Lo scandalo d’una tresca.
Fu intorno a quel tempo, che, senza volerlo, cominciarono a pervenirmi
le notizie sulla condotta di mia moglie a Florinas. Dico _senza
volerlo_, poichè non mi ero mai occupato di lei, nè di lei volevo mi
si parlasse mai. Mi contentavo di lasciare quella disgraziata in preda
al suo destino. Vivente nell’abbandono e nella miseria, ella trascinava
l’anima nel rimorso e il corpo nel digiuno, in espiazione d’una colpa a
entrambi fatale.
Per diversi anni il paese aveva ritenuto Maria Francesca come una donna
savia, rassegnata a subire cristianamente la sua cattiva sorte. Io,
invece, da qualche tempo ero informato, che il contegno di lei non era
così onesto ed esemplare, come si dava ad intendere ai credenzoni. Il
sospetto d’una tresca, che prima vagamente e poi con più insistenza si
metteva in giro, era diventato realtà.
Una donna che abitava nella casa vicina, affacciandosi per più notti
ad una finestra che dava sul tetto della casupola di Maria Francesca,
aveva udito distintamente la voce di un uomo. Sorpresa dalla strana
conversazione in casa della sarta ad ora sì tarda, ne aveva dato avviso
ad alcuni amici; i quali, volendo conoscere il misterioso visitatore
notturno, avevano deciso di fargli la posta per darsi spasso[24].
Nei villaggi — dove i passatempi son pochi, e molti gli oziosi — gli
scandali servono di pascolo ad ogni ceto di persone, buone e cattive.
Quei curiosi rimasero in vedetta lungo la notte; finchè al mattino,
un’ora prima dell’alba, videro aprirsi la porta della casupola di
Maria Francesca, ed uscirne un uomo incappucciato. Pedinatolo per
diverse mattine, riuscirono a ravvisarlo. Era Baingio Maronzu, modesto
macellaio, piccolo commerciante di bestiame, e amante di mia moglie.
La notizia si divulgò, fece chiasso, divenne pubblica. Le comari
del paese, la cui lingua non riposa neppur nel sonno, si diedero a
commentarla, ora accusando, ed ora scusando Maria Francesca, a seconda
i rapporti di amicizia o di parentela coll’adultera. Alla piccante
avventura (per sè stessa poco singolare) si volle dare una grave
importanza per i personaggi che vi erano implicati. Trattavasi della
moglie di un famoso bandito vivente, e di un ganzo ammogliato, padre di
cinque figli. Si diceva da tutti con raccapriccio:
— Che farà Giovanni Tolu dei due colpevoli?!
Ma Giovanni Tolu era tranquillo nella Nurra, nè pensava a consumare
una carica di polvere e due palle contro una donna che più non gli era
moglie, ed alla quale, da qualche anno, aveva strappato la figliuola,
prevedendo quanto sarebbe avvenuto.
Dopo la nostra separazione — come ho detto ultra volta — i genitori di
Maria Francesca non si erano più recati a far visita alla figliuola, nè
avevano ad essa permesso di visitarli con troppa frequenza. Essi davano
ad intendere, che ciò si voleva per non inasprirmi; ma il vero scopo
era quello di non volersi sagrificare a soccorrere la poveretta, da
essi traviata.
Eppure io sapeva, che Salvatore Meloni e sua moglie, tanto schizzinosi
nell’avvicinare la figliuola, non sentivano scrupolo a ricevere in casa
Baingio Maronzu; il quale faceva loro parte delle carni che macellava.
La studiata generosità era servita di mezzo al buon amico per la sua
relazione illecita con Maria Francesca; la quale, in quel tempo, aveva
forse più bisogno di pane, che delle carezze di un padre di cinque
figli!
Quando la notizia della tresca pervenne alla Nurra, già da una
settimana ero informato di uno scandalo maggiore. I miei parenti, che
vigilavano ad occhi aperti, erano venuti a dirmi:
— Bada, Giovanni! Tua moglie trovasi in istato d’inoltrata gravidanza!
L’ambasciata non mi giunse amara, nè mi fece montare sulle furie;
pensai invece a premunirmi contro lo scandalo, rendendo pubblico il
fallo di mia moglie.
Feci subito scrivere due lettere a Florinas: una al sindaco dottor
Serra, e l’altra al rettore Dettori, annunziando loro la gravidanza
illegittima di mia moglie, ed avvertendoli di farla sorvegliare, perchè
allevasse la creatura che da lei sarebbe nata.
Ammonita da entrambi sollecitamente, Maria Francesca protestò contro la
diceria calunniosa; ma il dottor Serra le fece conoscere la pena che il
Codice Penale infliggeva, a chi avesse tentato di far sparire il frutto
della propria colpa.
— Il fatto è ormai noto al paese — conchiuse il sindaco — ed io più di
ogni altro sono in grado di affermare il vero!
I miei parenti, dietro gli ordini da me ricevuti, raddoppiarono la
vigilanza, benchè inutilmente. La scaltra donna, assistita da alcune
comari compiacenti, riuscì a mandar fuori di casa il neonato, senza che
alcuno se ne avvedesse. Il bambino fii esposto e raccolto nel paese di
Bonnanaro, e i due funzionari non poterono far nulla.
Sparsasi la voce dell’interessamento da me preso per la gravidanza
di mia moglie, i due adulteri si sgomentarono, credendo scioccamente
ch’io non avrei frapposto indugio a massacrarli. Da soli tre giorni
era avvenuto il parto, quando i due colombi lasciarono Florinas per
fuggirsene a San Gavino Monreale, al di là di Oristano. Mia moglie
riuscì a collocarsi come balia a Cagliari; e Maronzu, non ritenendosi
abbastanza sicuro nell’isola, si recò a Portotorres, e di là prese
imbarco per Marsiglia, abbandonando la druda, la moglie, e tutti i suoi
figliuoli.
Morta la bambina affidatale come balia, Maria Francesca lasciò Cagliari
per ritirarsi nel villaggio di San Gavino Monreale, dove non tardò a
raggiungerla il suo drudo, stanco della vita miserabile che menava in
Francia.
Dopo circa due anni di assenza, l’uno e l’altra vollero far ritorno a
Florinas; ma vivendo in continue angustie per paura della mia vendetta,
spiccarono di nuovo il volo per San Gavino. Ivi Baingio acquistò una
casetta in nome di mia moglie, coi risparmi fatti nella miniera di
Monteponi, dove venne accettato come manovale.
Non sono molti anni che quella donna leggera, benchè inoltrata negli
anni, si separò dal drudo per unirsi ad un vecchio militare in ritiro.
Così appresi per caso dalle chiacchiere degli amici — poichè, lo
ripeto, non volli mai occuparmi di una donna, che non ho riveduto da
oltre quarant’anni, e che spero di mai più rivedere in questo mondo, nè
nell’altro.
La voce pubblica (che viene chiamata _voce di Dio_, sebbene non ne
azzecchi mai una!) andava dicendo, che io avessi più volte tentato
di uccidere i due adulteri, tendendo loro un agguato. Nulla di più
falso! — Dirò, anzi, che più d’una volta ebbi a tiro di fucile Baingio
Maronzu, ma mi guardai di spararlo, per non perdere una carica di
polvere e due palle. Così pure dirò, che facilmente avrei potuto
uccidere Maria Francesca; poichè se da lei mi fossi creduto offeso,
sarei stato capace di pugnalarla nella propria casa, dentro Florinas.
Ho già detto, come per togliere la vita a Francesco Rassu (da me ferito
in campagna) io mi fossi spinto fin sulla soglia della sua abitazione,
poc’ora dopo che n’erano usciti il medico ed il pretore.
Perchè, d’altronde, uccidere Maria Francesca? La pagavo col disprezzo,
ma non l’odiavo. Giovane inesperta, mal consigliata, abbandonata da’
suoi genitori, vivente nella miseria, era caduta nel fango per colpa
d’altri: di quel sordido prete, a cui Dio avrà chiesto conto dell’anima
buona da lui traviata. Chi lo sa? forse io devo alla piccola Maria
Antonia, se non divenni allora un ussoricida. Non avrei certo esitato
ad uccidere mia moglie; ma non potevo uccidere la madre della mia
figliuola!
Erano dunque abbastanza puniti i due adulteri, ed io per essi non
dovevo compromettere la mia coscienza. Baingio Maronzu, d’altra parte,
non si era unito a mia moglie, ma ad una donna da me ripudiata, e che
più non mi apparteneva. Anch’io era stato reo dello stesso peccato, nè
avrei saputo in altri punirlo[25].
Per Maria Francesca si era avverata la mia profezia. Dopo la
nostra separazione avevo detto a’ suoi parenti: — voi ne farete una
sgualdrina!
Destino di questo mondo! Io, abile lavoratore; lei, buona massaia,
eravamo nati per vivere felici nella nostra casetta di Florinas. E
invece, che fu di noi? Battemmo disgiunti una falsa strada: quella
dell’infamia. Chi eravamo noi? Io, il bandito della foresta — lei la
druda di un ammogliato. Fuggiaschi entrambi da un punto all’altro
dell’isola, avevamo bisogno di nasconderci: lei per dar la vita a
figliuoli bastardi — io per toglierla a’ miei persecutori!
Un solo cruccio ho risentito per l’abbiezione di Maria Francesca: — la
mia figliuola meritava una madre migliore!
Oh quante volte, quando mi sedevo la bambina sulle ginocchia, io le
diceva, senza che mi comprendesse:
— Povera creatura! tu sei alta poco più del mio coltello omicida;
nessuno ti conosce, nessuno ti cura, nessuno sa quanto vali! Eppure
dovrebbero adorarti in ginocchio come una Madonnina! Eppure molti
contadini e signori di Florinas dovrebbero caderti ai piedi, per
ringraziarti delle vite che hai risparmiato al nostro paese! Molto
sangue avrei sparso ancora, se io non ti avessi incontrato sul mio
cammino! Non ti manca che una sola virtù, figliuola mia: — quella di
non aver saputo spegnere nel mio cuore l’odio verso il prete Pittui —
verso l’uomo fatale, che a me tolse la pace... e a te la madre!