XIV. -- A Maria Salviati de' Medici

Anima bella che dal padre eterno

creata prima in ciel nuda e immortale,

or vestita di vel caduco e frale,

mostri qua giuso il gran valore interno:

da gli alti chiostri in questo basso inferno

u' si n'aggrava il rio peso mortale,

scendesti a torne noia e a darne l'ale

al sommo bello, al sommo ben superno;

chiunque te pur una volta mira,

sente sgombrar da l'alma ogni vil voglia,

e arder tutta di celeste amore.

Dunque ver me col divin raggio spira

del disiato tuo santo favore,

ch'io voli al Ciel con la terrena spoglia.

[V. 7 E. ne.]

[9 B. sol.]

[11 Ed; tutto. - _Componimenti poetici_, ecc., ediz. cit., pag. 111.]

XV. -- Alla stessa

_(Cod. Magliabecchiano II, I, IV)._

Anima bella, che dal Padre eterno

pura fosti creata e immortale,

e ingombra di velo oscuro e frale,

pur di fuor mostri il tuo valor interno:

dal ciel scendesti in questo vivo inferno,

u' n'aggrava il terren peso mortale,

per innalzarne dibattendo l'ale

al sommo bello, e sommo ben superno.

Tu di casti pensier, d'onesta voglia

ingombri l'alma a chi tuo esempio mira,

e le fai vaghe del verace amore.

Dunque ver me col vivo raggio spira

del desiato tuo almo favore,

ch'io m'erga, e inalzi al ciel da questa spoglia.

Rime di Tullia d'Aragona, cortigiana del secolo XVI · 第 20 / 142 题