I NUOVI ROMANZI DI ANTON GIULIO BARRILI.

Il critico più potente dei nostri giorni, il _Bonghi_, fra gli studi

d'ogni genere a cui attende, si diverte anco a leggere i romanzi

moderni, e li legge come nessun altro, giacchè li analizza e ne dà dei

giudizi veramente originali ed arguti come ogni cosa sua. Non ha

risparmiato le critiche al LETTORE DELLA PRINCIPESSA; ma per concludere

che “_si legge con piacere, e alle critiche che se ne può fare, non si

pensa se non dopo averlo finito di leggere._„ (La Coltura) È quel che si

può dire di tutti i romanzi del Barrili.

Ed è quel che è costretto a pensare press'a poco un altro critico

severo, che è il signor G. A. CESAREO, di scuola affatto diversa. Il che

bisogna aver presente quando si leggono le sue parole:

“Il Barrili cominciò veramente anche prima che il naturalismo

recasse in Italia il suo grave bagaglio di tesi, di definizioni e di

regole; ma progredendo, divenne più esperto, più franco, più

amabile, ed ogni giorno guadagna terreno.

“Egli compensa il difetto di solidità de' suoi lavori con una

grazia, una snellezza, una semplicità che innamora. — Certo, non ha

quella tragica potenza di situazioni onde il lettore rimane anelante

e perplesso: certo non sa dare ai suoi personaggi quello scultorio

rilievo che li rende indimenticabili: certo non descrive con

quell'animata efficacia di particolari sensibili, la quale sembra

quasi evocare il paesaggio, no, ma il suo racconto si svolge vario

d'avventura in avventura, e non s'indugia mai e senza scoter mai

troppo il lettore, sa tenerlo desto ed attento sino alla fine.

Inoltre ha spesso il Barrili un'invidiabile squisitezza di

sentimento, una sottile giocondità d'osservazione, una viva

freschezza di fantasia, un'ingegnosa novità di trovata, una

ravvivatrice eleganza d'erudizione. Gli è un gentiluomo colto ed

arguto che si piace di dipanare, per sollazzo d'una brigata di belle

ed intelligenti signore, una sua confusa matassa di fili d'oro e di

seta. Somiglia un poco a Vittorio Cherbuliez: ma si vede bene che

non ne deriva.... E in fine è il solo fra tutti i romantici

d'Italia, che sappia scrivere l'italiano senza affettazione

accademica e senza incuria volgare. Il _Val d'Olivi_, il _Come un

sogno_, sono due piccoli capolavori.„

Un giovine scrittore piemontese, il signor G. DEPANIS, che ha preso un

bel posto nella critica italiana cogli studi che pubblica nella

_Gazzetta Letteraria_, ha dedicato al nostro autore un articolo che

riferiamo quasi per intero:

Fra i pochi romanzieri italiani, che hanno un'impronta loro

speciale, Anton Giulio Barrili merita un posto distinto, se non per

la potenza, per la squisitezza dell'ingegno fine e simpatico e per

l'invidiabile spontaneità. Nello spazio di meno che vent'anni egli

ha pubblicato trenta volumi fra romanzi, racconti e novelle, ed

altri tre ne annunzia in preparazione. Egli ha tentato tutti i

generi, dal semplice racconto sullo stampo di _Capitan Dodero_, al

romanzo storico sullo stampo di _Semiramide_ ed al romanzo sociale

sullo stampo del _Conte Rosso_; ha tentato anche il teatro colla

_Legge Oppia_, commedia non felicissima davvero, ma che pure rivela

sempre un ingegno accoppiante all'erudizione l'arguzia — connubio

non guari frequente; — ed ha dato all'Italia alcuni buoni romanzi,

quali _Val d'Olivi_, e _L'Olmo e l'Edera_, parecchi discreti, altri

ancora (a che dissimularlo?) che non si possono dire tali, ed un

vero gioiello, _Come un sogno_!

Certo, non bisogna chiedere al Barrili ciò che egli non ci dà e non

ci vuole o non ci può dare. Ogni scrittore ha la sua impronta, ed è

strana pretesa quella per cui si richiederebbe, exempligrazia, dal

Farina la forza drammatica e psicologica del Verga e dal Verga

l'umorismo lacrimoso del Farina. Ciascuno ha le proprie predilezioni

e ci tiene ai proprii gusti ed alle proprie tendenze, scrittore e

lettore. Laonde io non verrò qui a ripetere ciò che altri già disse

sul _genere_ del Barrili: mi sarà più o meno simpatico,

corrisponderà più o meno alla mia estetica particolare (Dio buono! e

chi non si fabbrica a questi lumi di luna un'estetica per proprio

uso e consumo?); non monta, accetto il genere qual è senza ricercar

altro, magari lamentando in cuor mio che il Barrili si sia messo su

di un sentiero fallace, anzichè su di una strada maestra.

È inutile ricercare nella più parte dei romanzi del Barrili la

profonda analisi psicologica o la pittoresca riproduzione

dell'ambiente o la rapida e drammatica concatenazione degli

avvenimenti. Il romanzo, quale lo intende il Barrili, è un

quissimile di colloquio o di conversazione tra lo scrittore ed il

lettore; il primo racconta al secondo ciò che gli frulla pel capo,

interrompendo tratto tratto la narrazione per dilucidare qualche

punto oscuro o per ammaestrare in bel modo, preoccupandosi

sovratutto di non suscitare passioni violente od eccessive, ma di

restare in quel _quid medium_ che costituisce il garbo della buona

società e che basta a tener desta l'attenzione. Finito il discorso o

letto il romanzo — è quasi la stessa cosa — e riflettendoci sopra un

pochino si affollano alla mente le obbiezioni e le riserve; però

dovete confessare a voi stessi che non vi siete annoiati, anzi, che

vi siete divertiti, e, se siete di buon conto, non negherete un

ringraziamento al bel parlatore che vi ha affascinati.

_Il lettore della Principessa_ risponde appunto a questo che sembra

l'ideale impostosi dal Barrili nella più parte dei suoi romanzi. Il

bel parlatore non ascolta troppo il suono della propria voce, come

gli è accaduto talvolta; non ci tiene neanche troppo a sfoggiare la

propria erudizione o la propria filosofia; — cammina invece spedito,

si fa sentire o leggere con diletto e non si stanca e non stanca

mai. Non chiedetegli poi, ad esempio, perchè il dottorino Gualandi

ricusi dapprima 50,000 lire di mancia dal conte di Loewenstein per

avergli ritrovato il portafogli (un portafogli caruccio in verità)

ed accetti, in seguito, un milione per essere stato da lui ritrovato

in qualità di assistente ad una palazzina in costruzione; egli è

capace di rispondervi con un sorrisetto canzonatorio o con una

spallucciata. Rinuncio quindi a riassumere questo _Lettore della

Principessa_. Un riassunto è di per sè stesso una birbonata;

trattandosi del Barrili, diventa una doppia birbonata, perchè in un

riassunto, per quanto fedele e coscienzioso, vanno smarriti il

profumo e l'eleganza, precipui fra i pregi del Barrili. Dirò

soltanto che, senza atteggiarsi neppur per sogno a romanzo sociale

quale lo si volle gabellare, _Il lettore della Principessa_ è un

quadrettino della vita intima di certe famiglie principesche e

“nere„ di Roma, ed ha macchiette felicissime, come quelle del

cardinale Savarelli, dell'impresario di lavori pubblici Pecchioli,

delle due cameriere Alice e Barberina....

Il romanzo incomincia bene, continua meglio, specie nei capitoli

13º, 14º, 15º, e 16º, e precipita alquanto verso la fine. Ma la

forma civettuola, la lingua veramente paesana e lo stile arguto ed

elegante non si smentiscono mai, neanche verso la fine, e cattivano

al Barrili la simpatia del lettore e, più, della lettrice. Al

postutto, credete voi che la simpatia di una bella lettrice sia cosa

da prendersi a gabbo?

Il prof. EMILIO DE-MARCHI parla così del _Lettore della Principessa_ nel

_Corriere della Sera_:

Questo romanzo che riproduce la vita aristocratica è e rimarrà

importante per la storia morale di Roma moderna.... Io non dirò ciò

che accadde all'avvocatino Lucio, posto fra una bella donna, la

Principessa, e una bella ragazza, la principessina Ersilia, perchè è

già scritto assai bene nel libro e forma la parte più curiosa di

esso. A poco a poco nascono simpatie e contrasti, i rapporti si

fanno più stretti, le passioni si scaldano e ne vien fuori un

romanzo forse non dei più soliti nella vita reale, ma che si fa

leggere di gusto....

Nel _Giornale di Sicilia_, il signor R. BARBIERA scrive graziosamente:

Che penna prolifica quella d'A. G. B. Egli fra pochi anni, dovrà

obbligare i bibliotecari del paese a consacrargli una sala tutta

piena dei suoi romanzi: _Sala Barrili_! I tipografi non possono

tenergli dietro; e notate che ne' suoi romanzi, come in _Casa

Polidori_, l'ultimo suo, non è l'accuratezza che manca: l'euritmia

del lavoro è mirabile. A lui basta un fatto comune della vita per

isvolgere un romanzo nel quale vedete sempre l'uomo di mondo, che

conosce bene la società e la deride con garbo.

_Casa Polidori_ ci porta nella società elegante e galante di Roma: è

una casa nella quale la giovane e capricciosa padrona si diverte a

inghirlandare il marito di fiori nati nel giardino del dolce

peccato; e il marito, che nulla sa, nulla immagina, spinge la

propria affezione verso l'amico.... traditore a tenergli compagnia

durante i giorni uggiosi di medicatura d'una ferita presa in un

duello sostenuto... appunto per quella donnina!... Commedie solite,

solitissime... pur troppo! “Il lettore aspetta il dramma, co' suoi

caratteri energici e le sue commozioni profonde. Il narratore non

può dare che la verità, senza contrasti violenti, senza impeti di

passione, e, quel ch'è peggio, senza accomodata concentrazione di

effetti. Il tempo è grigio, e i toni sono fiacchi; che ci posso far

io?...„ Che briccone questo Barrili! N'esce sempre, magari per il

rotto della cuffia; ma il pubblico lo segue, lo ama.

Ed ecco altri giudizi alla rinfusa:

A chi ama i romanzi a tinte forti, pieni zeppi di emozioni o di

scandali d'ogni genere, a chi cerca le passioni violente, sfrenate,

che conducono al delitto, non può piacere il nuovo racconto _Monsù

Tomè_ di quello splendido ingegno che risponde al nome di Anton

Giulio Barrili, il simpatico autore di _Capitan Dodero_,

dell'_Undecimo comandamento_ e di tanti altri lavori che restano

veri _gioielli_ della letteratura romantica contemporanea.... La

storia di Monsù Tomè, del vecchio comandante di spiaggia, che prende

parte così attiva alle guerre di Napoleone e di Carlo Alberto è

interessantissima, ricca di aneddoti e di avventure, abbondante di

descrizioni innanzi alle quali, tanto sono vere, bisogna

commuoversi, bisogna elettrizzarsi per forza.

(_Rassegna Nazionale_).

_Monsù Tomè_ è una cosa prelibatissima. L'azione è qui più

sviluppata che in altri libri del Barrili e l'interesse che ne

deriva è maggiore.

(_La Libertà_, di Roma).

Monsù Tomè racconta le imprese alle quali ha partecipato nella sua

gioventù, e, più specialmente, nel 1796, al tempo della guerra fra

il Piemonte, l'Austria e la Repubblica francese, ed innesta al

racconto delle battaglie quello di una storia d'amore con una

vivandiera francese, _ci-devant_ marchesa, ed ora, per amore della

libertà, diventata la _vergine del reggimento_. Il racconto

interessa di molto, perchè per due buoni terzi del libro procede

spiccio, serrato, e ricorda glorie patrie; i capitoli relativi alla

difesa di Cosseria ed al colonnello Filippo del Carretto sono in

particolar modo da segnalare.

(_Gazzetta Letteraria_).

_Il lettore della Principessa_ è il trentesimo romanzo che il chiaro

autore genovese pubblicò dal 1865 in qua; eppure la sua verve, il

suo brio non sono mai esauriti; il suo modo di raccontare, lungi dal

risentire stanchezza, è sempre lo stesso, attraente, simpatico,

perchè gaio, spigliato, quasi mai noioso, doti essenziali per un

novelliere o romanziere....

I pregi indiscutibili di stile, di modo di narrare, che fanno di lui

uno degli scrittori più simpatici e popolari d'Italia, si trovano

tutti egualmente spiccati e profusi in ogni suo libro.

(_Gazz. del Popolo_ di Torino).

_Il lettore della Principessa_ è ricco di belle e nuove pagine.

(_Capitan Fracassa_).

Nel _Lettore della Principessa_ mi è parso di trovare un'impronta

più viva e marcata nei caratteri, una delimitazione più perfetta di

sentimento, un corso più animato e violento di passioni, che hanno

finito col render più attraente e interessante l'intreccio. — Non mi

si dica, che i tipi sono fuggevoli e presto dimenticabili. —

Basterebbe a provare il contrario, quello bellissimo e fiero di

Lucio Gualandi il lettore, del cardinal Savarelli, “uno dei sette

che, campassero pur cent'anni, non diventeranno mai papa„ della

principessa donna Clara di Valgrana, di donna Ersilia la fanciullona

“dai grandi occhi incantati da eterna educanda,„ dell'avvocato

Verdini — tutti disegnati con rapidità e vigoria, dietro a cui si

schierano delicatamente lumeggiati gli altri di donna Erminia e di

don Alessandro di Barga, del conte di Loewenstein, di Pecchioli, di

Barberina e di Alice.

A. G. BIANCHI (_Pungolo della Domenica_).

A mio modesto avviso _Casa Polidori_ è senza dubbio uno dei suoi

migliori lavori.

(_L'Alabarda_).

La trama di “Casa Polidori„ è semplice, ma condotta con arte

moltissima. Le cose che si narrano non escono dall'ordinario, ma le

sono con bel garbo esposte. Le scene sono improntate di una

naturalezza grande. I personaggi, poi, sono tolti su dalla massa

viva, e come esseri vivi si muovono. In quanto alla forma letteraria

la è del Barrili.... il che vuol dire che è buona.

G. STIAVELLI (_Ateneo italiano_).

_Casa Polidori_ è una casa di Roma, tutta facciata, intonacata di

vanità, entro la quale spicca la figura di una madre affettuosa, la

testina sventata d'una sposina capricciosa, e quella di stucco d'un

giovane marito così poco accorto, così accecato d'amore per la sua

mogliettina che diventa la favola dei circoli del così detto

generone, dove la maldicenza mette presto le ali e dove molto si

pecca e poco si perdona. Ada è fragile come una statuina di terra

cotta del Belliazzi e cede alle seduzioni d'un bellimbusto titolato,

che finisce col buscarsi una sciabolata e a starsene in conseguenza

qualche mesetto a letto col conforto per altro del marito offeso che

nulla sa e nulla immagina.

Per _Casa Polidori_ passano scenette molto gustose; più d'un

dialogo, ne' quali le minuscole preoccupazioni della gente ricca

fannullona sono riprodotte con finezza comica vi divertirà.... I

caratteri sono miniature. Un tipo di madre seria e buona, piacerà

molto alle lettrici buone....

Con garbo delizioso è scritto tutto il libro, che può essere

affidato anche a una ragazza, perchè ogni crudezza è sfuggita; la

beltà di Venere è avvolta d'un velo.

(_Illustrazione Italiana_).

.... La Montanara è un piacevole racconto, scritto in una lingua che

è un ristoro di italianità festevole ed elegante.

(_Gazz. Letteraria_).

_La Montanara_.... è una storia d'amore quale ne può udire

l'orecchio più casto di fanciulla, ma è pieno di fierezza alpestre,

di energia. Comincia in Modena, si continua sull'Apennino, passa un

momento pei campi di battaglia del 59, ha la catastrofe

nell'Ospitale di Sant'Eufemia a Brescia e si compie ancora

sull'Apennino. L'ambiente morale è la vita dell'ex-ducato di Modena,

durante la bassa tirannide dell'ultimo Lorenese. Il principio di

contrasto che dà lo scatto all'elemento drammatico potente nel

romanzo, è il pregiudizio di casta che attraversa l'amore della

Montanara con un discendente dell'antichissima casa dei Malatesti.

La politica non è quasi nemmeno sfiorata nel racconto, ma gli

effetti di infezione generale del governo ducale in mezzo ai sudditi

vi si manifestano nei fatti che ne risultano in attinenza al romanzo

e negli avvenimenti privati onde il romanzo ha vita e forma; questo

elemento vi rappresenta la viltà, la bruttezza sociale, il male

sotto una grande varietà d'aspetti.

La moderazione grande del Barrili, appare in queste che direi parti

sordide della sua storia; egli le attraversa in punta di piedi senza

insudiciarsi, sereno, senz'ira o sdegno irrompente; su tutto

lasciando passare il lavacro di quella sua fluida corrente di

superiorità signorile, di tolleranza elegante, di raffinatezza

letteraria e mondana che non è certo l'ultimo elemento di meritata

voga dei suoi numerosi romanzi.

Intorno alle figure principali e accanto agli avvenimenti

direttamente necessari al romanzo, il Barrili fa vivere, parlare,

agire figure accessorie, e svolge fatti e racconti di scene

secondarie. Nessuno come lui riesce a popolare un romanzo di figure

di fondo ammirabili e variarlo di studi sociali e schizzi di vita

moderna, pieni di verità di animazione e di brio.

C'è un Lesarini che diventerà proverbiale, come il tipo del cavalier

servente a uso moderno. Scena magistrale è una rappresentazione di

gala al teatro Ducale di Parma; e la vita intima dei volontari nel

59 è ritratta a meraviglia.

(_Nazione_ di Firenze).

Il _Ritratto del Diavolo_ è stato tradotto in inglese dal signor E.

Wodehouse, e pubblicato in due volumi quest'anno a Londra dagli editori

Remington and Co. L'_Athenaeum_ ne parla con grandi elogi nella sua

rivista settimanale dei nuovi romanzi:

“The lively, amiable, at times a long-winded _raconteur_ Barrili has

told, after Vasari, the tragic story of the life of Arezzo's great

fresco painter Spinello Spinelli. The tale is well worth reading, if

only for the lively picture it furnishes of the manner and customs

of the painters of the period; and these may be accepted as correct,

for Barrili's strength lies in the historical novel. The translation

is carefully and well done. While being pleasantly readable and

quite English in tone, it yet preserves the frank, naïve manner of

narration which is the marked peculiarity of Barrili's style.„

Arrigo il savio · 第 26 / 29 题