Mopso, solo.
Già risalito sopra l'orizzonte
il pianeta d'amor dal terzo cielo
fiammeggiando spargea l'aer sereno,
il tempestoso mare, il duro suolo
di chiari raggi e di virtute ardente:
e destando le selve e le campagne,
richiamava pastor, gregge e bifolchi
a le zampogne, a i paschi e a gli aratri.
Quando Mopso d'ardor l'anima acceso,
posto a seder in una erbosa riva,
al dolce mormorio di lucid'onde
in sè raccolto, immobile e pensoso
si stette alquanto; indi a sue dolci note
rispondendo gli augei, le selve e l'acque,
ruppe 'l silenzio in così nuovi accenti,
che n'han fatto conserva i Dei silvestri,
per dar lor vita in più ch'in una etade.
Or qual fosse 'l suo canto, a lei che desta
ti tiene ognor a gli amorosi canti
fa che 'l ritorni a dir rozza zampogna;
e sia tale il tuo suon, che degno sia
de materia maggior che di zampogne.
MOPSO. Alme sorelle, che d'eterno grido
rendete onor a chi col cor v'onora,
se mai liete porgeste alcuna aita
al suon de gli amorosi miei sospiri,
or, che d'amor cantando è 'l mio pensiero
cantar voi insieme (che di voi cantando
canto 'l mio amor) a l'incerate canne
ispirate sì dolce e chiaro suono,
che sia 'l mio amor co'l vostri nomi eterno.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
E tu, mio santo e mio soave ardore,
dotta e bella Talia, mentr'io m'affanno
per voler dir di te, ne l'alta impresa
porgi soccorso a la mia fioca voce:
dammi ardir, dammi forza; alza 'l mio ingegno
e con la cara mano un novo ramo
fresco, verde, odorato, or ora colto
dal sacro monte a la mia fronte avvolgi.
Movi Talia, movete sante Dive.
Movete o sante Dive a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Sorge in Boezia e non molto lontano
dal gran Parnaso un onorato giogo
che d'altezza e d'onor con lui contende;
quest'è 'l santo Elicona, in cui verdeggia
l'eterna selva sacra al sacro Apollo,
d'uno e d'altro valor degna corona.
Qui si monta per luoghi alpestri ed ermi;
raro sentier v'appar, rari vestigi;
nè v'ascende uom mortal, cui 'l ciel non chiama.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Quest'è quel poggio, che fra gli altri poggi
è de le Muse il più diletto poggio:
qui 'l grande Apollo ispira entro a' lor petti
quella virtù ch'a lui 'l gran padre ispira;
ed elle l'alme elette a i Dei più care,
chiamano al verde de l'amate piante;
e chiamanle al licor del chiaro fonte;
chiamanle al chiaro fonte d'Ippocrene,
eterno onor del sangue di Medusa.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Scritto è nel sasso antico, onde si versa
la dolce vena, in ben limati versi,
ch'un giovinetto che di pioggia d'oro
fu conceputo, alzato un giorno a volo
uccise lei, che con l'orribil vista
rivolgea l'uomo in insensibil marmo:
e che del sangue suo, mille veleni
fur sparsi in terra; e fra i diversi mostri
un'alato destrier subito apparve.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Questi nitrendo e dibattendo l'ale
si levò in aere, e dopo un lungo corso
pervenuto al bel giogo ond'io favello,
volando tuttavia, nel duro masso
percosse un'unghia, e quei ratto s'aperse
larghi versando e liquidi cristalli.
Apollo il vide, e 'l vider seco insieme
tutte le nove Muse, ed egli, ed elle,
fede ne fanno a chi con lor ragiona.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
E quest'è 'l fonte in cui, cui 'l ciel non nega
di poter pur bagnar le somme labbra,
cantar si sente al par de i bianchi cigni.
Qui conducon le Dive a cui interdetto
non è 'l bel monte, e 'ncoronati e molli
del santo rio gli rendono a' mortali,
perchè rendano a ogniun degna mercede
de le fatiche lor, de le bell'opre
qual ornando di lauri e qual di mirti.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Quinci discesi quegli spirti eletti
sopra tutt'altri, con eterne lode
or del fier Marte, or del soave Amore,
cantano il sudor d'un, d'altro i sospiri.
E per memoria de l'amato albergo
aman le ninfe i poggi, i fonti e i boschi.
Ed è ragion, ch'ancor quelle chiare alme,
in rimembranza del lor nascimento,
godon di luoghi solitarii ed erti.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Fra le selve Pierie il Dio dei Dei,
quel ch'ad un cenno il ciel move e governa,
d'amor acceso, in forma di pastore
con la bella Nemosine si giacque.
Era costei la più vezzosa ninfa,
ch'in quella o in altra età, ninfe e silvani,
tenesse al suon de le sue dolci note
dolce cantando le memorie antiche,
e gli occhi avea stellanti e d'or le chiome.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Giacquesi con lei Giove, e tante notti
giacque con lei, quante del santo coro
son le dotte sorelle. E poi che Febo
nove volte ebbe visto l'auree corna
rifarsi al lume suo rotondo specchio,
tante chiamò Lucina al suo soccorso
la bella ninfa, e d'altrettanti parti
madre divenne. O ben felice madre
il mondo adorno ha il tuo fecondo ventre.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Venute in luce le felici piante,
de' cui be' fiori e de' cui dolci frutti
dovea goder il cielo e 'l nostro mondo,
il sommo padre di sì bella stirpe
tutto gioioso i teneretti germi
degni intendendo di più degno suolo,
che di suolo terren, fece pensiero
di voler trapiantar la nova selva
ne le splendenti sue felici piaggie.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
De' cieli d'uno in uno il re de' cieli
donò loro il governo ad una ad una;
e d'una in una a loro i nomi impose.
Quella cui diede il cerchio in cui si mira
errar d'intorno con cangiati aspetti,
la dea de la cornuta e bianca fronte,
fu la bella Talia, la cui virtute
fa verdeggiando germogliar gl'ingegni
di verdura immortal di fiori eterni.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Toccò a Mercurio seguitar l'impero
de la placida Euterpe, a la cui voce
s'empion l'alme di gioia e di diletto.
S'accompagnò con l'alma dea di Cipri
Erato bella, che ne l'alme inesta
quel caro germe ch'è chiamato Amore;
e Melpomene ascese al quarto lume,
e la spera di lui tempra e rivolve
col canto suo, ch'è pien d'ogni dolcezza.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
L'ardente spirto del superbo Marte
ogni orgoglio deposto, non rifiuta
di dar orecchie a la famosa Clio.
A Tersicore diede il re superno
che de la stella sua fosse compagna,
tutto invaghito di sua allegra vista;
e di Polinnia gode il padre antico
notando l'armonia del vario suono
e la memoria de le cose belle.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Urania su volando altera salse
fra mille lumi, ed or in or s'aggira
lieta del suo bel ciel cantando intorno.
Calliope non ebbe proprio nido
dal sommo padre: ei volle ch'in ciascuna,
de l'altrui stanze fosse la sua stanza:
e le buone sorelle a la sorella
congiunte in dolce amor, in dolci accenti
cantando insieme fan dolce armonia.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Signoreggiano in cielo, e 'n su la terra
han signoria quell'anime celesti:
e ciascuna di lor da la sua spera,
Calliope da tutte il lor valore
spargon quaggiù ne i più chiari intelletti.
E qual del divo spirto ha l'alma ingombra
a lui s'apre Elicona: a lui le chiome
cingono i lauri: a lui non si disdice
spenger la sete al fonte d'Aganippe.
Movete, o sante Dive, a i vostri onori,
cinte le tempie d'odorati allori.
Ma che novo furor m'ha 'l petto ingombro
di voler col mio calamo palustre
sonar di lor, ch'a i sempiterni Divi
rotando tuttavia l'eterne spere,
de le lor voci fan dolce concento?
Mercè dive, mercè del novo ardire
non vi chiamai nimico, e non mi vanto
di cantar vosco a prova. Anzi 'l desio
onde 'l vostro valor m'ha l'alma accesa
mi mosse a ragionar de i vostri onori.
Tornate, o sante Dive, a i vostri allori.
Tornate Dive; tornin l'altre e meco
rimanga la dolcissima Talia;
rimanti, o Diva, con colui che sempre
teco è col core. O Musa a le mie rime
basta la tua virtù. Tu 'l mio Elicona,
tu 'l mio Parnaso se': tu se' 'l mio Apollo:
tu con l'ardor de' begli occhi sereni
accendi entro 'l mio cor sì chiaro foco,
che l'invidia del tempo in alcun tempo
non potrà spegner mai la nostra luce.
Tu con la soavissima favella,
col dolce suon, con le celesti note
e con la leggiadria del chiaro stile,
me togliendo a me stesso, a dir m'invii
cose, ch'i' spero, che fra questi boschi
si serveranno ancor dopo mill'anni.
E trovando Talia per mille tronchi
scritto per la mia man, trovando Mopso
scritto per la man tua, n'avranno ancora
diletto e invidia la futura gente.
O che parlo? Il tuo aspetto a dir m'ispira
quantunque io parlo; tu mia lingua movi,
tu mi porgi i concetti e le parole.
O mia musa, o mio amor. E qual fu mai
più glorioso amor che la mia Musa
è 'l mio amor, e 'l mi' amor è la mia musa?
Dolce amor, dolce musa: e non vaneggio;
non è 'l mio sogno; no, che viva e vera
ti veggio alma mia diva; e tal ti scorgo
qual ti scorgono e Febo e tue sorelle
a l'onde di Permesso; e qual ti scorge
la sorella di Febo entro al suo giro.
Quant'è la gioia mia? Con voi ragiono
riposti orrori e solitaria riva:
e prego che fra voi si stian sepolte
le mie parole: e voi piacevoli aure
fermate l'ali e eco non risponda:
non risponda eco a me, che la sua doglia
mal si conface al mio gioioso stato.
Chieggio silenzio, acciochè fuor non s'oda
per la mia bocca l'alta mia ventura,
che d'invidia potria colmare altrui.
Quella, ch'un tempo per l'erbose sponde
de l'ampio laco de l'antica Manto
fece tenor cantando al gran Menalca:
quella, quella or risponde al vostro Mopso.
Volgi a me i lumi o diva, ch'in que' lumi
godo del ben del ciel: la lingua snoda
dolce mio santo amore; da quella lingua
sente 'l mio cor dolcezza più ch'umana.
O dolce il veder mio s'eternamente
gli occhi affisassi dentro a tuoi begl'occhi,
e tu gli occhi affisassi a gl'occhi miei:
o dolce udir, se 'l suon dolce e soave
sonasse eterno dentro a le mie orecchie,
dentro al cor penetrando, e dentr'a l'alma.
O dolci i miei pensier, se al mio desire
s'unisse il tuo desir con tanto affetto
che fosse una la mia con la tua voglia.
O mia Diva, o mio amor, se del tuo amore
e se del tuo favor tanto cortese
sarai a l'alma mia, che le mie rime
s'ergan sopra l'invidia, e i miei pensieri
sian pensier di letizia, in su la foce
del Formion, là dove il bel Sermino
quinci le dolci e quindi le salse onde
bagnan d'intorno, un venerabil tempio
sorgerà al nome tuo; quivi i pastori
soneran sempre a te cetre e zampogne:
e di fior sempre, e sempre di verdura
si trecceranno a te ghirlande fresche.
E da i colli e da l'onde, i Dei silvestri
e le ninfe e i tritoni, incoronati
di liete frondi, a te festosi giri
faran dolce iterando il tuo bel nome:
e fra gli altri la bella, la più bella
ninfa ch'abbia tutt'Adria in alcun scoglio
Egida bella l'onorate tempie
cinta di rami di felice oliva,
Talia cantando, e 'l nome di Talia
risonando d'intorno, e poggi e valli,
sopra i sacrati altari in fochi eterni
spargerà lieta a te con larga mano
in sacrificio gli odorati incensi.
Te col divo splender de i lumi santi,
col dolce riso e con la chiara voce,
ferma o Diva, e col cuore il mio bel voto.