THÈOPHILE GAUTIER*

* Dal libro _Le Tombeau de Théophile Gautier_

(Paris, Lemerre, 1873).

Sereno, e stanco di vicende umane,

Questa terra inquieta egli ha lasciato.

Egli, il Maestro, delle forme arcane

Innamorato.

Era forte nell'arte--era il leone.

Ne possedea la maestà severa,

Lo sguardo assorto in calma visïone,

E la criniera.

Risuscitò l'ignota poesia,

Evocando col suo desir possente

Il fulgore infocato e la magìa

Dell'Orïente,

I monumenti sotto il cielo aperto

Nella tòrrida luce polverosa,

E la sublime noia del deserto

Senza una rosa.

Disse Bisanzio dove l'onda bagna

L'alte moschee dalle dorate fronti,

I calli angusti nella dolce Spagna

In mezzo ai monti.

Fu dell'Italia appassionato amante

E ne applaudì la gloria e la fortuna,

--I palazzi il ricordano vagante

Per la laguna.

Cantò la Gioia e il Bello e la pagana

Voluttà della Forma, e gl'imi amori

Delle cose e i desir--l'ebbrezza umana

E i suoi colori.

Eppur sapeva le segrete pene

E le immense mestizie del poeta;

Sentì tristezza nella morta Atene,

Pensò alla mèta,

Al destino, alla brama d'Infinito;

Pianse il passato ed indagò il futuro,

Interrogò le sfingi, e tese il dito

Verso l'oscuro.

L'occhio profondo all'orizzonte volto

Assaliva i confini del pensiero...

E il suo sogno vagava ognor più sciolto

Oltre il mistero.

Or lo ha seguito. Ei che raggiunta avea

Perfezione impeccabil di parola,

Sentiva in sè come sepolta dea

L'alma che vola.

E forse già lassù dove s'ammanta

La gran luce terribile e superna,

Bello di nuova vita, ardente canta

La Beltà eterna.

Le nostalgie · 第 68 / 79 题