CAPITOLO XXI.

Spigolatrice e spigolatore.

Dopo essermi separato da mia moglie, non posso dire di essere stato

sordo all’amore.

Avevo 27 anni, ero giovane, e sapevo di non essere antipatico, nè

brutto. Siccome però io tenevo alla sobrietà, alla quale dovevo la

virtù della prudenza, stetti in guardia. L’uomo, quando vuole, può

esercitare un imperio sulle proprie passioni, ed io era uscito sempre

vincitore dalle lotte: mi sapevo frenare dinanzi al vino e dinanzi

alle donne. Solamente dinanzi al tabacco ed alla vendetta io mi sentiva

debole, nè alcun freno seppi mai impormi — lo confesso.

Io sapevo per esperienza, che solamente nell’intemperanza si commettono

le imprudenze. L’eccesso nel bere e la febbre amorosa non possono che

togliere l’energia e offuscare l’intelletto. Il latitante ubbriaco, od

innamorato, cade facilmente nella rete della giustizia. Il vino e la

donna sono i due traditori del bandito; quindi io abborriva dall’uno

e dall’altra: conoscevo la storia di Noè, che aveva dato scandalo ai

figli; e la storia di Sansone, ch’era stato tradito da Dalila.

Io ero uscito incolume da tutti gli assalti: le palle mi rispettavano.

Ero stato compagno dei principali banditi del Logudoro, e li avevo

veduti in poco tempo sparire dal mio fianco: — Antonio Rassu,

arrestato; Puzzone, morto in carcere; Leonardo Piga e Derudas, in

galera; Gio. Cossu, di Nulvi, freddato dai carabinieri; Antonio

Spano, avvelenato; Cambilargiu, ucciso da un parente traditore. Io li

aveva veduti scomparire ad uno ad uno nei primi anni della mia vita

randagia... ed io sorvissi ad essi!

*

* *

Nelle mie solitudini io ricordavo con dolore il mio amore tradito —

l’amore calmo e sereno della sposa che v’incoraggia al lavoro e vi

sprona ai risparmi quotidiani, per dare un po’ di benessere ai vostri

figli, alla vostra famiglia. Io maledicevo quella ragazza sconsigliata

che si era da me divisa, solo per dar retta ai mali consigli de’ miei

nemici.

Maria Francesca viveva sola, abbandonata da tutti; e qualche vaga

voce di contegno scorretto era pervenuta al mio orecchio, sebbene in

paese ella avesse fama di buoni costumi. Ma, che m’importava della sua

condotta? Mi ero separato da lei; per lei ero diventato un tristo; ed a

lei sola io doveva la vitaccia che menavo e che sarebbe finita con una

morte violenta, o ignominiosa. Che importava a me di Maria Francesca?

La disprezzavo, e null’altro!

*

* *

Era il mese di agosto — della stagione a me cara, perchè mi ricordava

la messe e i lavori della trebbiatura, ai quali mi ero dedicato

nella mia sana ed onesta giovinezza. Girovagavo in quei giorni mezzo

annoiato, in preda ad una stanchezza morale, più che fisica.

Avevo una cugina quindicenne — Mattea Merella — fidanzata a certo

Paolo Fonsa. Quantunque non ancora maritata, mia cugina era andata

a spigolare per conto del suo Paolo, in un campo poco distante

da Florinas, nella regione _Nuraghe Idale_. Il fratello di Paolo,

Francesco Fonsa, aveva preso seco, come spigolatrice per tutta la

raccolta, Maddalena Pintus Marongiu — quella ragazza furba, colla quale

ero andato alla festa di Mara, e che aveva suscitato sul mio conto un

mondo di dicerie.

Io bazzicavo con frequenza in quell’aia, e prendevo svago a

chiacchierare colla comitiva allegra delle spigolatrici e dei

mietitori.

Un giorno, che Maddalena spigolava a me vicino, mi rivolse la parola:

— Come te la passi, Giovanni?

— Faccio la vita comoda, come vedi!

Maddalena mi gettò un’occhiata tenera; e mi disse con un sospiro:

— Te ne accorgi, eh? come sei andato! Se invece di Maria Francesca

Meloni tu ti fossi ammogliato con _qualche altra_, forse oggi non

lamenteresti quello che ti è accaduto!

— Cara mia; se al mondo si fosse indovini, forse non sbaglierebbe

nessuno! So che tu sei innamorata e promessa sposa ad un pastore,

ma nessuno sa come finiranno le cose. È il destino che ci tira per i

capelli!

La ragazza tacque, e continuò alcun poco a spigolare; poi mi disse

senza guardarmi:

— Ricordi, o Giovanni, la nostra gita alla festa di Mara?... e la

colazione vicino al ponte? e l’andata alla fontana? Come eri burbero

quel giorno con me! Mi tenevi il broncio perchè sapevi che ti volevo

bene. Eppure non ho mai dimenticato che mi prendesti a braccetto

insieme a mia cugina, per difendermi dalla folla che correva alla

fonte... Certe cose non si possono dimenticare! Pare ieri... e sono

passati più di quattro anni!

E Maddalena continuava a spigolare, mentre io andava fissando quella

ragazza dal volto abbronzato, che in quel momento mi sembrava graziosa.

Io le dissi, affettando noncuranza:

— Anche tu sei ora legata; io ho potuto sciogliere il mio nodo, ma tu...

— Nessuno è legato a questo mondo! — mi disse Maddalena con voce

tremante — ed io potrei sciogliermi, perchè sento di amarti come prima.

— Bada, ch’egli non ti senta!

— Chi?

— Lui... il tuo pastore.

— Che importa? Gli direi sul muso, che amo te più di lui: ecco tutto!

— Quale attrattiva potrei avere agli occhi tuoi? Perchè dovresti amarmi?

— T’amo, perchè ti ho amato prima; perchè sei un disgraziato; perchè

sei forte e coraggioso!

Quel giorno mi allontanai; ma confesso che le parole di Maddalena

avevano fatto uno strano effetto sull’animo mio. Il ricordo di quella

creatura che avevo tanto disprezzato, e che ora mi teneva un linguaggio

così affettuoso, m’intenerì. Ella, già così disprezzata, trovava ancora

una dolce parola per me; mentre la donna onesta, che avevo prescelto

a compagna, non aveva fatto che amareggiarmi la vita, trascinandomi al

mal passo.

Ritornai più volte alta messe per chiacchierare con mia cugina e con

Paolo, e per continuare i discorsi con Maddalena, che mi aspettava

ansiosamente.

Il fidanzato di Maddalena — Gio. Antonio Pitieddu — era un povero

pastore. Non potendo abbandonare le sue pecore, se ne stava all’ovile,

e veniva di rado all’aia per visitarvi la sposa. Era un giovane

vizioso, che nelle sue frequenti visite a Sassari aveva menato una vita

dissoluta.

I miei convegni si erano fatti più spessi. L’aia mi tentava, nè tardai

ad accorgermi che vi ero spinto dalla passione. Maddalena mi dava l’ora

degli appuntamenti, e fra noi si era stabilita un’intimità, che divenne

quasi scandalosa.

Passarono così parecchie settimane.

Una maligna cognata di Gio. Antonio, che spiava ogni nostro movimento,

un bel giorno ebbe il coraggio di dire a costui:

— Mi pare che ti comporti assai male con una fanciulla che non ti è

ancora moglie! Apri gli occhi e intendimi bene! Lo stato della tua

fidanzata mi è sospetto. O affretta le nozze se vuoi riparare al tuo

fallo, o ritardale se non vuoi riparare al fallo degli altri. Ho detto

abbastanza: la tua coscienza ti dica il resto!

La cruda e inattesa rivelazione turbò vivamente il pastore, che aveva

stabilito le nozze per la fine di agosto.

— Sei una visionaria od una calunniatrice! — rispose Gio. Antonio alla

cognata — e te lo proverò col rimandare il matrimonio alla fine di

ottobre.

La madre e i parenti della sposa si adoperarono a scongiurare lo

scandalo... e Maddalena andò a nozze il giorno d’Ognisanti, facendo

ricredere il marito, ma non persuadendo la cognata, che sapeva il fatto

suo.

I due sposi si ritirarono nel loro ovile di _Giunchi_, dove si

stabilirono.

*

* *

Errante per la campagna, io capitavo qualche volta nella capanna di

Giovanni Antonio, e continuai la mia relazione segreta con Maddalena,

la quale mi aveva dichiarato che sentiva di amarmi più di prima.

I due coniugi erano poveri, e Maddalena si recava con frequenza a

Florinas, per chiedere qualche soccorso a mia madre. La buona vecchia

le dava sempre viveri, o qualche indumento, ma a malincuore, perchè

aveva sospettato della tresca, e me ne moveva continuo rimprovero.

Anch’io soccorrevo il marito, e più d’una volta gli diedi qualche

scudo, o lo provvidi di scarpe.

Il fratello, la cognata, ed altri parenti ed amici di Gio. Antonio

— che con frequenza lo visitavano — continuarono a sospettare della

mia segreta relazione con Maddalena; ma nessuno osò mai mormorarne

apertamente, perchè si aveva paura del bandito.

Finalmente Gio. Antonio, aprendo l’orecchio alle insistenti esortazioni

della cognata, credette vera la tresca, e si provò a farmi il broncio.

Non volendo più oltre turbare la pace domestica, sospesi per qualche

tempo le mie visite all’ovile.

Cominciarono allora le lagrime e le smanie dei due coniugi: — la moglie

piangeva il mio abbandono — il marito si disperava, temendo che mi

liberassi di lui con una fucilata.

Un vecchio pastore, amico comune, venne a me per rivelarmi le

inquietudini di quella famiglia, che io solo potevo salvare. Io gli

risposi:

— Mi ha egli forse ucciso il padre, per temere la mia collera?

— Andiamo dunque a rassicurarlo! — mi suggerì il vecchio.

— Andiamo pure!

Mi presentai all’ovile, e Gio. Antonio corse al mio incontro festoso ed

umile. Si venne a spiegazioni reciproche, e la pace fu ristabilita.

Continuai da quel giorno a visitare l’ovile, ma con più cautela e con

meno frequenza.

Tuttavia devo confessare, che la mia relazione con Maddalena era durata

per oltre sei anni.

Gli amori continuati sono un pericolo permanente per un bandito, ed io

volevo sottrarmi agli adescamenti di quella donna.

Dopo un’assenza di più settimane, un giorno entrai nell’ovile di

_Giunchi_.

Maddalena era sola, il marito lontano, e i tre figliuoli in fondo al

cortile, intenti a giuocare.

Come mi vide, Maddalena mi corse incontro, mi gettò le braccia al

collo, e mi disse con accento vibrato e risoluto:

— Ormai son stanca di questa vita! Io non posso più vivere insieme ad

un uomo che non ho amato, che non amo, e non amerò giammai! Portami

via: voglio stare solamente con te. Mettimi in qualche molino, dove

vuoi, anche serva presso qualche tuo amico, ma toglimi a questa

solitudine che mi uccide!

Cercai invano di liberarmi da quelle braccia d’acciaio, e gridai a lei:

— No: assolutamente no! È tempo di mettere giudizio, togliendoci ad

una posizione falsa. Tu devi rimanere con tuo marito per aver cura de’

tuoi figliuoli. Pensa che la tua bambina, fra pochi anni, diventerà una

fanciulla, nè devi abbandonarla a sè stessa. Che speri da me? io sono

un bandito!

— Non m’importa nulla de’ miei figliuoli: il mio mondo sei tu: portami

via!

Il delirio febbrile di quella donna mi spaventò. Divenni furibondo,

e tentai con tutte le mie forze di svincolarmi da lei. Vedendo che

ella ritentava l’assalto, me ne scostai alquanto, le diedi un sonoro

schiaffo, la buttai di peso sopra una sedia, e mi slanciai fuori della

capanna.

Fui vigliacco, lo so, ma era tempo di finirla[1].

Da quel giorno non visitai più l’ovile, nè più rividi quella donna.

Maddalena non era certo lo specchio della moglie fedele, nè dell’amica

costante.

Pochi mesi dopo la nostra separazione, ella fuggì dal tetto coniugale

insieme ad altro giovane, col quale andò a convivere a Mara di Padria.

Aveva abbandonato i figliuoli ed il marito con una crudeltà ed un

cinismo senza pari.

Gio. Antonio, addolorato di quella fuga, visse alcun tempo tutto solo

co’ figliuoli; indi parve rassegnarsi, e si unì illecitamente ad altra

donna, a cui affidò il governo della sua casa.

Stabilita col suo amante nel povero villaggio di Mara, forse Maddalena

avrà ripensato molte volte alla nostra malaugurata gita alla festa di

_Nostra signora di Bonuighinu_.

La sua bambina primogenita si era fatta col tempo una bellissima

fanciulla, ammirata da quanti la vedevano. Raggiunti i quindici anni,

essa fu ingannata da un giovane, e fece la fine della madre.

È questa la trista storia di quella Maddalena Pintus, che fu la prima

causa delle mie sventure. Chi lo sa? Se io l’avessi scelta a compagna,

forse l’uno e l’altra saremmo stati più fortunati e meno colpevoli!

Giovanni Tolu, vol. 2/2 · 第 5 / 63 题