CANTO PER GL’ITALIANI DI GENOVA.

Sovra l’agili navi ogni mar

Discorriamo, e ne giova dei venti,

E dei flutti i perigli affrontar,

Chè tra l’ire degli Euri frementi,

E tra l’onde sonanti oblïam

De la patria il servaggio crudel.

E gemendo le prore volgiam

Ver l’amato ligustico ciel....

Non così gli avi nostri — festanti

E’ reddivano, e cinti d’allor

Sovra l’ampie galee trïonfanti,

Del Tirreno, de l’Adria terror.

Oh perchè contra italiche genti

E’ rivolser le valide mani?

Di Meloria, di Chioggia, o dolenti,

Niquitose giornate, ove insani

De’ fratelli ne’ petti l’acciar

Con sacrilega rabbia cacciar!...

Oh vergogna! oh dolore!... tremenda

Fu però del delitto l’ammenda.

Surse l’empia discordia fra lor,

Forsennati gli rese il livor,

E di sangue civil disïosi.....

Maledetti gli Adorni e i Fregosi!

De’ Visconti a la serpe crudele,

Agli Sforza e’ dischiuser la via —

A la vista d’incognite vele

L’Oceàno frattanto stupia,

E più lune sfidavale a guerra

Ma fu indarno, e Colombo la terra

Sospirata afferrava..... a che pro,

Se la patria nei ceppi restò?

Ma ben tosto al tuo gemito accorse

Il gran Doria, ed a vita risorse

La meschina. Il vil Carlo signor

Il volea de la patria; ma libera

Ei gridolla, e dai liguri cor

Alto un inno di fervide grazie

S’innalzò — Chiaro giorno fu quello,

Ma splendeva di lume più bello

Il gran dì che del popol la mano

Fulminando scendea sul Germano —

Un’angoscia profonda sui volti

Dipingevasi, un gemito roco,

Di procella forier, d’ogni loco

Sollevavasi, a torme o disciolti,

Baldanzosi gli odiati stranieri

Brulicavan per gli erti sentieri,

Gli uni carchi d’immenso tesoro,

Gli altri intesi a rapirne coll’oro

Le difese. — Gli arnesi di guerra

Giù calavan dai muri — la terra

Sotto il peso dei bronzi tremò,

Poi si ruppe, e il più grave affondò,

Di schiantarlo fer’opra, ma invano,

Chieser quindi dei nostri la mano.

Rifiutati, battendo e insultando

A punirli apprestavansi, quando

Un fanciullo una pietra ghermendo

A le turbe: _la rompo?_ gridò,

Trasse il colpo, ed un urlo tremendo

A quel grido, a quell’atto s’alzò.....

Una debile destra infantil

Fu primiera lo strano a ferir.

Libertà che in eccelso l’umil,

E la tema converte in ardir,

Avea messo in quel tenero cor

Un insolito, immenso vigor.....

Di San Giorgio la cara bandiera

Dispiegata fu all’aure, e di spade,

D’archibugi irta videsi intera

Ad un tratto la bella cittade.

Tutto in arme cangiossi e dai tetti

Piovve giù come grandine fitta.

Fino a l’elsa nei barbari petti

Entrò il ligure ferro — sconfitta

Si fuggiva de l’Istro la gente,

E sanguigna, scornata, dolente

Ricalcar l’era forza la via

Che venir tempestosa l’udia.

Così possa un dì l’Alpi varcar

Incalzata da l’italo acciar!....

Finchè spunti quel dì, sui correnti

Pini ogni onda solchiamo, e dei venti

E dei flutti i perigli affrontiam,

Chè tra l’acque sonanti, e il furor

Dei nembosi aquiloni oblïam

D’esser servi ad un vil traditor.

Gloria e sventura - Canti repubblicani · 第 30 / 43 题