Romae die Junii MCCCCLXXXXIIIJ

Pontificatus nostri anno secundo.

_Copia di una lettera scritta per il Gran Turco a papa Alexandro sexto._

Sultan Baixeth fiolo del Sultan Maometh chan[84], per la Dio gratia

imperatore et signore de l'Asia e de la Europa e de le loro marine,

al padre et signore de tutti cristiani Alexandro sexto per la Dio

gratia de la Romana Chiesia degno Pontifice. Da poi la debita et

humana salutatione di buono animo con puro core, significamo a la

Vostra Grandezza come per Georgio Buzardo servitore e nuntio di

Vostra Potentia havemo inteso de la buona convalescentia di quella,

et così quello ne ha referito da parte di Vostra Grandezza; dil tutto

mi son allegrato et presone gran consolatione. Fra le altre cose me

ha referito come el Re di Franza è inanimato di prendere Gem nostro

fratello di le mani di Vostra Potentia, che seria molto contra la

voluntate nostra, e Vostra Grandezza ne haverà grandissimo danno e

mancamento, e tutti i vostri cristiani ne patiriano detrimento. Però

insieme con el sopra ditto Georgio habbiamo pensato che, per riposo et

utile di Vostra Potentia, e per mia gran satisfattione, seria bene che

ditto Gem nostro fratello, el quale ad ogni modo è sugieto a la morte,

e stà in pericolo de esser tratto de le mani di Vostra Grandezza,

li fusse fatto accelerare la morte, la quale a lui seria vita[85],

et a Vostra Potentia utile e riposo, et a nui di gran contento. Et

(_in_) questo se contentarà la Vostra Grandezza di compiacerne che

ditto Gem sia levato di travaglio a quello migliore modo apparerà a

Vostra Grandezza, e transitata l'anima sua ne lo altro mondo, dove

haverà migliore quiete. Il che facendo _adimplere_ Vostra Potentia, et

mandando il corpo suo in qualunque loco de le marine nostre di qua,

prometto io sopradetto sultan Baiaxeth chan de mandarvi in qualunque

loco piaccia alla Vostra Grandezza ducati trecentomilia d'oro, acciò

che la Vostra Potentia de essi ne faccia comprare qualche poteri a soi

filioli, li quali ducati 300 milia farò consignare a quella persona

ordenarà la Vostra Grandezza avanti che ne sia dato[86], poi alli

nostri debba essere consignato. Ancora prometto a la Potentia Vostra,

fin che io viverò, con la Grandezza Vostra haverò sempre bona e granda

amicitia senza alcuna fraude, et a quella farò tutta quella gratia e

piacere mi sarà possibile. Ancora prometto alla Potentia Vostra che per

mi nè per alcun del nostro paese sarà dato impedimento nè fatto altro

danno a cristiani, de quale sorte o vero conditione se siano, nè per

terra nè per mare, _excepto_ se nol fusse che damnificasse a nui o ad

altri del paese nostro, e per più satisfattione della Grandezza Vostra,

a ciò quella ne sia ben secura senza altra dubitatione di quello

tutto che di sopra li promettiamo, habbiamo jurato et tutto firmato

in presentia del soprascripto Georgio, per lo vero Iddio el quale

adoriamo, e sopra li nostri veri Evangelii, de observare alla Potentia

Vostra, nè in alcuna cosa mancarli, senza alcun fallo nè inganno,

quanto gli promettiamo. Et ancora più vogliamo assecurare Vostra

Grandezza, a ciò ne lo animo di quella non resti alcuna dubitatione,

ma sia certissima, et così di novo io sottoscritto Sultan Baizeth chan

iuro per lo vero Iddio che ha creato il cielo e la terra et ogni altra

cosa, et in lo quale credemo et adoremo, che facendo far la Potentia

Vostra quanto di sopra gli habbiamo richiesto, promettemo per lo fatto

juramento de observare tutto quanto quello di sopra contiene, et in

altra cosa mai contrafare nè intervenire a Vostra Grandezza. Scripta in

Constantinopoli in nostro palazzo adi 12 Settembrio 1494.

El Re di Franza in questo mezzo essendo a Lion dove era venuto l'April,

et quivi stette zerca mexi cinque, provvedendo a molte cosse era

bisogno a questa impresa, et non tanto lui quanto li soi principali,

zoè Mons. Samallo et mons. di Beucher, però che el Re stava su piaceri

et innamoramenti, secondo el costume di Franza. Et _accidit_ che se

innamoroe in una lì a Lion pur di bassa conditione, a la qual volse

dar di molti scudi, _tamen_ li fratelli mai volse sopportar questo, et

uno mons. de Olerius, è dil Dolphinà, era quello portava le imbasciate

acciò il Re fusse contentato; questo facea per essere amicissimo dil

re Alphonso di Napoli, perchè il Re pigliando tal pratica, _fortasse_

la venuta in reame saria disturbata, che zà poco mancava: però che non

havea denari da pagar la zente, et quelli baroni erano obligati in

tempo di guerra di esser in hordine a la richiesta dil Re con tanti

cavalli, dicevano la sua obligatione era non si partendo dil reame

di Franza e per defension di quello, et non venir in stranie parte,

onde bisognava adattar tutto. Et poi sopravenne la peste a Lion, et fo

necessario al Re partirse, et quella pratica ditta di sopra lassoe. Ma

in questo tempo dubitando pur che Maximiliano re, el qual era eletto

in loco dil padre, come dirò di sotto, Imperatore da li elettori di

lo imperio, venendo esso Re di Franza in Italia, per l'odio grando et

inzurie ricevute, _licet_ fusse adattate, non facesse qualche novità,

deliberoe di esser a parlamento insieme, et mandoe ambasciatore a

ditto re Maximiliano el Principe di Orangia, el qual vi stette gran

tempo, et ha dato l'ordine di abboccarsi. Et perchè l'uno di l'altro

non se fidava, el Re di Franza voleva che Maximiliano venisse a Digion

in Borgogna, et Maximiliano voleva el Re venisse a Ginevre in Savoia,

terra imperial; ma pur non essendo d'accordo de li lochi, ma terminono

venir a una fiumana chiamata la Sonna, partisce la Borgogna da la

Franza. Et cussì tutti do Re con gran zente venuti, il Re di Franza

alozoe a Chinon (?) et Maximiliano a Biacina (?), et benchè fusseno mia

cinque lontano l'uno di l'altro, per ambasadori accordono le cose, et

Maximiliano rimaxe lì nella Fiandra a quelli lochi di suo fiol. Et il

Re tornò a Lion a seguir l'impresa.

Et ritrovandosi el Re a Lion, venne uno ambasador dil Re e Regina di

Spagna chiamato don Alonso de la Sylva[87] cavalier casigliano uno

di 34 capitani dil Re, el qual exposto la sua ambasada ivi dimoroe et

venne con el Re preditto di Franza in Italia fino a Pavia, dove da esso

Re li fu detto non venisse più avanti perchè non era bisogno, facendo

poco conto, _ut mos est Francorum_: _unde_ ditto ambasciator si partì

et andò a Zenoa per poter meglio advisar di questo el Re suo, el qual

li rescrisse dovesse ritornar in Spagna, et cussì fece, et li mandono

do altri li quali el trovò a Roma, come di sotto sarà scritto. Et il

sig. Ludovico vedendo la dimora dil re a Lion vi mandoe Galeazzo di S.

Severino, che fu figliol del sig. Ruberto, et genero suo carissimo, et

_conclusive_ il primo appresso di lui, con zerca cavalli 40 benissimo

in hordine; el qual per nome dil ditto sig. Ludovico, _vel ut melius

dicam_ dil Stato di Milan che lui governava, li offeriva tutto il

Stato in ajuto, promettendoli passo et vittuarie et zente, le qual

zà havea, come per la liga era obligato, fatte metter in ordine, et

datoli prestanze, exhortando Soa Maestà dovesse venir a seguir tal

impresa, mostrando esser facile, havendo Milan con lui, et che esso

Galeazzo era venuto per essere con Soa Maestà sempre a morte et vita,

_unde_ el Re have molto accepto. Et volse lì a Lion intender meglio

el voler de Fiorentini, et come fu divulgato da li ambassadori erano

ivi, Fiorentini ebbeno bona risposta: et _etiam_ certi danari tolse

a cambio da mercadanti lì a Lion, o vero l'imprestassero _gratis_, o

pur sopra zoje. Et zà comenzava far adunar le sue zente, et avviarse

parte a poco a poco verso Italia: et il governo veramente di tutto

l'exercito nel principio di queste novità dette a mons. di Cordova

(_Crèvecoeur des Querdes_), che era il primo suo marescalco in la

Franza. Però che quattro gran marascalchi vi sono: zoè primo era

questo mons. di Cordova, mons. marascalco de Giae (_de Gié_), mons.

marascalco de Borgogna et mons. marascalco de Bretagna. Questo mons.

di Cordova sempre fu contrario a questa venuta dil Re in Italia, et

mentre si poneva tal cose in ordine, esso partito da Lion per andar a

casa soa, di età di anni da 80 in suso, si amaloe et morite in uno loco

chiamato la Brella (_L'Arbresle_) lige tre di là da Lion, avanti il Re

da Lion partisse, _ergo_ fu necessario di elezer uno altro capitano a

sta impresa, che fu mons. di Monpensier. Et mandoe 6 ambassadori in

Italia, uno alla Signoria di Venetia, el qual fu mons. de Citem, el

qual dovesse star fermo fino el Re fusse di qua da monti, et dinotar

alla Signoria al tutto la sua venuta esser prestissima, et intender

si erano fermi Venetiani in l'alianza promessa. El qual ambassador

zonse adi do April, alozoe a s. Gregorio a l'abacia, et stette quattro

mesi fermo, et da Venetiani fu assà honorato. Et a Milan era zà venuto

per suo ambassador mons. de Buzagia (_Du Bouchage_), el qual stette

a Milano fino che ditto mons. di Citem passò per venir a Venetia,

et stette cerca uno mexe a Milan, poi tornò in Franza al governo dil

fio dil Re, signor di Dolphinà. Ma sapiando il Re certo che Alexandro

pontifice, benchè a soi ambassadori havesse promesso, zoè a Peron,

come ho scritto di sopra, di dar la investisone dil reame, sì come

Innocentio suo predecessor et altri 22 Pontifici havea data, _tamen_

al presente era certo per el parentado fatto con re Alphonso non la

daria. _Unde_ usoe questa stratagiema gallica, che mandò 4 ambassadori

a dimandar a Soa Santità tal investisone; et subito habuta la risposta

di no, dovesseno partirsi di Roma et far tutti vari exerciti. I quali

oratori sono questi: mons. de Obignì (_Stuart d'Aubigny_), el general

de Bidante[88], lo presidente di Provenza, et _etiam_ Peron di Basser,

che prima era scudier di scuria (_écurie_) dil roy, et è hora chiamato

mons. et maistro di caxa dil Re, habuto gran intrada. Et foli ordinato

che il general de Bidante et Peron de Basser ussiti di Roma andasseno a

trovar il sig. Prospero et Fabricio Colonna, i quali sono potentissimi

romani et signori di castelli, a quali dovesseno dar scudi vinti milia,

erano stà mandati lì a Roma in banchi per lettere di cambio, perocchè

zà Colonnesi erano con il Re di Franza accordati, mediante li Cardinali

teniva da Sua Maestà, et che 'l presidente di Provenza restasse

ambassador a Fiorenza, et mons. di Obignì venisse a Milan, et restasse

in Italia al governo di le zente veniva di qua da' monti, et così

feceno.

L'armada a Zenoa si preparava continuamente, la qual, come si divulgava

et se intendeva per lettere di Zenoa, era grossissima, et fo comenzata

di April. Doveva uscir al principio di Lujo; erano galie 30, nave

grosse 12, nave di 8 milia cantari in 25 milia numero 30, galioni 15,

albitozi[89] 6, sopra le qual si diceva sarebbe lanze 150 franzese, a

6 cavalli per lanza, et anche 1600 combattenti, cosa che pur ad udirla

faceva tremar. _Tamen_ non fu la mità, come tutto di sotto leggendo

intenderete. Et prima andoe lì a Zenoa do Baroni dil Re, i quali fonno

mons. el gran scudier[90] et mons. de Biamonte (_Beaumont_) con danari:

et era decreto capitano di ditta armada mons. duca di Orliens, zerman

cusino dil Re, et quello a chi aspetta el reame di Franza si questo

Carlo re non havesse figlioli: el qual venne prima di qua da' monti cha

il Re, et andò a Zenoa et ritornò, come di sotto sarà scritto.

Ritorniamo al re Alphonso, el qual in questo tempo sollecitoe molto

l'armada soa, acciò dovesse ussir, come ussite, avanti di quella dil Re

di Franza si faceva a Zenoa. Et cussì adi 22 Zugno ditta armada partì

di Napoli, capitano don Fedrico suo fratello, el qual have el stendardo

et ussite dil porto. Il numero di la qual armada qui sarà posto, habuto

la verità da chi vi era presente.

_Questo è il numero di l'armada di re Alphonso:_

La galia de Bagnara, patron Esau Ruffo.

La galia de Mayatim (_Matino?_), patron Francesco Pontano.

La galia de Capazo (_Capaccio_), patron Tomaso Greco.

La galia de la Mantea (_Amantea_), patron Cola Cavallo.

La galia de Turpia (_Tropea?_), patron Bernardo Facere.

La galia de Reggio, patron Vito Geria.

La galia de lo Pizzo, patron........

La galia de Bibbona, patron.........

La galia de Policastro, patron Vespasiano de Mercato.

La galia del Belveder, patron Candela de Ciberio.

La galia de Cirela (_Ciro?_) de Calavria, patron Nardo de

Marian de la Scala.

La galia de Paula, patron Cola Singone.

La galia de Cilento, patron Paulo Amaranto.

La galia de fra Lunardo, per forza[91].

La galia de Marin Corso, per forza, con la qual va don Fedrigo.

La galia del Tuzo Comito, per forza.

La galia de Franzin Pastor, per forza.

La galia de la Cava, patron Andrea Longo.

La galia de Castellamar, patron Piero da Nocera.

La galia de Pozzuol, patron Capo Nuzo.

La galia de Surrento, patron Bernardin Serala.

La galia de Vico, patron Ioan Gatola.

La galia de Massa, patron Ioan Cola de Martino.

La galia de la Torre del Greco, patron Cola Moretto.

La galia de Gaeta, patron Cola Gatola.

La galia de Rocca de Mondregon, patron Iacopo Caraffa.

La galia de Traetto, patron Ioan Maria Pignatello[92].

La fusta, patron Ioan Paulo da Capri.

La fusta, patron Sebastian Terracina.

Lo galion, patron Piero Zanas.

Lo galion, patron Perucca.

Lo galion, chiamato Almatoza (?), patron Mariano Carojo.

Lo galion, chiamato Scorpione, patron Ioan Gambacorta.

La nave Forbina, di botte 1600, patron Gulielmo castigliano,

con homeni 300.

La nave Capella, de botte 1300, patron Tuzo Bona, con homeni 250.

La nave Ferrandina, de botte 1400, patron Ludovico Falier,

con homeni 250.

La nave de Bon Federico, de botte 1400, patron fra Iacopo Spinello,

con homeni 250.

La barza de botte 700, patron Tomaso Calata, con homeni 150.

La barza de don Fedrigo, de botte 900, con homeni 180.

La barza de botte 900, patron Perucca, con homeni 180.

La barza de Carlo Salvador, de botte 300, patron el ditto, con

homeni 60.

La barza de Martin Fenero, de botte 400, patron el ditto, con

homeni 80.

La barza de Michiel Candela, de botte 400, patron el ditto, con

homeni 70.

La barza de Michiel Soau, de botte 350, patron el ditto, con

homeni 70.

La barza de Dimitri, de botte 500, patron Nardo de Procida, con

homeni 100.

La barza de botte 300, patron Artes, con homeni 60.

La barza de Jaimo catelano, de botte 400, con homeni 80.

La barza de botte 350, con homeni 65.

La barza de botte 400, con homeni 80.

La barza de botte 300, con homeni 60.

La barza de botte 300, con homeni 80.

Et più altre barze, de botte 400, con homeni 80 per una[93]. Tutti

pagati per do mesi, et fornite de artigliarie et vittuarie, più di

rispetto tumuli 6000 di grano, corazze 500, zappe, badili et molte

altre armadure et monition de rispetto, bombarde piccole et grosse.

Sono galie n. 27, fuste 2, galioni 4, nave 4 et barze 14, in tutto vele

51.

Ma lassiamo questa armada, la qual ussite, come di sopra è scritto,

et esso re Alphonso mandoe in Spagna ambassadore el conte de Giello

(_Ajello?_)[94] pregando, _nomine suo_ et di sua sorella la Raina,

che fu moglie de Ferdinando suo padre, la qual lì in Napoli da esso

Alphonso era molto honorata et trattata come Raina: et pregasse el Re

et Regina di Spagna volesse dar aiuto alla caxa di Aragona et al suo

sangue, rompendo su quel di Franza, acciò el Re, havendo guerra nel

suo paese, dovesse ritornar in driedo, ma nulla potè far, per la paxe

havea ditti Re et Regina con el Re di Franza. _Tamen_ li promesse di

darli ogni altro favore: el qual ambassador ritornò a Napoli, et poi ne

andò uno altro lì in Spagna, chiamato Guielmo........... et ivi restoe.

Ancora a Venetia vi mandoe uno suo secretario in loco di l'abbate

Ruzo era morto, come ho scritto di sopra, chiamato Anuzo di Andriani,

el qual gionse di Avosto in Venetia, et si partì poi di Ottubrio per

andar al sig. Turco, perchè in quello paese era molto pratico. _Etiam_

prima ne havea mandato uno altro ambassador a Constantinopoli, el

qual si ritrovò con quello dil Pontifice, a notificar la venuta di

questo Re in Italia, sì per tuorli il regno, _quam_ poi per passar a

la Valona a soa distrutione; la qual cosa a Bayxeth othoman gran Turco

fu molto molesta, et li offerse aiuto, et _honorifice_ ricevette ditto

ambassador, et ne mandoe uno suo a Napoli, come di sotto, al tempo di

la venuta sua, che fu di Novembrio, intenderete. Al summo Pontifice

non restava re Alphonso di exortar, come capo di la cristianità, et

quello che dovea cercar la paxe de Italia, che dovesse aiutarlo, et

cussì terminò el Pontifice et Re de abboccarsi insieme, dove fariano

qualche conclusione bona. Intravenendo Puzo Puzi (_Puccio Pucci_),

dottor de la republica fiorentina appresso el Pontifice, el qual

pochi mesi dapoi lì a Roma morite. Or a la fine dil mexe di Zugno

el Pontifice con la sua guardia et tre Cardinali, Lisbona[95], s.

Zorzi[96] et Valenza suo nipote[97], _etiam_ in sua compagnia vi andoe

Paulo Pisani, cavalier, ambassador de Venitiani, che ivi a Roma si

era in questo anno. Et cussì con la guardia preditta venne a uno loco

appresso Teoli (_Tivoli_) mia 7, chiamato Vicoaro (_Vicovaro_), luntan

di Roma zerca mia 22; et per non esser quel loco capace per alozar

el Pontifice, mandono fuora li cittadini: et el re Alphonso venne con

zerca 1000 persone, et di primi baroni et zentilhomeni dil reame, et

Paulo Trivisano, cavalier, ambassador venitiano, senza dil qual, per

tuorsi benivola la Signoria, non espediva alcuna cosa, _imo_ tutto

con lui conferiva. Et arrivò a una abacia ivi vicina, et Paulo Pisani

preditto andoe a inchinarsi a Sua Maestà el qual era in chiesa, et

fatto le debite accoglienze, montati a cavallo, veneno a Vicoaro dal

Pontifice, el qual era in una sala, et abbrazati andono tutti do a uno

balcon apuzati a parlar, et steteno tre zorni a consultar, dove ivi

concluseno liga et intelligentia tra esso sommo Pontifice, re Alphonso

et republica fiorentina, et suzelono li capitoli. Et poi tolto licenza

el Re dal Pontifice, con le debite riverentie ritornono a loro terre,

non intendendo per questa romper la liga havia el Papa con Venitiani.

Et adi 9 Zugno partino da Milan de comandamento regio li do soi

ambassadori erano, zoè Antonio di Zenari dotor et Ferando di Zenari,

nominati di sopra, et a Napoli ritornono, vedendo non poter far nulla

con el signor Ludovico, el qual era fermo in dar aiuto al Re di Franza.

Et ancora fece patti Alphonso con Obietto dal Fiesco protonotario

fora ussito di Zenoa; el qual adi 25 Zugno partì da Carpi et andò a

Fiorenza, poi a Pisa, per andar su l'armada di re Alphonso; et adi 10

Luio a Milano fu depento ditto Obietto su una tavola a la piazza dil

domo, apicato, in zipon, con una chierega, et apicà per uno pè, con

uno breve di sotto diceva: io son misser Obietto dal Fiesco mancator di

fede; et cussì el Duca ordinò in le altre sue terre fusse fatto cussì;

et la sua provisione havea dato a Zuan Alvise dal Fiesco suo fratello,

zoè ducati 1500 a l'anno; et do abacie havea, dava de intrada ducati

2000, el signor Ludovico le dette al figliolo del ditto Zuan Alvise dal

Fiesco. _Tamen_, per questo, Obietto nè Paulo di Campofregoso cardinal

et arciepiscopo di Zenoa si curoe, _imo_ fonno fermi con re Alphonso.

Et inteso questo a Napoli adi 15 Luio el re Alphonso vedendo che 'l

sig. Ludovico, _licet_ fusseno stati cugnati, li era inimicissimo, li

tolse el contà (_de_) Caiazo, et questo perchè il sig. Zuan Francesco

di Sanseverino era sta creato capitano di le zente italiane per questa

imprexa, come dirò sotto. Et messe li soi officiali al ducato di

Bari, era proprio del sig. Ludovico lì in reame, et deputà uno dovesse

scuoder le intrade, _tamen_ voleva tenisse bon conto, acciò si Ludovico

si portava bene, potesse renderle. Et scrisse (_ad_) Antonio Stanga

dottor, era stato lì a Napoli ambassador de Milano, el qual ritornava a

Milan, et ancora non era ussito di reame, che dovesse mandar uno suo a

governar la casa sua, et mandò a compagnar ditto ambassador fino fuora

di reame, et non lassò che 'l parlasse a niuno. El qual, partito, se ne

tornò di longo a Milano. In questo mezzo, pratiche grandissime fonno

fatte in Italia et a Bologna al magnifico Joanne Bentivoi; et quelli

signori bolognesi faceva fortificar la terra, fece cavar le fosse di

Bologna, et dil mese di Zugno fe' cavar quelle di s. Zuanne, e fe' far

alcuni bastioni, et molto adoperava li villani per guastatori. Era

Bologna molto nominata, perchè si credeva el Re facesse quella via.

El Pontifice mandoe ambassador al ditto Joanne Bentivoi, et il simile

re Alphonso et Fiorentini a exhortar volesse esser da la loro banda.

Li promettevano di dar ducati 30 milia, far suo fiol protonotario

cardinal, et li mandoe il cappello fino a Bologna, et farlo lui

vicario di Bologna per nome di la Chiesia, però che Bologna è terra

di la Chiesia, et era in questo tempo legato apostolico el cardinal

Ascanio[98], fratello del sig. Ludovico. _Item_ el re Alphonso li

prometteva dar a uno altro so fiol chiamato Alexandro una soa figliola

per moglie con uno stato in reame, con intrada più de X milia ducati.

_Etiam_ fu divulgato el Pontifice li deva do castelli nel Bolognese al

ditto magnifico Joanne, zoè Zento (_Cento_) e la Pieve, tenuti per el

cardinal San Piero in Vincula, per esser vescovo di Bologna, _tamen_,

non obstante promissione, mai si volse voltar ditto magnifico Joanne

dil stado di Milano et promessa fatta al Re di Franza. Et al principio

di Zugno el Duca di Ferrara se ne andò a Bologna, per veder di redurlo

col Duca di Milano; et adi 8 tornoe a Ferrara. Pur non lassava intender

nel principio con chi voleva esser, et il suo figliol primogenito

nominato Annibal era a Pisa soldato de Fiorentini, nè quelli li

volevano dar licenza. Et cussì stavano queste pratiche zerca a Bologna.

Et zercò haver la madonna Catharina di Forlì, che fu moglie dil conte

Hyeronimo de Riario, nipote di Sixto quarto pontifice, el qual di

Imola et Forlì si fè signore, ma mentre _tyrannice_ governasse, fu

da li cittadini di Forlì nel suo palazzo morto nel 1488, et butato

fuora di le fenestre per più disprecio suo: _tamen_ chiamano per suo

signor Ottaviano, figliol primario di detto conte Hyeronimo, el qual

era in età di anni X. Adoncha questo Stato la madre governa, la qual

fo fia dil duca Galeazzo, padre di questo Duca de Milano, natural. Or

questa mostrava voler aiutar Alphonso, et non dar passo nè vittuarie

a le zente franzese e ducheschi, dovevano venir di breve in quel

contorno. Et zà erano parte adunati, come dirò di sotto, et dil mexe

di Luio ditta madonna si amaloe gravemente, et poi el Pontifice mandò

per la via di Rimano el cardinal di s. Zorzi lì a Forlì, el qual

zonse adi 30 Luio a Cesena, et poi andoe in la rocca di Forlimpuovolo

(_Forlimpopoli_) sotto Forlì, dove era ditta madonna, et conferiteno

insieme. _Demum_ esso cardinal andoe a Bertinoro con alcuni cittadini

forliviensi, et madonna di Forlì, con li fioli et il suo Jacomo Fea

genoese favorito, ritornò in Forlì. Questo cardinal venne per pregar

madonna dagi il passo et vittuarie a le zente dil Papa, et il Re

dovea venir in quelle parte fra otto zorni. Et la ditta madonna li

rispose volea essere amica di Milano, et bona fia di chi li havea dato

il Stato; et ancora dal sig. Ludovico li fo mandato uno secretario

chiamato Jacomo del Quartier, per veder si essa madonna potesse

accordar, et far fusse ferma in opinione, di dar passo et vittuarie a

le sue zente.

Fiorentini considerando el fatto loro, et che erano in mezzo de tute

queste cose, però che Franzesi conveniva passar per il suo, volendo

andar in reame, vedendo le cose andar da dovero, mandono a la Signoria

di Venetia doi soi ambassadori, i quali fonno Zuan Battista Ridolphi

et Paulo Antonio Soderini, i quali con bella compagnia vestiti con

mantelli curti la sua famiglia fino a mezza gamba rossi et barete

rosse, tutti a uno modo, arrivono adi 30 Luio, et fo preparato a

la Zuecca, et datoli stantia publica. Or questi, habuto audientia,

exposeno il fatto loro, domandando cussì come in ogni loro adversità

Venitiani li haveano dato favore, cussì al presente li consegliassero

quello havessero a fare. A quali, fatte le consultationi debite nel

consiglio di Pregadi, li fu risposto erano sapientissimi, et in ogni

loro operatione si haveano saputo ben governar, et cussì in questo

saperebbono far, et che Venitiani erano disposti non se impazar in

tal cose dil Re di Franza et dil Re di Napoli, i quali tutti do li

erano amicissimi, che stagando fermi in la liga etc. Et poi dil mexe

di Settembrio el Ridolphi, el qual _alias_ fu qui mercadante insieme

con Zuan Arfandini (_Orlandini?_) et faceva gran fatti, andoe a Milan

per ambassador a pregar el sig. Ludovico non volesse dar il passo

a Franzesi, nè metter la terra loro a pericolo, _imo_ si ricordasse

de l'amicitia haveva con Fiorentini, et che era mal esser causa di

dar adito a questo Re oltramontan che vegni a dominar et far _cede_

in Italia, et _maxime_ contra re Alphonso suo carissimo parente, sì

del Duca _ex utraque parte, quam_ di esso sig. Ludovico. Al qual fo

risposto non poteva far altro. Et questo oratore longamente dimoroe

lì a Milano, et l'altro a Venetia rimase fino che Piero di Medici

fo scacciato di Ferrara, come dirò di sotto. Et è da saper che adi

21 Zugno Guido Antonio Vespuzi et Piero Capponi, ambassadori de

Fiorentini, erano andati al Re di Franza, partino da Lion, et Piero

Capponi adi 2 Luio venne incognito a Milano, poi andò a ritrovar el

compagno andava di longo, et insieme ritornorono a Fiorenza.

Domente tal cose si fanno, a Roma novi rumori succedeva, et venne

inimicitia tra Ascanio Sforza cardinal, vice canzelier et fratello

dil sig. Ludovico, et il Pontifice. El qual cardinal fu quello che

fece questo Alexandro papa, et era il _totum_. O pur venisse lite,

come intraviene, o pur, secondo quel ditto, _causam quaerit qui

vult discedere ab amico_, perchè suo fratello era con Franza, et per

consequente bisognava lui _etiam_ vi fusse, _unde_ al principio di

Luio si absentò di Roma, et andoe in alcuni castelli di Colonnesi, et

quivi con danari fece zente, acciò non passasse el re Alphonso, el qual

si divulgava voler venir in persona in qua contra il Re di Franza, et

zà era venuto suo fiol Duca di Calavria con grande exercito, come di

sotto intenderete. Et a uno castello chiamato Genezam (_Genazzano_),

de Colonnesi, esso Ascanio si ridusse con alcune squadre, et faceva

continuamente fanti per dannizar Roma, acciò el Papa si voltasse.

La qual cosa al Pontifice fu molto molesta, per la partita di detto

cardinal. Ma el Re di Franza, domente in Italia tal cose si facevano,

continuamente mandava soi capetanei con zente a poco a poco di qua

da monti, et instituì el marascalco de Brandicol (_Baudricourt?_)[99]

et mons. di Obignì, che andò a Roma, come ho scritto, a questi do el

governo de le zente d'arme, et a la fin de Zugno mons. Tramoi (_La

Trémouille_) passò per Mongenevre con lanze 50, et cussì in questi

tempi, dil mese di Luio, veniva in qua da monti Franzesi, qual per

lettere de Zorzi Pixani dottor et cavalier ambassador di Venetiani

a Milan se intendeva, _tamen_ non era creto (_creduto_) mai el Re

in persona venir dovesse. Et el Duca di Orliens, al qual era dato

la provincia di l'armata si faceva a Zenoa, adì 9 Luio zonse in Aste

col Principe di Salerno; et el Duca di Milan, over sig. Ludovico che

governava il tutto, mandoe do soi principali fino in Aste a visitar

ditto Duca, i quali fonno el sig. Nicolò da Corezo et Galeazo Visconte.

Et subito zonto esso Duca lì in Aste, adi 10, che fu zorno driedo

che el zonzesse, si partì insieme col principe di Salerno et conte

di Chiaramonte, che erano baroni dil reame, per venir a Zenoa. La

qual armata si preparava era galie 24, galioni 30, nave grosse 10,

dovea menar cavalli 500 et artegliarie, sarà lanze 800 a cavallo in

l'armada, a do cavalli per lanza et uno arcier et uno balestrier. Et

poi questo Duca di Orliens adi 14 Luio venne a Vegevene (_Vigevano_),

dove è uno palazzo bellissimo del sig. Ludovico, et de indi dovea

_statim_ partirsi per andar a Casal a visitar la marchesana di Monferà

soa parente, poi andar a Zenoa, et _demum_ ritornar in Aste a far la

mostra di le sue zente. Et il Principe di Salerno per il Re fu creato

amiraio dil reame di Napoli. Or adi 15 ditto el Duca d'Orliens venne

in Alexandria di la Paia, terra pur dil Stato de Milano, era con

cavalli 600, dove andoe per visitarlo el sig. Ludovico con Zorzi Pisani

ambassador, nominato di sopra, di la Signoria di Venetia, el qual

seguiva la corte, et usato le accoglienze debite, lassato ordine al

sig. Ludovico di quello havesse a far, andoe di longo a Zenoa.

A Milan si faceva gran provisione di zente, et acciò tutto si intenda,

adi 26 Zugno il conte Honorato zentilhomo neapolitano con lanze 50 el

sig. Ludovico mandò a Codignola, et in Bolognese cavalcò cavalli 800

dil Stato preditto di Milan; et mandò al magnifico Joanne Bentivoi,

per resto vecchio e prestanze nove, ducati 16 milia; et adi 2 Luio

zonse a Vegevene dal sig. Ludovico Galeazzo di s. Severino, el qual

era stato dal Re di Franza con cavalli 40, et poi adi 19 Avosto partì

da Vegevene per ritornar dal Re che veniva et passava monti. Et in

questo medemo zorno di 2 Luio, esso sig. Ludovico mandoe a Zenoa

Lorenzo di Mozanega (_di Mozzanica_), facea l'ofitio dil collateral

zeneral, per far provision a la securtà di Zenoa, dove era commissario

suo Corradolo Stanga protonotario stato gran tempo et ancora vi è.

Et è da saper che adi 25 Zugno fo fato la mostra di l'armata preditta

su la piazza di Zenoa: li sopracomiti era la mità franzesi et la mità

zenoesi; et anche ivi per el Duca di Milano fu mandato el sig. Antonio

Maria di s. Severino, fo fiol del sig. Ruberto. Et su ditta armata fu

operato, et condusseno Nicolò Griffo da Ferrara, fo col sig. Ruberto

da s. Severino, et li dette ditto Stato di Milan cavalli 100 et ducati

400 a l'anno. Et le zente di Milano in questo tempo fonno mandate in

Parmesana, et fu decreto _de consensu_ dil Re de Franza capitano di le

zente italiane el conte Caiazo, nominato per avanti. El qual adi 5 Luio

venne a Milan, et adi 20 ditto _etiam_ el sig. Gaspar di s. Severino,

chiamato Fracasso, suo fratello, el qual per alcun tempo el sig.

Ludovico licentioe da lui, et hora ritornoe a Milano, et che tutti li

Severineschi al presente sono in gratia dil Duca et sig. Ludovico, et

operati.

Adi 27 Luio.........[100] el sig. Ludovico a hore 9½, la qual hora

volse haver astrologica dal suo maistro Ambrosio De Cerato (_da

Rosciate_) ottimo astrologo, senza il consiglio dil qual non faria

alcuna cosa, et molto varda tal hore et ponti, dette el stendardo et

baston al conte de Caiazo capitano de 500 homeni d'arme; et adi 28

ditto partì e andoe a la volta di Parmesana, dove dia far la adunation

di le zente. Et ancora il sig. Ludovico condusse a soldo di Milano

el sig. Gilberto et Ludovico da Carpi fratelli: li dette di condutta

homeni d'arme 80 et 25 stratioti et 25 balestrieri a cavallo, et

per gratuir l'animo dil sig. Antonio Maria di s. Severino, el sig.

Ludovico, adi 29 Luio, li donoe tre castelli: Bassignana è sopra Po

su quel di Alexandria di la Paia, et do altre sul lago di Como; rende

de intrada zerca ducati 2000 a l'anno. _Etiam_ al sig. Fracasso donoe

tre terre o vero castelli sul Cremonese al confin del Mantuan; ha de

intrada ducati 2000.

Adi 23 Luio gionse a Milan don Piero de Sylva ambassador dil Re

di Portogallo con cavalcature 54, cariazi 7, andava a Roma a dar

l'obedientia ad Alexandro sexto pontifice. Parlò al sig. Ludovico;

si alegrò _nomine regis_ di le nozze di la nezza maridada in re

Maximiliano de Romani, et poi al suo viazo andoe. Et zonto a Siena,

havendo in commissione dal Re suo, scrisse a Roma come era zonto per

darli obedientia; ma voleva el Pontifice concedesse tal gratia al

Re, zoè la legitimation di uno suo fiol natural, acciò quel regno

romagnesse in li soi; _unde_ el Papa, parendoli di novo che si

pattizasse, et _etiam_ per amor dil Re di Spagna, a chi aspetta ditto

reame, se questo Re mancasse senza figlioli legittimi, non volse far

nulla; et ditto ambassador non vi volse andar a darli la obidientia, et

rescrisse al Re. Et in questo mezzo lì a Siena morite.

El re Alphonso vedendo che 'l Duca de Milan faceva campo, et zà

veniva Franzesi di qua da' monti, deliberoe mandar el suo campo a

l'incontro in Romagna, el qual era grossissimo, come di sotto sarà

scritto, governato per suo fiol Ferdinando duca di Calavria. Et eravi

questi signori, i quali cadauno saria sta bastante capitano: el sig.

Virginio Orsini non venne, et zà fu divulgato el Re in persona voleva

venir et lassar vicerè in Napoli ditto sig. Virginio, ma poi si mutoe

di opinione: el conte di Pitigliano, Zuan Jacomo di Traulzi, el Duca

di Urbino et el sig. di Pesaro con altri conduttieri, parte soldati

per Alphonso, parte per el Pontifice et Fiorentini, sì come erano

ubligati. Et dil mexe di Luio el conte di Pitigliano, con squadre 60,

venne in Romagna, et squadre 7 dil Pontifice, adi 28 Luio, vennero

sopra Farnesino, al loco chiamato el bosco, fra s. Mauro e Gaeta. Et el

governador di Cesena facea zente per el Duca di Gandia fio dil Papa,

zoè homeni d'arme 20, alozati _tamen_ di fuora di Cesena per dubio di

Guido Guerra, el qual è uno capo di parte, et alcuni castelli vicini

a Cesena signoriza, come poi scriverò di la prodezza et strenuità sua.

Cicogna contestabile al primo di Avosto di Fiorentini era a Castrocaro

mia 3 da Forlì, facea fanti 400 per mandar a Pisa, et li capitani

si aspettavano in questo tempo lì in Romagna; et come per lettere di

Andrea da Lezze podestà et capitano di Ravenna drizzate a la Signoria

di Venetia se intendeva i successi che le zente dil Papa et dil Re

si aspettava tra Bertinoro et Forlì sul fiume di Meldola; et quelle

dil Stato di Milano fra Faenza et Forlì sul fiume de Monton. Et acciò

meglio questa storia se intenda, venuto li campi, farò una division

di quello a uno tempo facevano: et cussì comenzerò a descriver le cose

seguide prima in Romagna avanti il zonzer de li campi a la campagna di

zorno in zorno, et non senza grandissima fatica et vigilantia tal cose

quivi soprascritte. Ma accade prima de scriver alcune provisioni fatte

per Venitiani.

La Signoria di Venetia in questo mezzo _inter patres_ consultaveno

_saepius_ quello dovesseno far, essendo dal Pontifice, re Alphonso,

Fiorentini et altri pregati et exortati non dovesseno lassar venir

questo Re in Italia; et benchè intendevano il passar de' Franzesi di

qua da' monti per lettere di Zorzi Pisani ambassador a Milano, pur la

verità _ad plenum_ non se intendeva, perchè il sig. Ludovico non li

manifestava il vero, acciò Venitiani non facessero qualche pensier a

disturbar tal venuta de Franzesi, benchè nel principio deliberasseno

non si voler impazar in alcuna cosa, _imo_ esser neutrali, pur inteso

di l'armata era per ussir di Zenoa, deliberorno nel consiglio de

Pregadi ancora loro metterse in ordene, et star provisti per le cose

potevano occorrer, et far armata. _Unde_ tolseno ad imprestedo de

patricii zerca ducati 50 milia, con promissione di renderli in fra uno

anno, et li obbligorno al deposito dil Sal. Questo fecero per non voler

dar angarie alla terra, nè toccar le publiche intrade, nè altri danari

de depositi; et adi 22 Zugno nel Mazor Conseglio elesseno capitano

zeneral di mar Antonio Grimani, padre dil cardinal Grimani, _tituli

sancti Nicolai inter imagines_, novamente da questo Pontifice creato.

El qual _libentissime_ acceptoe, et la domenega proxima messe banco,

et habuto con gran ceremonie in la chiesa di s. Marco dal Principe

el stendardo, adi 25 Luio, et accompagnato dal Principe, oratori et

universo Senato fino in galia, la qual era al ponte di la paia, tolto

licentia et offertosi a l'orator gallico et cussì ad altri oratori,

montoe in galia; et _in eadem hora_ andoe verso il porto, et poi con

do galie insieme armate novamente, sopra comiti Zuan Francesco Venier

et Antonio Loredan, verso Corphù navegò, dove era l'altra armata sotto

do capetanei del colpho, Nicolò da ca da Pexaro et Hyeronimo Contarini,

i quali, zonto ivi el zeneral, restono proveditori di l'armada, et non

molto dapoi el Pexaro venne a dixarmar per essere stato assai fuora.

Ancora dubitando di novità di Ferrara, mandò zente a custodia sul

Polesene di Rovigo 25 cavalli et fanti, et quelli fonno mandati qui

sotto sarà scritti, et _etiam_ Ruigo a Domenego Malipiero, era podestà

et capitano, scrisseno fosse di novo fortificato, facendo spalti et

ogni altra provisione, et _etiam_ a la città de Ravenna perchè li campi

pur si appropinquava mandoe zente nominate di sotto, acciò il Ravennese

et Zervia difendesse da subite correrie. A le zente veramente d'arme

che ditta Signoria havea, ordinoe per le camere fusse dato sovencione,

acciò si comprasseno cavalli et stesseno preparati, zoè ducati 60 per

uno cao di lanza et 20 per el piatto per ogni homo d'arme.

_Zente mandate sul Polesene._

Alexandro dil Turco in Ruigo con cavalli 300

Fio di Antonazo di Dozea in Lendenara » 88

Zuan Griego a la Badia » 50

Zuan Gradenigo patricio veneto a la Badia » 80

Carlo Secco ai Mazi » 100

Antonio di Pigi » 100

Marco da Martinengo cavalier » 200

La spedizione di Carlo VIII in Italia · 第 6 / 49 题