O fratelli, o fratelli, e quando fia
Che all’armi e non al pianto
Mi sia dato chiamarvi? Ahi ben s’appose
Chi de l’italo canto
L’unica fonte ne la doglia vide!...
Su su venite, e se non può l’amore
De la patria comun di vincol santo
Congiungerne, il dolore
Deh! ne congiunga almen, quantunque volte
Su alcun di nostra miseranda schiera
Avvien che scenda la suprema sera.
Di duo baldi garzon su l’immaturo
Fato si pianga... Ahi lassi! avidamente
Mille fiate la mente
E’ cacciar nel futuro,
E i dì bramaro de la pugna, e il sangue
Per lo natio terreno
Versar... vano disio!... cadere in guerra
Non dovean già, nè de la patria in seno,
Ma oscuri, ignoti, e in una strania terra!
Una destra a bell’opre atta in sè stessi
Vïolenta volgean..... Quanto valore
Sortiano indarno da natura!... e o come
Del duro esiglio si rodean ne l’ore
Angosciose, ogni via chiusa veggendo
Ai magnanimi affetti
Che lor bollian nei generosi petti!
Quel ch’e’ provar da noi vien che si provi...
Oh se lo strano che ne spregia ed osa
Gravar d’insulto le sventure nostre,
Nel profondo de l’anima sdegnosa
Leggere ne potesse! Oh quanta fora
La sua pietà mirando
Il fero cruccio cui ne danna il cielo!
Strazio non è che agguagli
L’empio strazio nefando
Del sapersi germoglio
D’inclita stirpe, e ne le vene ardenti
Sentirsi una gran possa,
Emula forse de la possa avita,
E in ozio vile strascinar la vita!
D’invidia degno è il pro’ guerrier che in campo
Sotto i cari stendardi
De la sua gente spira. Ei ne l’ebbrezza
De la battaglia spira, e la sua fama
Ne le canzon dei bardi
Splendida suona. Così a noi la sorte
Concedesse benigna una tal morte!
Or quai son nostre glorie?
Quai son le palme che la rea fortuna
Mieter ne dia? Nessuna,
Tranne la palma del martirio, è campo
A l’itala virtute
Son le carceri mute,
Ed i lenti supplizii, ed il ferale
Palco del sangue più gentil vermiglio,
E maggior d’ogni male,
L’amarissimo esiglio!
Oh lui beato appieno infra i raminghi
Figli d’Italia, che l’ospizio esoso
De lo straniero disdegnando, e sola
Una spene volgendo
Ne la forte alma, di morir la spene
Verso le piagge ellène
Traëva e glorioso
Combattendo cadea
Sotto l’odrisie spade[30]!
Mille nove sciaüre e’ non vedea
E mille novi oltraggi
De le infelici nostre alme contrade,
Ed ora a lui la insofferibil vista
De la italica inerzia il cor non frange,
Nè su le tombe de’ fratelli e’ piange!
_Tours, nell’aprile del 1838._