Voi sarete oggi spettatori d'una nova commedia intitulata _Calandria_:
in prosa, non in versi; moderna, non antiqua; vulgare, non latina.
_Calandria_ detta è da Calandro el quale voi troverrete sí sciocco che
forse difficil vi fia di credere che Natura omo sí sciocco creasse giá
mai. Ma, se viste o udite avete le cose di molti simili, e precipue
quelle di Martino da Amelia (el quale crede la stella Diana essere suo'
moglie, lui essere lo Amen, diventare donna, Dio, pesce ed arbore a
posta sua), maraviglia non vi fia che Calandro creda e faccia le
sciocchezze che vedrete. Rappresentandovi la commedia cose familiarmente
fatte e dette, non parse allo autore usare il verso; considerato che e'
si parla in prosa, con parole sciolte e non ligate. Che antiqua non sia
dispiacer non vi dee, se di sano gusto vi trovate: per ciò che le cose
moderne e nove delettano sempre e piacciono piú che le antique e le
vecchie; le quale, per longo uso, sogliano sapere di vieto. Non è
latina: però che, dovendosi recitare ad infiniti, che tutti dotti non
sono, lo autore, che piacervi sommamente cerca, ha voluto farla vulgare;
a fine che, da ognuno intesa, parimenti a ciascuno diletti. Oltre che,
la lingua che Dio e Natura ci ha data non deve, appresso di noi, essere
di manco estimazione né di minor grazia che la latina, la greca e la
ebraica: alle quali la nostra non saria forse punto inferiore se la
esaltassimo, la osservassimo, la polissimo con quella diligente cura che
li greci e altri ferno la loro. Bene è di sé inimico chi l'altrui lingua
stima piú che la sua propria. So io bene che la mia mi è sí cara che non
la darei per quante lingue oggi si trovano. E cosí credo intervenga a
voi. Però grato esser vi deve sentire la commedia nella lingua vostra.
Avevo errato: nella nostra, non nella vostra, udirete la commedia; ché a
parlare aviamo noi, voi a tacere. De' quali se sia chi dirá lo autore
essere gran ladro di Plauto, lassiamo stare che a Plauto staria molto
bene lo essere rubato per tenere, il moccicone, le cose sua senza una
chiave, senza una custodia al mondo; ma lo autore giura, alla croce di
Dio, che non gli ha furato questo (_facendo uno scoppio con la mano_); e
vuole stare a paragone. E, che ciò sia vero, dice che si cerchi quanto
ha Plauto e troverrassi che niente gli manca di quello che aver suole.
E, se cosí è, a Plauto non è suto rubbato nulla del suo. Però non sia
chi per ladro imputi lo autore. E, se pure alcuno ostinato ciò ardisse,
sia pregato almeno di non vituperarlo accusandolo al bargello; ma vada a
dirlo secretamente nell'orecchio a Plauto. Ma ecco qua chi vi porta lo
Argumento. Preparatevi a pigliarlo bene, aprendo ben ciascuno il buco de
l'orecchio.