FANNIO servo, LIDIO femina, SAMIA serva.
FANNIO. O Lidio, ecco in verso noi la serva di Fulvia. Nota che ha nome
Samia. Rispondeli dolcemente.
LIDIO femina. Cosí pensavo.
SAMIA. Sei tu piú turbato?
LIDIO femina. No, Dio, no. Samia mia, perdonami, ché in altro caso io
ero occupato ed ero quasi fuor di me, tal ch'io non so quel che mi ti
dissi. Ma dimmi: che è di Fulvia mia?
SAMIA. Vuo' lo sapere?
LIDIO femina. Non per altro te ne ricerco.
SAMIA. Domandane il cor tuo.
LIDIO femina. Non posso.
SAMIA. Perché?
LIDIO femina. O non sai che 'l cor mio è con lei?
SAMIA. Tanto faccia Iddio sani delle reni voi altri amatori quanto voi
dite mai il vero. Dianzi non poteva costui sentire ricordarla; e or mi
vuol far credere che altro bene non ha che lei. Come se io non sapessi
che tu non l'ami e non vuoi venire dove la sia!
LIDIO femina. Anzi, mi si strugge la vita infin che seco non mi trovo.
SAMIA. Alla croce di Dio, che lo spirito potria pure aver lavorato da
buon senno. Tu verrai, dunque, come suoli?
LIDIO femina. Che vuol dir «come suoli»?
SAMIA. Dico, in forma di donna.
LIDIO femina. Bee', sí: come l'altre volte.
SAMIA. Oh che nuova porto io a Fulvia! Non voglio star piú teco. E
tornerommene per la strada di dreto perché altri non mi veda, partendo
da te, entrare in casa. Addio.
LIDIO femina. Addio.