XX. -- A Francesco Crasso

La nobil valorosa antica gente,

che di novo i fratelli ancisi vede,

e in acerbo esilio a pianger riede,

Signore, a te, s'inchina umilemente.

E potendo vendetta arditamente

gridar da' monti, e piaghe, e mille prede,

mercè sola e pietate a te richiede,

di comune voler, pietosamente.

O sanator de le ferite nostre,

mira la velenosa e cruda rabbia,

che 'l sangue giusto, ingiustamente sugge.

Così tosto avverrà, ch'in te si mostre,

com'a gran torto, tanti danni or abbia

la gente, cui pietate e doglia strugge.

[V. 2 B. D. E. nuovo.]

[6 B. C. D. E. de' morti. _Componimenti poetici_, ecc.,

ediz. cit. pag. 112.]

Rime di Tullia d'Aragona, cortigiana del secolo XVI · 第 25 / 142 题