CANTO PER GL’ITALIANI DI PIEMONTE.

_Esecrato, o Carignano,_

_Va il tuo nome in ogni gente!_

Berchet.

D’animose fortissime schiere

Sempre sempre brillaro le rive

De la Dora, e le stranie bandiere

Di nostr’armi temero il fulgor.....

Quella luce oggi languida vive,

Chè siam servi d’un vil traditor.

Quinci surse quel fulmin di guerra

Che le squadre dell’Istro guidò[26].....

Oh perchè, perchè a l’itala terra

La sua mente, il suo braccio niegò?...

Anzi, oh rabbia! di prence straniero

A le voglie odïose obbedì,

E d’Italia al nimico più fiero,

Al nimico più odiato servì?...

Pure un campo ad ogni opera ardita

La fortuna schiudevane allor....

Or da imbelli viviamo la vita,

E siam servi d’un vil traditor.

Un gran nembo dal monte vicino

Scese un dì su la bella Torino;

Ma fu invan, chè a’ fulminei tormenti,

A l’urtar de le galliche genti

Ella salda rimase — ai perigli

A vicenda correvan suoi figli,

Nè sol’essa dei giovin gagliardi

La bollente virtù, ma i vegliardi,

Ma le donne, i fanciulli financo

In sui muri traevano il fianco.

S’udia ’l tuono dei bronzi frattanto,

E la morte sua falce rotava,

Pur non timide grida, non pianto

Da la debile turba s’alzava —

Duro giogo ne stava sui colli,

Ma battaglia fremeva ogni cor —

Or viviamo quai femmine molli,

E siam servi d’un vil traditor.

Immortale d’un umil soldato[27]

Suonar debbe la fama — il perir

Ei preferse al vedere l’amato

Patrio nido a lo stranio servir.

Lavorando sotterra egli gìa,

Allorchè per incognita via

Quivi irruppe di Franchi una schiera —

Vincitor su Torino l’acciar

Tien sospeso la gente straniera —

Uno scampo rimane — appressar

A le mine la fiamma — l’ardito

Non un attimo solo indugiò —

Uno scoppio tremendo fu udito —

Ei s’uccise e la patria salvò.....

Dove andò quell’età glorïosa

D’opre eccelse e di bellico ardor?

Or la vita viviam neghittosa,

E siam servi d’un vil traditor.

Sotto l’aquile franche a pugnar

De la Dora i figliuoli n’andar

Lunge lunge, e i temuti stendardi

Trïonfaro per essi talor.....

Pur su l’arpe del gallici bardi

Non suonò di quel prodi il valor.....

Non suonò, ma di splendida morte

E’ morivan sul campo d’onor,

Nè sapean com’è cruda la sorte

Di chi serve ad un vil traditor.

Gente siam cui la bellica tromba

Lusinghiera a l’orecchio rimbomba,

Chè in noi dorme l’antica virtute,

Non ispenta n’è in core, e salute

Sarà ella degl’Itali, quando

Fia che i ceppi convertano in brando.....

Primi primi agli scontri anelati

Voleremo, e del sangue bagnati

Del malvagio, del vil traditor

Che nomarsi osa nostro signor.

Gloria e sventura - Canti repubblicani · 第 28 / 43 题