_A Zervia._
Collela greco con fanti 60
Vielmo da Cologna » 40
Ma Venitiani in questo tempo era in grandissima reputatione, _adeo_
ogni giorno quasi vi andava in Collegio da la Signoria a la audientia
el legato dil Papa, oratori di Franza, di Napoli, di Milan, di
Fiorenza, di Ferrara, di Mantoa et di Rimano. Questo perchè nostri
voleva star in paxe et esser amici di ogn'uno, ma a la fine non
poteno star, et el sig. Pandolpho Malatesta di Rimano, che fo fio
dil magnifico Ruberto che a Roma morite nostro capitano zeneral et
confalonier di la Chiesia, da poi rotto et fugato dil 1482 el Duca
di Calavria _nunc_ Re di Napoli, vedendo queste novità et li campi
aproximarse apresso il suo Stato, acciò non patisca qualche danno
dimandò alla Signoria come sua tutrice instituida dal padre, et
_etiam_ era a suo soldo, havea 400 cavalli, che li volesse mandar uno
proveditor apresso di lui. Et cussì per el Conseglio di X adi 14 Avosto
fu mandato Zorzi Emo fo di Zuane cavalier, fu assà in la ferrarese
guerra nominato, el qual _statim_ partito, stette in Rimano fino adi
20 Novembrio, che li campi lì da presso fonno disciolti et mandati per
la invernata, zoè quei di Milano alle stanzie, et Franzesi conzonti
con la Maiestà di loro Re quando si aproximò in Toscana, come scriverò
di sotto. Et adi 2 Avosto nel consiglio di Pregadi, in loco degli
ambassadori erano stati il suo tempo et chiedevano licentia, fonno
creati ambassador a Roma Hyeronimo Donato dottor, el qual a Innocentio
vi fue, ma poi creato Avogador di Comun renontiò tal legatione; a
Napoli Zaccaria Contarini cavalier, el qual succedendo queste guerre
non fu mandato, et Paulo Trivixan restoe; et a Milan fu eletto
Hyeronimo Lion cavalier, el qual pur da poi gran tempo fu mandato, come
tutto dirò di sotto.
A Roma, domente tal cose in diverse parti si fanno, Alexandro pontifice
havendo le sue zente attorno Hostia fatto alcuni patti di promissione
di danari a quelli custodi che erano dentro, quella have al principio
di Zugno in suo poter; et intrato il legato dentro, vi messe presidio
per nome di la Chiesia, la qual nuova fu molto cattiva al Re di
Franza, però che quasi in Hostia consisteva ogni sua vittoria per
l'intrar in reame, et far che il Papa se aderisse alla sua voluntà.
Ma el Pontifice, intendendo questa certa venuta dil Re, fatto molti
concistorii, deliberono al tutto non abandonar re Alphonso. Et cussì
_continue_ exortava Paulo Pixani cavalier ambassador de Venitiani che
ivi a Sua Beatitudine era, dicendo volesse scriver a la Signoria che
insieme con lui et Fiorentini volesseno esser contra el Re di Franza,
acciò non si veda tanta ruina in Italia, et che Franzesi venga ad
habitar nel reame di Napoli; la qual cosa mai per Venitiani non fo
voluto far, per haver terminato non se impazar se non a meter paxe et
benivolentia fra le parte. Et pur dolendosi de li cardinali, _maxime_
dil cardinal Ascanio vice canzelier, el qual col cardinal di s.
Severino[101] et cardinal di Lonà nuovamente creato a requisitione di
detto Ascanio[102], erano, come ho scritto, ussiti di Roma et venuti
a Nepi, terra di esso Ascanio per soi beneficii, et volevano questi
seguir el Re di Franza, _etiam_ el sig. Prospero e Fabricio Colonna
fratelli assoldati col Re di Franza havevano soldato gran zente. Questi
Colonnesi sono di primi di Roma, i quali insieme con Savelli sempre
sono stati nemici degli Orsini et di quei di Santa Crose. Adoncha
queste è do grandissime parte in Roma, Colonna et Orsina, et spesso tra
loro fanno gran rumori. A hora Colonnesi è con Franza, et Orsini con il
re Alphonso; et per consequente il Papa in Roma molto exaltoe la parte
Orsina preditta. Or questi Colonna ha molti castelli di là dal Tevere
verso il reame, et Orsini di qua. Et adunate le zente, si puol dir ivi
esser uno campo de Franzesi, et scorsizavano fino su le porte di Roma,
facendo molti danni, non lassando per terra intrar vittuarie in Roma.
Ma el Pontifice in consistoro a la fin d'Avosto fece uno editto, che
tutti quelli havevano beneficii in corte di Roma, o cardinali o sia
chi se voglia, dovesseno venir a Roma in termene di uno mexe, et ivi
habitar, quelli si ritrovava vicini, et li altri più lontani in mexi
tre, quelli veramente che era fuora de Italia in mesi 6, _alioquin_ li
cardinali fusse privi di cappelli et altri di le intrade, sotto pena
a li signori li impedivano di esser excomunicati. Et questa Bolla fo
messa a s. Piero et a s. Joanne: _tamen_ non si have copia. Questo fece
acciò el cardinal Ascanio et s. Piero _in Vincula_ con altri cardinali
ritornasseno a Roma; per el qual editto, molti prelati vi andono et
cardinali, excetto Ascanio et San Piero _in Vincula_, che non volseno
obedir al Pontifice, dicendo non era _juridice_ creato, et che lo
volevano dismetter. Ancora Zuan Battista Zeno veneto patricio, cardinal
de Santa Maria in Portego, el qual in principio di queste novità
venne a Venetia, _demum_ a Vicenza al suo episcopato andò, et hora a
la Badia di s. Zen di Verona, et hora a la Badia di Carrara in Padoa
habitava; et benchè el Papa fusse più volte chiamato a Roma, perchè
era ricchissimo Cardinal, et havea grande intrata, _tamen_ si excusoe
che laborava di podagre, però che si faceva portar, et che pregava
Sua Beatitudine el volesse prima lassar sanar; et mai a Roma vi volse
andar.
_El successo di l'armada dil re Alphonso._
L'armada dil re Alphonso adì 5 Luio zonse al porto di Livorno de
Fiorentini, et adì 16 fè vela et andoe a Portovenere, la qual armada
era galie 35, computà 7 per forza, di le qual ne son cinque di Franzin
Pastor corsaro, che fu quello soccorse Rodi a tempo de' Turchi, e 2 dil
Re, su una è il suo capitano don Fedrigo. Le altre 28 tutte voluntarie.
Nave 18 di gabia, di le qual 4, zoè le mazor, da poi andò verso Cicilia
per expugnar do nave grosse de Zenoesi, carge di grano. Or questa
armada zonta lì a Portovenere, per el cardinal di Zenoa et Obietto dal
Fiesco erano su ditta armada fu mandato a richieder tre homeni di quel
luogo, che li venisseno a parlar. Li quali venuti, exortorno li volesse
dar la terra nè aspettar battaglia, perchè erano de li soi Zenoesi,
e non obstante li resposeno ditto loco voleva tenir a requisition
de san Zorzi. Et non li zovando parole dolce, veneno a menaze. Ditti
tre dubitando, fense di voler consultar con quelli di la terra, et la
mattina torneria a darli risposta. Ma la notte si messeno in ordine,
et la mattina li feceno intender con bombarde si levasseno de lì.
El capetanio don Fedrigo, el Cardinal et Obietto con quasi tutti di
l'armada dismontoe in terra, et dette la battaglia al loco per spacio
di hore 3: non potendo expugnar la terra se tirorno a drieto, lassando
molti morti et altri feriti. Poi el dì sequente ritornò a Livorno, dove
stette fin Avosto. Su la ditta armada era zerca fanti 4800, dei quali
erano fuziti fin 10 Avosto, chi per viltà, chi per non comportarli il
mar, da 600 in suso; _unde_ el capitano feva ivi fanti per le terre de'
Fiorentini, eccetto in Fiorenza, et li devano ducati 6 et 8 per paga
secondo li homeni, ma con fatica trovava. El Cardinal et Obietto stava
in terra, et el Cardinal li venne una febbre terzanella, et attendevano
a metter confusion in Zenoa, et do galie _continue_ stava verso Zenoa
a sopraveder per guardia. Fiorentini attendevano a fornir Livorno et
Pisa et li lochi marittimi di fanterie. Et Cicogna contestabile andò
a custodia di Pisa. Et volendo la ditta armada bombardar Portovenere,
Zuan Adorno fradello di Augustin Adorno governador di Zenoa, insieme
con el sig. Antonio Maria di Sanseverino con assà provisionati, vi andò
contra, _unde_ li fanti di la ditta armada erano smontati, se tirorno
in armada, et andorno al porto di Livorno, come ho scritto di sopra.
Et poi parte di le nave andorno chi per Corsica et chi per Cicilia per
assoldar zente, _ita_ che restò che adi 20 Avosto era _solum_ 12 nave
di cheba; et in la ditta armada molti si amalava, et a uno tempo più
di 600 ne era de infermi, molti morti et molti feriti. Et a Fiorenza
per augumentar ditta armada fu fatto 700 fanti, capo Pereto corso, et
mandati su ditta armada, et poi adì 8 Settembrio accadette alcune cose
fatte per el Cardinal et Obietto dal Fiesco, qual al loco suo sarà
scritto, servando l'ordine di tempi.
_Seguito di l'armada di Zenoa._
Essendo l'armada fabricata a Zenoa in ordine di galie 25, galioni 13,
nave 12, il resto barze fin al numero di 60 vele, et zonta l'armada dil
Re di Franza fatta in Provenza a Monaco, _demum_ adi 29 Luio intrata in
porto di Zenoa, che era vele 12, et zontovi il Duca di Orliens, el qual
però era ritornato in Aste, come scriverò di sotto, ditta armada ussite
in poco tempo tre volte di Zenoa. La prima vedendo era a Livorno quella
Aragonese, adi 17 Avosto ussite et andoe a Portovenere, ma dubitando
di l'armada nemica, se tiroe in Zenoa. _Demum_ un'altra volta adi 28
ditto la ussite, et andò a Santa Maria. Poi la terza volta fu adi 16
Settembrio che l'andò a Hostia nel Tevere, benissimo in ordine, et
quella dil Re era zà tirata verso Napoli et Gaeta, et questa comenzoe a
prosperar. Questa armada, acciò el tutto se intendi, havea le bandiere
dil Re di Franza, et era capitanio.......
_Successo di cose seguide in Romagna per li do campi erano dil mexe di
Avosto 1494._
Tutta Romagna era in confusion per li campi che ivi si ridusevano. Et
adi 4 Avosto madona di Forlì fè uno comandamento che tutti chi havea
biave et altre robe fuora a la campagna, quelle subito dovesse tirar
in Forlì o altri lochi securi, et quelli non poteva, dovesse condur
su quel di la Signoria di Venetia. Ancora a Cesena tutti reduseva i
lor mobeli a le fortezze, et Forliviensi, Faventini et Imolesi e terre
dil Duca di Ferrara con gran furia adi 6 Avosto reduceano lor robe
a le fortezze: Lugo et Bagnacavallo dil Duca di Ferrara fece conzar
li arzeri et steccati. Et anche a Ravenna havendo Andrea da Lezzo
precepto de la Signoria che dovesse far condur, senza però strepito
et con desterità, in la terra tutti li grani dil paese, acciò venendo
li campi non facesse qualche danno, et cussì adi 12 Avosto fece; et
_etiam_ li fu commesso che a tutti do li exerciti dovesse lassar dar
renfrescamenti, perchè Venetiani erano neutrali.
Adi 3 Avosto el conte di Pitigliano era a la Bastia sotto Assisi, con
zerca squadre 25 in 30, dove era el Duca di Calavria et Zuan Jacomo
di Traulzi, et scrisseno a Città di Castello che adi 4 del presente
doveano esser sotto Monton et la Fratta sul fiume dil Tevere, et poi
adi 5 venir tra Città di Castello; Borgo e Citerna, _demum_ venir
in Romagna. _Tamen_ aspettavano el Duca d'Urbin, el qual summamente
desideravano venisse con loro.
Adi 4 el magnifico Piero di Medici fiorentino fue a disnar a Laterina
distante da Rezzo (_Arezzo_) mia 12 con cavalli 60, et alcuni a piedi
andava a Rezzo per andar a visitar el Duca di Calavria, offerirse
et presentarli; et adi 5 doveano trovarlo tra Castello, Citerna et
Borgo mia 16 luntan da Rezzo: et poi esso Duca veniva di longo a Santo
Archanzolo et Savignano, lochi sottoposti a Cesena.
Adi 8 zonse a Ravenna madona Malgarita, moglie del sig. Fracasso da
Sanseverino, si partì da Jesi et andoe a Cremona; et in questo zorno a
Ravenna se intese le zente aragonese haver passate le Alpe, et arrivate
a Ronco, distante da Santo Archanzolo mia 30, et cussì fo svisato la
Signoria dal Pretor di Ravenna, el qual era molto vigilantissimo in
notificar el tutto a quella.
Adi 12 el duca Guido de Urbin zonse su el fiume dil Savio con le sue
zente in aiuto dil Duca di Calavria, et ivi aspettoe ditto Duca; et
adi 11, 20 squadre del Pontifice et regie zonse su quel di Santo
Archanzolo, et come per exploratori se intese el Duca di Calavria
preditto, el conte di Pitigliano et Piero di Medici erano insieme in
campo al Borgo San Sepolcro et ivi alozati, et li saccomani andava
saccomanando a s. Stephano et la Pieve, et saccomanava X in XII mia, et
el sig. Virginio Orsini si aspetoe primo verso Cesena.
Adi 14 zonse al campo preditto sotto lo Pene de Bari (_Penna Billi_),
distanti da Cesena mia 30, el Duca di Urbin era con squadre 4, el
conte di Pitigliano con squadre 8, Zuan Jacomo di Triulzi con squadre
6, Zuan et Luca Savello con squadre 4, et oltra queste 22 squadre, era
zerca 400 cavalli lizieri, tra balestrieri et saettari (_saettieri_)
et alcuni fanti; si aspettava squadre 10 dil Duca di Urbin, et squadre
4 dil fio dil signor da Camarin, squadre 4 dil sig. Virginio Orsini
et 6 di la Chiesia: in tutto ditto campo dovea esser squadre 46, et
de Fiorentini ancora non era venuto zente alcuna. Era in campo el
magnifico Ottavian barba dil Duca di Urbin, el qual un tempo da poi la
morte dil fradello governava quel Stado di Urbino. Et ditto campo dovea
adi 15 venir a Veruchio mia X luntan dove era, et el zorno driedo a
Savignano mia X luntan di Cesena. Et el cardinal San Zorzi era venuto
in campo; questo perchè sperava _iterum_ dar un'altra battaglia di
exortatione a Madona di Forlì et haverla a le sue voglie, acciò il
campo havesse comodi alozamenti et vittuarie, et cussì con ditta Madona
et il suo Jacomo favorito si praticava la si accordasse con la Chiesia,
Re et Fiorentini: _tamen_ el campo preditto, nel qual era pur penuria
di denari, ma ben governado et con gran justitia, venuto a Veruchio,
poi al ponte de la Petra distante da Cesena mia 5, et cussì adi 18
zonse in ditto loco, dove dovevano far la massa dil resto di le zente.
Adi 18 zonto el campo al ponte de la Petra, non havendo cussì acque
comode come era il loro bisogno, era disposti di venir a camparsi sul
Savio più sul ditto territorio; et adi 17 el conte di Pitigliano andò
a Rimano con cavalli 40, a visitation del sig. Pandolpho era ammalato:
et adi 15 sua moglie, ch'è figliola del magnifico Joanne Bentivoi,
andò a le Pene de Bari (_Penna Billi_) a visitar el Duca di Calavria
et offerirli il Stado, et li havea mandato un bellissimo presente. Et
adi ditto zonse lì a Rimano Zorzi Emo proveditor, mandato ivi per la
Signoria di Venetia, come ho ditto. El campo pur stava vicino a Cesena,
et aspettava squadre 8 di Urbino col marchese di Pescara, conte Guido
di Gonzaga computà nelle 8 squadre dil conte di Pitigliano, et el sig.
da Camarin con altre 8; ancora aspettavano el sig. di Piombino. Et
se divulgava ditto campo si fermerebbe tra Bertinoro et Forlimpuovolo
terra di Forlì. Li soldati fin qui non havia habuto danari da poi la
prestanza, se non ducati do per homo d'arme: et è da saper che Zuan
Jacomo di Traulzi havea in casa con lui uno stendardo, con le insegne
dil Duca de Milan genero dil re Alphonso.
Adi 19 el preditto campo, zoè el Duca de Calavria, terminoe far 3000
fanti. _Tamen_ fin questo zorno non havea fatto se non 300, con ducati
3 per uno. Et adi 20 se doveano partir per venir sul Savio. Adi 20 su
la piazza de Lugo se ritrovoe un nuntio dil Duca di Orliens per far
1000 fanti, con mandato dil sig. Ludovico et Duca de Ferrara, i quali
vol farli su quel de Lugo, Bagnacavallo et Cotignola. Et è da saper che
a Ferrara a un tempo fu assoldato per Franza et re Alphonso.
A Fiorenza se ritrovava mons. lo Presidente de Provenza, ambassador dil
Re di Franza et uno dil Duca di Milan, i quali adi 20 ditto partino et
andono a Zenoa, dove era zonto el Prencipe de Salerno con alcuni altri
franzesi.
El campo duchesco di squadre 40 fanti 1500, capitano el conte di
Caiazzo, adi 18 Avosto era, come per lettere di Milan se intese, tra
Bologna et Modena, nel qual era lanze 600 franzese, et adi 22 venne sul
fiume di Panaro, mia 16 luntan da Bologna pur sul Bolognese, come per
lettere di Ravenna se intese.
Adi 23, squadre 8 dil Duca d'Urbin zonte in campo fè la mostra
bellissima: et questi conduttieri le guidavano: conte Antonio di
Castazola et conte Antonio fradello di esso Duca.
Adi 25 el conte di Pitigliano venne sul fiume dil Savio a San Martino
territorio cesenatico, mia do luntan era el campo, per veder si era bon
alozamento, et non si ossava muover ditto campo, perchè non intendeva
ancora la ferma voluntà di Forlì.
Adi 26 el campo duchesco, sta notte allozato fra Cantaloro, territorio
imolese, et Castelgelfo (_Castelguelfo_), territorio bolognese, et
adi 27 si dovea mover et venir a San Prospero, pur su quel de Imola.
Poi adi 28 a Villafranca, ch'è su quel di Forlì. Adoncha li campi al
presente sono vicini mia 40, et quando el regio sarà sul Savio et el
duchesco sul fiume dil Monton a Villafranca, saranno distanti solamente
mia X et non più.
Adi 27 madona di Forlì mandoe bando, che chi si voleva condur a suo
soldo, sì da piè come da cavallo, dovesseno andar lì a farsi scriver et
pigliar danari. El campo duchesco corse su quel de Imola, fece alcuni
presoni, per caxon non potevano haver vittuarie. El campo regio ancora
non era mosso, steva su pratiche o di andar a San Martino sul Savio, o
vero al fiume di l'acqua appresso Bertinoro, aspettando zente et favor
di Forlì, come sperava di haver.
Adi 29 el campo duchesco si dovea levar dal fiume di Castelgelfo, et
venir più avanti, et allozar a Madrera sul fiume di Lamon su quel di
Bagnacavallo, contermina col territorio di Ravenna et di Faenza; et non
essendo d'accordo con Forlì, come speravano di esser per li secretarii
mandati lì per el sig. Ludovico, erano terminati venir accamparsi
più basso al Barzarin o vero Traversera pur su ditto fiume su quel di
Bagnacavallo, con proposito de andar verso el campo regio. Et fo fatto
in ditto campo uno editto, non andasse su quel de Imola a far danno,
sotto pena di la forca. Et adi 28 da sera, in quello la brigata andava
saccomanando, el sig. Zuan Savello con alcune zente corse al campo
duchesco, et prese alcuni cavalli, non offendendo però alcun de Imola.
Et adi 29 el campo regio dovea levarsi, et andar verso Bertinoro, come
ho scritto di sopra.
Adi ditto, Bortholomio di Odasii secretario dil Duca di Urbino, venne a
Ravenna, notificoe el campo era pur al ponte di la Petra, et era venuto
danari al Duca di Calavria per far fanti et balestrieri a piedi, et che
a Urbin ne era preparati 1500, zoè 500 balestrieri, el resto lanzeroli.
Aspettavano le zente dil Papa et de Fiorentini, poi si dovevano redur
verso Bertinoro sul fiume di Roncon (_Ronco_); et madona di Forlì li
dava bone parole ma non conclusione. Et questa mattina zonse in campo
do squadre di quelle dil Duca di Calavria, benissimo in ordine.
Adoncha li campi preditti, el regio era ivi, et el duchesco sul fiume
di Castelgelfo, aspettando le zente franzese: di le qual, parte era
venute con mandato dil sig. Ludovico di quello havesse a far, et
_continue_ si andava ingrossando.
_Partita dil Re di Franza da Lion per fino a Susa di qua da monti._
El Re di Franza havendo zà mandà assà soe zente di qua da monti;
lassato el duca di Borbon suo cognado con la moglie sua sorella, al
quale commesse il governo dil regno; et da lui tolto licentia, esso
Duca ritornoe a Molina (_Moulins_), terra in Borbon trenta lighe
luntan da Lion, dove ivi sta con la sua corte. Ma el Re insieme con la
moglie adi 24 Luio parti da Lion et venne a Vienna, dove a la campagna
a cavallo tolse licenza da la Raina, la qual ritornoe in Ambosie a
starvi, havendo recomandato el Roy ad alcuni soi, et datoli certe
donne fidatissime, le qual li facesse el suo manzar, lavasse i panni,
et li facesse altre cose necessarie. Et el Re poi venne a Garnoboli
(_Grenoble_), _demum_ a nostra Donna Dambrum (_Embrun_), et gionse a
la fin de Avosto a Mongenevre loco dil Dolfinà, dove passò li monti et
venne a Susa. El successo poi de soa Maestà più avanti sarà scritto.
Ma el Duca di Orliens essendo stato a Zenoa, ritornò adi 6 Avosto in
Alexandria di la Paia per andar in Aste, et ritornoe con questi 6:
mons. di Foys (_Foix_), mons. de Piennes, mons. de Obegni (_Aubigny_),
mons. lo gran scudier, mons. de Sations (_Châtillon_), mons. de
Luxemburgo, con li quali consultava, et poi ritornoe in Aste. Ma
un'altra fiata ritornoe a Zenoa, come dirò de sotto, et mons. de Obegni
venuto a Milan andoe adi... Avosto in Parmesana, dove era adunati
li campi per governo di quella zente franzese. Et el Re di Franza in
questo mexe di Avosto mandò avanti la sua persona in Aste el cardinal
San Piero _in Vincula_, el qual era andato a trovarlo, et mons. di
Beucher, molto volonterosi a questa impresa. Et adi 16 Avosto el
Duca di Orliens stato in Aste ritornoe a Zenoa per esser su l'armada,
dove era preparada una nave grandissima, di botte 4000, chiamata la
_Negrona_, per la sua persona, ma poco vi stette, che zonto el Re in
Aste, dove si ammalò, esso Duca ritornoe in Aste et li venne la febbre
quartana, et convenne star lì fino el Re acquistò el reame.
A Milan fu fatto el principio di Avosto per Franzesi 100 artegliarie a
modo serpentine, messe sopra di carrette tirate da uno solo cavallo per
mandar in campo in Parmesana. Et adi 13 el conte Alexandro fiol natural
fu dil duca Galeazzo, di anni 30, el qual era confinato in Parmesana za
anni do per la inimicitia havea con el sig. Galeazzo di San Severino,
questo a hora fuzite, et andò in campo dil re Alphonso, al qual el Duca
di Calavria li dette 200 elmetti et 100 cavalli lezieri. Et adi 19 pur
dil mexe di Avosto, appropinquandosi el Re in Italia, el sig. Galeazzo
preditto si partì da Vegevene, dove era el sig. Ludovico, per andarli
contro: ma a Milan variamente si parlava, nè se intendeva la conclusion
di questa guerra. _Unde_ era sorto un motto: _El non è ni savio ni
matto che intendi la guerra dil nonantaquattro_. Et cussì _etiam_ a
Venetia variamente si parlava, nè sapevano quello seguiria, per le
varietà di le cose et di campi vicini uno dil altro, et _tamen_ non
erano a le mane.
A Roma, Colonnesi con li altri seguazi di la sua parte et el cardinal
Ascanio molto dannizava et faceva grande exercito, perchè pur era
l'exercito dil re Alphonso ivi vicino, et dovea andar a campo a 25 di
Avosto a Frascato, Grottaferrata et Marino. Et l'ambassador di Franza
fuzite di Roma, et venne a Neptuno, castello de Colonnesi, dubitando
el Pontifice non lo avesse fatto retegnir, però che 'l Papa fece
un editto, che tutti li prelati franzesi et altri di quella natione
gallica in termene XV zorni dovesseno andar a loro patria. Ma Colonnesi
accampatisi a Hostia, quella adi 8 Settembrio have, perchè era mal
custodita; et intrati dentro levono le insegne dil Re di Franza, ne
la qual vi volse star el sig. Fabricio Colonna in persona, et quella
attese a fortificar havendo con lui fidatissime persone. Et questo fo
un gran danno a Romani, però che non lassava intrar vittuarie per la
bocca dil Tevere in Roma. Et fu molto al proposito dil Re di Franza, et
cattivissima nova al re Alphonso.
_Successo di cose seguite in li campi di Romagna dil mese di Settembrio
1494._
Zà comenzava a far cattivi tempi, et il campo duchesco _continue_,
come scrissi di sopra, si andava ingrossando di franzesi, et adi 1
Settembrio zonse nel campo regio el fiol natural fo del duca Galeazzo,
venuto da la banda di qua, et fuzito di Milan, come è scritto di sopra.
Adi 2 Settembrio zonse sora el porto Cesenatico tre navigli da 100
fin a 200 botte, cargi di orzi et formenti, veniva di la Puia, et
artegliarie per bisogno dil campo regio. Madona di Forlì pur non si
lassava intender. Vi andoe uno ambassador dil Papa et uno dil Duca di
Calavria, et ancora vi era lì uno dil Duca di Milan, et la ditta voleva
far 1000 fanti, _tamen_ fin qui non assoldoe se non 70, i quali spazoe
per Imola sotto Anzolo Latio da Forlì: et non dava vittuarie ad alcuno
de li campi: mandoe uno suo ambassador al sig. Ludovico, chiamato
Antonio Boldraccano, _tamen_ li cittadini, per dubito di vasto, la
exortoe ad aderirse al Stado de Milan, et cussì stava in tal pratiche.
Adi 3 fu ordinà per la Signoria Andrea da Lezze podestà et capitano
di Ravenna dovesse far la mostra di Jacomo di Tarsia de le so page
cressute (ne have prima lì 50), et sollicitar la fabbrica di le mura
comenzate per Hieronymo Donato dottor predecessor suo, et mandasse dal
conte Carlo di Pian de Melleto, era a li soi castelli, dovesse venir in
Ravenna. Et cussì mandoe Piero Grosso cavalier cittadin di Ravenna al
ditto conte Carlo, acciò vi venisse subito con li soi homeni d'arme et
balestrieri a cavallo; el qual zonse adi 5 ditto, et adi 11 ditto conte
Carlo si levoe et venne a Rimano, _demum_ in Ravenna, et alozoe in
cittadella.
Adi 4 li campi non erano ancora mossi, ma nel campo regio zonse
X squadre dil Duca di Gandia fio dil Papa, governador. El sig. di
Piombino per non esser in queste parte de Italia, se aspettava el sig.
Zuanne di Pesaro, fo fiol del sig. Costanzo et zenero dil Pontifice,
con squadre 6. Et adi ditto, questo campo si dovea levar et venir sotto
Bertinoro, et lì fortificarse sì de repari come de artegliarie. Adi
3 el conte di Caiazzo, capitano dil campo duchesco, venne a Madrera
sopra il fiume di Lamon, territorio di Faenza, et al Barzarin pur su
ditto fiume, per deliberar pur de venir col campo o ivi o pur in altro
luogo. Et in questo zorno, in ditto campo duchesco fo bandito la guerra
fra el Re di Franza et soi adherenti contra el re Alphonso di Aragona;
azonto che alcun italiano sotto pena di la forca non ardisca devedare a
Franzesi strame ni altra cosa che volesseno per uso suo.
Adi 5 el campo regio venne sul fiume di Ronco appresso a Bertinoro,
era squadre 55, computà 4 di Annibal Bentivoi, fiol dil magnifico
Joanne, el qual per nome de Fiorentini si aspettava. Et anche se ne
aspetta altre 5, oltra li balestrieri et stradioti a cavallo: fanti a
piedi, computà balestrieri 600 dil paese et di Urbin, zerca 1500. Et
el zorno driedo dovea andar a Villafranca, territorio forlivense, dove
ditto exercito sarà poi serrato tra doi fiumi dinanzi et da driedo;
zoè quello dil Ronco et quello dil Monton, et saranno sicuri. Ancora
è da saper che con el re Alphonso a la fin de Avosto si accordoe Zuane
di Gonzaga fratello dil Marchexe di Mantoa, al qual si dette 50 homeni
d'arme et ducati 1000 di provision a l'anno. Et, habuto danari, se
metterà in ordine.
El campo duchesco, nel qual era el sig. Rodolpho di Gonzaga barba dil
Marchexe di Mantoa soldato de Milan, el sig. Galeotto de la Mirandola,
conte Borella, Scaramuzza, Visconte et altri conduttieri, steva pur
dove era alozato sul fiume di Castelgelfo: et al presente mandoe a
sopraveder li allozzamenti di S. Prospero et di Bubano.
Adi 6 madona di Forlì faceva fanti per mandar a Imola, ma molti
fuzivano, et fece adì 3 ditto una crida, che chi voleva portar
vittuaria nel campo regio potesse portar a suo piacer. Et el suo Jacomo
zenoese era stato a Imola, et essa madona ha habuto di la liga ducati
12 milia et 6000 de promission. Et el Pontifice li promette, essendo
con loro, di far el fio cardinal et conservarli il Stado; mantenirli il
grano al pretio di bolognini 23 la corba per anni 3: la qual corba è di
mesura stera uno de lì.
Et el campo regio venne adi 6 ditto ad allozar a Villafranca sul fiume
Monton, territorio di Forlì, luntan mia 8 da Forlì et 7 da Faenza:
fece le spianate poi per andar in la cerchia verso Faenza, vicino a
Imola, per dar favor alla ditta terra, acciò el campo duchesco non la
dannizasse. Et in questo medemo zorno essendo fuora alla campagna, su
quel di Faenza a presso Russi, alcuni balestrieri et saccomanni dil
campo duchesco per tuor strame et far prede, el sig. Zuanne Savello
nominato di sopra fo a le man con loro, ne prese 4 balestrieri dil
conte di Caiazzo: _tamen_ nemici conduseno la preda, che fo certi
bestiami. Et ogni zorno scaramuzzaveno insieme ditti campi. Ma el campo
regio, a hora che have le spalle di Forlì, Faenza et Imola, si fece
molto audaci, et deliberorno di far forzo di partesani et farse più
avanti.
Adi 7 ditto campo regio si levò di Villafranca, et mandoe li carriazi
per la via di la Cosina va a Samoggia, et fo questa mattina, et
andati a la Bonegaliga (_Brisighella?_) passato lo fiume di Lamon,
et andato al Campo di le mosche, dove _alias_ allozoe Bortholomio
Coglion, memoratissimo capitano in Italia, et _maxime_ di la Signoria
di Venetia; la memoria dil qual fue a Venetia in campo di san Zuanne
Polo operà et novamente ivi posta: or questo loco di Campo di le mosche
è sul fiume di Senio fra Faenza, Salarolo et Castel bolognese; et poi
subito si levò de lì.
Adi 8 essendo mosso el ditto campo, el duchesco _etiam_ venne a la
Frascada, et in questa mattina si levoe et andoe per il fossà di Ziniul
per la riva dil Po, fino al fiume dil Panaro, per precluder la via
al campo regio che non passasse oltra et andasse a farsi forte sul
Modenese.
Et el campo regio _etiam_ si dovea levar, per andar in Parmesana: et
l'uno et l'altro campo celerar il cammino; el duchesco havea la via più
longa et cattiva, ma lo regio più breve et expedita, essendo Bologna
con loro, come si divulgava fusse: _tamen_ non era il vero.
Adi 9 el campo regio, deliberato di andar a trovar el duchesco,
vedendosi potente più di quello, fece comandamento uno homo per casa
di Imola, Faenza, Valle di Lamon et Forlì et per quelli territorii:
et adi ditto venne ad Onegalia (?). Ma el campo duchesco se distese
da cà di Lugo fino a Po, in quelle case di Troti; per la qual cosa,
essendo in loco sicuro, el campo regio non potè venirlo a trovar. Et la
movesta dil ditto campo duchesco fu per do respeti. El primo, perchè
era voler dil Re di Franza et comandamento dil sig. Ludovico non si
dovesse appizzar, nè far fatto d'arme, ma redursi in lochi forti, fino
non seranno venute le zente dovevano esser, zoè squadre 40 italiane et
50 lanze franzese: la seconda perchè el regio era superior di fanteria,
et poteva haver favor de li convecini: et però ditto campo si messe
ivi fra Lugo et Po, et in quelli lochi vicini stetteno, zoè la Massa et
Santa Agata, lochi forti in valle.
Adi 10 havendo ducheschi mandà a Bologna per haver passo, quelli
resposeno non voler esser damnificadi, come era stadi per el passar di
zente preditte nel principio.
Et andati cavalli 40 de franzesi verso la Massa a sopraveder, venendo
el conte Antonio di Urbin fratello dil Duca con cavalli 80 verso
Cantalovo (_Cantalupo_) territorio imolese, pur per sopra veder,
havendose visti fonno a le man; fo morti 7 et presi 3 di quei dil ditto
conte, et condutti li cavalli nel campo loro: et de franzesi fo morti
2; et questo fo adi 9. El campo regio era sotto Imola, fra el fiume et
Imola, dove si attrovoe Jacomo preditto, favorito di Madona.
Essendo stà tolto per Franzesi uno paro di bue con il carro a uno
cittadino di Ravenna, subito Andrea da Lezze pretor scrisse al conte
Caiazzo, et mandoe uno messo pregando volesse far restituir, perchè la
Signoria voleva li soi pascoli non havesse danno, non havendo guerra ma
bona paxe; et lo fece restituir. Et li scrisse, la qual lettera mandoe
per uno trombetta, come esso Podestà vogli alcuni cavalli et muli fonno
tolti nel levar dil campo, et comprati da uno di Val di Lamon, l'altro
di uno saccoman regio, da quelli di Ravenna, farli restituir: et
cussì fonno pagati per non haver causa di far movesta di danari di la
Signoria.
Adi 10 da mattina el campo duchesco si mosse da la Frascada, zoè
balestrier franzesi in gran quantità in uno squadron, poi franchi
arcieri et schioppettieri a cavallo in uno altro squadron; in tutto
zerca 800; poi squadre 20 italiane et el conte di Caiazzo: et se
drizzoe per la via verso la Massa con proposito de andar a trovar el
campo regio, et preseno le spie de Aragonesi; poi ritornono ditte zente
al sito (?) dil campo, al suo loco di la Frascada a le ca' di Troti et
nulla fece.
Ma el campo regio adi ditto da mattina passò Imola, et andono verso
Castel san Piero sul Bolognese, et ivi si affermoe a canto a la
montagna de la Dozza sull'Imolese, mia 2 luntan de Imola: dove andarà
scriverò poi.
Et adi 10 a hore zerca 15, a Mordano, Bubano et Bagnara, lochi de
Imola, fo sentito sonar campana martello; et questo fo per fanti
passavano de lì, et dubitaveno di haver danno.
Adi 12 el campo aragonese, allozato sul fiume appresso Castel san Piero
mia uno, et per el comessario di quel luogo fu fatto prohibitione che
niun non ardisca di portar vittuarie sotto pena etc.; _tamen_ fo portà
uno presente per li homeni di quel loco a Annibale Bentivoi fiolo
dil magnifico Joanne, di pane, vin et carne viva: et tutta la notte
precedente el Duca di Calavria con altri capitani et il campo stetteno
a cavallo per dubito de li nemici non li venissero a saltar. Et in
quella sera medema, zonse danari in campo, che molto confortoe quella
zente; et poi la mattina si levoe et venne ad allozar al sopraditto
loco, zoè squadre 62, oltra certi cavalli lezieri et balestrieri; et
mandoe alcuni balestrieri in Mordano per custodia di fanterie; era
zerca 4000 mal regulati; et il forzo paesani. Et adi ditto passò di
fuora via di Imola do squadre dil sig. di Pesaro, per nome dil Papa
andava in campo.
El campo duchesco stava pur alla Frascada; et, zonte che siano le zente
i aspettano, erano terminati venir a la via di Concorda al Bonden, et
poi per la riva dil Po fino in campo.
Bologna fin qui dimostrava neutrale; et adi 12 ditto Annibal Bentivoi
partì di campo, et andoe a Bologna per praticar accordo col padre che
quella terra regge et governa: in campo regio era pur abbondanza di
vittuarie, ma pochi danari: li fanti si partivano et ancora qualche
homo d'arme: et el parlamento et pratiche menava esso Annibal Bentivoi
col Duca di Calavria, che voleva suo fratello protonotario fusse dal
Pontifice creato cardinal, perchè si no Bologna non era con loro ma
gli era contra: et vittuarie per comun non era portade in ditto campo,
ma per private persone de ogni sorte. Et a Bologna ogni notte si facea
la guarda al palazzo et piazza per li cittadini con il magnifico fiol
dil magnifico Joanne protonotario, zerca persone 1500: et a la casa di
ditto magnifico Joanne Bentivoi vi è a custodia 500. Et in la terra
fece venir tutte le so zente d'arme, et fanno la guarda a le mura la
notte et a le porte.
Adi 13 el campo duchesco era ove ho ditto di sopra, penurioso de
danari, excetto li Franzesi che pur ne havevano assà, et aspettavano
per Po un gran maistro di Guasconi a pè, et si dovea levar, et venir a
Villanova sul fiume de la Rafanara dil territorio di Bagnacavallo. Et
in questa notte fo tratte assà bombardelle et spingarde in ditto campo,
et fo per la rotta have Obietto dal Fiesco, la qual di sotto sarà
scritto: et aspettava assà numero de Franzesi a pè et a cavallo, et
artegliarie venivano per Po. _Unde_ el campo si ristrense per dar loco
a quelli dovevano venir, et adi 12 zonse 90 homeni d'arme franzesi,
hanno principiato di far uno bastion sul fiume di Imola, sul qual sono
allozati dal cao di Lamon verso Lugo, a la custodia dil qual messeno
Nicolò Maria contestabile, con do bocche di bombardelle discoverzea
la strada va verso la Massa. Ma pur tutti si lamentavano contra el
conte Caiazzo, disendo non haver danari; et el conte si doleva dil
sig. Ludovico non li mandava li danari, acciò desse le paghe, come era
ragione; et poi ditto campo dovea andar ad allozarsi a Cantalovo sul
fiume appresso Imola mia 5, et andando li campi sarieno distanti uno da
l'altro _solum_ mia zerca 7.
Adi 14 el campo aragonese, nel qual zonse do zorni avanti 8 squadre
dil sig. da Pexaro per nome di la Chiesia, et do squadre di Bajoni da
Perosa, et si divulgava dovea venir nel ditto Francesco Secco barba dil
Marchese di Mantoa, el qual havea stipendio con Fiorentini da poi che
scampoe di Mantoa, et habitava a Pisa: et ancora aspettavano Piero de
Medici con danari.
A Ravenna adi ditto zonse Paulo Davissi veniva dal Cardinal San Piero
in _Vincula_, andava a Sinigaja dal fradello dil ditto Cardinal,
prefetto di Roma, el qual in quello tempo havea compito la condutta
havea con Venitiani. Referite esser X giorni partiva da Turin, dove
havea lassato la Maestà dil Re di Franza.
In questa notte a la Rocca dil porto Cesenatico fo applicate le scale,
et essendo per el baiar di cani svegliato el castellano, comenzò a
gridar; et quelli scalavano ditta Rocca fuzite, nè se intese chi fusse.
Fo visto cavalli 40 armati da la parte va verso Rimano; et _tamen_
poi se intese esser stà Achille di Tiberti nepote di Polidoro, con
alguni partesani, per esser di principali di Cesena; et questo feva a
requisition dil conte di Caiazzo per tuor la comodità che 'l soccorso
et vittuarie veniva per mar al campo regio, et _etiam_ haria fatto bon
buttino di biave, sali et munitione, le quale erano stà condutte in
quella Rocca ne li preteriti zorni.
Adi 15 el campo regio se reduse a Legnaro, loco incolfato in una valle
fra Dozza et Tussignano, distante da Imola do mia; loco fortissimo da
sè medemo, per haver per scudo Imola, et havea vittuarie da Imola.
Lo duchesco si redusse a Santa Agata, terra dil Duca di Ferrara, et
ivi si fortificoe con fossi, foraggi, sbarre alle strade verso Imola,
con artegliarie: et a li repari per più custodia allozava le fanterie,
e tutta la notte fece lavorar a li guastatori a lume di luna, pagati a
uno carlin per uno al zorno. Adoncha li campi sono distanti mia 8; ma
in questo ancora non era venuto danari, ma aspettavano.
Adi 16 zonse in ditto campo duchesco a Santa Agata la squadra di
Fracasso, et fo fatte le spianate su la riva dil Po, a longo el
Polesene di San Zorzi, da la banda verso Imola.
In questa mattina el conte de Caiazzo con uno squadron et balestrieri a
cavallo si partì dil campo, et andoe verso el campo aragonese. Stette
fora 4 hore, poi ritornò et a mezzo dil ditto campo si levoe et andoe
verso Po; et questo perchè dubitavano el campo aragonese non venisse
ad allozar a Mordano, pur loco de Imola, mia do vicino al duchesco, et
credevano esser a le mane.
In questo zorno el campo aragonese, fatto di le fanterie tre squadroni
che sono il forzo, balestrieri multi con curazzina, il resto lanzaruoli
con curazzina tutti, pochi con targete, per numero zerca 3000; et fatto
de tutte le zente d'arme squadroni 16, se avviono su la campagna, et
venne fino a presso el campo duchesco zerca uno mio et mezzo. Et el
Duca di Calavria con el primo squadron, con lo elmetto in testa et
la lanza su la cossa, con proposito al tutto di far fatto d'arme.
Ma vedendo che alcun non ussiva dil campo nemico, mandoe alcuni
balestrieri lizieri a invitarli fino mezzo mio a presso el campo, et
mai alcuno si appresentò. _Tamen_ el campo duchesco si messe in ordine,
et tutto in arme et le fanterie a li repari. Ma el Duca di Calavria,
aspettato a la campagna per do hore, se ne tornoe a Bubano, et li
stette el campo tutto in arme fino fo allozato le fanterie. Et fatti li
allozzamenti per li saccomani, ivi si puose ad allozar, et hanno per
riparo el canal dil molino dinanzi, da l'altra parte el fiume, et da
driedo Imola. Et li campi sono distanti l'uno da l'altro mia zerca do,
et scaramuzeranno saccomanando insieme.
Adi 17 el conte de Caiazzo condusse fuora dil suo campo 14 squadroni,
con li elmetti in testa et lanze, in una pradaria vicina al campo,
et messe sbarre do attorno li repari ben forniti de artegliarie, et
stetteno cussì. Si divulgoe Aragonesi era in arme, ma non seguite
altro.
In questa mattina li saccomani ducheschi corse in su li confini di la
Signoria al loco di Santerno sul territorio di Ravenna, et alcuni......
torse di strame. Ma inteso questo dal Podestà, scrisse al conte
di Caiazzo, et adi 18 li mandoe do cittadini di primi con lettere
credentiali in campo, lamentandosi di questo insulto.
Adi 18, li campi heri stetteno in arme tutti do, da hore 16 fino
21, et per el Duca di Calavria fo mandato uno trombetta al conte di
Caiazzo, si voleva venir romper qualche lanza. Li fo risposto venisse
mò a la campagna, dove si potesse operar li cavalli, et non star in
questi paduli. Ma cadauno stete su el suo. Poi ditto trombetta tornò
e invidò mons. de Obergnia (_Auvergne_) capitano de Franzesi, volesse
elezer uno o più de li soi, et esso duca elezeria tanti de li soi
calavresi, et che questi avesseno a experimentarse insieme. Ditto
monsignor accettò lo invito, ma el conte de Cajazzo disse non voleva
se facesse tal prova, perchè fra pochi zorni se farà dil tutto. Et
tornato el trombetta dil duca di Calavria, el conte fè metter et venir
balestrieri, schioppettieri et arzieri a cavallo et lui con lo elmetto
in testa, presente ditto trombetta corse la lanza, et fece discargar
a un tratto tutti schioppettieri, et li cavalli se reculavano, et da
poi tornoe ditto trombetta un'altra volta, et disse che 'l duca era
smontato et che lui poteva smontar: _unde_ a hore 21 tutti do exerciti
se disarmono.
El magnifico Joanne Bentivoi a Bologna et in Bolognese faceva
preparatione di strami per la venuta di Franzesi.
Adi 19 el campo aragonese zonse questa mattina a Barbiano sotto
Codignola, et el conte Carlo di Pian de Melleto soldato di la signoria,
el qual adi 13 ditto zonse a custodia di Ravenna, fu in questo dì
nel campo aragonese. Et _accidit_ che li cavalli lezieri di campi
si attaccorno, et le fanterie, al loco dil Molinazo: fo morti 5, et
4 Franzesi, et poi si separono. El campo aragonese adoncha era fra
Codignola et Santa Agata, fra doi fiumi, et el duchesco in quello di
Santa Agata. In questo tempo molti patri ivi venite, et altri subditi
di la Signoria andono in tutti da li campi; et da tutti erano ben
visti, perchè Venitiani erano neutrali, ma molto più carezzati nel
campo aragonese.
Adi 20 el campo aragonese levato da lo allozamento, avviato prima
li cavalli lizieri, poi li squadroni, uno dil qual governava el duca
di Calavria, l'altro Astero barone, da poi veniva le fanterie et di
man in man le altre squadre, si redusseno a presso el fiume di Santa
Agata con li soi corradori, et lì fonno a le man con li ducheschi che
haveano passato el fiume predetto, et tuttavia passava le squadre fino
numero 12 con el conte di Caiazzo; et per li cavalli lezieri et parte
di fanti fu fatto una baruffa per spacio di una hora senza mesedarsi
(?) in alcuna squadra, et in questa baruffa con spingarde, schioppetti
et passavolanti fo morti di aragonesi 7 et feriti zerca 20; ducheschi
morti 3 et doi presi, _tamen_ feriti: li Colonnesi fonno condutti in
Lugo a medecarsi. Il duca di Calavria da poi instoe de attacarsi, per
esser superiore dil campo nemico di squadre zerca 20 et fanti 3000. Ma
li Ducheschi si scusavano, dicendo aspettar zente franzese et italiane;
danari era divulgato veniva de Milan, et erano in Modenese. Et el campo
aragonese dovea hozi partirsi, et andar ad allozar a una villa di Lugo
ditta el Pulentano distante dal campo duchesco uno mio, per tuorli la
via delle vittuarie; et fece far la spianata, _tamen_ non tenne tal
via.
Adi 21 el duca di Calavria mandoe uno trombetta dal conte di Caiazzo a
invitarlo a far fatto d'arme, et li rispose: sia con Dio. _Tamen_ non
venne.
Et in questa notte aspettavano Fracasso dovesse zonzer in ditto campo
duchesco con alcune squadre, et si ingrossava di fanterie. Li danari
erano zonti, et fece una cria, chi voleva danari, _etiam_ si fusse
fuziti, dovesse venir li sariano dati.
El Pontifice per causa di la ribellion fatta _iterum_ di Hostia, come
scrissi per avanti, in questi zorni scrisse al Duca di Calavria li
mandasse le sue zente a Roma.
Et zonto el campo a Barbiano, el Podestà di Ravenna gli scrisse non
lassasse far danno a quel territorio, perchè facendo, faria dispiacer
alla Signoria. _Unde_ el Duca rispose per una lettera sapientissima,
concludendo era disposto prima lassar morire il suo exercito, che fusse
fatto alcun danno a li subditi di quella excelsa Signoria.
Fo ordinato per la Signoria che 'l castellan di Ravenna non dovesse
ussir di castello, et che la terra fusse custodita: _unde_ Andrea Da
Lezze podestà duplicoe la custodia alla piazza (era Jacomo di Tarsia
et Alvise da Novelli, contestabeli), et la notte ordinoe andasse
le guardie deputade attorno le mure di la città; et cussì _etiam_ a
Cervia, dove era prima Alvise Bellegno, fo fatto, et custodito per
dubito de subite incursion.
In questo zorno fo inchiodato uno passavolante a li ducheschi.
Adi 22, essendo el zorno avanti el conte di Pitigliano, Duca di Urbin,
sig. di Pesaro, Zuan Jacomo di Traulzi andati a veder a presso Lugo
el Molinazo, per volerse redur con alcune squadre in sua compagnia,
se avviono verso el campo duchesco; ma li ducheschi non si mosseno
di la riva dil fiume, dove havevano fatto uno revellin alveado, per
el qual possano, a voler, venir a trovar calavresi, et ivi poseno
10 passavolanti, sì che niun vi po appresentarsi, sì che conveneno
ritornar.
Adi ditto da mattina, pensando el campo duchesco che Aragonesi
dovesseno venir ad allozar al Molinazo, si messono in arme; _tamen_
se disarmono poi, perchè Aragonesi stetteno a Barbiano, pur erano
volunterosi di precluder la via di le vittuarie a Ducheschi, et veder
di redurli in loco habele a far fatto d'arme.
Adi 23 li campi stetteno in arme, ma stanno a le difese.
Adi 24 al porto Cesenatico a hore 9 fo un gran rumor, cridando: _arme!
arme!_ et le barche erano in porto da paura si levono confusi, lassando
poi i soi corredi in terra. Et questo fo che la notte, da poi la luna
levata, che fo a l'hora ditta, quelli di la rocca vete (_videro_) certi
armati, et cridono: _arme! arme!_ al qual cridar quelli fuzino. Li
cittadini di Cesena stavano con gran dubito et timidità, si sforzava
liberar le moglie et figli et lor bene, e portar fuora su quel di la
Signoria, di Cervia et Ravenna.
Adi 25 el campo aragonese fece cavar certi fossi per tuor l'acqua
al fiume, a presso dil qual era allozato el campo duchesco, acciò li
fusse tolta la via di le vittuarie veniva per ditto fiume, et a hora
ditto campo non pol haver vittuarie se non da Ferrara. Et questo campo
aragonese stevano molto di malavoglia, zoè li principali, per causa dil
perder di Hostia, dubitando el Papa non vogli le so 18 squadre.
Nel campo duchesco venne incognito et stravestito el sig. Antonio di
Ordelaphi, fo de li signori de Forlì, per metter paura a madona di
Forlì, acciò si voltasse da loro.
In questa notte ditto campo si levoe dal loco dove era allozato,
et andato verso Bologna; ma _etiam_ in questa notte medema cavalcoe
8 squadre de Aragonesi verso el campo ditto, et trovato che quello
era levato, ritornono indriedo; et _etiam_ questo si levoe per andar
seguitando el campo nemico. El qual se redusse verso el Fosso di Ziniul
(_Fossato del Genivolo_); questo perchè, dove era, mancava vittuarie,
perchè nè da Lugo, Bagnacavallo, Fusignano, Cotignola et Santa Agata
non ne poteva haver, et li era tolto le acque, li molini propinqui non
poteva masenar. El loco dove a hora sono redutti è di sito fortissimo,
per haver da un canto el fiume, da l'altro li paludi ch'è drio el
Po, zerca do mia et mezzo, davanti si fortificoe con fossi, repari et
artegliarie, et per Po senza obstaculo haveranno le vittuarie.
El campo regio o vero aragonese, levato per seguir questo, si affermoe
in quelli medemi lozamenti, dove era partito el duchesco, a Santa Agata
su la strada maistra, et eran distanti mia 4 in 5 uno di l'altro.
Le strade di andar in li campi in questo tempo erano rotte, et da
saccomani si faceva gran danni.
Adi 26 el campo duchesco, essendo stà do zorni in extremità de viver,
preso le spie et scolte de Aragonesi, fece comandamento secreto a homo
d'arme per homo d'arme, che si dovesseno metter a li so ordeni per
cavalcar a hore 7 di notte, el mercore venendo la zobia. Avviato prima
li carriazi, cavalcono di trotto et non di campo et confusamente verso
il fosso di Ziniul, et si allozoe di là dil fosso preditto a longo Po,
fino per mezzo arzere. Ma l'Aragonese, intendendo questo, gli detteno
driedo con li cavalli lizieri, et a le coazze preseno alcuni cavalli
che non potevano cussì camminar, ma poco numero. Hanno mancamento
ducheschi di strami per li cavalli, ma si ajutano con foje di salgaro,
per esserne gran copia. Ma ditto campo regio si allozoe tra Lugo et
Fusignano sul fiume dil molino, et havea abbondantia di vittuarie.
El conte di Pitigliano in questo tempo era ammalato fuora dil campo;
_tamen_ poco dapoi varite.
Et acciò el tutto se intenda, questo è il modo si levoe el campo
duchescho di Santa Agata con gran taciturnità, non facendo motto alle
scolte, acciò non fusse scoperte. Fo prima un bon squadron con una
parte di la fantaria, poi li carriazi, poi le zente d'arme con li
elmetti in testa et lanze su la cossa, poi le artegliarie con le soe
carrette, driedo uno grosso squadron con el resto di la fantaria. Et
una gran parte di balestrieri a cavallo andono per la strada, passò
uno ponte sul quale fo bisogno a passar cavallo per cavallo, et si lo
Aragonese lo havesse de subito seguito, per la dimora dil passar, senza
dubbio li haveriano rotti.
In questa sera, fo 26, zonse per Po 4 burchi di vittuarie et 4 squadre
di Fracasso, et alcune lanze franzese, num. 600, et 4000 Sguizzari a
piè; et el zorno avanti zonse tre squadre di ditto Fracasso, et 200
fanti condutti per uno contestabile bolognese: sì che questo campo se
ingrossava.
Adi 27 el campo aragonese havea deliberato levarsi questa mattina,
et andar allozar a le caxe di Troti, ma non andò, et le zente dil
Pontifice si dovea levar et tornar a Roma.
Adi 28 da mattina zonse a Ravenna el sig. Zuane di Pesaro, partito
di campo dil duca di Calavria, andava a Pesaro chiamato dal Papa con
la sua compagnia, la qual pur era rimasta in campo. Subito montò a
cavallo, et andoe senza altra dimora a Pesaro.
In questa mattina, el ditto campo si levoe, et andò a le caxe di Troti
vicino al duchesco mia uno et mezzo.
Accadette in questi zorni che venendo di Venetia uno patricio chiamato
Francesco Da Lezze, fiol di Alvise, insieme con uno cittadin di
Ravenna in la sua barca, fatto la via di Ferrara per venir poi per Po
a Ravenna, credendo questa fusse più sicura; et inteso Franzesi che
veniva uno Venitian et uno secretario _ragonexe_[103] da Venetia per
quella via, et portava, _ut dicitur_, ducati 60 milia nel campo a loro
nemico, da uno capitano de Franzesi chiamato monsig. Baylo de Trevi (?)
et Filippo de Monton fue lì a la riva dil Po, dove era el ditto campo,
retenuti, et diligentemente examinati et cercato per tutta la barca.
Et letto le lettere havea fatto paura a li famegli, et trovato non era
alcuna cosa, licentioe ditto patricio, pur dubitando sempre non andasse
a far qualche mal contro di loro: et gionse a Ravenna.
Adi 19 el campo aragonese deliberoe con 50 squadre et cavalli lizieri
et parte di le fantarie andar trovar li nemici fino al fosso di Ziniul,
oltra dil qual erano allozati; et mai ditto campo duchesco si vuolse
muover: per la qual cosa questi ritornono a li primi alozamenti, et
aspettavano el fradelo dil marchese di Mantoa con 50 homeni d'arme, et
alcune zente de Fiorentini.
Essendo el sig. Fracasso allozato in una villa in Bolognese, per venir
in Annibal Bentivoi con do squadre de homeni d'arme et certi cavalli
lezieri con alcuni fanti a pè, vi andoe per svalizarlo, et precluderli
la via, ma non potè far nulla. Et zonse in campo adi ultimo ditto con
alcuni cavalli lizieri.
In questi zorni ritrovandosi do franzesi di primi dil campo ammalati,
el duca di Calavria li mandono a dimandar a quei di Lugo; i quali
resposeno non voleva senza comandamento dil duca di Ferrara loro
signor. Et _iterum_ li mandoe a dir che, non dagandoli, le daria
el guasto: _unde_ quelli, timendo, fè compagnar li ditti in campo
preditto; et habuto el duca con loro colloquio, li remandoe in Lugo a
risanarse senza farli dispiacer.
Adi 31 ditto, essendo zonto el sig. Fracasso in campo, et facendosi far
certo riparo e taiata dinanzi al fosso di Ziniul verso il fiume per più
fortezza, Fracasso disse: non vò star in questo seragio, et ho ditto
al Re di Franza non vò obedir niun, salvo mio padre, duca di Ferrara.
El conte di Caiazzo diceva nel suo campo: state contenti, che fino 8
zorni sentirete uno schioppo che 'l duca di Calavria convegnirà tornar
indriedo.
Et cavalcando adi 30 Zuan Jacomo di Traulzi con do squadre, et zerca
40 fanti con el marchexe di Pescara per sopra veder, si scontrò in
Zuan Filippo vice collateral a Ravenna, et li disse: son di vostri, et
servitor de quella Illustrissima Signoria, a la qual mi raccomandarete;
et li fece bona et perfetta compagnia.
Et V ultimo dil mexe di Settembrio preditto, el campo aragonese si levò
dil loco dove era, et se ridusse sul fiume di Santa Agata in li propri
allozamenti dove allozava Franzesi, ch'è tra il fiume et Santa Agata.
_Seguito di l'armada aragonese a Rapallo._
In questo tempo l'armada dil re Alphonso, andata innanzi et indrio,
et hora a Pisa hora altrove, et qualche danno sul mare a Zenoesi
fece. Or adi 8 Settembrio, dismontati di la ditta armada Obietto dal
Fiesco prothonotario, Orsino fiol dil cardinal Orsini, et Fregosin da
Campofregoso fiol dil cardinal di Zenoa, el qual _etiam_ lui ivi si
ritrovava, et dismontati in terra a Rapallo, ch'è una terra de Zenoesi
verso levante assà grossa ma non ha castello, lontano di la città di
Zenoa zerca mia XX, et dismontato ditto Obietto capo di parte, però
che in Zenoa sono do grandissime parte principali de zentilhomeni,
che sono signori di castelle, zoè Spinola et Doria, a le quale
seguita tutto il resto de zentilhomeni, et cadauna parte ha la sua de
capellazi, i quali convien di tal sorte esser doxi, come poi più avanti
tutta la hystoria et perchè scriverò di sotto. Or la parte Doria ha
Fieschi, Grimaldi et Montaldi, et è per capellazo Fregosi; la parte
Spinola ha Lomellini, Pallavixini.... et altri, et per capellazo li
Adorni. Adoncha hora domina li Adorni, hora li Fregosi el ducato. Al
presente li Fregosi erano scacciati, et però el preditto Obietto dal
Fiesco era contrario a la parte che regnava, zoè Agustin Adorno, al
presente governador di Zenoa, benchè de quella el duca de Milan habbi
el dominio, et se intitola signor di Zenoa. Ma, al proposito nostro,
dismontati questi partesani, haveano modo di haver uno ponte et una
torretta. Ma inteso in quel zorno medemo a Zenoa tal nuova, subito
Antonio Maria di San Severino, Zuan Adorno capitano di le fanterie,
fradello dil governador, et Zuan Alvise dal Fiesco, fradello de ditto
Obietto, el qual tien dal duca di Milan, et con alcuni Sguizzari ivi
erano col duca di Orliens, che si ritrovava a Zenoa, et a le hore
24 a la sera assaltono li nemici, zoè 500 fanti di ditta armada, et
quelli ruppe et fugoe, et poco mancò non prendesse ditto Obietto,
el qual fuzite su l'armada solo, _ut dicitur_, in zipone: fo preso
Orsino fradel dil cardinal Orsini, et Fregosino nominato di sopra, et
menati a Zenoa; et li fanti fuziteno chi in qua et chi in là. Ma li
Sguizzari andando seguitandoli, inteso in uno hospedal di San Lazzaro
ivi erano redutti zerca 60 de ditti fanti, introno dentro, et quelli
altri feriteno, altri fonno morti, ammazzando _etiam_ de li poveri era
in ditto hospedal; et vedendo quelli di la terra questo, deliberò di
non sopportar tal insolentia, et se messeno in arme, et fonno a le man
con ditti Sguizzari, de quali ne fo morti zerca 25, ma fuzito Obietto
su uno bregantino, et andato a Livorno a l'armada aragonese. Fregosin
fo portato al duca di Orliens, lo qual lo mandò in Aste: preso taia
ducati 8000, nè mai volse renderlo per cosa niuna, ni per lettere dil
Re di Franza quando si pacificò a Napoli con suo padre cardinal di
Zenoa, et è ancora ivi presone. Orsino veramente fu donado al signor
Ludovico, et poco da poi lassato. Et è da saper che in questo tempo,
adi 8 Settembrio, l'armada dil Re di Franza ussite di Zenoa, zoè galie
24, una galeazza, 8 nave et 17 galioni; et in questo tempo ivi era el
duca di Orliens, el qual andò per terra[104] con Antonio Maria di San
Severino et persone 6 milia, et si ritrovò alla movesta scritta di
sopra. Ma da poi ditta armada ritornò in Zenoa, et el Re, venuto in
Aste, scrisse al duca di Orliens ritornasse, et cussì ritornò, et li
venne la quartana, come ho scritto di sopra.
_El viazo dil Re di Franza da Susa fino in Aste, et quello fece in
Aste._
Zonto el Re al primo di Settembrio a Brianzon, poi a Olso (_Oulx_)
mezza zornada distante da Susa, dove el zorno seguente venne,
et è di qua da monti, in la Savoia. Le zente soe zà erano venute
avanti, et _etiam_ bona parte le seguitava de varie generatione, zoè
schioppettieri et arcieri anglesi, bertoni con lanze longe, sguizzari,
normandi, piccardi et di altri paesi, come a la descriptione dil suo
esercito sarà scritto, con 40 carrette di artegliarie tirate da molti
cavalli. Or venne a Vegliana (_Avigliana_), _demum_ adi 5 intrò in
Turin, dove habita el duca di Savoia: _tamen_ quello Stado è a lui
raccomandato. Questo duca presente fu figliuolo dil duca Carlo, che
morite nel 1490, è di età de anni zerca 5, et la madre governava quello
Ducato insieme con Felippo mons. di Bressa in Savoja, el qual venne
con el Re in Italia, et era di primi capitani, ma molto nemico di
mons. Samallo. Ma zonto el Re a Turin fu molto da quella madona, per
esser suo parente, honorato. D'indi partito, venne a Moncalier, et poi
adi 9 ditto intrò in Aste a hore 24; ma prima adi 5, el sig. Ludovico
parti di Vegevene et venne in Alexandria di la Paia, et adi 8 el
duca Hercules di Ferrara, suocero di esso Ludovico, _etiam_ venne con
cavalli 200 lì in Alexandria, et in quel medemo zorno tutti do questi
signori si partino, et andorno a Non (_Annone_), ch'è alli confini di
Aste, pur dil Stado de Milan, et quivi si allozono. Et adi 6 ditto,
Zorzi Pisani dottor et cavalier, ambassador di la Signoria, venne da
Vegevene in Alexandria di la Paia per seguitar el sig. Ludovico, perchè
cussì haveva in commissione de seguitar la corte, et ivi si puose, dove
stette fino che ritornò a Milan: et questo fo perchè a Non (_Annone_)
non era alozamenti d'avanzo, essendo lì allozati chi vi era.
Adi 8 el Cardinal S. Piero _in Vincula_ intrò in Aste avanti el Re, et
allozò in la terra in uno Priorà di San Zuane. Hor el zorno driedo, che
fo adi 9, la persona dil Re intrò, li andò contra mia do di là di Aste
el duca di Ferrara, havendo butato el corrotto di la moglie morta di
breve, et el sig. Ludovico suo zenero. Questi, visto la Maestà dil Re,
volseno dismontar da cavallo, et il Re non volse; ma cussì a cavallo si
toccono la man a la franzese, et in mezzo di loro el Re intrò in Aste,
con zerca 6000 persone.
La duchessa di Bari, madona Beatrice, moglie dil sig. Ludovico et
figlia dil duca di Ferrara, venne da Milan con 20 sue damiselle et 20
zentildonne da Milan a Non (_Annone_), et cussì adi 10, che fo el zorno
driedo che intrò il Re, a hore 20 andò con el marito a far riverentia
al Re, con le qual donne el Re stette insieme serrati per hore 3, nè vi
era altri che il Re, esso sig. Ludovico, mons. Felippo (_de Bresse?_)
et il marchese di Salucio (?), et ditte donne, per esser l'ora tarda,
restono lì in Aste quella notte con el sig. Ludovico. Questo loco di
Aste, con alcuni castelli circonvecini, è dil duca de Orliens, altre
volte li soi habuto in dota da li signori de Milano. Et è da saper, che
esso duca s'intitola duca di Milano, dicendo, _jure haereditario_, lui
dover haver tal dominio. Questo duca è zerman _etiam_ dil Re, figliuolo
di la sorella dil Re, et per altra linea è di prole regia,_ adeo_,
morendo Carlo senza legittimi figlioli, li vien la corona, come ho
scritto di sopra. Et al presente si ritrovava a Zenoa, et il Re subito
zonto li scrisse dovesse ritornar da lui. A consultar el qual, adi 15
Settembrio passò per Alexandria di la Paia; era con lui Fregosin fiol
dil Cardinal et Orlandin Fregoso, presoni nominati di sopra. Et adi
21 ditto, da poi _etiam_ che el Re si ammaloe, ditto duca si ammalò di
doppia quartana, et convenne restar in Aste a curarse, a tempo che era
volonteroso di far gran cose.
Ma el Re havea con lui molti baroni di Napoli o vero dil Reame, parte
di qual qui sarà notadi. Era el prencipe di Salerno zà andato a Zenoa,
el marchese di Cotron, conte di Chiaramonte, conte di Celano fratel
dil duca di Melfi, tre figlioli dil principe di Busignano etc., i
quali erano molto alliegri, vedendo la cosa andar da dovero. Era
ordinato per il Re di mandar a Zenoa per l'impresa marittima 600 lanze,
capitano monsig. di Mompensier, questo è cugnato dil marchese di Mantoa
presente, et 3000 fanti tra Sguizzari et Guasconi; ma poi, consultato
meglio, non mandò. Monsig. de Citen, era ambassador a la Signoria, nel
principio che intese el Re esser di qua da monti, andato in collegio
expose la venuta dil suo Roy, et come voleva tuor licenza per andarli
incontra: et cussì partite di Venetia, et zonse dal Re, al qual
riferite el voler de Venetiani, et bona compagnia si haveano fatto,
laudandoli summamente; ma ben diceva l'aiere non li comportava di star
quivi.
El Re adi 13 Settembrio si ammalò; le porte dil suo palazzo era serrate
et sbarrate le strade, perchè li venne uno subito et cattivissimo mal,
con gran freve. Havea con sè molti medichi, tra i quali uno maistro
Theodoro da Parma, al qual li prestava gran fede, et nel principio
parse fusse ferza, ma poi si discoverse in verole, li qual li duroe
zorni 14.
La duchessa di Bari havea ordinà, el zorno el Re si ammalò, di far
una bellissima festa a trombe et piffari, con quelle donne era in sua
compagnia, benissimo adornate: ma seguite tal egritudine, et non potè
far, et retornò a Vegevene.
El marchese di Monferà, di età di anni 10, che fo fiol dil marchese
Bonifacio, che successe Guielmo suo fradello morto senza heredi nel
1482; el qual da poi la morte dil padre da li populi fu chiamato per
signore: et la madre, che fo figlia dil despota di Servia, di età
giovene _licet_ fusse in uno vecchio maridata, quello Stado per il
fiol governa, insieme con el sig. Constantin Arniti (_Arianite_),
che fo figlio dil sig. Arniti Concino (?) suo parente, venne in Aste
con 300 cavalli benissimo in ordine, per invidar el Re a Casal da la
marchesana sua madre, la qual el Re summamente desiderava di veder,
per esser bellissima. Zà era venuto contra el Re el prefato sig.
Constantin Arniti fino a Turin, a offerir el Stado di quella madona a
esso cristianissimo Re, et invidarlo a Casal. Et zonto in Aste ditto
marchese adi 17, andò a visitation dil Re era in letto ammalato, stette
un quinto di hora, et usato poche parole tolse licentia, et ritornò in
Monferà.
Adi 14 essendo el Re ammalato, Franzesi pur mormorava di dover venir in
Italia, et molti volevano ritornar in Franza; per la qual cosa monsig.
di Sammallo, et monsig. di Beucher erano molto di mala voia, che i
loro pensier non avesse effetto. Et cussì in questo zorno, questi con 4
altri, zoè monsig. di Sammallo ditto, monsig. di Tiens (?), monsig. di
Beucher, el gran Siniscalco de Giae et monsig. di Camperoso (?) veneno
in Anon mia 5 distante de Aste, dove era allozato el sig. Ludovico, per
consultar quello havesseno a far, zerca a l'impresa. Et qui consultato
gran cose, zoè el duca de Ferrara si fece baron dil Re, e tramava di
esser capitano di questa impresa, _licet_ andava contra el cugnado,
dal qual, al tempo di la guerra have con la Signoria di Venetia, fo
aiutato, et per questo.... promesseli pavioni (_padiglioni_) 100 da
campo, i quali el Re _libentissime_ acceptoe, dicendoli si volevano
pagar, _tamen_ mai li dette nulla. Questi franzesi soprascritti
consultono con el sig. Ludovico, qual via dovesse tenir el Re, o andar
a Zenoa, o andar in Toscana dove era bisogno menar le man, non havendo
Fiorentini con lui, et si divulgava che el Re voleva andar a Zenoa,
et voleva la Castellina ch'è la principal fortezza di quella città; la
qual per Zenoesi, con voluntà dil sig. Ludovico, non fu voluta dar. Pur
el mal cresceva al Re, et questi dubitavano non seguisse qalche cosa,
per la qual fusse disturbato questa impresa. Et el sig. Ludovico adi 17
mandò in Aste a veder el Re maistro Ambrosio de Rosate (_Rosciate_) suo
medico et ottimo astrologo, et visto, conoscete esser varuole, le qual
zà se discoverzivano su la persona; per la qual cosa tutti comenzono
a star di bona voja, perchè saria mal breve, come fu. Et adi 21 el Re
levò di letto; nel qual zorno el duca di Orliens si butò al letto con
doppia quartana, come ho ditto. Consultavano ancora insieme el sig.
Ludovico, duca di Ferrara et sig. Galeazzo di Sanseverino, nè altri de
soi consiglieri vi intrava a tal consultatione: et pur spazava franzesi
a la volta di Parmesana, provedendo de alozamenti, perchè lì in Aste
non vi poteva capir tanta multitudine quanta era. Et el sig. Ludovico
preditto andava di Anon in Aste spesso in questi zorni era ammalato,
per visitarlo.
El duca de Ferrara vedendo non esser fatto quel cavedal di lui dal
Re, che si credeva, nè potendo obtenir el baston d'esser capitano di
l'impresa, deliberò ritornar a Ferrara; et volendo tuor licentia dal
Re adi 22 Settembrio, non potè ma la mandò a tuor per suo fiol don
Ferrante, era con il Re; et cussì assà mal contento in questo zorno
partite di Aste con il n.º di cavalli, zoè 100, perchè zà adi 13 havea
rimandati a Ferrara altri 100 cavalli, era venuti in sua compagnia.
Et è da saper che Ferraresi comenzono a levar habiti franzesi, con
cappelli in capo, et cussì usono tal foza, et usa fino al presente.
El Re tolse danari a Zenoa docati 100 milia, et a Milan 50 milia a
usura et interesse, con pegno di zoie; piezò el sig. Ludovico; _tamen_
fu divulgato esso sig. Ludovico haverli fatto prestar questi denari da
li soi, sotto nome de altri: or, _quomodocumque sit_, el Re have questa
quantità. Et adi 22 li have, et adi 26 ordinò di dar una paga alle sue
zente adi primo Ottubrio: et cussì fece et dette. Et vedendo non esser
ambassador a Venetia, dove grandemente bisognava, per esser advisato
dil progresso di quella Signoria, et per mantenirla a sè benivola,
elesse et mandoe uno de soi primi, chiamato monsig. di Arzenton, homo
di grande inzegno et bella presentia. El qual adi 25 Settembrio partì
dal Re et venne di longo a Venetia, et gionse adi 2 Ottobrio: al qual
li fo mandato contra le peate fino a Lizza Fusina con molti patricii,
et fo assà honorato. Alozoe a san Zorzi Mazor, et sempre li fo fatto le
spexe, dato barche, et provisto a quello li bisognava. Questo dimandoe
prima audienza publica. La qual data, disse come la Mayestà dil suo
Roy era in Aste, venuto per seguir l'impresa tolta per rehaver el Reame
de Napoli, tenuto contra ogni razon da Aragonesi, et che voleva haver
sempre la Signoria per boni amici, offerendo el Re in ogni cosa; et
che di tutto el suo progresso faria participe essa Signoria, perchè
era certissimo ogni suo felice prosperar sarà contenta. Al qual per
el Principe li fo usato in risposta parole accomodate, et cussì ditto
ambassador qui restò; et poi, dimandato auditori, li fonno dati per
Collegio questi: Andrea Venier consiglier, Lunardo Loredan procurator
savio dil Conseglio, et Alvise Damolin savio di terraferma. Venne
ancora con lui uno suo cognato con alcuni franzesi per veder la terra,
la quel vista, ritornono dal Re.
In questo mezzo, adi 22 Settembrio, venne in Alexandria di la Paia
Zuan Battista Redolphi orator fiorentino, per esser a parlamento con
el sig. Ludovico in Anon. Et uno secretario dil sig. da Pesaro era lì
dal sig. Ludovico, el qual voleva acordarsi con il Stato di Milano, si
partì. Et questo perchè el suo sig. era accordato col Papa. Et ditto
sig. Ludovico mandoe uno collateral in Parmesana a far 3000 fanti, per
mandar nel suo campo.
La Signoria de Venetia scrisse a Zorzi Pisani ambassador, dovesse andar
in Aste, et far riverentia _nomine Dominii_ al Re, et alegrarsi di la
sua valitudine. Et cussì adi 26 Settembrio partì di Alexandria di la
Paia, et andò in Anon dal sig. Ludovico, per causa non poteva star
in Aste, per non esser alozamenti. Et ivi era col Re 6000 franzesi,
tra i quali 500 vasconi. Ma in questo medemo zorno el cardinal San
Piero _in Vincula_ partì di Aste per andar a Zenoa a expedir l'armada,
non potendo tornarvi el Duca de Orliens per l'egritudine havea:
et l'ambassador preditto deliberoe andar in l'abitation dil ditto
Cardinal, la qual era vuoda. Et cussì adi 28 intrò in Aste. Li venne
incontra monsignor de Sations (_Châtillon?_) zamberlan cavalier, lo
episcopo di... et il conte Carlo di Belzojoso nominato di sopra, che
era presso il Re per nome del sig. Ludovico: et questi veneno fuora
di Aste con cavalli 80, et zonto l'ambassador ditto ivi, el conte di
Celano, fora uscito di Napoli, el qual molto sollicitava il Re andasse
a Napoli, lo venne a visitar. Et poi adi 30 ditto, lo episcopo di....,
presidente dil parlamento di Paris, con 4 zentilhomeni franzesi, fonno
a visitation di l'ambassador preditto, excusando la Majestà dil Re che
fina hora non li havea data audientia, per causa non si havea sentito
molto gaiardo, ma che di breve gliela daria. Et cussì al primo de
Ottubrio fu deputata la audientia, ma li venne al Re dolor di stomaco,
et fo remessa fino adi 3. Et è da saper che il Re prima stava in uno
palazzo; ma, varito, andò a star a uno monasterio de frati de San
Zuanepolo, chiamato le Madalene. Or in questo zorno venne lo episcopo
di.... presidente dil parlamento di Garnopoli (_Grenoble_) con 4 altri
baroni franzesi per ditto ambassador, et lo menò a la presentia dil
Re, el qual era presso una fenestra, sentado, vestito de veludo negro,
et eravi el sig. Ludovico, el qual continuamente andava zoso et suso
da Anon in Aste, _tamen_ veniva a dormir la sera in Anon dove era la
moglie. Or, presentate le lettere credentiale di la Signoria, volse el
sentasse ditto ambassador a _dextris_ su una cariega, et a _sinistris_
era sentato el sig. Ludovico. Et fata una oration latina, el Re li
feze risponder _latine_ per ditto presidente nominato di sopra; poi
esso medemo disse: nui vi habbiamo veduto veramente volentieri, et
amemo molto quella Illustrissima Signoria, et si heri non ve aldissemo,
habbiatine per escusato. Et tolto licentia, ritornò l'ambassador al suo
allozamento. Et adi 5 _iterum_ tolse licentia per partirsi di Aste, et
ritornò in Alexandria.
Era con il Re in Aste don Alphonso de la Sylva, ambassador dil Re di
Spagna; et adi 26 Settembrio zonse uno ambassador di lo episcopo di
Vallese capitano de Sguizari; et adi 3 Ottubrio venne Jacobo de Andria
ambassador dil marchese di Mantoa, pur per visitar el Re, et offerirli
el Stato suo, et allegrarsi de la sua sanitade.
In questo mezzo la Raina de Franza era in Ambosa, et el Duca di.......
da Molins (_Moulins_) scrisse lettere al Re che dovesseno ritornar,
disconsegliando molto el seguir de l'impresa. Per la qual cosa et
monsig. di Beucher et Samallo stavano molto di mala voja, vedendo
_etiam_ el Re non haver danari; pur Constantin (?) provedeva al tutto.
Era zà de qua da monti, come se intese, lanze 1900 a cavallo, 6 per
lanza, et il Re havea alla guardia sua 200 balestrieri, 400 arcieri
et 200 zentilhomeni; havea 8 carrette con 8 passavolanti sopra, tirate
da X cavalli; et la sua guardia de dì et de notte steva armada. Et adi
29 Settembrio 100 lanze franzese fece la mostra fuora di Aste, che fo
bellissimo veder; ma erano molto insolenti. Et adi 6 Ottubrio Anon si
levò in arme per la insolentia de Franzesi, perchè havevano amazzati
zerca 50 di quelli lochi vicini, ma poi fu pacificate le cose.
Ma il Re di Franza, essendo exortato dal sig. Constantin Arniti per
nome di la marchesana di Monferà, si volse degnar di venir fino a
Casale, deliberoe di andarvi, et cussì adi 7 Ottubrio partì di Aste
et andò a Casal. Ma lasciamo quivi el Re, et a quello fece li campi de
Romagna, et prima dil re Alphonso, le operationi sue.
_Quello fece re Alphonso in Reame._
El re Alphonso, domente el Re si propinquava in Italia, andò in diversi
luoghi dil Reame, confortando li popoli, promettendoli et facendo molte
gratie, fortificando li passi. Et adi 11 Settembrio ritornò a Napoli,
che era stato in Apruzo. Et adi 22 partì, et andò alla volta di San
Zermano, et l'ambassador Venitian rimase a Napoli; et adi 2 Ottubrio
havendo precepto di la Signoria di seguitar el Re, si partì per andar
a trovarlo, et trovò el Re era allozato a Mola, città a marina, di qua
dil fiume Garigliano, sopra dil qual el Re havea fatto far in quelli
zorni uno ponte sopra otto navilioti, per passar le zente d'arme, et
_etiam_ poco più distante da questo ne fece far un altro per passar le
artegliarie; et a...., loco denominato da una città lì presso ruinata
al mare, et _adhuc_ par le vestigie, era allozato el campo dil preditto
re Alphonso mia 3 luntan da Mola; el qual campo fu fatto a l'impeto de
Colonnesi.
Adi 4 el Re partì da Mola con l'ambassador preditto, et intrò in Gaeta.
Fece honorata intrata, li venne incontra el clero con il pallio, _iuxta
morem_, et adi 5, fo di Domenega, cavalcò per la terra, poi verso sera
al porto; et fu fatto gran luminarie per le case, et dai navilii et
nave in honor et leticia dil Re.
Et adi 6 partì per Fondi, passando per il castello de Itri, per andar
a Terracina, dove ne l'andar quella via salizata per Appio Claudio
Ceco _eodem lapide_ ditta Fondi, ch'è cosa bellissima. Et adi 8
ditto, veneno vicino a Terracina, città dil Papa, la qual el Pontefice
concesse a esso re Alphonso, che vi ponesse custodia, et quella come
sua fortificasse per conservation dil suo Reame; la qual è a confin de
ditto Reame, et mia 40 da Roma. Et quivi venne el campo ad allozar ben
in hordine, di squadre 16, partito in 30 parte tra balestrieri, fanti,
galuppi et homeni d'arme: poi el Re andò a Terracina et l'ambassador
veneto ritornò a Fondi ad allozar, che era mia X luntano. Et poi
adi 5 Novembrio, havendo da conferir con esso re Alphonso, partì da
Fondi, et venne dal Re, el qual era a la campagna in mezzo dil campo
allozato in una chiesetta, et el dì seguente Sua Maiestà con il campo
partite, et venne a Fondi, et i 20 carri de artegliarie che havea
ivi fatto condur da Napoli con gran fatica fino a Terracina, comandò
ritornasse indriedo, et la caxon non se intese. Et cussì adi X ditto,
con el campo che era stato uno mese a Terracina, venne a Mola, castello
_olim_ ditto Formiano, distante da Fondi mia 10. Et adi 12 el Re con
l'ambassador andò a Gaeta mia 5, et la sera ritornò a Mola. Et adi 13
partino da Mola, et andono a uno castello in monte chiamato Traietto,
dal qual è una amena e grata prospettiva, et mia do de lì vi passa el
fiume Garigliano, et poco luntan de lì è uno monte battuto dal mare,
ditto Monte Arzento, dove fu una terra ditta Monte Arzento, la qual fo
derelitta per le incursion de Mori, et andono ad habitar su uno altro
monte mia 4 luntan, si chiama Traietto quasi Traitto etc.
_Successo di quello seguiteno li campi in Romagna di Ottubrio et
Novembrio 1494._
Come ho scritto di sopra, li campi de Romagna, lo Aragonese che era
alla fin di Settembrio più potente del Duchesco, era allozato sul fiume
di Santa Agata sul Ferrarese, et il Duchesco al Fosso di Ziniul in su
la riva di Po. Quello seguirà qui sotto sarà scritto in questi tempi.
Adi 2 Ottubrio gionse a Ravenna el sig. di Pexaro, per ritornar in
campo. Notificò Camillo Vitello dovea venir con suo fradello con
squadre 5, et era accordato con el re Alphonso: _tamen_ poi si accordò
con el Re di Franza.
In Cesena fo ritenuti tre per trattado, el qual fo discoverto nel campo
franzese. Adi primo Ottubrio zonse da Modena per primo 200 fanti ben in
ponto et lì aspettava de ingrossarsi. Ne l'aragonese si fortificava di
bastioni et ripari, et forsi haveano abundantia de vittuarie, et brusoe
li strami di Lugo et Fusignano, verso le case di Trotti, et ogni zorno
facevano qualche scaramuzza fra fanti et balestrieri col campo nemico
che li era molto vicino.
Et Nicolò di Marcheselli da Rimano, cao di squadra di 40 balestrieri,
andato per redur qual cosa nel campo, fo discoperto da Franzesi et
preclusa la via di ritornar. _Unde_ li fo forzo andar a Cothignola, et
passar per il territorio de Ravenna, si volse ritornar nel suo campo.
Et in questo zorno zonse nel campo franzese X squadre italiane, zoè el
sig. Antonio Maria di Sanseverino, era stato a Zenoa con 5 squadre sue,
et cinque dil sig. Galeazzo suo fradello.
In Cesena adi do di notte a hore 4 intrò dentro la terra el conte di
Petigliano con cavalli 50, partito dil suo campo, et subito zonto fo
retenuti questi cittadini di Cesena: Tiberto Brandolino fo fiol di
Sigismondo, con alcuni altri. El qual confessò, lui, Guido Guerra,
Pulidoro Tiberti et Achille suo nepote erano daccordo de dar la
terra al sig. Lodovico; el qual Tiberto era a li stipendi dil Papa,
ma essendo casso, era stato in Cesena senza altro soldo, _solum_ con
tanse per curaze X. Or el ditto conte fece chiamar el consiglio, et
manifestar la ritention, et quello havevano concertato di far, et come
hozi a hora di disnar dovevano in palazzo amazzar el governador per
nome dil Pontifice, che ivi in Cesena era amico molto di ditto Tiberto,
et questo dovea far hozi adi 3, per esser zorno di mercato, per haver
el favor de li contadini, et volea levar le insegne dil sig. Ludovico,
et questo confessò senza tortura. Et parendo molto stranio questo al
conseio, volevano al tutto ditto Tiberto fusse morto, strassinato et
squartato: ma el governador dimandò di gratia al conseio li volesse
perdonar; et loro resposeno non voler sopportar per niente. Ma il
conte di Petigliano, lassato 30 ballestrieri a custodia di Cesena,
ritornò in campo subito, et mia do distante di la terra trovoe do
cavalli veniva verso di lui a notificarli che 'l ritornasse, perchè
Fracasso era partito con alcuni cavalli lizieri di campo per piarlo. Et
ritornò a Cesena, et ordinò non fusse dà recapito a questi adversarii
dil Pontifice. Pur a la fine partite de lì 3 zorni, et zonse nel suo
campo. Et Cesena era custodita; non si averzian le porte se non tardi,
et seravano molto per tempo, mutavano guardie di zorno in zorno: et il
governador adi 8 deliberoe mandar in campo dil duca di Calavria Tiberto
Brandolin preditto, et uno altro chiamato el prete bolognese, acciò
facesseno quello li piaceva.
Adi 6 Ducheschi o vero Franzesi feceno, et fue compito, uno revellin
attorno la hostaria dil Fossà di Ziniul, per metter li fanti a custodia
di quello passo.
Adi 7 zonse nel ditto campo do burchii di fanti forestieri di
Parmesana, zerca 400, et attendevano a fortificar el revellin,
aspettando con desiderio più Franzesi. Et poi adi.... ditto, zonse
i 500 provvisionadi italiani in cinque burchi, sì che _continue_ si
andava ingrossando.
Adi 8, _etiam_ el zorno avanti, nel campo aragonese fo fatto conseio
sotto el pavion dil duca di Calavria, di quello havessero a far, perchè
intendevano el campo franzese doversi levar per venir più avanti. Et
in questi zorni in questo campo l'ambassador dil re Alphonso veniva
a Venetia, chiamato Zuan Battista Spinelli, dottor et cavalier; el
qual, fatto la volta di Ferrara, venne a Venetia per starvi. Fu molto
honorato, et provisto di caxa preparata per la Signoria sul campo
di San Polo, dove zà erano stati do altri oratori napoletani, et fu
assà honorato, et andava spesso in Collegio, exhortando la Signoria a
moversi per il suo Re, et _conclusive_ fu detto fidelissimo ad Alphonso
fino in fine, come dirò al loco suo.
In questo zorno zonse a Cesena Mariano et Paulo Savelli, zoè padre et
fio, con 8 squadre per andar nel campo regio, et in Porto Cesenatico
zonse uno navilio cargo di orzi et formenti, venuto di Reame per
subsidio dil campo.
Adi 10 da matina, el campo aragonese si levò per allozar ad Onegalia,
dove _alias_ allozò Bartolomio Coglion, come ho scritto, et sul fiume
di Lamon, in mezzo Solarolo territorio di Faenza, Castello Bolognese
et Faenza. Et mandò a brusar nel borgo di Cothignola li strami, ma fono
sentiti, et non potè far, ma per il meglio deliberano d'allozarsi sotto
Faenza verso Imola, et cussì fece. Et si dovea levar el zorno driedo
per Bertonoro terra dil Pontifice.
Adi 9 el conte di Caiazzo, Fracasso con molti cavalli andono a San
Paulino, loco di Bagnacavallo sul fiume di Cothignola, et questo fo
per sopraveder il loco; et zonse adi X nel suo campo 700 Sguizari fra
balestrieri et lanzaruoli, et 400 provisionadi di Parmesana, et 12
burchi de artegliarie. Madona di Urbin, zoè la duchessa et el sig.
Ottavian so barba, fece 3000 fanti dil paese, per obstar a Camillo
Vitello et Paulo suo fratello, non andasseno contra el Re di Franza: i
quali venivano con X squadre, computà do de balestrieri, et fanti 1500.
Et questa nova si have per lettere dil Vicario dil conte Carlo di Pian
de Meledo.
Adi X ditto fo preso uno secretario dil sig. Ludovico venia da Forlì,
et menato nel campo dil duca de Calavria, confessoe Madona esser
in stretta pratica di accordarse con il Stato de Milano et il Re di
Franza.
Adi 13 el conte di Caiazzo, havendo opinione di levarsi dove era col
campo, mandò il bando tutti dovesseno levarsi; ma monsig. di Preran
capitano de Franzesi non volse, dicendo volea aspettar zente fresche,
le qual di breve sariano lì. Et la note avanti a hore 7, cavalli 150
lezieri, et 150 fanti pur franzesi et italiani mescolati, veneno al
loco di Santa Agata; et inteso questo per spie el duca di Calavria,
che ancora questi non credeva dovesseno saper nulla, et mandò per el
doppio de cavalli et fanti, et quelli assaltono ne li allozamenti, et
preseno tutti li cavalli et fanti, et brusò li allozamenti. Ne fo morti
et feriti assà, et parte fono spogliati et lassati andar secondo il
costume dil guerrizar italiano, altri menati in campo presoni.
Adi 16 el campo franzese si levò da Fossà di Ziniul, et venne a Santa
Agata in quelli aizzamenti, i quali fono refatti: et aspettavano el
marchese di Salucio con squadre 20; et le artegliarie adi 17 fono
cargate su carrette de do ruode l'una, et con assà cavalli lì a Santa
Agata tirade, et lassò custodia al bastion dil Fossà di Ziniul.
Adi 19 el campo aragonese era sotto Faenza, mal conditionato per li
fangi, aque et freddi, con poca vittuaria et manco strami. A Faenza el
formento valea bolognini 50 la corba, ch'è uno staro, come ho scritto.
El campo franzese fece uno assalto a Mordano, loco ymolese ma
non lo poteno ottenir; pigliò alcuni cittadini et bestiami, et
quelli condusseno in campo: ma dal conte di Caiazzo fono relassati
liberamente, et pur li erano a torno ditto loco de Mordan. Ma li
cittadini tolseno termene per tutto doman a rendersi, non li venendo
soccorso: et subito spazoe a Madona a Forlì.
Adi ditto volendo pur al tutto Franzesi haver qualche luogo per
lozamento, venendo l'inverno, voleva pur questo Mordano et Bubano,
ch'è lochi sotto Ymola. Et in questo zorno el conte di Caiazzo venne a
parlamento con li homeni de ditti lochi, per veder si dovesseno render
al Re di Franza, el qual prosperava felicemente. Ma li risposeno,
volevano star a l'ubidientia de Madona da Forlì soa signora. Ma poi
partito, fo brusà li strami era di fuora di la terra di Mordano, acciò
non si venisseno a comprarli, et franzesi pur vi andoe et comenzò a
bombardar.
Adi 20 a hore 23 Franzesi ha vendo principià a bombardar Mordano,
dimandando si dovesseno render, mandò contestabeli ivi era a custodia,
uno per nome di Madona, l'altro per il duca di Calavria, con volontà di
quelli di la terra; recusoe, ma Franzesi seguite il bombardar; et non
potendo resister si volseno render, ma Franzesi non li volseno acceptar
pur a discreptione. Et non essendo più niuno a la difesa, et la
fantaria scampata, li contestabeli con pochi se tirono su la torretta;
ma Franzesi, a hora ditta di sopra, se buttò a le fosse, et con scale,
senza obstacolo, scalò li muri, et introno in la terra, taiò a pezzi
homeni et donne quante gli venne avanti nel primo ingresso, et messe
la terra a sacco, fece altri presoni, et vergognò le donne et haveno la
torretta con li contestabeli, et quasi per sacchizzar, Franzesi veneno
a le mano. Et fatto molta crudeltà, brusò et ruinò 8 caxe, _adeo_ non
rimase se non la chiesa con poche caxe in piedi, che _adhuc_ si vede.
Poi deliberono di andar a Bubano et Bagnara, et, non rendendosi, far
questo medemo. Continuamente zonzeva Franzesi in campo, perchè el Re
si approximava: li Italiani erano nel suo campo molto mal contenti,
et perchè i erano tortizati da Franzesi in ogni cosa,_ maxime_ ne le
prede.
Adi 21 havendo mandato el duca di Calavria a dimandar trieva per 6
zorni al conte di Caiazo, et non l'habendo habuto, si levò dove era, et
andò più vicino a la montagna fra Faenza, et ivi si fortificoe.
In questo zorno, tardi, Franzesi hebeno Bubano a pati, et cussì poi
Bagnara si accordò, si per tutto el seguente zorno a terza non havea
soccorso, di rendersi, et cussì fece; ma la rocca vi era custodia,
_tamen_ poi _etiam_ l'have.
Accadette che per discordia et Taliani et Franzesi, come scrissi di
sopra, fo brusato la terra di Mordano, con bona parte di la robba: et
fu tanta furia, che sul ponte per il cargo di le persone vi era, si
venne a romper, et alquanti ne le fosse si annegoe.
Adi 22 al magnifico Johanne Bentivoi per el Pontifice fo mandato el
capello per el fiol, et Fiorentini li deva el baston di lhoro capitano
si volevano esser con re Alphonso et loro; ma non volse accettar.
Adi 23 il Podestà de Ymola venne in campo franzese, et parlò al conte
di Gayazo, nè se intese fusse venuto per nome di Madona o di cittadini
de Ymola: ma il conte de Petigliano per custodia de Ymola voleva andar
ivi, ma poi per quello che seguite, che Madona si accordò con Franzesi,
non vi andò, et Madona preditta era in la rocha de Ymola con Jacobo
dil Quartiero, secretario del sig. Ludovico. _Unde_ il populo de Ymola
si levò, et andono da ditta Madona dicendo non volevano patir più
extorsion, et che 'l campo li era vicino, et che si dovesse accordar,
altramente che loro li averzeriano le porte di la città. A li qual
cittadini et populo essa Madona rispose: stesseno di bona voia che non
haveriano più alcun danno. Et cussì mandò a dir a Forlì, et si accordò
con Franzesi et Stato di Milano, et deteli vittuarie et ogni cosa
necessaria. Li pati non se ne intese, ma fu divulgato Milan consentiva
tolesse il suo D. Jacobo per marito, et li danno di provision per anni
5, et uno di rispeto, ducati 20 milia a l'anno; la qual cosa fo molto
contraria al duca di Calavria, et comenzò la sua ruina. Et el sig.
Zuane di Gonzaga, fratello di questo marchexe di Mantoa, assoldato da
re Alphonso, come ho scritto avanti, dovendo venir con cavalli 600 per
augumentar l'exercito, venendo sul Ferrarese per andar verso Bubano
dove era il campo, et inteso l'accordo di ditta Madona, et che 'l sig.
Fracasso era posto in ordine, sapendo di la sua venuta, per precluderli
la via, per il meglio deliberoe di ritornar a Mantoa, et più non andò
in campo.
In questo zorno Franzesi corse a Solarolo, Granarolo et Ruffi, lochi
di Faenza, la qual Faenza è di uno sig. chiamato Astor di Mamphredi,
che fu figlio dil sig. Galeotto et di la figlia del magnifico Johanne
Bentivoj: el qual ne l'anno 1488, nel suo palazo fu ammazzato di
voluntà di la moglie, et rimase questo Astor di età di anni X, et el
populo lo elesse, et chiamò per Signore; ma la madre andò a Bologna,
et se remaridò in uno Torello, che _alias_ fu prete. Et è da saper
che questo Joanne Bentivoj ha 4 figlioli et cinque fie maridate. Li
figlioli Annibal, Hermes, el prothonotario Galeazzo et Alexandro:
le fie, la prima fu maridata nel conte Nicolò Rangon, la seconda nel
sig. Gilberto da Carpi, la terza in questo sig. Galeotto di Faenza,
la quarta nel sig. de Rimano, et ultima nel sig. Zuane di Gonzaga,
fratello dil marchexe di Mantoa. Or ritorniamo al nostro proposito.
Questi Franzesi corse come ho ditto, prese homeni et bestiami in gran
numero, perchè quelli non si guardavano, et do di quelli de Russi
volendosi difender fonno morti; et con la preda Franzesi ritornono
in campo; et zonse in questo zorno 500 Sguizzari a piedi benissimo in
hordine, et si andava molto ingrossando sì da pie' come da cavallo.
Adi 24 el campo aragonese era sotto Faenza mal contento, et principiò
a mandar li carriazi verso Cesena, et el campo poi dovea andar a
redursi verso Bertonoro et Cesena, lochi dil Papa. Et si divulgava
el re Alphonso in persona dovea venir in qua; et questo fevano per
inanimar quelli dil suo campo, che stavano con gran paura. Et poi ditto
campo el zorno driedo, fo di Sabado venendo la Domenega, a hore 7 di
notte con pioza et gran scurità, si levò di Faenza, et andò ad alozar
a Castrocaro de Fiorentini sopra Forlì, distante mia 5 dove era, nè se
intendeva qual via volesse pigliar di ritornar in Reame, non potendo
resister a Franzesi, o per Toscana o vero per la Marca.
Et adi 24 uno m.º Luca da Napoli bombardier scampò di ditto campo, et
venne a Ravenna, el qual venia chiamato maistro di pavioni. Et il duca
di Calavria li mandò drieto a pregarlo ritornasse, et no volse.
Adi 25 Franzesi col campo si levono dove era di Bubano, et andò a
Solarolo loco di Faenza, zoè voleva andar ivi ad accamparsi, ma venne
alcuni cittadini di Faenza per trattar accordo. _Unde_ ditto campo non
si mosse, et restò a Mordano, et fo fatto comandamento in ditto campo,
sotto pena di la vita niun habi a dannificar lochi di la madona di
Forlì, cussì come fusseno di loro propri.
Et adi ditto, a hore 22 a Ymola fo proclamado, presente ditta Madona,
ambassadori dil re di Franza et dil duca de Milan, o ver sig. Ludovico,
che ditta Madona et el sig. Ottaviano so fiol erano fatti amici dil Re
di Franza et sig. Ludovico, a danno et distruzion de li loro inimici.
Et in questo medemo zorno fo assà bombardato in campo per allegrezza.
La causa fu perchè el sig. Ludovico si havea fatto duca. Et è da
judicar mandasse a notificar la morte dil cugnato et sua creatione.
Quello poi seguite, et come piaque a Maximiliano et la moglie, di
sotto ordinate sarà scritto. Et ancora per gratuirse el populo levò
el quintello, zoè una certa angaria che lui havea imposto prima al
populo, per el qual levar par alcuni cridasse: Duca! Duca! viva el duca
Ludovico! Et questo fo in chiesa, quando dal Arciepiscopo ricevete le
insegne ducal. Et oltra di questo deputò 6 zentilhomeni di primi di
Milano, do sopra le biave et vittuarie, do sopra li criminali, et do
sopra le cazze, per causa de li porchi cingiali dannizava il paese. El
qual fece certi editti, uno de li qual, per esser sta butato in stampa
a Milano, qui sarà scritto.
_Questo è uno editto fatto a Milano adi 28 Ottubrio 1494 per el Duca
nuovo._
Benchè la intentione dell'illustrissimo et excellentissimo sig. nostro
sig. Ludovico Maria Sforza Visconte duca etc., che Dio lo salvi et
mantegna, sia sempre stata et sii de non mancare de cosa alcuna per
conservare in bona quiete et tranquillità li subditi de questo suo
Stato, et che li buoni siano preservati securi da la malignità de li
cativi, niente di manco per fare Sua Excellentia che ogni uno senti
qualche leticia de questa nova assumptione sua al Ducato de Milano, et
declarare però non piacergli li maleficii, per non lassare opinione ad
alcuno che 'l preditto Sig. sia per comportare il mal fare, si notifica
Sua Excellentia havere comesso alli magnifici M. Baptista Vesconte et
M. Iohanne Francesco da Marliano sui conseglieri, che, insieme con li
deputati suoi a le cose criminali, se ordinasse la forma di publicare
una gratia et remissione de molte sorte et qualità de delitti. Per li
quali conseglieri et deputati, examinato bene il tutto, s'à divenuto
per loro, con partecipatione et bona voluntà di Sua Excellentia,
a la forma di la gratia infrascritta, _videlicet_ che 'l prefato
illustrissimo et excellentissimo sig. nostro Duca etc. per tenore de
la presente crida ad ogni uno notifica et manifesta volere che tutti et
singuli malfattori subditi suoi, così _mediate_ come _immediate_, cioè
così de li immediati subiecti a li officiali de Sua Excellentia, como
de' suoi feudatarii apartati _seu_ inquisiti _vel_ condemnati _aut_
altramente in alcuno modo culpati da qui indrieto de alcuno maleficio
o mancamento, _etiam_ che 'l nol fusse sequita imputatione alcuna_ ex
eo_ che 'l ditto delitto fusse incognito, et per causa di monete, sale,
biade, portatione de arme, receptation de banniti, o vero alcuna altra
sorte de maleficio sia quel se voglia, pur che 'l non sii _criminis
laesae majestatis_, nè de sacrilegio, nè de morte de homeni actualmente
sequita, debano esser et siano per tenore de la presente crida liberati
et in tutto absolti _de omni poena_ corporale o reale, spectante
così alla camera della Excellentia Sua, como suoi feudatarii, salvi
et excepti quelli fosseno componuti, et ogni denuntia, inquisitione,
banno et condemnatione et processi pendenti per causa de tutti et
singuli preditti maleficii siano cassati et anullati, como per la
presente crida se cassano et anullano; et se comanda ad qualunque
officiale, notaro et altri a chi spetta, le debbano cassare et
_penitus_ anullare senza pagamento alcuno, _etiam_ se fussero _de animo
deliberato occidendi_, con questo però che segua la pase con li offesi
_tantum_, cioè con li insultati o battuti, o vero se dinante al giudice
ordinario... idonea securtà a li ditti offesi, _de non offendendo in re
nec in persona_.... arbitrio de esso judice, considerata la qualità et
facoltà del offendente et del offeso: el qual judice ordinario possa
torre ditta securtà _etiam_ in renitentia et contumatia del ditto
offeso senza pagamenti, salvo de le tre specie de delitti, quale siano
exceptade de la presente crida. Et _insuper_ che, cerca li banni de
le morte de homeni actualmente sequite, intervenendoli la pace cum li
offesi, se possa poi venire a la concessione de la gratia. Et _ex nunc_
se declara che _cum primum_ sia sequita ditta pace, se intenda esser
concessa la gratia, senza altra impetratione de la Excellentia Sua.
_B. Maleus, cum sigillo. Cridata super platea arenghi et in broleto
novo comunis Mediolani, per Jacobum de Parma, tubetam duchalem, die
suprascripto_ 28 _Octubris, sono tubarum premisso._
Et il Duca de Milan preditto, da poi corso la terra et fattosi Duca,
deliberò non star più se non tre zorni in Milano, et andar a trovar el
Re di Franza, el qual era zà partito di Piasenza come intenderete di
sotto. Et adi 25 Ottubrio, la mattina, chiamò li cittadini de Milano,
et li disse come voleva andar dal Re, et lassava vice duca suo nepote
marchese Hermes di Tortona, fratello fo dil duca morto; et _tamen_ in
castello, _cum_ custodia che non potesse ussir, et lo chiamava vice
gerente. Et a ore 17 con la duchessa sua moglie, la qual era graveda
in mexi cinque, _tamen_ per tutto lo seguitava, se partì de Milano
con assà compagnia, et Antonio Maria di Sanseverino, deputato alla
guardia sua, et andò la sera ad allozar a San Columban, distante da
Piasenza mia 16, et l'ambassador venitiano l'andò seguitando, per
esser appresso Sua Excellentia, et partite quel medemo zorno, et andò
dreto ad allozar a Lodi, per ritrovarsi poi col Duca a Piasenza. Ma el
Duca adi 26, che fo el zorno driedo, per essere cattivo tempo non si
partì di San Columban fin non fusse bonazato, ma la sera andò mia 7 a
dormir a uno loco ditto Sena, poi la mattina a Pontenovo et el zorno
a Borgo San Donin ch'è su la via romea, distante da Piasenza mia 20,
propinquo a Fornovo mia 10, dove el zorno avanti, che fo adi 26, era
arrivato el Re di Franza, et ivi era restato quel zorno per non esser
consueto cavalcar la Domenega,_ tamen_ le sue zente erano avviate verso
Pontremolo. Et adi 28 zonse a Borgo San Donin el duca di Ferrara, el
qual venne per congratularsi di l'assumption dil ducato con suo zenero
et sua figliola, et poi che ebbe parlato assà insieme, esso Duca di
Ferrara si partì per andar a Milano, dove dovea aspettar la tornata
dil Duca, la qual fu prestissima, et in questo mezzo governar Milano;
et cussì fece. Ma ritorniamo al Re di Franza, el qual il lassiamo a
Piasenza.
El Re di Franza adoncha, ritrovandosi a Piasenza, quando seguite la
morte di suo cusino duca de Milano, et la creatione del sig. Ludovico,
et perchè era consueto quando muor qualche signor, in ogni sua terra,
subito che intendeno la morte li fanno funebre exequie, et metteno
una cassa, o vero fanno la sua imagine vestita, et quella come fusse
il vero corpo fanno le cerimonie; or lì a Piasenza, avanti il Re
si partisse, volse ritrovarsi a queste cerimonie dil suo carissimo
zermano.
In questo mezzo mandò il Re a Venetia uno suo chiamato m.º Joan
Bernardo franzese, et insieme con monsig. di Arzenton suo ambassador
andò in collegio, et dimandò da parte dil Roy a la Signoria duc. 50
millia in prestedo, et che 'l Roy ne havea grande bisogno, et che
aspettava di brieve li dovesse zonzer danari di Franza, et assà scudi
et de l'_argent_, concludendo li daria zoje per cautione. _Unde_ cerca
a la risposta, _inter patres_, fonno consultato; poi li fo risposo:
che questa terra al presente non poteva, con molte excusatione, et che
volendo armar havevano tolto in prestedo da soi cittadini con altre
excusatione; ma che fariano provisione di trovar danari. Et poco da poi
messe quattro decime, come di sotto scriverò. Et ditto messo havendo
tal risposta, si partì et al Re ritornò.
Adi 20 Ottubrio zonse a Piasenza dal Re do ambassadori di Lucchesi,
con lettere credentiale sottoscritte: _Antiani et vexillifer justitiae
populi et comunis Lucensis_. Et el zorno sequente hebbeno audientia,
et offerse il Stato et loro facultà a' comandi di Sua Maestà, et che
dovesse venir a Lucca, che tutta la città lo aspettavano con desiderio.
Et subito uno de ditti ritornò a Lucca a far preparar per la venuta
dil Re. L'altro chiamato Nicolao Tegrimi adi 23 partì di Piasenza, et
per venir a Milano a visitar il Duca, dolersi di la morte dil nepote,
et allegrarsi di la sua assumptione, el qual dal Duca, exposto che
have la sua imbassata, fu fatto cavalier, et creato dil suo consejo.
Et il Duca disse verso l'orator fiorentino Zuambattista Redolfi: _Nil
miremini, domine orator_, che per le condition sue et bona compagnia ne
fece, quando eramo in exilio a Pisa, li habbiamo voluto far questo. Et
poi ditto ambassador adi 25, el zorno medemo partì el Duca, _etiam_ lui
partite di Milano et ritornò molto contento a Lucca.
El Re di Franza adi 23 Ottubrio, essendo stato zorni 6 in Piasenza,
partite per andar a Pontremolo, loco pur de Milanesi, et passo
fortissimo et vicino a terre de Fiorentini; et zà el suo exercito era
sviato avanti: el qual sarà notado quivi, secondo la tariffa fo mandata
a la Signoria, di la quantità dil exercito havea. Et adi 25 zonse a
Borgo San Donin, et ivi restò el zorno driedo.... a Fornovo per esser
Domenega, et adi 29 zonse a Pontremolo, dove volea star zorni cinque
per metter ordine a quello havea a far, et veder come Fiorentini si
movevano, et voleva andar di longo a Lucca. Et è da saper, che quando
Sua Maestà partì di Piasenza, era armato di tutte arme, excepto
la testa, perchè essendo di debol complessione, non vi puol portar
elmetto; la qual cosa di armarse, dapoi partito di Franza non havea
fatto: et fo bellissimo veder, et sempre dove andava voleva, iuxta il
solito, le chiave di le fortezze.
_Tariffa de la comitiva che si trova a Pontremolo con la Maestà del
Cristianissimo Re di Franza, videlicet sua corte per servicio et
custodia de sua regal corona, ricevuta adi primo Novembrio 1494._
Primo la Maestà dil Re con 200 zentilhomeni alla sua
guardia, cavalli N. 200
Franchi arcieri a cavallo » 400
Balestrieri a cavallo » 400
Fanti da piedi et provisionati » 1200
Homeni d'arme 400 (?) a cavalli 6 per uno » 1800
Camerieri di Sua Maestà » — —
Monsig. di Lorangia (_Orange_) con cavalli » 50
Monsig. lo Maraschalco di Giae con cavalli » 50
Monsig. di Tramoglia (_de la Tremouille_) con cavalli » 50
Monsig. lo Maraschalco di Beucher con cavalli » 70
Monsig. di Pienes con cavalli » 35
Monsig. de Miolans (_Myolans_) con cavalli » 40
Monsig. Maraschalco di Bertagna con cavalli » 120
Zente dil Principe di Lorangia (_Orange_) con cavalli » 120
Zente dil Duca di Orliens con cavalli » 200
Monsig. de Val de Homon (_Vaudemont_) con cavalli » 30
Monsig. de la Spara (_de Lesparre_) con cavalli » 400
Il consiglio con la cancellaria, cavalli » 200
Li pensionarii con cavalli » 400
Li muli » 100
Li corsieri » 100
Li varleti et pazi de camera » 300
Li mastri di stalla et li officiali » 400