LIBRO VENTESIMOQUARTO

Stabilito nel Regno Carlo III di Durazzo per la rotta data al Principe

Ottone, e per la cattività del medesimo e della Regina, subito tutti

i Baroni mandarono a dargli ubbidienza eccetto tre Conti, quello di

Fondi, il Conte d'Ariano e l'altro di Caserta, i quali ostinatamente

seguir vollero le parti della Regina: ma Carlo poco curandosi di loro,

attese a purgare il Regno, cacciandone tutti i soldati stranieri che

aveano militato per la Regina; poi per ordinare le cose di giustizia,

mandò Governadori e Capitani per le province, e per le Terre della

Corona. Era allora in grande stima il Conte di Nola Orsino, il quale

persuase al Re, che chiamasse il Parlamento generale per lo mese

d'aprile del seguente anno 1382 per trattare d'imporre un donativo, e

'l Re che ben conosceva esser necessario di fare qualche provisione,

poichè sin d'allora si prevedeva, che il Duca d'Angiò adottato dalla

Regina non avrebbe voluto abbandonare le sue ragioni, mandò per lettere

chiamando tutti i Baroni a Parlamento; e per mantenersi l'amicizia

di Papa Urbano, fece pigliar prigione il Cardinal di Gifoni creato

da Clemente, e fece menarlo a Santa Chiara, dove fattogli spogliar

in pubblico l'abito di Cardinale, e toltogli il cappello di testa,

fece tutto buttare nel fuoco, che s'era perciò fatto accendere in

mezzo della Chiesa; fecelo anche abiurare e confessar di sua bocca che

Clemente era falso Papa, ed egli illegittimo Cardinale, e da poi fece

restituirlo in carcere, riservandolo all'arbitrio di Papa Urbano[241].

Nel mese di novembre seguente, venne Margarita sua moglie, co' piccioli

figliuoli Giovanna e Ladislao, e nel giorno di Santa Caterina con

grandissima pompa fu coronata ed unta, e menata, secondo il costume,

per la città sotto il baldacchino. E per levare in tutto una tacita

mestizia che si vedeva universalmente per Napoli, per la ruina della

Regina Giovanna, si fecero per più dì grandissime feste, giostre e

giuochi d'arme, ne' quali il Re armeggiò più volte con molta lode; poi

ad emulazione di Re Luigi di Taranto, volle istituire un nuovo ordine

di Cavalieri che intitolò la Compagnia della Nave; volendo alludere

alla nave degli Argonauti, affinchè i Cavalieri che da lui erano

promossi a quell'ordine, avessero da emulare il valore degli Argonauti.

Venne in questo tempo il dì del Parlamento generale, nel quale

adunati tutti i Baroni in Napoli, il Conte di Nola per vecchiezza e

per nobiltà, e molto più per lo gran valore di Roberto e Ramondo suoi

figliuoli, d'autorità grandissima, propose che ogni Barone ed ogni

città suggetta alla Corona dovesse soccorrere il Re con notabil somma

di danari, e per dare buon esempio agli altri, si tassò egli stesso

di diecimila ducati; e perchè pareva pericoloso mostrare mal animo al

nuovo Re, che stava ancora armato, non fu Barone, che rifiutasse di

tassarsi, tal che si giunse sino alla somma di trecentomila fiorini,

e celebrato il Parlamento, presero licenza dal Re tutti i Baroni,

promettendo di mandare ogn'uno quel tanto che s'era tassato, e pareva

con quel donativo, e con l'amicizia del Papa che Re Carlo potesse

fortificarsi nel Regno, e temer poco l'invasione, che già di giorno in

giorno si andava più accostando.

Istoria civile del Regno di Napoli, v. 6 · 第 23 / 64 题