nella Congregazione di S. Matteo di Palermo l'officio dei Morti[84], ad
uno di quei frati toccò in publico leggere la sua lezione, ed uscì dalla
sua bocca del tenore seguente:
Homo natus de murmure brevi vivens temperie repletur multis
miseriis, qui quasi stos aggraditur, et cunta retu, e fungi
velatambra, et nunqua neo destatu prilimanu cu scommodi venire
saculo stuo, e adduciri cum tecum in iudicium, chi potes facere
munnu d'immunnu conseptum femine munnu tu chi sulu sì? breve die
somini sun numeru smensiu eju aputestu. Costi tristi termine
sueju chi pri tri tarì non puteri. Zicidi spaulinu mabeo, e
quiesca d'una cottanta venia sicut mercurij die scujus.
Notai questa lezione esser stata tanto celebrata in Palermo, che molti
la recitavano a mente; frai quali il sotto ciantro Marcorana uomo
faceto, e affezionato ai Gesuiti, spesso ne faceva menzione avanzi ad
essi, ed io essendo studente ebbi il piacere di udirla dalla sua bocca.
Non ebbi la sorte di udire tutti i spropositi scappati da altri nelle
altre lezioni dell'officio de' morti, ma riferirò alcuni membretti di
tali lezioni, in quella maniera come me l'hà riferita padre D. Giuseppe
Gallotto di S. Marco, quale sta presente mentre alcuni pubblicamente le
leggevano.
Il Sacerdote D. Nicolò Ferraloro in S. Marco recitando nel publico
officio la lezione 1a del 2o Not.no, in cangio di dire: _Et consumere me
vis peccatis adolescentiæ meæ_, colla sua voce disse: _E cuonsumeri
chinu di peccati adolescentia mea._
Il Sig.r Ignazio Lo Presti, gentiluomo di S. Marco, in somigliante
occasione, e colla sua lingua blesa, mosse alle risa tutti gl'uditori, i
quali in luogo di udire nel 1693 nella cappella del Purgatorio: _Pelli
meæ consumptis carnibus_, udirono: _Pedi meæ consumptis cornibus ad
hæsitos meum, et dededicte sunt tra un tuminu._
Lo stesso in altra somigliante occasione, in quell'altra lezione: _Quare
de vulva exudixisti me_ etc: _Quade de vulnede eduxisti mihi._