Io non so nel seno di qual donna, nè per saziare le voglie di qual
uomo, io fui concepita. Non so chi, levatami dal sacro fonte, mi
battezzò nel nome di Ginevra. Non conobbi mai colei che mi nutrì col
suo latte, nè mi sovviene di nessun volto umano che abbia sorriso alla
mia infanzia.
La mia prima memoria è l'aver rotto la tenera fronte allo spigolo
d'una tavola di marmo, ch'era nel mezzo d'un lugubre corridoio della
Casa della Nunziata. Questo mi avvenne per un calcio che mi scagliò
una di quelle furie che quivi si chiamano nutrici, della quale mi si
è dileguata ogni sembianza. Questa memoria è come un lampo, che mi
traluce talvolta alla fantasia e sparisce. Poi tutto è buio: e solo
mi sovviene ch'io piangeva molto, abbandonata quasi ignuda sul freddo
pavimento, ch'io bagnava delle mie lacrime: ma le cause del mio dolore
mi sono fuggite.
Il primo avvenimento, onde mi è possibile di cominciare il racconto di
questa mia povera vita, è il seguente.
Era uno di quei giorni cupi e piovosi, nei quali la natura sembra
piangere insieme con noi delle sciagure alle quali ella medesima ci
ha abbandonati. Io povera bimba, gittata al solito per terra fra le
centinaia di mie coetanee, morta del freddo ed estenuata dalla mancanza
di nutrimento, era fra questa vita e l'altra, in uno di quei momenti di
assenza totale di sensazioni, che si provano nei primi giorni in cui la
propria coscienza comincia a riconoscersi ed a contare, per così dire,
una storia di se stessa. Una nutrice, e di costei ho presentissimo
il laido e sozzo viso, appressandosi a me, mi sollevò di peso per il
sinistro braccio, di sì mala maniera, che mi slogò la spalluccia. In
vano tenterei di esprimere con parole la fierezza del dolore ch'io
ebbi. Le mie strida acutissime avrebbero riscosso il carnefice. Ma
la donna parve non avvertirle, e sempre nella medesima attitudine mi
portò, o più tosto strascinò, in una specie di tenebroso parlatorio.
Quivi, sopra molti rozzi scanni che l'ingombravano, erano assai bambini
di ambo i sessi, in varie positure, e tutte penosissime. Alcuni avevano
le mani e i piedi così stretti e chiusi nelle fasce, che il sangue,
come poscia ho capito, più non circolando, regurgitava alla testa.
Però mostravano il viso tutto livido ed annerito, ed erano prossimi a
rendere lo spirito. Altri erano sciolti e scalzi; anzi tanto sciolti,
e tanto scalzi, che nel cuore dell'inverno altro non avevano indosso
che una sorta di grembiule, dal quale parevano, ma non erano, coperti.
Giravano per la squallida sala alcune figure come di contadine, brutte,
le più, come la mala ventura. Queste davano di piglio a vicenda, chi a
questo, chi a quell'altro bambino. Lo tastavano tutto, gli squarciavano
la bocca, gli storcevano le palpebre, venendolo considerando come ogni
altra merce. Molti ne rifiutavano con quel garbo che potete immaginare.
Qualcuno che andava loro a grado, lo toglievano in braccio e portavano
via senza più. Solamente un vecchio bianco e calvo, che, con larghi
occhiali sul naso e con un grosso libro innanzi, sedeva a una tavola in
un canto della sala, mentre la donna portava via il bambino, notava non
so che in quel libro.
Arrivata nel mezzo della sala, l'arpia che mi aveva ghermita aprì
l'artiglio e mi lasciò cadere sopra uno scanno. Io fui presa e ripresa,
per quel medesimo braccio ch'io aveva slogato, non so quante volte da
non so quante persone. Fui stazzonata, sgualcita, pesta in tutte le
forme possibili. L'eccesso del dolore mi aveva renduta in apparenza
tranquillissima, togliendomi interamente la forza di piangere. Alla
fine una donna di mezzana età, ch'avea un occhio cieco, e l'altro
così orrido e spaventato, che pareva una lammia, dopo avermi straziata
in mille guise, e postemi le mani in bocca e altrove, come si fa dei
cavalli, visto che io nè pure fiatava, disse alle nutrici in quel suo
rozzo linguaggio:
Questa bimba mi conviene. Io non posso patire i fanciulli che piangono.
Dall'aurora si vede il buon giorno. Io voglio farmene un aiuto alle mie
fatiche, ed ho bisogno ch'ella sia d'indole quieta ed obbediente. Che
tempo ha ella?
Quattro anni nei cinque, le fu risposto.
Or bene, la prendo, disse la donna.
Allora il vecchio scrisse nel libro, e la donna me ne portò in braccio
sulla via.