possibele; dove nui

marcheremo verso lo antiguarda et sguizari. Et potevano esser in questo

squadron de 300 in 400 homeni d'arme con 1000 pedoni. Arente loro,

più alto, a sua man dextera, marchava l'altro squadron, per venir dar

sopra la costa de nostra avantiguarda. Et li doi grossi squadroni che

stava in camin, de 400 in 500 homeni d'arme, et le più zente da bene,

passarono lo ditto fiume, poi noi, per venir dar sopra la battaglia

dove era il Re in noi, fazando sempre scaramuze de Stratioti per ne

atargar. Et fezeno sì grande diligentia, queste due ultime squadre che

vi parlo, che rimanerono li primi intra de noi, a la banda dove stava

al Re; et forno sì bene reculati, che forno rotti et messi in fuga, et

sopra el campo et ala che li fo dado, forno morti bene 3 o 4000 homeni

d'arme, senza piar nissuno presonier. _Inter_ li quali fo morto el

sig. Redolfo, barba dil marchexe de Mantoa, che stava el più homo da

bene havesseno; uno altro signor, che si dimanda conte Bernardino et lo

fratello dil sig. di Corezo, con 15 o ver 16 capi de squadre de quelli

che erano li più valenti. Et quando lialtri che marchavano contra

nostra ditta antiguarda vederino la ditta rotta, se retegnì subito, et

tegnerono scorta d'un lato, et noi de l'altro, et poi se retirono pocho

a pocho. Et credo che, se non havesse stà perchè non voler azzardarlo

tanto, a causa di la persona dil Re che stava lì, che quelli non

haveriano habuto meior marchà che li altri; nè in logo di chargarli,

li fo dati tanti colpi di canoni, che rimagnò in campo da 3 in 4 mille

et 500, et lo campo rimase dove fu fatto la ditta battaia al Re; lo

qual logo dormì tutta la notte, et lì fece suo lozamento. El ditto

Marchexe de Mantoa si era informato dil vestimento dil Re, et de qual

banda stava per quel zorno; et per lo saper meglio el vero, mandò uno

trombetta fino dove steva el ditto Signor, dimandando trieve per quel

zorno, che era cossa strania, perchè non erano longo uno da l'altro uno

trato d'arco, et marchava per venir fuore. _Ergo_, quel ditto trombetta

parlò a Re, et se è possuto bene imparar quello che dimandava, perchè

havea cargo de monstrar el Re a suo maistro: le qual cossa credo che

fece, perchè ritornasse incontinente senza altra risposta.

Per le trombete che è stà mandadi dopoi a veder, che stava in presone

de nostra zente, è stà saputo come havia fatto uno squadron 40 de li

soi capi, per piar o far qualche grande despiacer al Re quel zorno;

et forno la più parte de quelli che le...., perchè rimase più di la

mità. Li hanno el bastardo Matheo presonier, mons. de... et lo bastardo

de Pienes; che è tutti quelli che havemo noticia. _Similiter_ hanno

presonier el conte de Petilane, et di nostri non è stà morto, salvo

Julian Bonivel, Panquenarde, Marten et Balaibre; et de questi 4 non

se sa nova nissuna, perchè credo che sono morti. El Re non ha vogliuto

che si habbia scritto le nove di la vittoria fin a questa hora, perchè

la fazone de Italia si è de farsse beffe; et che la soa fuzita, poi

che forno rotti, forno verso el so campo, el qual hera fortificato

tante volte. Se il Re havesse voluto, loro havia sì grande fastidio a

la monstration che fenzevano de abandonar, tanto che havesse perso sue

forze che havesse, caminando in quella parte. Ma el Re volse più presto

dormir dove havea stà fato la bataia. Et si avesino sta zente da bene,

sono bene in hordene, ne haveriano combatuto un'altra volta, ma fin a a

questa hora havemo cavalcado ogni zorno senza trovar loro nè altri che

habia dimandato niente, salvo alcuni piccoli Stratioti che ne fano...

Et havemo tanto fatto per nostre giornate, che doman con l'aiuto di

Dio saremo passati a diexe meia arente tutto il paexe del Ducato de

Milano. Et si alcuno dimandasse perchè mi ve facio la festa oltra sì

tosto, si è perchè mons. d'Orliens è tanto deble di suo contato, che è

forza andiamo a darli socorsso; ma andaremo prima fino a Casal, perchè

el convien passar lì per le grosse fiumere che sono in questo paexe.

Intervene er sera al più tarde a la nostra compagnia la mazor fortuna

per loro che poteva intervenir, si havesse durato; perchè una fiumera,

che lo ditto Signor havea passata una hora avanti, dove li cavalli

non erano fino a li zenochij, in uno momento venne sì grossa, che

l'artiglierie che era driedo, et più di la mità de' nostri Sguizari et

qualche 600 homeni d'arme rimagnereno da l'altra banda tutta la notte.

Ma Dio ne ha sì bene ajutati, che questa matina è discresciuta in modo,

che ogni cossa è venuto verso de nui; et si l'havesse piovesto hozi,

erano in pericolo d'esser combatuti d'una banda, et nui da l'altra, et

haveria stà pericolo de perder. Quelli de questo paese, perchè poteno

saper de novo, dicono che hanno fatto suo poter a seguitarne; et de

quelli de denanti, che sono al Duca de Milan, che, segondo loro, domane

farne qualche vegnuta. Ma poichè semo informati, metremo prova a far

loro come a l'altra volta. Niente de men non credo la mità de quello

che se dice; et se l'intervene qualche cossa, per uno altro, che mons.

de Polysì m'à mandà, ve manderò tante nove. Io credo che dovete saper

più tosto le nove che veneno da Zenoa, che non si fa de qui; perchè

le poste che veneno sono robate, ma tanto, d'uno camino l'è. Luni

medemo che noi combatessemo a Fornovo, dove vi desiderava con quelli di

l'armada che combattino, li ordinati e li.... de Zenoa, le desfece, et

rimaxe de zenoesi zercha 40 o vero 50 homeni d'arme. Se dise che questa

zornata medema mons. d'Orliens fo asaltato dal Duca de Milano, et have

el meglio niente de mancho. Queste ultime nuove non sono troppo sicure.

Scritto a Orovenze, a dì 10 Luio, la matina, 1495.

Mi havea dementegà a dirve, come a dì de la battaia forno morti più de

mille et 800 Stratioti, et non altro.

Signato: L. DE LUXEMBURGH.

Et queste lettere, benchè siano mal scritte, _ad literam_ sono acopiade

di le autentice, translatade di francese in latino.

In questi zorni, poi che ancora siamo su le cosse dil Reame, in Puia

acadete, come a dì 21 Luio per uno navilio venuto se intese, come

volendossi partir tre nostri merchadanti patricij di Leze, per haver

la Signoria nostra ivi l'armata, fonno ritenuti, zoè Lucha Vendramin,

fo de sier Alvise, et Zuan Querini, de sier Piero, et uno altro. Et li

soi parenti andò a la Signoria, dolendossi di questo, et che dovesseno

proveder. _Unde_ alcuni puiesi scolari, studiavano a Padoa, pur de

ditta terra, fo scritto a li rettori di Padoa li dovesseno far retenir

et ponerli in castello; et cussì fo fatto. _Unde_ dopoi nostri fonno

lassati, et questi fo liberati. Vene ancora lettere del capetanio

zeneral di l'armata, di 17, 18 et 19 Luio, date pur in Monopoli, come

tuta la Puia havea levato le insegne di re Ferandino, _excepto_ alcune

roche, come di sopra ho scritto, et quello comandava la Signoria

dovesse far, recomandando molto il locho di Monopoli, et che si dovesse

mandar custodia, partendo l'armada de lì. Ma lassiamo queste cosse di

Puia, e di altrove scriviamo.

_Modo et hordine di le investiture date a Vormes per il Re di Romani._

Per lettere di oratori a Maximiliano, di 17 Luio, se intese come,

essendo quasi a fine la dieta, el Re volse dar le investiture,

et l'hordine et modo qui sarà scritto. A dì 14 Luio, de marti, la

majestà dil Re, accompagnato da tuti li principi, baroni et oratori,

che a Vormes vi era, et a tutti fonno dati li suoi luogi, andò a dar

principio a far le investiture publice. Primo, sua majestà andò con la

comitiva in uno tribunal grandissimo, fatto su una piaza, et coperto

_pro majori parte_ di restagno d'oro, el resto de pani de seda et de

bone tapezarie; et deseso in una caxa driedo il tribunal, Soa Serenità

se vestì in habito regal, che fo un paro de stivaleti d'oro, l'amito,

camixe, stola, manipolo et streta de vanzelio, damaschino biancho;

sopra, un pivial de campo d'oro. Tutti i ditti paramenti con so frisi

d'oro guarniti, et capuzo recamado di perle, con zoie di ogni sorte

di bon presio. In testa l'havea la corona, ne la man dreta el sceptro,

ne la man sinistra el mondo; avanti li era portado la spada. Tutte le

predette cosse d'oro, di gran precio, con bellissime zoie. Li principi

electori ecclesiastici haveano mantelli da preti, grandissimi, messi

per il collo, come portano li cubicularij in concistorio; in testa

havevano barete de scarlato, longe et conze a piete, come solea portar

i vechii; li manti et i capuzi et le barete fin a mezo erano fodrate de

armellini con le code. Li electori laici haveano questo istesso habito

di pano cremixin; li episcopi non electori haveano i so mantelli,

capuzi et barete di raso paonazo; fodradi di dossi i manti e i capuzi

tutti, et le barete fin a mezo. Li principi non electori haveano manti

de raso cremexin, come quei de' nostri oratori, fodrati d'armellini

senza code, con uno bavaro quattro deda, et un garzo da pe' et dove

el mantelletto è averto, de quella medema largeza. Li principi che,

_morte alterius_, poteno succeder ad esser electori, haveano in testa

un capello de raso cremexin, fodrato de armellini, voltado davanti in

suso, et da driedo in zoso, a modo de caloieri grechi. Li altri haveano

barete pur di raso, con un frixo di 4 deda di armelini. Li langravij

questo instesso habito di raxo pavonazo, fodrà di dossi, et li marchexi

fodrà di vari. Et poi sua majestà si messe su una sedia con li electori

a torno, da la banda dreta li prencipi ecclesiastici et da la sinistra

li laici; et investì prima li arciepiscopi Magontia et Coloniense, et

poi el conte Palatin et el duca Federico de Saxonia. Cadaun di loro

con 400 cavalli, tutti vestidi ad una livrea, con un stendardo rosso

che dinota la fedeltà et omagio de l'imperio, et tanti altri stendardi

quanti stadi che uno hanno, con titolo di marchexe in suso, con le arme

dei stadi: el duca Federico ne havea 12. Li arciepiscopi haveano su

una maza ligadi con un cordon li sigili, perchè uno è chanzelier per

Germania, l'altro per Gallia, et l'altro per Italia. Li electori laici

haveano su li stendardi rossi quello hornamento che è suo ufficio a

portar davanti la majestà dil Re, come el conte Paladin, el mondo; el

Duca de Saxonia, la spada; et el sceptro, el marchexe de Brandiburg.

Quelli erano a cavallo haveano una bandiera picola su la testa dil

cavallo, et una su la testa loro, con l'arma di quel stado dal qual i

hanno la principal domination. A questo modo cadauno di loro veneno con

i so 400 cavalli corando fino al tribunal, et desmontati di bon passo

a la presentia dil Re, e ditto alcune parole in thodescho, preseno

li stendardi furono buttadi a la ruffa. Poi la majestà dil Re fece

molti cavalieri, tra li altri domino Urban d'Alba, orator di Monferà.

Nel far de le investidure, el vene molti jostradori ne la piaza, con

lanze grossissime et feri moladi, _adeo_ che ogni volta che i corano,

_etiam_ andasseno pian, ciaschuno chi con li chavalli et chi da per

loro..... zercha a li luogi de li oratori fu pur qualche garbuglio: tra

uno orator di Hongaria et quello di Napoli, nostri et quel de Milan.

Da un canto era li oratori di Spagna, Napoli et Milan; da l'altro,

Hongaria, Venetiani, et Monferà, et li oratori di alcuni Vescovi. Et

è da saper che Maximiliano non volleva terminar, li nostri dovesse

precieder Milano, ma voleva tenir la cossa in discussa, con assegnar

luogi che si potesse dedur raxon ad _utramque partem; tamen_ pur

nostri, sì come a Roma et in ogni loco hanno sempre precedesto a Milan,

et etiam al presente li andarono di sora. Et il zorno sequente, Soa

Majestà, _similibus solemnitatibus_, investì l'arciepiscopo Triverense,

el duca Alberto do Saxonia, el duca de Metelbur et el duca Federico

de Brandimburg; et a dì 16 poi investì el Langravio d'Axia et alcuni

altri marchexi et prencipi. Insumma fece zercha 30 investidure, che

era bellissimo veder quelle cerimonie. Et per lettere de ditti Oratori,

oltra di questo la Signoria fo certifichata, che a dì 15 lì era intrato

el duca Henrico de Brunxvich con 350 cavalli in arme, benissimo in

ponto; et molti di loro armati quasi a la italiana; e benchè su le

arme non havesseno sopravesta alcuna, qualche uno havea _etiam_ le

barde; el resto erano armati a la leziera, tutti vestiti ad uno modo

con genere suo. Et questo Ducha fra 3 zorni se dovea partir per Italia,

et in effetto venne, come dirò di sotto. Di la dieta, molti diceva era

conclusa, altri era _prope conclusionem._

_Item_, che a dì 14 da sera haviano ricevute lettere, el Re, di 7, da

Milano, con exempij di lettere dil conte di Caiazo, de 6, che narava el

conflitto de' nostri con franzesi _etc_. Et quel zorno, a dì 17, ditti

oratori andò a disnar con l'arcivescovo Coloniense, uno di electori

di l'imperio, el qual li fece uno solennissimo et degno pasto, dove

rasonono assa' cosse zercha a queste cosse de Italia. _Et hæc satis_.

_Novitade di Cesena._

Sì come ho scritto di sopra di le novitade seguite in Cesena, a dì

12 Luio, et pur non cessando, Guido Guerra da Bagno intrò dentro con

alcuni partesani a la fine di Luio, et teniva da la parte de Tiberti,

et fece far uno bastion fortissimo tra la rocha vechia et la strada,

per obviar el socorso potesse esser dato da quel canto a la rocha nova.

_Item_, fece far certo reparo, o ver parapeto, in la murada, azò quelli

di la rocha nuova non potesseno offender la terra, et che quelli di la

terra potesse socorrer quelli di la rocha vechia.

_Item_, come per lettere di Andrea Zanchani, podestà di Ravena, se

intese, et _etiam_ per una lettera de Collela Grego, contestabele a

Cervia, el qual mandò uno Francesco d'Alexandria, suo caporal, homo

fidato et sufficiente, lì a Cesena a inquerir, et poter notifichar

esso podestà dil tutto. Come, a dì primo Avosto, a hore 15, Guido

Guerra disse a tutti li soi cittadini: Andate a disnar, poi tornate

tutti armati; judicava per dar la battaglia a la rocha nuova, _tamen_

non seguite altro; et che aspettaveno 500 fanti di Bologna. Et a di

12 steteno _etiam_ in arme, et a hore 24 ne gionse 50 fanti di ditto

numero. Et in ditto zorno, a hore 21, fo fatto publica crida, che

tutti li marangoni se ritrovasseno in piaza con li istrumenti soi,

quali subito veneno in gran numero, et ritornono ne le murate, dove

si messeno a lavorar getti, scale, et ogni altra cossa necessaria

per dar una battaglia. Et a dì 3 da matina fece portar in Cesena gran

quantità di legnami per coprir il ponte di la porta dil fiume, acciò

potessesi intrar e ussir di la terra per ditto ponte senza offesa di

la rocha, et comenzono a lavorar. In questo zorno li fanti cridavano:

Siega! Siega! Bagno! Bagno! ch'è la caxada di Guido Guerra. In la rocha

era zercha 50 homeni d'arme, li qualli se difendevano virilmente.

Et l'arcivescovo di Arles, dal qual causa dite novità, se ritrovava

a Montifior, et diceva volleva venir a Cesena con le zente dil sig.

di Pexaro e ducha di Gandia. Tamen, Piero Michiel era lì a Pexaro, a

guidar ditte zente, sollicitava di menarle in campo a Novara. Et a dì 3

Avosto venne a Ravena dal Podestà uno domino Thomaso Buzardo, cuxin del

prefato episcopo, con lettere credentiale, dicendo esso episcopo havia

terminà di andar a socorrer la rocha di Cesena, et desiderava saper si

la Signoria nostra li havia dato alcun hordine di darli quelle fantarie

eran lì; et si tal ordine non era zonto, perchè il teniva fusse in

camino, pregava ge le volesse consentir, perchè si dubitava non la

expugnasseno. Et el podestà si excusò, non havia altro hordine, nè

potea darli senza licentia di la Signoria. In Cesena in questo mezo la

rocha era bombardata, et loro di rocha bombardavano _etiam_. Et vedendo

il Pontifice queste novità, mandò uno breve a Guido Guerra, che _sub

poena excommunicationis_ non dovesse turbarli la sua città di Cesena,

_imo_ ussir de lì, et lassar viver _pacifice_ quelli cittadini, nè

impazarsse in quelle cosse; et che mons. lo episcopo di Arles potesse

andar al suo governo di ditta terra. Et zonto ditto messo a Guido

Guerra, quello lo fece _statim_ impichar a uno arbore con il breve

davanti il collo, che fu cossa assà crudel. _Tamen_, dopoi fonno sedate

le discordie, et il Pontifice mandò uno altro governador, chiamato

domino Nicolao Fiesco, genovese, episcopo di Forlivio, vedendo el

populo non volleva questo vescovo di Arles. Et non quattro mesi dopoi,

ditto Guido Guerra, quello fece ad altri li fo fatto a lui, come tutto

di sotto sarà scritto.

A Venetia, a dì primo Avosto, essendo compito di fabrichar el fontego

di la farina a San Marcho, ch'è bellissimo; et questo fo decreto per

più comodità dil populo, che cussì come era uno a Rialto, ne fusse uno

a San Marcho; et eletto do signori, li qualli fonno Benedetto da Molin

et Marco Falier, fatto li fontegeri, et quelli havesseno custodia di

quello. Or in questo zorno fo fatto una precession di Rialto a San

Marcho, con trombe et pifari, con uno San Marcho biancho, et tutti

li fontegeri et fachini che portono su le spalle 460 stera di farina

per metter in ditto fontego; poi vene li signori scrivani _etc_. Et

fo di sabado, et comenzono a metter farina dentro et vender. Et il

marchexe di Mantoa mandò in ditto fontego stera 400 di farine, le qual

fusse vendute lire 4 el ster, acciò el populo havesse bon merchato,

che vallea lire 5 il ster; sì che a questo modo have principio ditto

fontego.

A dì 30 Luio, in Pregadi fo messo 4 decime, do al monte vechio et do al

monte nuovo, a pagar una fin mezo il mexe di Avosto, l'altra per tutto

il mexe; et si possi metter arzenti in zecha, _juxta_ el solito. Et

la parte prima fo presa, et fo dato tal cargo a Maffio Soranzo, fo di

domino Vettor, cavalier et procurator, havesse tal arzenti a receverli,

et con una bolleta de li provedadori dil sal erano fatti creditori

a la camera de imprestidi al monte nuovo. Et poi, a dì 7 Avosto, fo

preso che chi pagava le do decime donate in termene di zorni 8, zoè

fino a XV dil mexe, havesse di don ducati 12 per cento; le qual decime

era numero 55 et 56, et quelli davano arzenti al sal, a ducati 6 la

marcha, saranno fatti creditori di le decime numero 57 et 58. _Item_,

che quelli pagava al termene le decime dil monte nuovo, numero 38 et

39, habino di don ducati 5 per cento, oltra il pro'. Queste provision

fo causa si scodesse da ducati 25 milia in su per decime, ma fevano per

richi et non per poveri, perchè ad ogni modo li poveri non pagava se

non con pena poi di X per cento a le cazude, et non havia dono alcuno.

Sì che nostri feva ogni cossa per trovar danari, per la grandissima

spexa haveano, _maxime_ dil campo a Novara.

Ancora in questo zorno fo preso, l'armada marittima era a Monopoli,

fortifichato quel locho, et lassatoli custodia et uno soracomito per

governator, qual paresse al zeneral, poi dovesse passar a Corffù,

et ivi star fino la Signoria nostra li comandava. Et zercha questo

fo assa' disputato, però che era tre oppinione di Savij di Colegio:

alcuni volleva ditta armata andasse a Napoli, per dar reputation a

re Ferando; altri andasse a Zenoa, poi a Niza di Provenza dil re di

Franza; altri a Corffù. Et questa fu presa, et spazato al capetanio

lettere. In questo mezo si amalò di dopia terzana; et poi, alquanto

migliorato, messe governador in Monopoli Nicolò Corner, era soracomito,

et in Pulignano Nicolò Paladin, cavalier, era soracomito.... Et poi, a

dì 12 Avosto, nel conseio di Pregadi, per le nove succedeva di Napoli,

fo decreto ditta armada, col capetanio zeneral nostro, Antonio Grimani,

procurator, el qual era quasi varito, dovesse andar a Napoli; et questo

per haverla con grande instantia el Ferandino richiesta. Quello seguite

scriverò di sotto.

In questi zorni fo mandato in campo ducati 6000 al Marchexe di Mantoa,

capetanio zeneral nostro, a ciò facesse 1000 provisionadi per guarda di

la sua persona. Et ditto capetanio, abuto la nuova di la sua creatione,

scrisse una lettera a la Signoria, di sua mano, rengratiando,

promettendo fede perpetua. Et a dì 3 Avosto, per Colegio, fu eletto

pagador in campo, in luogo de Daniel Vendramino, era amalato, Orssato

Morexini; et abuto danari de qui, a dì 10 ditto, et venuto a Padoa, et

_sic successive_ per le camere, havendo danari per poter far la paga al

suo zonzer; et menò con lui rasonato Andrea di...., scrivan a la camera

di Padoa.

A dì primo Avosto, nel conseio di Pregadi fu conduto il conte di

Petigliano, zoè scritto a li Provedadori in campo dovesseno tramar

di accordarlo con la Signoria nostra, con fiorini 30 milia in tempo

di pace et 40 in tempo di guerra, per anni 5, titolo di Governador

zeneral, tengi cavalli 1400; ma lui non volsse aceptar, et _tamen_

si adoperava a li exercitij dil campo. Pur a la fine con più summa fo

conduto, come, descrivendo le cosse seguide questo mexe in campo, sarà

scritto. Et il sig. Virginio Orssini, habuto licentia da' nostri et dil

Duca de Milan, ritornò versso Roma a li suoi castelli.

In questo zorno, zonse in questa terra una bellissima reliquia, zoè

la anconeta che fo dil Re di Franza, portata per uno di Val Brembana,

chiamato Cristallo, el qual era ballestrier dil Marchexe di Mantoa,

bandito dil brexan et bergamasco, al qual prima li fo fatto salvo

conduto. Et con lui vene uno cittadin di Bergamo, chiamato el conte

Urssino di Rotta, fidelissimo nostro, et quello mi baptezò io Marin

Sanudo, compositor di questa ystoria. Et per saper il tutto, havendo

questui in campo preso uno franzese di anni zercha 66, chiamato

Cabriel Molendina, el qual era stato, _ut dicitur_, a servicio dil

Re di Franza, et li trovò ditto Cristallo adosso ducati 101, o vero

scudi...., questa anconeta con zoie et degnissime reliquie, zoè di la

vesta di Christo et tutti li misterij di la Passione, cossa di farne

grande extimatione; et uno subioto d'oro ch'el Re talhora sonava,

chiamando certi chani.... Et habuto tal cosse et questo preson, si fuzì

di campo, et vene in bergamasche; et conferito con ditto conte Urssino,

come havia tal cosse, lui consigliò dovesse venir a presentarle a la

Signoria, che li faria di gran bene. Et lui dicendo non era mai stato

a Venetia, nè sapeva a che modo far; _unde_ ditto conte Urssino,

fidelissimo, volse venir im persona a sue spexe a menarlo a ditta

Signoria nostra. Et, zonto, li fa fatto salvo conduto per anni 100 et

uno, et presentato la ditta anconeta, a tempo era reduto el Conseio di

X, et vista con gran devotione per le cosse sacre eran dentro, come

per lettere in francese pareva, vi fosse _etiam_ zerte perle et zoie

atorno. La qual vidi et basai in la capella de' Procuratori, con gran

devutione, perchè ivi fu posta, poi messa nel santuario di le zoie. Et

volendo remeritar a questui portò tal presente, li dixeno dimandasse

quello volleva. Rispose, esser cavato dil bando; et cussì fu fatto il

salvo conduto. _Demum_, a dì 18 Avosto, preseno de darli ducati 10 al

mexe di provisione, et ducati 50 per spexe l'havia fatto, et ducati

100 de beneficii, zoè de intrada a l'anno a uno suo fiol, et habbi la

taglia data a ditto franzese, che era ducati 300, et li 100 ducati li

trovò adosso; sì che fu assa' remeritato. Ma ben, prima li desseno

alcuna provisione, scrisse a li rettori de Bergamo dovesseno mandar

de qui ditto franzese, era lì in custodia; et cussì mandato, zonse in

questa terra a dì 7 ditto, fo messo in caxa dil capetanio di le preson.

Et poichè fo examinato, fo dato et restituto a ditto Crestallo, che

lo havia preso. Et per quel poeta nominato di sopra, fo fatto a questa

anconeta, o vero paxe, epigrama, zoè questo:

_Epigramma de anchoneta ac reliquiis acceptis a Gallis._

Abstulit a Gallo pacem Deus armipotente;

Quid mirum, pacem si modo Marcus habet?

Despexit pacem Gallus. Miracula cernis:

Anchoneta patet, paxque reliquit eum.

Hanc Crystallinus rapuit, qui bergomas extat,

Maximus hic meritis perspicuusque suis.

A dì 10 Avosto, zonse in questa terra uno gripo, sopra il qual domino

Prudentio da Trane, era capetanio dil Re a Monopoli, et menato per

Alvise di Albori; et, poi che stete alcuni zorni qui, fo lassato andar,

havendo habuto salvo conduto dal capetanio zeneral.

A dì 12 ditto, vene lettere di Antonio Vincivera, secretario a Bologna,

come el magnifico Joanne havia per spie, el Re de Franza a Turim stava

di malavoia, per esserli morto in la bataia 83 baroni, et che per tutta

la Franza era levati assa' coroti.

A dì 6 Avosto, zonse lettere per la via di Zenoa, di Francesco Capello,

kav., et Marin Zorzi, oratori nostri al Re et Raina di Spagna, date

a dì 12 Luio in Burgos. Narra come erano stati da Barzellona fin a

Burgos in camino zorni XXI, et passato per lochi amorbati, et cativi

alozamenti habuti a Barzelona chatelena, Saragosa di Ragon; _demum_

assa' honorati. Et che a dì 6 ditto, zoè Luio, di Luni, fo il zorno

di la bataia, ritrovandossi mia 3 di Burgos, li veneno contra molti

signori et gran maistri, zoè li presidenti de la città de Burgos, el

comandador mazor, tutti li cavalieri, il comandador di Chalatra',

il comandador di la Cantara, il comandador di Lion con cavalieri

di l'hordine di San Jacomo, el conseio de Aragon, el conseio de

Chastiglia, lo arziepiscopo di Messina, lo arziepiscopo di Calgos,

lo episcopo de Burgos, de Vallentia, lo episcopo de etc. _Item_, de

Villa, de Salamanca, de Tui, de Almeria, de Maioricha, de Barzelona con

altri prelati, el ducha di Nazera, conte di Benivento, l'armirante di

Ragon, conte de Niena, conte di Goziano, conte di Trivigno, marchese di

Villafranca, presidente di Moran, prescidente de Chastiglia, signori

et baroni et cavalieri assa' altri; in tutto 3000 cavalli, fra i qual

era 200 mulle. Et a hore 24 faceva l'intrata in la terra; et il Re et

la Raina erano a le finestre, et con gran jubilo dil populo introno

a questo modo. El Capelo con l'arzivescovo de Milan, ambassador dil

Duca, et il Zorzi con l'altro de Milan; et andati a lo alozamento.

Poi el zorno driedo, ebbeno audientia. Era sentato il Re et la Raina

su do sedie regal, et li fece bona et perfetta ciera, et volse tutti

4 sti oratori lì sentasseno per mezo, su uno scagno. Et presentate le

lettere di credenza, Marin Zorzi li fece una oration latina; et il Re

li fece risponder a uno maistro Diego, frate predichator valentissimo.

Poi Zuan Battista di Sfondradi, orator de Milan, fece la sua oratione

et risposta. Andono el Re, la Raina et questi 4 oratori in una camera

secreta; et Francesco Capello notifichò a Soa Majestà el bisogno de

Italia, et che dovesse romper al Re de Franza. Et il Re disse che

ad ogni modo el volleva romper, et che 'l manderia di ogni ij uno;

et dimostrò poi lettere havia di Perpignano, come Franzesi li havia

scritto, che dovesseno levar ditte zente, che _etiam_ loro si leveria.

_Item_, che havia cavalli 13 mille et 8000 pedoni, et che scrivesseno

in questa terra et a Milan, che certo romperia, perchè la liga lui la

voleva mantegnir, et esser amico nostro.

Per lettere di Fiorenza, a dì 8 ditto, se intese come Fiorentini,

seguendo pur l'impresa di reaquistar Pisa, et _etiam_ Monte Pulzano

da' Senesi, in questi zorni a presso Cassina et Monte di Sasso fonno a

le man con Franzesi, et ne rupe zercha 200; parte di qual fonno aperti

per mezo, perchè si divulgavano haveano danari ne le viscere, _tamen_

non trovono alcuna cossa. Et pur non restavano Fiorentini di volersi

acordar et far liga con il Re. Do loro ambassadori erano a Turin;

et certo si divulgava, tal liga et amicitia havesse a esser causa di

perturbar Italia, per aderirsi a esso Re. Quello seguite, et le lettere

scritte zercha questo, di sotto intenderete.

Per la venuta di le nave di Soria, le qual zonseno a dì 16 ditto, et

per lettere di Damasco, nostri fo certifichati come el sig. Turcho

havia mandà uno ambassador al Soldan al Chaiero per queste cosse de

Franza, havendo mo assae paura, et che de li Mori quasi vollevano far

garbuio a le natione, dicendo: Questo Re di Franza prosperava, et vuj

non reparate. _Unde_ ne veniva a dischatiar nuj, sì come le prophetie

loro dicono, che a questi tempi la sua leze deva patir. _Unde_ Zuan

Vallaresso, consolo, chiamato il conseio di 12, terminono di far

certe lettere false, pareva venisse de qui, per le qual si advisava

esso Re de Franza era rotto et andato in malhora, come, _ita volente

Deo_, fu pocho da poi; et di questo deteno sacramento a tutti, _adeo_,

mostrate queste lettere, Mori fonno aliegri, et non seguite altro;

pur merchadanti stevano con gran paura di loro. Et oltra di questo se

intese come il Soldan, havendo inteso che nel monasterio di frati di

monte Syon in Jerusalem, li frati haveano arme nel convento, et che

aspettava el Re de Franza, _unde_ mandò alcuni Mori lì a veder, et

vollea ruinar el tempio e occider li frati; et, cerchato ben per tutto,

non trovono se non cortelli da taiar dil pane; et li frati li dixeno

non erano di tal sorte, nè venuti a la religion per tenir arme ascose,

et che era vania et calunnia. _Unde_, trovato la verità, non seguì

altro.

A Roma el Pontifice, exortato da li oratori di la liga, et maxime

dal veneto, dovesse excommunichar el Re de Franza, a ciò tornasse

in Franza, lassando _pacifice_ Italia, _unde_, chiamato concistorio

et desputato, deliberono di farli uno brieve, el qual sarà qui sotto

scritto; et questo per lettere di 3 Avosto di Roma se intese; et voleva

mandar uno mazier fino a Turin a portarlo. Anchora fece esso Pontifice

in concistorio uno nuovo decreto, che _de cætero_, li 4 Patriarchi

siano cardinalli, zoè quello de Jerusalem, di Constantinopoli, di

Antiochia et Alexandrino; et questo fece perchè _aliquando_ in corte

fra ditti Patriarchi et Cardinali sono venuti in contrasto zercha

a li luogi, perchè li Patriarchi dicevano dover preceder et esser

propinqui al Pontifice, et Cardinali non vollevano; et questo fo

causa di l'odio ha el Patriarcha da cha' Lando nostro in corte per

haver voluto precieder; _unde_ non l'hanno mai voluto far cardinal, et

_tamen_ è dignissimo prelato. Hor el brieve dil Pontifice, mandato al

Re de Franza, scriviamo; el qual fo traduto in terza rima per Zorzi

Summarippa, veronese patricio, et butato a stampa; ch'è belissimo

lezer.

_Exemplum brevis sanctissimi Domini nostri ad Carolum Regem

Francorum_[140].

_Cosse seguite in campo di Novara, dil mexe di Avosto, succincte

descritte._

Vedendo questa gallicha historia, per le cosse successe et qui

_verissime_ descripte, venir assa' grande volume, _unde_ mi è forzo

di abreviar; et però, pretermetendo lettere per li tempi zonzevano in

questa terra di campo, però che una al zorno almancho era scritta a

la Signoria per li Provedadori, _solum_ qui scriverò zorno per zorno

quello seguite dil mexe di Avosto, et sic poi _successive_ in ditto

campo. Et _nil miremini, lectores_; chè, _licet_ non me habi trovato

presente, ma tutta la verità, nil praetermisso che sia da conto, qui

scriverò, et prima:

A dì primo Avosto, pur essendo el campo nostro a Castel Chiasol sotto

Novara, et in grandissime desputatione di levarse, Ducheschi volevano

se tirasse più avanti, et li Provedadori volevano redurse in loco

securo. _Unde_ el Duca de Milan scrisse el zorno driedo vollea venir in

ditto campo.

_Item_, in questo zorno esso Duca mandò una lettera al sig. Galeazo

suo capetanio in campo, notifichandoli esser conclusa la liga con la

compagnia dil Bo, o vero li sette comuni che sono sguizari, i qualli

fin hora hanno dato assa' aiuto al Re de Franza. La qual nuova, intesa

da' nostri, fo tenuta perfettissima. Et poi venuto a Milan, li capitoli

sigillati, di questo fece gran dimostratione di alegreza, facendo

fuogi; et cussì in campo. Questo accordo fo fatto per forza de danari;

et fo divulgato esso Duca de Milan le deva ducati 30 milia in tempo di

pace et 40 milia in tempo di guerra. Et ditti sguizari mandono a dir a

li sguizari erano in campo dil Re de Franza, et quei sono in Novara col

Duca di Orliens, in termene di 3 zorni si debbino redur in loro paesi,

sotto pena di rebellione et confiscation di beni. Et cussì in campo

aspettavano ussisse li sguizari di Novara.

In questo zorno vene una spia nostra da Verzei, mia X di Novara, dove

il Re havia mandato cavalli 400 et 3000 pedoni, et _continue_ veniva li

franzesi; notifichava il Re esser a Turin, et si aspettava a Verzei a

dì 2 ditto; et che judichava in tutto, ivi, fin quel hora, vi fusse di

le persone 8000, et divulgavano di venir asaltar il nostro exercito; et

ditta spia, per esser tolto suspetto, ebbe cinque ferite.

A dì 3 ditto, Bernardo Contarini, provedador di stratioti, scrisse

a la Signoria una lettera, come li era stà dati in governo li altri

stratioti da poi el partir de Piero Duodo, i qualli si sforzerà di

governarli secondo le sue picol forze, non sparagnando faticha _etc_.

_Item_, che inteso la creation de lo illustrissimo sig. Marchexe,

capetanio zeneral, per segno di alegreza, havendo uno cavallo

bellissimo leardo de valuta de più de ducati 100, el qual lui lo havea

guadagnato, et quello alegramente donò; stratioti prendono qualche

sacomano franzese, discalzo et in camisa, _unde_ li bastonò et cazono

in la terra; et _ultimo_, havendone preso alcuni, per più disprecio de'

franzesi, esso Provedador fece stratioti li vendesseno per uno melon

l'uno, tanto pocho li stimavano.

A dì 2 ditto, el Duca de Milan con soa moglie et oratori di Spagna,

Napoli et veneto, con la soa corte partì di Milano et vene a Vegevene;

_demum_ in campo. Et questo zorno, a hore 6, venendo la Domenega,

fo a dì 2 Avosto, montò a cavallo el capetanio zeneral nostro, et el

suo capetanio sig. Galeazo, et Bernardo Contarini con 80 cavalli de

stratioti, et andono contra Soa Excelentia mia do di là da Vegevene,

et, scontrato con bel hordene, fatto le debite acoglienze, Bernardo

Contarini preditto volsse dismontar et tocharli la mano; ma il Duca

mai li volse tochar, se non montato fo a cavallo. La Duchessa era con

do charete, una coperta di pano d'oro, l'altra di veludo cremexin;

et cavalchando versso Vegevene, molto ringratiò esso Bernardo di

portamenti in suo servitio; et dismontò a Vegevene; a hore 20 montò a

cavallo et vene a Vespole, dove dovea alozar Soa Excellentia quella

sera, mia 6 distante dil nostro campo, dove scontrò Luca Pixani,

provedador nostro, el qual con assa' cavalli li veniva contra. Et

però il Duca volsse passar ditta villa, et in campagna, tochato la

man a ditto Provedador, ritornò ad alozar a Vespola, et el capetanio

zeneral, provedador, et el resto veneno in campo per quella notte. Poi

la mattina, fo a dì 3 ditto, essendo il Duca a cavallo per venir in

campo, volendo ussir di Vespola, la mula li scapuzò e gittolo in una

pozza di fango, per modo tutto se infangò _etc_. la veste; subito si

mutò, et dove era vestito di una veste damaschin negro, curta per fino

al zenochio, si tramudò in una di quella foza, damaschin cremexin; et,

aproximato mia do dil campo, el sig. Marchexe, capetanio, con Lucha

Pixani, provedador, Daniel Vendramin, pagador, Bernardo Contarini,

condutieri et molti stratioti, li andono contra, et lo acompagnò fino

a lo alozamento dil sig. Galeazo, suo capetanio, di S. Severino; et

nostri tolseno licentia de Soa Signoria. Li oratori era con lui veneno

a smontar a lo alozamento dil nostro campo; et cussì non seguite altro

quel zorno.

A dì 4 ditto, el Duca, capetanio zeneral nostro, et il suo, li oratori

Spagna, Napoli, et li provedadori con Hironimo Lion, kav., orator

nostro, et Bernardo Contarini, conte di Petigliano, et il conte di

Chaiazo, reduti in uno, consultono _utrum_ el nostro exercito si

dovesse levar dove l'era, redurse più avanti, o andar a Vegevene, o pur

star fermo. Et parlò sapientissimamente el conte di Petigliano. Rispose

el Duca. Poi parlò Marchiò Trivixan, provedador; et cussì steteno in

desputation. Et il Duca volsse veder, _oculata fide_, el tutto; et

chavalchò per li alozamenti, dove Ruberteschi erano di opinione stesse

el nostro exercito; _tamen_ per questo zorno non concluseno alcuna

cossa. Soa moglie, la Duchessa, vene a star con lui in campo; et, oltra

li 3 oratori nominati, havia tre altri _etc._

A dì 5 ditto, Bernardo Contarini non potendo correr a Verzei, perchè

non volevano anchora romper guerra a la Duchessa di Savoia, da matina

mandò 200 cavalli de stratioti a la volta de Verzei, per veder si

Franzesi vollevano venir a scharamuzar con loro; et, aproximati a

mezo mio lontano di la terra, trovono zercha 20 cavalli franzesi, et

10 ballestrieri a cavallo di Zuan Jacomo di Traulzi; li quali, visto

stratioti, si messeno in fuga; Franzesi si salvono in la terra; et li

balestrieri fonno tra morti et presi tutti con molte ferite; uno di

qual fo examinato per esso Provedador, et la examination soa mandò a la

Signoria.

In questo zorno fo fatto in campo una mostra zeneral di tutte le zente;

era colateral nostro Hironimo di Monte sopranominato; et el Duca de

Milan nel suo campo, sopra tutte le zente d'arme, Lorenzo d'Orffeo da

Mozanega, et comissario suo Galeazo Visconte. Hor el Duca con madona

soa moglie volse veder questa mostra, che fo bellissima, et za molti

anni non fo fatta simile.

A Venetia, vedendo le cosse de Novara andar a la longa, preseno in

ditto zorno che si dovesse strenzer Novara, bombardarla et far il tutto

per poner fine a l'impresa. Et cussì par el Duca contentasse, et fusse

dato el guasto a la terra, et ogni altra provisione; fo tre volte a

consultatione con li Provedadori, stete uno dì et mezo in campo, poi

tornò a Milan.

A dì 7 ditto, terminato di meter Novara in assedio, in questo zorno

dete principio, che prima la notte intrava vittuarie dentro a loro

piacer; et mandono cavalli 200 con 100 fanti a uno locho mia 4 lontano,

chiamato...., per custodia; _adeo_ franzesi più non porano ussir di la

terra.

Item per li ballestrieri presi per stratioti a dì 5, se intese el Re

esser a Turin, e diceva aspettava zente de Franza da persone 20 milia;

et che domino Joan Jacobo di Traulci si trova a Verzei.

In la terra inteseno vin non vi esser; pan rasonevolmente, et che la

notte questi paesani el portano, perchè il pagano bene. _Item_, nostri

principiono a far le strade per poter dar la bataia a la ditta terra di

Novara, et il Duca di Orliens si confortava con la venuta dil Re.

A dì 9 ditto, nostri corsse et spianò uno castello chiamato Bulgaro,

fra Novara e Verzei; _item_, seguiteno di dar el guasto a Novara,

tagliando arbori, vigne _etc_.; et stratioti prese do franzesi et

alcuni chariazi; a la volta di Verzei fo mandato altri 400 fanti.

A dì 10 ditto, el nostro campo se levò dove era, et vene a conzonzerse

con quel dil Duca de Milan, vicino a Novara, in uno locho chiamato

Caxuol; et li Provedadori alozono in castello, el capetanio et altri

di fuora; li pavioni (_padiglioni_) e tende erano stese, bellissimo

veder, et li stratioti a la campagna, et Bernardo Contarini sotto una

trabacha.

A dì 12, per spie inteseno el Re esser tra Turin et Chier, con

la inamorata sua a Chier, dove spesso andava et stava a piaceri,

recreandossi alquanto de li affanni portati. Et a dì 11 vene uno

trombeta suo in campo a dimandar uno preson; el qual disse, Soa Majestà

era a Chier, aspetava zente, et veria a Verzei poi a combatter con

nostri.

In questo zorno vene fuora de Verzei zercha 100 todeschi, si atrovava

ivi col Re sotto il Traulzi; et questi veneno per il comandamento di

loro capi sguizari; et, venuti nel nostro campo, ebbeno soldo. Et

anchora di altri sguizari di Novara ussite, in summa numero 250 in

tutto, e tutti fonno charezati, e dato soldo da' nostri.

Quelli dil campo duchescho menava in longo di dar el guasto a Novara,

et di ozi in domane menava la cossa; _tamen_ pur da la sua banda poi

conveneno dar.

In Novara fevano gran repari, et ogni zorno se fortifichava sì dentro

come fuori; non haveano vin ma ben axedi, di li qual ne bevevano quelli

baroni, con zucharo butado dentro; formenti assai, et feceno molini

cinque da man; et cussì masenavano in farine; fevano pan negrissimo et

chativo; carne poche, nè non ve haveano se non di chavallo. Et perchè

scharamuzando con thodeschi ogni giorno franzesi, pur ne era feriti

qualche uno, et volendolo miedegar, _dicitur_ el vuovo valleva soldi 30

l'uno, cossa incredibile, per non esser galine. Questo tutto si have

da uno nostro prexon che fuzite; ogni notte fevano signali de fuogi,

dimandando soccorsso.

A dì 14 ditto, dil campo duchescho se partì alcuni homeni d'arme,

capo uno fiul fo dil conte Zuan Boromeo, et andò a li alozamenti. Li

provedadori si dolse con el sig. Galeazo, capetanio, et con el conte de

Chaiazo. Risposeno, non saper nulla, et che provederebbe a questo.

Fo scritto a Millano al Duca, mandasse 2000 guastadori in campo, per

esser gran bisogno per le cosse acadeva.

In questa matina, per uno di Monferà, partì di Novara, inteseno el Duca

de Orliens fece far una crida, che, in termene di 3 hore, tutti quelli

non haveano soldo si dovesse partir di la terra, con tutte le meretrice

et li soi homeni; _unde_ se partì _tunc_ 150 homeni non haveano soldo._

Item,_ mazenavano al zorno, con quelli molini da man, da manzar per 100

homeni et non più; non bevevano vin za zorni XV, per esserli manchato.

Dil Re si divulgava a dì XV dovea esser a Verzei, _tamen_ indusiò

qualche zorno a venir.

In ditto zorno zonse in campo borgognoni 60 a piedi, belli homeni et

ben armadi. El capetanio zeneral volsse si toleseno a nostro soldo per

uno mese, a fiorini 4 di Rens per uno; erano stati a Milan, sperando

el Duca li desseno soldo più di un mese, et ebbe _solum_ uno fiorin per

uno.

El sig. Marchexe de Mantoa, capetanio zeneral nostro, non se sentì

bene et se amallò di fluxo; stava in letto in una cariola sotto il suo

pavion (_padiglione_), et li Provedadori lo andò a visitar.

A dì XV ditto, Piero Marzello et Zorzi Emo, i qualli a dì 28 Luio nel

conseio di Pregadi fonno electi oratori a portar el baston et stendardo

di capetanio zeneral in campo a lo illustre Marchexe di Mantoa; _unde_,

partiti a dì 6 Avosto da Venetia con molti zoveni patricij, andati per

veder il campo, et trombe et pifferi dil Principe nostro; et zonti a

dì 14 a Vespola, la sera ivi alozono. Et la matina, fo il zorno di

S. Rocho, dovendo venir in campo, Bernardo Contarini con stratioti

li andò contra mia 5, et, trovato ditti oratori, veneno di longo. Et

el sig. capetanio mandò suo fratello, sig. Zuane di Gonzaga, era al

soldo de Milan, et Hanibal Bentivoy, pocho lontano di Vespola; poi li

andò contra el conte di Petigliano con un squadron a cavallo armado a

la liziera et senza elmeti; poi andò una squadra de cavalli todeschi

a cavallo, pur armati a la liziera; poi li cavalli alemani dil Duca,

armadi come andavano, zoè il corpo di la curaza, arnesi, schiniere et

zelade. Et zonti ditti oratori con lo stendardo spiegato et il baston

avanti, sonando trombe et pifari, si tochono la man; et lì fo dimorato

alquanto. Et dismontati al pavion dil capetanio, dove era fatto uno

altar da dir messa, con alcune cortine atorno, fo dil Re de Franza,

divisade di raso bianco et veludo paonazo, con molte lettere dorade

di sopra, zoè questi segni C. A., che vien a dir Carlo et Anna, la

nome di esso Re et Raina. Et qui sotto era, oltra el capetanio nostro,

provedadori et oratori, el sig. Galeazo, capetanio zeneral dil Duca,

el conte di Petigliano, el conte di Chaiazo, sig. di Rimano, sig.

di Corezo, Hanibal Bentivoy, sig. Gasparo Frachasso con tutti altri

nostri conduttieri et ducheschi, vestidi di zornede d'oro et d'arzento,

con belle colladene d'oro. Et el sig. Marchexe havia una zornea di

restagno d'oro, et avanti lui era uno forzier coperto de panno d'oro,

dove el se inzenochiava. Il stendardo era posto in mezo il pavion, et

baston d'arzento sopra l'altar; et fo cantato una solenne messa, con

cantadori, pifari, et trombe venuti de qui. Et, fornita, fo portato el

baston a Zorzi Emo, el qual dovea far le parole, et il stendardo. El

qual apresentò a ditto Marchexe, per nome di la Signoria, dicendo con

gran gravità, che la Illustrissima Signoria per li soi boni portamenti

et opere havia diliberato ornarlo del ditto capitaniato zeneral, zoè

dil titolo di tutte le sue zente d'arme, et decorar Soa Excellentia

di l'insegne dil sceptro et vexilo dil protetor nostro San Marcho, a

conservation et mantenimento dil Stato di essa Illustrissima Signoria,

a honor et perpetua gloria de Soa Excellentia, et a confusion de tutti

li inimici de quello Illustrissimo Stado, con altre parole di questa

substantia. Et lui rispose: Magnifico ambassador, a mi par impossibele

poter responder a le parole de Vostra Magnificentia, ma dirò ben che

non per merito alcun quella Illustrissima Signoria, ma per l'amor et

benivolentia che quella li portava, la se havea degnà de honorarlo de

tal insegne, dil baston et honorifico vexillo. Lo qual con gaiardo et

forte animo lo accepto, sperando far tal opere, che la Illustrissima

Signoria cognoscerà haverlo conferito a persona che li mostrerà qualche

bon fructo, preponendo el ben, utele et comodo de quello Illustrissimo

Stado a la vita propria, et in fino nel corpo di mia madre era servidor

de la prefata Illustrissima Signoria. Potrà haver uno capetanio più

praticho de mi, ma di fede tale mai lo troverà al mondo. Et finito,

tutti andono al suo lozamento; et li ambassadori veneno alozar con

li Provedadori, et la sera fo convidati li zentilhomeni a zena col

capetanio a uno suo pavion, et cussì poi la mattina a disnar alcuni

andono _etc._

In questa notte passata, el sig. Galeazo, capetanio dil Duca, et el

conte di Petigliano andono asaltar li borgi di Novara con zercha 8 in

X milia persone, tra cavallo et piedi, da diverse bande, per brusarli

si tenir non li potevano. Et da una banda esso sig. Galeazo con 5000

alemani et 400 cavalli, da l'altra el conte de Chaiazo con alcuni

altri pedoni et cavalli, da la parte verso Vegevene la nostra zente

col conte di Petigliano; et l'hordine era di andar do o ver tre hore

avanti zorno, ma non andono ducheschi se non a l'alba. Et cussì nostri,

acostati a ditti borgi, principiò a fichar fuogo in alcune caxe, et

con i nimici principiono a scharamuzar. Fonno rebatudi fino a le terze

sbare, per modo comenzono a trazer bombarde, passadori et freze; li

nostri con schiopeti et passadori. Et in questa baruffa fo morti de'

nostri zercha 200, feriti alcuni; et da una spingarda fo morto Alvise

Lanza, contestabele nostro; li altri moriteno, fonno alemani dil

campo duchescho, et de' nostri zercha 64; et, si asaltavano a l'hora

deputata, nostri certo ottenivano li borgi.

In ditto zorno, di 15 ditto, zonse lettere di la Signoria di 12,

cometeva dovesseno nostri far corarie fino a Verzei, brusando _etc._,

perhò che li ducheschi _numquam_ havia voluto, dicendo Madama di Savoia

era parente dil Ducha, et non era bon farli danno, perchè era costreta

a far quello la faceva, non potendo resister a' franzesi.

_Item_, questa sera zonse el nontio dil Pontifice in campo con la

scomunega dil Re di Franza; era mondano, et mandò uno dal Re a dimandar

salvo conduto.

Per uno preson nostro, era in Novara, rescatato et pagato la taia,

vene in campo et referite esser gran fame in la terra; masenavano a

man, non haveano vin se non chara 5 in tutta la terra, assa' amalati da

ponta. Et questa notte, tre hore avanti zorno, alcuni cavalli di Verzei

con farine intrò in Novara; et che si aspettava venisse il Re a darli

soccorsso.

A dì 16 ditto, li Provedadori fece lezer la lettera di la Signoria al

capetanio, andati a soa visitatione con li oratori. Et disse, era stato

sempre di questa opinione; et che se dia _etiam_ el guasto a Novara,

con mortari et mangani trazer a la terra; le bombarde grosse, erano mia

cinque di là de Vegevene, di l'hordine dil Duca fo tornate ivi.

_Item_, 100 alemani, fuziti dil Re, nostri soldono con fiorini de Rens

4 al mexe per uno. Et li do capi referite esser tre settimane erano

partiti di Aste, dove era il Re con persone utele et inutele 13 milia;

haver _solum_ 3000 alemani, di qual eran scampati 1500; _tamen_ poi li

zonse altri mille et ducento, et quelli fuzino fo per non haver le so

page.

_Item_, che 'l Re havia mandà in Franza per danari, ma non li havea

potuto haver, però che dicevano, vollevano prima Soa Majestà vadi in

Franza, poi faranno quella deliberatione li parerà; et ch'el Re volleva

venir, passà questo caldo, a Verzei, a far la massa, poi socorrer

Novara.

_Item_, zonse in campo nostro 200 elemani, venuti di Elemagna per haver

soldo, et per conseglio de domino Zorzi di Pietra plana, capetanio di

li elemani ducheschi, nostri li asoldono. A tutti fo dato sacramento

per el ditto Zorzi, _juxta_ el solito, di fedeltà; _tamen_ haveano

poche armadure.

In questo zorno zonse in campo Orssato Morexini, pagador, con ducati

18 mille. Li andò contra Bernardo Contarini con alcuni contestabeli et

stratioti.

Quello andò a Turin, per tuor il salvo conduto per il Nontio dil Papa,

ritornò dicendo bisognava saper la sua nome.

Per do sacomani de Reame, era con Zuan Jacomo de Traulzi, fuziti di

Verzei, venuti qui, et riferiteno li soldati taliani in Verzei esser

mal voluti da' franzesi, et che alozano separati da loro, et in tutto

sono da 8 in 10 millia persone, tra le qual 2000 alemani et alcuni

guasconi; et che era zonto, za tre zorni ivi, el sig. Constantin

Arniti, venuto da Monferà con cavalli 40, et aspettava il resto fin

100 homeni d'arme; cento era con il Traulzi, el resto franzesi; et

vollevano metter li pavioni fuora di la terra, ma pur terminono de

aspettar el Re; _tamen_ haveano gran paura de stratioti; dopoi che i

preseno i ballestrieri dil Traulzi, dicevano voler venir contra nostri

e intrar in Novara.

A dì 17 el Duca de Milan scrisse in campo, esser contento si cora a

Verzei, et si riportava al suo capetanio; et cussì consultato, el conte

de Petigliano et el conte di Chaiazo erano di oppinione. Ma pur el sig.

Galeazo slongava.

El capetanio zeneral nostro, migliorato, ussì di lo alozamento, et vene

da li Provedadori; _tamen_ non era ben varito.

In campo nostro era za zonti 40 homeni d'arme di la conduta dil Duca

di Gandia, sotto questi, _videlicet_: sotto il conte Christofaro di

Gonzaga, numero 20; sotto Iacomo da Poiana, vicentino, numero 8; sotto

Zenon Avogaro, da Treviso, numero 8; sotto il Zenoese, era con il

prefetto, numero 2, et do altri separati. Questi erano mediocremente

a cavallo, ben armati, atti homeni a cavallo, ma in arte militar

inexperti, dil Zenoese in fuora. Haveano habuto ducati 30 per curaza da

domino Aloysio Becheto, orator dil Papa qui a Venetia.

Venne Francesco Grasso da Roma, et 4 contestabeli, zoè Zuan da Feltre,

et tre altri. Li Provedadori li tolseno, et li dette 100 provisionati

per uno, zoè di 150 page di Alvise Lanza, et 100 di provisionadi fo

dil Cicogna, el qual era partito senza licentia. _Item_ pagò 200 di

Bernardin di Ugoni, era amalato et partito di campo. El residuo di

quelli fo di Zuan Biancho de Sicilia et di Zuan Anzolo di Urbino. Et

a li presone de li contestabelli deteno provisione; et oltra di questi

fanti, la Signoria scrisse dovesseno far 200 elemani, non potendo haver

nè desviar quelli era con il Re et duca di Orliens in Novara; et li

Provedadori li mandono a far, come dirò.

A hore 3 di notte zonse una spia di Verzei, et notifichò come dovea

venir cavalli 300 di farine per entrar in Novara, li qualli doveano

partir a hore una di notte, e far più di 20 mia quella notte, e venir

in la terra, e slongava la strada X mia per andar per vie sigure. Et

el capetanio zeneral subito, _licet_ fusse amalato, montò a cavallo et

fece metter in hordine le zente, zoè 700 homeni d'arme, et Bernardo

Contarini dete la mità di stratioti et alcune fantarie. Et a hore 4

andono a la volta di Vespola, mia 5 dal campo, versso Vegevene, perchè

doveano ditta scorta et vittuarie far quella via. Anchora in quell'hora

montò a cavallo el sig. Galeazo, capetanio zeneral dil Duca de Milan,

con homeni d'arme 400, fanti alemani 5000, et esso Bernardo Contarini

con il resto de stratioti; et andono a la volta di Novara, in su la

strada maistra versso la montagna, e lì dimorò per fino a do hore

di zorno. Visto non pareva niuno, el sig. Galeazo ritornò, et cussì

_etiam_ era ritornato el capetanio. Ma Bernardo Contarini, desiderando

con li stratioti di far qualcossa, andò per quella strada maistra

versso la montagna, et, chavalchato mia 8, si voltò per costa verso

Verzei, visitando molti castelli, era prima dominati per franzesi,

ma per stratioti reaquistati; et, acostato a uno castello chiamato la

Badia, mia 3 vicino a Verzei, et non potendo haver alcun li venisseno

contra, se non che trovò in una ara cinque franzesi con assa' femene

che tribiava; et li franzesi volendo scampar, li stratioti li azonze

con le lanze in la schena, ne amazono tre, do feriteno a morte, dei

qualli non si potè far alcuna examination. Et cussì ritornò stratioti a

li loro alozamenti.

Quelli di Novara mostrava fuogi et li studava, poi di novo li

apizavano; per i qual signalli dimostrava esser in gran necessità,

dimandando soccorso da Verzei.

A dì 18 ditto, essendo stato la notte avanti el capetanio zeneral

nostro per aspettar venisseno quelli cavalli con le vittuarie, et non

essendo venuti, dubitando la notte seguente non venisseno, mandò el

conte Carlo de Pian de Melletto et Carlo Secho con bona suma di zente

su la strada, da la qual via havevano più sospetto.

Fo principiato a far uno bastion a presso la terra, et, per non haver

guastadori, non se compite sì presto; _unde_ li Provedadori rescrisse

di novo a Milan li mandasseno, perchè non era venuti di 2000 se non

200, li qualli erano stati do zorni et fuziti; et, volendo dar el

guasto, necessario era esservi guastadori.

_Item_, fo comenzà a far uno fosso per fortifichar el campo, et

_continue_ lavoravano; ancora fo principiato a dar il guasto a la terra

da uno canto.

Et a hore 4, nostri inteseno era ussito di Novara più di 500 cavalli a

la liziera, e fuzivano verso Verzei; et quei di la terra, a hore 2 in

3, trete molte bombarde _præter solitum_, et levono 3 volte fuogo in

zima di la torre, poi lo smorzò. Et el capetanio, inteso questo, subito

montò a cavallo a la liziera con assa' cavalli, et andono driedo di

questi fuzivano. Quello seguite, intenderete.

El messo, andò a tuor dal Re el salvo condutto, non era ancora

ritornato, et el Nuncio pontificio stava lì in campo.

A dì 19 ditto, per tre vie, nostri haveno nuove di Verzei. Prima, a

mezo zorno, zonse uno fo mandato per Tadio da la Motella a Verzei e a

Turin, et referì esser partito a dì 16 da Turin, dove el Re con la so

corte era, et spesso andava a Chier per veder la inamorata soa. _Item_,

di Franza non era venuta zente, ma ni anche si aspetavano; et che da

Turin fino a Verzei era alozate da 4 in 5 milia persone, in Verzei

8 in 10 milia; in tutto, el Re se ritrovava haver da XV in XVI milia

persone, in tutto, tra utele et inutele, senza quei sono in Novara; et

che se dicea volea venir a trovar il campo, et socorrer Novara. Et che

el Duca de Savoia steva malissimo.

_Item_, a hore 22, el capetanio zeneral have per do soi trombetti,

venuti da Verzei, come in questo zorno era zonto ivi 8000 elemani et

1800 homeni d'arme, et che volea venir asaltar lo nostro campo di notte

da tre lai (_lati_) a un tempo; da Verzei, da Novara, et da un'altra

via; _tamen_ per questo nostri non hebbeno paura, ma avevano con

grande....; et el capetanio havia ordinato li collonelli, e tutto.

_Item_, a hore una di notte vene uno vexentin, bandito di Vicenza,

chiamato Basilio de la Scuola, el qual era stato in campo dil Re, et

ozi, partito di Verzei mostrando andar a Turin, vene da' nostri et

refferì a li Provedadori esser in Verzei lanze 1000 tra franzesi et

taliane, elemani zercha 5000, con alcuni guasconi, borgognoni, savogini

et paesani; in tutto, con quei è col Re, persone 15 in 16 milia;

et che aspetavano el Re là per tutta questa altra settimana; et che

ogni zorno andava in Verzei do homeni d'arme ducheschi a parlar con

quelli baroni. _Item_, che hanno mandato el balio del Degiun a condur

gran numero de elemani; _tamen_ era ito con pochi danari; et era mesi

cinque li provisionati non havia habuto denari; et a Verzei era zonto

el Maraschalcho de Giaè et altri gran maestri, per veder qualche bon

lozamento, per metersi col campo fuora di la terra; altri diceva era

venuto per dar la paga.

_Zente da cavallo et a piedi si ritrovava in Verzei, sì come riferite

el vicentin sopra ditto._

Mons. de Fois, locotenente dil Re lanze 60

La compagnia dil Duca di Orliens » 60

Compagnia di mons. di Lignì, cuxin dil Re » 100

Compagnia di mons. l'armiraio di Franza venuto » 100

Compagnia di mons. Arbereto venuto nuovamente » 50

Compagnia dil Grand Venor, _idest_ cazador, _ut

supra_ » 50

Compagnia di mons. di Borbon venuta, _ut supra_ » 50

Compagnia porta castroni per insegna, venuta _ut

supra_ » 50

Mons. di Guisa » 50

Mons. d'Alban » 50

Mons. d'Armansa » 50

Mons. d'Auson, fratello di mons. de Obegnì » 50

Mons. di Serva » 50

Compagnia de mons. de Verzì » 30

El balì.... d'Auson » 20

Mons. de Beumon » 40

D. Zuan Jacomo di Traulzi » 40

La spedizione di Carlo VIII in Italia · 第 32 / 49 题