LETTERA DI GINEVRA AL PADRE PENITENZIERE DON...

Io ho bisogno, padre mio venerabile, che voi non ignoriate nulla

dell'essere mio. Sento alla fine che Iddio, fatto pietoso alle mie

spaventevoli calamità, è vicino a liberarmene, chiamandomi alla sua

pace. Padre mio adorabile, fate che io non mi rappresenti al suo

cospetto senza la vostra assoluzione. Il cospetto di Dio è tanto

terribile! io sono tanto debole ed infelice! tremo tutta... non mi

reggo... Padre mio, come potrò sostenerne lo sguardo?

Ma già vaneggiavo. Voi mi dite sempre che l'anima mia, non questo

corpo fragile e macerato, dovrà fra poco comparire al cospetto di Dio.

L'anima passata per la tempera della morte, sanata e fortificata dalla

vostra assoluzione, trasparente innanzi all'occhio del suo Creatore,

sarà sciolta da ogni infermità umana.

Padre mio, io già credo tutto quello che voi mi dite. Ma com'è

possibile che una povera donna, quale io sono, senza ingegno, senza

lettere, possa comprendere uno stato così diverso dal presente? Io non

ve lo nego, padre mio: per quanto io mi sforzi, sempre mi rappresento

Iddio come un uomo, maestoso, tremendo, divino ancora quanto la

mia fantasia può immaginarlo: ma sempre come un uomo. Concepirlo in

ispirito e sciolto dalle forme umane, io non posso. Così dell'anima

mia non so immaginare uno stato che non somigli il presente. Se ora

tremo, se ora piango, o più tosto vorrei piangere e non posso... tutto

questo sparirà... ed io allora che sarò?... proverò dolore o gioia?...

Ah! purchè io non senta dolore, della gioia non mi curo. Ma se anche

nell'altra vita si soffrisse!... O Dio... se anche nell'altra vita

si soffre, io ti domando il mio totale annullamento... o se questa

è bestemmia, e tu dà fine al mio dolore. Tu sei infinitamente buono:

potrai consentire che la tua creatura soffra in eterno?...

Padre mio, questi estremi giorni della mia vita si annegano in un mare

troppo tempestoso e troppo buio di dubbi e di spaventi.

Perdonate la confusione delle mie parole. Voi mi avete imposto

di scrivervi filo per filo la mia vita, perchè in voce io non so

seguitarne l'ordine e confondo me e voi stesso. Ed io, anche scrivendo,

comincio già dal principio a confondermi. Ma voglio farmi la maggior

forza ch'io posso. Spero che Iddio mi concederà tanta lena... tanta

mente. Ah padre! s'io giungo al termine, e voi non mi assolvete, chi

altro assolverete sulla terra?

Ginevra, o, L'Orfana della Nunziata · 第 15 / 140 题