PÌCCOLI PENATI.

Un'agitazione nervosa mi aveva tenuto per tutto il viàggio mattutino da

Bologna a Rìmini; nè poteva stare io fermo o seduto. E più il treno mi

portava verso quella città, più l'ossessione nervosa cresceva: un antico

male. Percorrevo su e giù il lungo treno quasi vuoto, e cercavo qualcosa

di diverso a cui attaccare il pensiero. Corri, vècchio treno e pòrtami

via il pensiero! Ma andava così adàgio il treno mattutino della Romagna!

*

Per buona ventura, in uno scompartimento di seconda classe si svolgeva

un piacèvole ragionamento: c'era una signora di mezza età, dolcemente

tonda, che parlava come a casa sua e si soffermava con letìzia,

gestendo, sui suoni della sua pronùncia ravennate. C'era un signore

anzianotto con una cravattina bianca che ascoltava con serietà. C'era

una signorina magrolina che non parlava. Questa era la nepote e la

signora era la zia.

La signora si rivelava per una di quelle plàcide borghesi di Romagna,

che hanno poderi al sole, casa in città, galline in pollàio, vino in

cantina; hanno esperienza di masserìzia domèstica e agrìcola; vìvono in

quella, e nessun dùbbio le assale che tutte queste proprietà còrrano

oggi un certo perìcolo, o, quanto meno, sìano molto discusse.

Ella parlava di cose della vita domèstica; e dopo un po', prestando io

maggior attenzione, sentii queste parole, spiccate, con effusione di

cuore: — Lei pesta, fine fine, le màndorle dolci e qualcuna di amare, ma

poche; sì che venga tutta una bella manteca. Poi lei fa una bella

spòglia come per i tagliolini, e li tàglia, ma fini fini. Allora lei

prepara un bel _sutè_, e lo fòdera con la pasta frolla; poi ci mette un

suolo di tagliolini, e sopra quel siroppo di zùcchero, che le ho detto,

e la manteca di mandorle e dei pezzettini di burro; poi un altro suolo

di taglioline, e ancora le condisce con lo zùcchero, con le màndorle, e

del burro....

— Come fosse un ragù.... — suggerì d'incanto quel signore.

— Bravo! E così di sèguito. Sopra, poi, ci fa dei ricami con la pasta

frolla, e cuoce al forno: quando è levato dal forno, ci fa un buco, e ci

versa mezzo bicchiere di alchermes o di cògnac, a piacimento. Una bontà!

Provi, e sentirà che onore si fa!

— E come si chiama?

— La torta con le taglioline dolci. Lei la può mangiar calda, ma se la

làscia raffreddare, sentirà che è più buona.

Il signore prese nota: màndorle dolci, poche amare, zùcchero, burro,

alchermes o cògnac. — E la signorina — domandò — sa fare anche lei la

torta con le taglioline dolci?

La signorina si schermì.

E allora la signora disse che la signorina non studiava le torte, ma

studiava alla scuola normale, dove era una delle prime: — Dante,

ginnàstica, fìsica, pedagogia e làscia pur dire a lei!

Il signore guardò con ammirazione quella signorina che sapeva tante cose

in così giòvane età. Ma parve preferire i ragionamenti su la sapienza

della zia.

— Stùdiano troppo, adesso — disse il signore guardando con òcchio

incerto la signorina come si guarda uno sconosciuto esercìzio su gli

attrezzi. Forse la sua mente instituiva un rapporto tra la magrezza

della signorina, e la floridezza della zia.

— Troppo, troppo, troppo! — confermò la zia. — E poi vede? Se queste

ragazze devono fare un paio di calze, o un rammendo, non le sanno più

fare.

— Ma si còmprano già fatte di _chiffon_! — disse la signorina con una

vocina rabbiosetta.

La zia non fu di questa opinione perchè le calze fatte a màcchina

pèrdono i calcagni in un momento: lei aveva, si può dire, tutto ancora

il suo corredo da sposa.

— Si bùttano via e se ne còmprano delle altre — ribattè la signorina.

Questo sistema di buttar via e di comperare non doveva essere conforme

alle opinioni dell'economia domèstica della zia, perchè disse: — Ci

vògliono tanti soldi, allora!

La signorina scattò e disse:

— I soldi si guadàgnano! Prima le signorine non guadagnàvano niente, e

adesso guadàgnano come gli uòmini. Sì, staremo lì a far la calza!

Il signore pareva ammirato delle risposte della signorina; ma si permise

di obbiettare, non su le calze fatte a màcchina, ma in gènere sul

perìcolo che Dante, la ginnàstica, la fìsica e la pedagogia potèssero

sconvòlgere l'ordinamento della casa.

— A me, per esèmpio, signorina — disse, — le tagliatelle fatte a

màcchina non mi piàcciono.

— Oh, bravo! — esclamò la zia — Senti quello che dice il signore?

— Si pìglia una cuoca! — squillò la signorina — E poi e poi! Una volta

voialtre stavate tutta la vita a imparare a far da cucina; ma oggi le

signorine che stùdiano, come dice la nostra professoressa, sanno fare di

tutto.

La signorina continuò con eloquenza, ma queste cose io già avèndole

udite altre volte, lasciai lo scompartimento.

*

Scompartimento deserto di terza classe.

Fra i due sedili si stava una giòvane donna. Era un visetto da Maria

Vèrgine, ma senza beltà. Ella pareva continuare in treno le consuete

occupazioni della sua pìccola casa, interrotte dal viàggio mattutino:

aveva allattato un suo piccino; aveva disteso il trapuntino; vi aveva

deposto il fantolino ed ora lo spiava affinchè nessuna perturbazione

avvenisse: èrano chiusi gli sportelli dei finestrini dalla parte del

sole nascente, rialzato il trapuntino, posto lievemente un fazzolettino

bianco sul volto del dormiente.

Fra i due sedili, — immoto presso la mamma, — si stava un altro

fantolino, di circa quattro anni, con un càndido grembiale, scarpettine

pulitine, braccia nude, gambine nude: pareva in camìcia. Le due manine

si tenèvano come in equilìbrio fra i due sedili: il verde della

campagna, desta al primo sole, si rispecchiava nella diafanità delle

pupille liquide, con immenso stupore. «Oh, la casa che balla e cammina!

oh, quanto verde e quanto sole!» pareva dire. «Oh, mondo bello! Mondo

nuovo!»

Una paletta per ismuover l'arena; una barchettina nuova da pochi soldi:

alcunchè di nuovo, di fresco, di lieto in tutto il modesto bagàglio,

rivelàvano a prima vista che il viàggio era di piacere, e probabilmente

per i bagni, per dipìngere di scuro le pàllide carni di quel fantolino.

Anzi certo, ai bagni! Una grossa glàndola enfiata deformava il volto del

piccino. Gli dava quella immobilità dolorosa del bimbo ammalato.

Mi sorprese allora una voce diretta a me, a me veramente.

— Scusi, signore, questo scompartimento è per i non fumatori!

Le parole èrano cortesi, ma il tono era severo.

Era il marito di quella madonnina: un giòvane smilzo da pochi soldi.

Veramente la espressione significava altra cosa: «Lei guarda il petto

della mia signora!».

No, caro uomo, cosa vuole che guardi quella roba lì!

Guardavo il bimbo. «Le madri vìdero i bimbi infilzati su le baionette

bùlgare.»

Guardavo fuori nel sole la piràmide della nostra civiltà:

quattordicimila morti.

Al di là di questo manto azzurro del mare si deve udire il cannone

rombare.

Ma già, quando s'alza il sole, la vita comincia lo stesso.

Il sole! Un gran pèndolo oscillante nel vuoto: da un lato l'istinto a

fuggire la morte, dall'altro lato l'istinto a cercare la guerra!

Un cimitero elevò d'un tratto i suoi torrioni funerari, immoti davanti

al treno fuggente. La macchina sibilò. Rìmini!

_Thalatta, thalatta_, l'eterno mare! la lama azzurrina dell'Adriàtico

saliva verso il cielo, ma io non ti salutai, eterno mare: non ti

saluterò più!

Mi rincantucciai e nascosi il volto.

*

Quella grama famigliuola non discese a Rìmini, che è stazione di gran

mondo.

A Rìmini vidi il soldatino, rèduce dalla guerra.

Viaggio di un povero letterato · 第 38 / 53 题