Spigolatrice e spigolatore.
Dopo essermi separato da mia moglie, non posso dire di essere stato
sordo all’amore.
Avevo 27 anni, ero giovane, e sapevo di non essere antipatico, nè
brutto. Siccome però io tenevo alla sobrietà, alla quale dovevo la
virtù della prudenza, stetti in guardia. L’uomo, quando vuole, può
esercitare un imperio sulle proprie passioni, ed io era uscito sempre
vincitore dalle lotte: mi sapevo frenare dinanzi al vino e dinanzi
alle donne. Solamente dinanzi al tabacco ed alla vendetta io mi sentiva
debole, nè alcun freno seppi mai impormi — lo confesso.
Io sapevo per esperienza, che solamente nell’intemperanza si commettono
le imprudenze. L’eccesso nel bere e la febbre amorosa non possono che
togliere l’energia e offuscare l’intelletto. Il latitante ubbriaco, od
innamorato, cade facilmente nella rete della giustizia. Il vino e la
donna sono i due traditori del bandito; quindi io abborriva dall’uno
e dall’altra: conoscevo la storia di Noè, che aveva dato scandalo ai
figli; e la storia di Sansone, ch’era stato tradito da Dalila.
Io ero uscito incolume da tutti gli assalti: le palle mi rispettavano.
Ero stato compagno dei principali banditi del Logudoro, e li avevo
veduti in poco tempo sparire dal mio fianco: — Antonio Rassu,
arrestato; Puzzone, morto in carcere; Leonardo Piga e Derudas, in
galera; Gio. Cossu, di Nulvi, freddato dai carabinieri; Antonio
Spano, avvelenato; Cambilargiu, ucciso da un parente traditore. Io li
aveva veduti scomparire ad uno ad uno nei primi anni della mia vita
randagia... ed io sorvissi ad essi!
*
* *
Nelle mie solitudini io ricordavo con dolore il mio amore tradito —
l’amore calmo e sereno della sposa che v’incoraggia al lavoro e vi
sprona ai risparmi quotidiani, per dare un po’ di benessere ai vostri
figli, alla vostra famiglia. Io maledicevo quella ragazza sconsigliata
che si era da me divisa, solo per dar retta ai mali consigli de’ miei
nemici.
Maria Francesca viveva sola, abbandonata da tutti; e qualche vaga
voce di contegno scorretto era pervenuta al mio orecchio, sebbene in
paese ella avesse fama di buoni costumi. Ma, che m’importava della sua
condotta? Mi ero separato da lei; per lei ero diventato un tristo; ed a
lei sola io doveva la vitaccia che menavo e che sarebbe finita con una
morte violenta, o ignominiosa. Che importava a me di Maria Francesca?
La disprezzavo, e null’altro!
*
* *
Era il mese di agosto — della stagione a me cara, perchè mi ricordava
la messe e i lavori della trebbiatura, ai quali mi ero dedicato
nella mia sana ed onesta giovinezza. Girovagavo in quei giorni mezzo
annoiato, in preda ad una stanchezza morale, più che fisica.
Avevo una cugina quindicenne — Mattea Merella — fidanzata a certo
Paolo Fonsa. Quantunque non ancora maritata, mia cugina era andata
a spigolare per conto del suo Paolo, in un campo poco distante
da Florinas, nella regione _Nuraghe Idale_. Il fratello di Paolo,
Francesco Fonsa, aveva preso seco, come spigolatrice per tutta la
raccolta, Maddalena Pintus Marongiu — quella ragazza furba, colla quale
ero andato alla festa di Mara, e che aveva suscitato sul mio conto un
mondo di dicerie.
Io bazzicavo con frequenza in quell’aia, e prendevo svago a
chiacchierare colla comitiva allegra delle spigolatrici e dei
mietitori.
Un giorno, che Maddalena spigolava a me vicino, mi rivolse la parola:
— Come te la passi, Giovanni?
— Faccio la vita comoda, come vedi!
Maddalena mi gettò un’occhiata tenera; e mi disse con un sospiro:
— Te ne accorgi, eh? come sei andato! Se invece di Maria Francesca
Meloni tu ti fossi ammogliato con _qualche altra_, forse oggi non
lamenteresti quello che ti è accaduto!
— Cara mia; se al mondo si fosse indovini, forse non sbaglierebbe
nessuno! So che tu sei innamorata e promessa sposa ad un pastore,
ma nessuno sa come finiranno le cose. È il destino che ci tira per i
capelli!
La ragazza tacque, e continuò alcun poco a spigolare; poi mi disse
senza guardarmi:
— Ricordi, o Giovanni, la nostra gita alla festa di Mara?... e la
colazione vicino al ponte? e l’andata alla fontana? Come eri burbero
quel giorno con me! Mi tenevi il broncio perchè sapevi che ti volevo
bene. Eppure non ho mai dimenticato che mi prendesti a braccetto
insieme a mia cugina, per difendermi dalla folla che correva alla
fonte... Certe cose non si possono dimenticare! Pare ieri... e sono
passati più di quattro anni!
E Maddalena continuava a spigolare, mentre io andava fissando quella
ragazza dal volto abbronzato, che in quel momento mi sembrava graziosa.
Io le dissi, affettando noncuranza:
— Anche tu sei ora legata; io ho potuto sciogliere il mio nodo, ma tu...
— Nessuno è legato a questo mondo! — mi disse Maddalena con voce
tremante — ed io potrei sciogliermi, perchè sento di amarti come prima.
— Bada, ch’egli non ti senta!
— Chi?
— Lui... il tuo pastore.
— Che importa? Gli direi sul muso, che amo te più di lui: ecco tutto!
— Quale attrattiva potrei avere agli occhi tuoi? Perchè dovresti amarmi?
— T’amo, perchè ti ho amato prima; perchè sei un disgraziato; perchè
sei forte e coraggioso!
Quel giorno mi allontanai; ma confesso che le parole di Maddalena
avevano fatto uno strano effetto sull’animo mio. Il ricordo di quella
creatura che avevo tanto disprezzato, e che ora mi teneva un linguaggio
così affettuoso, m’intenerì. Ella, già così disprezzata, trovava ancora
una dolce parola per me; mentre la donna onesta, che avevo prescelto
a compagna, non aveva fatto che amareggiarmi la vita, trascinandomi al
mal passo.
Ritornai più volte alta messe per chiacchierare con mia cugina e con
Paolo, e per continuare i discorsi con Maddalena, che mi aspettava
ansiosamente.
Il fidanzato di Maddalena — Gio. Antonio Pitieddu — era un povero
pastore. Non potendo abbandonare le sue pecore, se ne stava all’ovile,
e veniva di rado all’aia per visitarvi la sposa. Era un giovane
vizioso, che nelle sue frequenti visite a Sassari aveva menato una vita
dissoluta.
I miei convegni si erano fatti più spessi. L’aia mi tentava, nè tardai
ad accorgermi che vi ero spinto dalla passione. Maddalena mi dava l’ora
degli appuntamenti, e fra noi si era stabilita un’intimità, che divenne
quasi scandalosa.
Passarono così parecchie settimane.
Una maligna cognata di Gio. Antonio, che spiava ogni nostro movimento,
un bel giorno ebbe il coraggio di dire a costui:
— Mi pare che ti comporti assai male con una fanciulla che non ti è
ancora moglie! Apri gli occhi e intendimi bene! Lo stato della tua
fidanzata mi è sospetto. O affretta le nozze se vuoi riparare al tuo
fallo, o ritardale se non vuoi riparare al fallo degli altri. Ho detto
abbastanza: la tua coscienza ti dica il resto!
La cruda e inattesa rivelazione turbò vivamente il pastore, che aveva
stabilito le nozze per la fine di agosto.
— Sei una visionaria od una calunniatrice! — rispose Gio. Antonio alla
cognata — e te lo proverò col rimandare il matrimonio alla fine di
ottobre.
La madre e i parenti della sposa si adoperarono a scongiurare lo
scandalo... e Maddalena andò a nozze il giorno d’Ognisanti, facendo
ricredere il marito, ma non persuadendo la cognata, che sapeva il fatto
suo.
I due sposi si ritirarono nel loro ovile di _Giunchi_, dove si
stabilirono.
*
* *
Errante per la campagna, io capitavo qualche volta nella capanna di
Giovanni Antonio, e continuai la mia relazione segreta con Maddalena,
la quale mi aveva dichiarato che sentiva di amarmi più di prima.
I due coniugi erano poveri, e Maddalena si recava con frequenza a
Florinas, per chiedere qualche soccorso a mia madre. La buona vecchia
le dava sempre viveri, o qualche indumento, ma a malincuore, perchè
aveva sospettato della tresca, e me ne moveva continuo rimprovero.
Anch’io soccorrevo il marito, e più d’una volta gli diedi qualche
scudo, o lo provvidi di scarpe.
Il fratello, la cognata, ed altri parenti ed amici di Gio. Antonio
— che con frequenza lo visitavano — continuarono a sospettare della
mia segreta relazione con Maddalena; ma nessuno osò mai mormorarne
apertamente, perchè si aveva paura del bandito.
Finalmente Gio. Antonio, aprendo l’orecchio alle insistenti esortazioni
della cognata, credette vera la tresca, e si provò a farmi il broncio.
Non volendo più oltre turbare la pace domestica, sospesi per qualche
tempo le mie visite all’ovile.
Cominciarono allora le lagrime e le smanie dei due coniugi: — la moglie
piangeva il mio abbandono — il marito si disperava, temendo che mi
liberassi di lui con una fucilata.
Un vecchio pastore, amico comune, venne a me per rivelarmi le
inquietudini di quella famiglia, che io solo potevo salvare. Io gli
risposi:
— Mi ha egli forse ucciso il padre, per temere la mia collera?
— Andiamo dunque a rassicurarlo! — mi suggerì il vecchio.
— Andiamo pure!
Mi presentai all’ovile, e Gio. Antonio corse al mio incontro festoso ed
umile. Si venne a spiegazioni reciproche, e la pace fu ristabilita.
Continuai da quel giorno a visitare l’ovile, ma con più cautela e con
meno frequenza.
Tuttavia devo confessare, che la mia relazione con Maddalena era durata
per oltre sei anni.
Gli amori continuati sono un pericolo permanente per un bandito, ed io
volevo sottrarmi agli adescamenti di quella donna.
Dopo un’assenza di più settimane, un giorno entrai nell’ovile di
_Giunchi_.
Maddalena era sola, il marito lontano, e i tre figliuoli in fondo al
cortile, intenti a giuocare.
Come mi vide, Maddalena mi corse incontro, mi gettò le braccia al
collo, e mi disse con accento vibrato e risoluto:
— Ormai son stanca di questa vita! Io non posso più vivere insieme ad
un uomo che non ho amato, che non amo, e non amerò giammai! Portami
via: voglio stare solamente con te. Mettimi in qualche molino, dove
vuoi, anche serva presso qualche tuo amico, ma toglimi a questa
solitudine che mi uccide!
Cercai invano di liberarmi da quelle braccia d’acciaio, e gridai a lei:
— No: assolutamente no! È tempo di mettere giudizio, togliendoci ad
una posizione falsa. Tu devi rimanere con tuo marito per aver cura de’
tuoi figliuoli. Pensa che la tua bambina, fra pochi anni, diventerà una
fanciulla, nè devi abbandonarla a sè stessa. Che speri da me? io sono
un bandito!
— Non m’importa nulla de’ miei figliuoli: il mio mondo sei tu: portami
via!
Il delirio febbrile di quella donna mi spaventò. Divenni furibondo,
e tentai con tutte le mie forze di svincolarmi da lei. Vedendo che
ella ritentava l’assalto, me ne scostai alquanto, le diedi un sonoro
schiaffo, la buttai di peso sopra una sedia, e mi slanciai fuori della
capanna.
Fui vigliacco, lo so, ma era tempo di finirla[1].
Da quel giorno non visitai più l’ovile, nè più rividi quella donna.
Maddalena non era certo lo specchio della moglie fedele, nè dell’amica
costante.
Pochi mesi dopo la nostra separazione, ella fuggì dal tetto coniugale
insieme ad altro giovane, col quale andò a convivere a Mara di Padria.
Aveva abbandonato i figliuoli ed il marito con una crudeltà ed un
cinismo senza pari.
Gio. Antonio, addolorato di quella fuga, visse alcun tempo tutto solo
co’ figliuoli; indi parve rassegnarsi, e si unì illecitamente ad altra
donna, a cui affidò il governo della sua casa.
Stabilita col suo amante nel povero villaggio di Mara, forse Maddalena
avrà ripensato molte volte alla nostra malaugurata gita alla festa di
_Nostra signora di Bonuighinu_.
La sua bambina primogenita si era fatta col tempo una bellissima
fanciulla, ammirata da quanti la vedevano. Raggiunti i quindici anni,
essa fu ingannata da un giovane, e fece la fine della madre.
È questa la trista storia di quella Maddalena Pintus, che fu la prima
causa delle mie sventure. Chi lo sa? Se io l’avessi scelta a compagna,
forse l’uno e l’altra saremmo stati più fortunati e meno colpevoli!